h1

QUESTIONI DI PROSPETTIVA: IL NON FUORIGIOCO DI TEVEZ

8 febbraio 2015

Mai mi sarei immaginato di trovarmi a fare un post in cui dico che un gol della Juve non è effettivamente in fuorigioco. Ma la questione non è fuorigioco sì-fuorigioco no. La questione è un’altra, semplicissima, e riguarda la mistificazione della realtà che sta accadendo in queste ore. Il Milan ritiene che le immagini tv del fuorigioco di Tevez, elaborate al pc con inserimento della LINEA o riprodotte in 3D, non siano veritiere in quando la linea del centrocampo e quella del fuorigioco non sono parallele.

Vivo sentimenti contrastanti. Davvero l’AC Milan ha twittato un messaggio del genere? Sto sognando? Viene postata una foto e si pretende che le righe di centrocampo e del fuorigioco siano parallele? Mancano le basi. Non è necessario aver fatto l’istituto per Geometri (a proposito, Galliani?), per capire che si tratta di una foto in cui bisogna considerare la prospettiva. Anche se non stavamo mai attenti nelle lezioni di Storia dell’Arte e Disegno, è abbastanza elementare capire che si tratti di una PROSPETTIVA A UN PUNTO DI FUGA. Basta seguire le linee dei tagli dell’erba per capire di cosa stiamo parlando.prospettiva1Le linee non sono parallele perché non devono esserlo. Mi pare impossibile che un club come il Milan possa twittare una considerazione così sbagliata.

Poco importa se Tevez fosse o meno in fuorigioco (non lo è). È ben più importante fare il proprio lavoro spiegando come stanno le cose: il Milan ha scritto una cosa FALSA sul proprio profilo Twitter, e la gente dovrebbe saperlo. E invece la dosa è stata rincarata con l’affondo contro i registi delle partite.

Ah, dimenticavamo: ma com’è che le righe nel dipinto “La città ideale” della fine del ‘400 non sono parallele?

Formerly_Piero_della_Francesca_-_Ideal_City_-_Galleria_Nazionale_delle_Marche_Urbino

Annunci
h1

CIAO DEKI. E GRAZIE

9 luglio 2013
  1. ImmaginePer quella volta seduti sul divanetto, a parlare del tuo libro, della tua vita, dei tuoi figli, della tua e mia Inter.
  2. Per i gol nel derby, per il gol alla Juve, per i gol pesanti che hai sempre fatto e che tutti hanno sempre pesato poco
  3. Per quel gol allo Schalke: non avevo mai visto, dal vivo, un prodigio di tale bellezza. Qualcosa di unico. (e anche quella sera, uscito tu, ci siamo arresi)
  4. Per averci scelti, preferiti e amati ogni giorno.
  5. Per la stagione 2007/2008, che hai giocato nonostante l’infortunio, nonostante le critiche, nonostante tutto. Sempre in campo a lottare.
  6. Per la fascia di capitano, indossata sempre con fierezza.
  7. Per averci messo la faccia, sempre.
  8. Per il triplete.
  9. Per quello che mi hai trasmesso.
  10. Per quella scivolata in ginocchio e poi pancia a terra a Parma, quando Ibra segnò il gol dello scudetto. Tutti ad abbracciare Ibra e tu, sotto ai nostri tifosi, a piangere di gioia. A liberarti da quel peso che tutti ci portavamo dentro. A gustare una gioia infinita.

