Archive for the ‘Serie A’ Category

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QUESTIONI DI PROSPETTIVA: IL NON FUORIGIOCO DI TEVEZ

8 febbraio 2015

Mai mi sarei immaginato di trovarmi a fare un post in cui dico che un gol della Juve non è effettivamente in fuorigioco. Ma la questione non è fuorigioco sì-fuorigioco no. La questione è un’altra, semplicissima, e riguarda la mistificazione della realtà che sta accadendo in queste ore. Il Milan ritiene che le immagini tv del fuorigioco di Tevez, elaborate al pc con inserimento della LINEA o riprodotte in 3D, non siano veritiere in quando la linea del centrocampo e quella del fuorigioco non sono parallele.

Vivo sentimenti contrastanti. Davvero l’AC Milan ha twittato un messaggio del genere? Sto sognando? Viene postata una foto e si pretende che le righe di centrocampo e del fuorigioco siano parallele? Mancano le basi. Non è necessario aver fatto l’istituto per Geometri (a proposito, Galliani?), per capire che si tratta di una foto in cui bisogna considerare la prospettiva. Anche se non stavamo mai attenti nelle lezioni di Storia dell’Arte e Disegno, è abbastanza elementare capire che si tratti di una PROSPETTIVA A UN PUNTO DI FUGA. Basta seguire le linee dei tagli dell’erba per capire di cosa stiamo parlando.prospettiva1Le linee non sono parallele perché non devono esserlo. Mi pare impossibile che un club come il Milan possa twittare una considerazione così sbagliata.

Poco importa se Tevez fosse o meno in fuorigioco (non lo è). È ben più importante fare il proprio lavoro spiegando come stanno le cose: il Milan ha scritto una cosa FALSA sul proprio profilo Twitter, e la gente dovrebbe saperlo. E invece la dosa è stata rincarata con l’affondo contro i registi delle partite.

Ah, dimenticavamo: ma com’è che le righe nel dipinto “La città ideale” della fine del ‘400 non sono parallele?

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DA NAGATOMO A DIDAC VILA’, TOP E FLOP DEL CAMPIONATO

24 maggio 2011


Acquisti sbagliati e esplosioni inaspettate. Il Cesena si è salvato grazie ad un super Jimenez e alla scoperta di Nagatomo, che si è confermato all’Inter. Floro Flores da ripudiato a bomber senza scrupoli. Toni, Biabiany e Ruiz bocciati. LE FOTO

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LA SERIE A IN DIRETTA SULLO SMARTPHONE

21 aprile 2011

Un regalo per Pasqua. Il sabato santo del pallone (23 aprile), tutto in diretta, e gratis, sullo smartphone. Vodafone e Gazzetta Mobile regalano infatti la possibilità di vedere sei incontri di serie A in diretta video, con tanto di commento audio. E non è finita: saranno disponibili i singoli video dei gol e gli highlights degli incontri, sia durante che dopo i match.

Le partite in programma sono: Roma-Chievo (12.30), Palermo-Napoli (15), Genoa-Lecce (15), Inter-Lazio (15), Brescia-Milan (19), Juventus-Catania (21).

Basterà collegarsi con il telefonino al sito mobile.gazzetta.it per scegliere il match da guardare. Per questi sei incontri saranno visibili per tutti gli utenti Vodafone senza dover attivare alcun abbonamento.

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INTER-ROMA SU FACEBOOK

7 febbraio 2011

di Luciano Cremona

C’è chi è allo stadio e non può fare a meno di dirlo a tutti i suoi amici. “Sono arrivato, dopo 6 ore di pullman”, scrive un nerazzurro partito da Sassoferrato, nelle Marche. C’è chi invece è davanti alla televisione, e non rinuncia ad usare lo smartphone per annunciare a tutti che: “Non ci sono per nessuno, chiuso per Inter”. “Daje Roma”, “Stasera vinciamo”, “Segna Borriello” sono invece gli status dei tifosi della Roma. Ecco: a San Siro la partita sta per cominciare, ma il popolo di facebook è come se fosse allo stadio.

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ESORDI DA PAZZI

31 gennaio 2011

di Luciano Cremona

Se cinque giorni fa gli avessero detto: “Giampaolo, domenica supererai Ibrahimovic e Ronaldo”, probabilmente avrebbe risposto: “Voi siete pazzi”. Poi è arrivato il trasferimento all’Inter, sono arrivati i due gol del Palermo, è arrivato il cambio di Leonardo. Sono passati 12 minuti e… gol. E poi altri 16, e di nuovo gol. Giampaolo Pazzini si è preso l’Inter in meno di mezz’ora. Ibra e Ronie non avevano fatto così presto.

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IL CHOLO RICOMINCIA DA CATANIA

19 gennaio 2011

SIMEONE STORY: LE FOTO

A Catania ci pensavano da un po’. La squadra più argentina del campionato doveva essere affidata ad un gringo, a qualcuno di tosto che parlasse la lingua, soprattutto calcistica, di metà squadra. Sì, perché sono 11 gli argentini nella rosa siciliana. E allora Pulvirenti, conclusa la parentesi Giampaolo, ha deciso di puntare su un argentino vero, tosto. Diego Simeone è l’uomo che cercava.

‘Cholo’ per tutti. Un termine azteco, che indica un incrocio di razze. Da Buenos Aires e dal Velez, Simeone sbarcò in Italia nel 1990, portato al Pisa dal mitico Romeo Anconetani. Due stagioni buone che non gli valsero la riconferma nel nostro campionato. Il Cholo, sguardo da duro e tempra da durissimo, andò al Siviglia e poi a fare le fortune dell’Atletico Madrid. La doppietta Liga-Coppa del Re del ’96 resta tra i suoi capolavori: palloni su palloni recuperati. E gol: tanti, importanti. Come quelli segnati con l’Inter di Simoni. Il Cholo diventò presto il trascinatore di una squadra che i tifosi nerazzurri non dimenticheranno mai. Con Ronaldo, Djorkaeff, Moriero e Zamorano, Simeone si prese la Coppa Uefa. Con sigilli fondamentali come quello nella storica rimonta con lo Strasburgo.

Ha sempre avuto tanto cuore, Diego Pablo. Quando Simoni era in bilico, fece tutto il campo per andare ad abbracciarlo dopo il gol del pareggio con lo Spartak Mosca, in Champions. Si sentiva già dalla parte di chi allenava. Poi spuntarono l’affare Vieri, presunti dissidi con Ronaldo. Il Cholo fece le valigie, destinazione Lazio. Non servì ambientamento, diventò subito il riferimento, la pedina fondamentale. Marcello Lippi, in uno dei suoi rari momenti di autocritica, confessò: «Abbiamo fatto male a lasciarlo partire». Arrivò