GRAZIE

 

h1

Il calcio raccontato dalla filatelia

13 febbraio 2013

01La filatelia, il collezionismo dei francobolli, racconta da più di 160 anni la storia del nostro paese. In più di un’occasione questa è passata anche per un gol, una vittoria o un’impresa calcistica e ogni volta c’erano i francobolli a raccontarla. Dal 1987 al 2012 la filatelia ad esempio ha commemorato di anno in anno la squadra vincitrice dello scudetto, dal Napoli di Maradona nel 1987 fino alla Juventus di Conte nel 2012, il cui francobollo rende omaggio allo Juventus Stadium. 02

 

Ma un’importanza fondamentale nei rapporti tra calcio e filatelia la riveste quello che è l’evento calcistico per eccellenza, ovvero i Mondiali. Ed è proprio in occasione di essi che nel 1934 l’Istituto Poligrafico italiano dedica un’intera serie di 9 valori (5 di posta ordinaria e 4 di posta aerea) alle gesta atletiche fondamentali: il dribbling, il tiro, la parata. In tre valori della posta aerea venivano anche rappresentati degli idrovolanti dell’Aeronautica che sorvolano gli stadi di Torino, Firenze e Bologna. Questi Campionati furono ospitati e vinti proprio dall’Italia, che con l’organizzazione dell’evento voleva promuovere la propria immagine nel mondo.

03Ma anche le vittorie del 1982 e del 2006 sono state celebrate sui francobolli: in entrambe le occasioni venne dipinta la Coppa, la prima volta sollevata dalle mani del nostro portiere e capitano Dino Zoff, la seconda volta sollevata da Fabio Cannavaro di sfondo ad una bandiera tricolore. Quest’ultimo valore è stato stampato in minifogli da 12 francobolli ciascuno.

04

Anche nel 1990 i Campionati del Mondo furono ospitati dall’Italia, ed in quell’occasione con la filatelia si decise di ricordare ciascuna delle rappresentative nazionali in gara: erano 24 e ciascuna di esse ricevette un francobollo con lo stemma ed i colori della maglia. Come se non bastasse, all’interno della stessa serie si inserirono anche 12 valori dedicati agli stadi italiani che ospitarono la partite. In totale furono 36 francobolli, la più ampia serie filatelica della storia, stampati anch’essi in foglietti da 6 ciascuno.
05

h1

CIAO WES, INSIEME SIAMO STATI GRANDI

21 gennaio 2013

Immagine

Quel venerdì 28 agosto 2009 faceva piuttosto caldo. E io, caro Wesley, ero lì con gli altri giornalisti ad aspettarti, ad Appiano. Ce la ricordiamo tutti, quella conferenza stampa. L’abito estivo, Mourinho in maniche corte e abbronzato, Oriali che ti tiene la maglia numero 10 (sedotta e abbandonata da Ibra, negata a Balotelli), Branca che sta un po’ defilato.

Mentre pronunciavi le classiche parole che stai già dedicando alla tua nuova squadra (“Sono arrivato in un team grandioso”, “[NOME ALLENATORE] è uno dei più bravi del mondo”) è successa una cosa che, alla lunga è stato più che un segnale. Mentre stavi parlando e tutti pendevamo dalle tue labbra nella sala stampa di Appiano, da una porta laterale è entrata lei, Yolanthe. Indossava un vestitino estivo colorato e tutti, me compreso, ci siamo distratti per ben più di tre secondi, nel vederla sfilare e accomodarsi in una delle poltroncine laterali, mentre ti guardava e scattava foto con una compatta.

Non so gli altri e non me ne voglia la mia ragazza, ma raramente, forse mai, avevo e ho visto dal vivo una donna tanto bella. Non la conoscevamo bene ancora, Yolanthe. Mentre adesso che sei già a Istanbul sappiamo che al Gala abbiamo spedito Sneijder e Yolanthe, come se anche lei fosse un pezzo di Inter. Come quando Julio Cesar la scorsa estate è partito per Londra e, giorno per giorno, siamo stati aggiornati ed emozionati dai tweet di Suzana. Un anno dopo quella conferenza stampa tu e Yolanthe vi siete sposati, in una cerimonia celebrata dal prete più interista che abbia mai conosciuto, don Luigi, che ogni volta che incrociavo da piccolo mi parlava sempre e solo dell’Inter.

Il giorno dopo quella conferenza stampa eri già in campo, nel derby: 4-0, una tua prova super. La prima prova generale delle prove da triplete. Di quella stagione fantastica ci sono momenti che ci porteremo dentro per sempre:  il primo fu il gol all’Udinese, a tempo scaduto, un 2-1 che ci mandò fuori di testa. Era il segnale di una stagione da vivere a tutta, fino all’ultimo. E allora via, con la doppietta con il Siena, il gol a Kiev che è uno dei pezzi più grossi della Champions, l’assist a Eto’o a Londra contro il Chelsea, il gol ai quarti su punizione con il Cska, il gol al Barcellona a San Siro che diede il via ad una delle più grandi partite della storia dell’Inter (oltre all’assist per Milito per il 3-1). Poi Madrid, quell’assist perfetto al Principe per l’1-0, il gol fallito poco prima, una prova da campione.

Forse la tua ruota ha iniziato a girare all’indietro in quella maledetta finale del Mondiale. Avevi già fatto 5 gol e eliminato il Brasile con una doppietta, quando sullo 0-0 hai messo in porta Robben. La storia sarebbe cambiata, Robben ha fallito, l’Olanda ha perso, tu non hai vinto il pallone d’oro. Sei tornato un po’ più scarico, ci hai aiutato a battere il Bayern a Monaco, hai alternato prove buone a lunghe pause. Ci lasci con un po’ di amaro per come è stata gestita la situazione, con i tweet a volte dolci a volte amari della tua bella Yolanthe. In una delle tue ultime partite con noi, di fronte ad un San Siro che mugugnava, hai guardato la tribuna: “fischiate, fischiate…”. I segnali di insofferenza c’erano. Ma mai come adesso ci sarebbe servito uno come te. Uno che ragiona in verticale, uno con i tuoi tempi di gioco ed i tuoi piedi. L’hanno già scritto tutti: ciao, addio, ci mancherai, non ci mancherai, ci servivi, non ci servivi.  Io ti dico solo grazie Wes. Magari non sei il più grande interista sulla faccia della terra, anzi non ci sono dubbi. Ma anche grazie a te l’Inter è diventata grande.

h1

12.12.12. IL NUMERO CHE NON MI PIACE MA CHE HA FATTO LA STORIA

12 dicembre 2012

urlNon mi è mai piaciuto il numero 12. Forse perché faccio il portiere da quando ho sette anni e ho sempre avuto una certa allergia alla panchina, allo stare fuori. Non ho mai giocato con il 12. E siccome non ho mai giocato in un campionato importante, ho praticamente sempre giocato castutilloon l’1, da titolare.  Sono cresciuto con la consapevolezza che il 12 fosse il numero della riserva, di quello che non giocava mai. Anche se magari era simpatico. Ad esempio: Astutillo Malgioglio. Lo trovavo sempre nelle figurine, aveva quei baffoni indimenticabili e una faccia simpatica. Non mi ricordo una sola partita di Astutillo, ma era come se lo conoscessi da una vita. Era il 12 perché davanti a lui c’era il più forte, il mio preferito, quello che ho più amato. Walter Zenga.

Poi qualcosa è cambiato. Non solo la numerazione, non più vincolata al classico 1-1. Il portiere titolare, una delle poche certezze nel calcio, ha continuato a indossare l’1. Fino a quando sono arrivati quei due brasiliani mezzi sconosciuti. Dida e Julio Cesar. Arrivati sconosciuti, appunto, si sono imposti fregando i numeri 1 delle milanesi. Toldo, ad esempio, ha assistito dalla panchina alla scalata internazionale di Julio, senza peraltro mollargli l’1. Il titolare era Julio Cesar, ma l’1 stava in panchina. A pensarci, ancora oggi, mi fa davvero una strana sensazione pensare che tutti i più bei miracoli di Julione, compresa la parata su Messi, o quella su Robben in finale di Champions, siano stati compiuti con il 12 sulle spalle. Poi, una volta ritirato ToldOne, Julio si è assicurato subito l’1. La magia, però, era come se la fosse portata via quel numero 12. Non che con l’1 Julio sia peggiorato, sia chiaro. Ma il meglio l’ha dato con il 12 sulle spalle. Ora, per dire, al Qpr gioca con il 33.

Oggi il 12 dell’Inter è Castellazzi. Bontà sua, Strama gli sta preferendo Belec come secondo. Non che Castellazzi non sia un buon portiere, ma diciamo che la sua esperienza all’Inter non è poi molto fortunata, con una media di gol presi piuttosto imbarazzante. Il vero 12 da rimpiangere è stato, senza dubbio, Alberto, detto Jimmy, Fontana. Quattro stagioni (dal 2001 al 2005) con 24 presenze ricche di miracoli. Un piccolo grande fenomeno, tanto che a tratti diventò quasi titolare. Nella giornata del 12, che non amo, preferisco ricordare lui piuttosto che i tanti, come Giovinco (ma anche Henry), che ora lo usano pur essendo giocatori di movimento. Preferisco parlare dei veri 12, quelli che stanno nell’ombra e poi devono essere pronti, a non sbagliare, oppure ad entrare giusto per farsi infilare da un rigore. Senza tralasciare il fatto che il 12 è anche il numero dei tifosi, delle curve, di quel famoso dodicesimo uomo in campo che ti fa correre un po’ più forte. In un calcio in cui Giovinco gioca con il 12 e Napoleoni (centrocampista del Levadiakos) gioca con l’1, non riesco a non pensare che un numero 12 ha scritto un pezzo di storia del calcio moderno.

h1

Il ritorno di Kakà al Milan

9 agosto 2012

Il ritorno di Kaka al Milan non è più una favola ma una realtà che potrebbe concretizzarsi.

Tra le notizie di calcio presenti nei giornali in questi giorni quella del ritorno del brasiliano nella casa di Milanello è tra le più seguite. Andiamo a vedere i pro e i contro del ritorno di Kaka in Italia.

Pro

Le ragioni sono tante. E una storia, un amore, un simbolo mai spento. Kakà tornerebbe al Milan con la voglia di dimostrare che la parentesi di Madrid è stata appunto solo una parentesi. Ha trentanni, può ancora esprimersi ad alti livelli per almeno tre stagioni. A Milanello troverebbe uno spogliatoio pronto ad accoglierlo con una festa, a cominciare da Robinho e Pato. E anche sul piano mediatico avrebbe un impatto notevole. I pronostici della serie A sul ritorno di Kaka sono ancora incerti ma la notizia inizia a prendere forma e entusiasma tutti i fans del Milan e del calciatore brasiliano.

Contro

Oggi o domani Galliani incontrerà Florentino Perez a New York, alla vigilia di Milan-Real Madrid. Il problema dell’ingaggio è notevole. Anche se il Real cedesse il giocatore al Milan in prestito gratuito (con diritto di riscatto), chi pagherebbe il suo stipendio? Trasportando la cifra dalla Spagna all’Italia, il club di via Turati dovrebbe pagare 20 milioni lordi all’anno, quando il nuovo tetto dei rossoneri è di 8 milioni lordi. Ammesso che Kakà si riduca di un terzo lo stipendio, il Milan gliene potrebbe garantire solo un altro terzo. L’ultima fetta toccherebbe a Perez che, a quanto risulta, per il momento non è affatto d’accordo a regalare sia il cartellino che un pezzo d’ingaggio.

h1

QUELLE LUCI(O) NON SI ACCENDERANNO PIU’

4 luglio 2012

Ok, come ricordano i testoni di interistiorg, forse non è proprio il caso di insultare l’uomo che ha annientato Drogba e Messi. Era il 2010 però e, calcisticamente, è passata una vita. E allora ecco, in fila, un po’ di motivi per o quali non bisogna disperarsi troppo se Lucio è andato alla Juve.

PS: Torno ad avere l’esclusiva su “Lucio a San Siro”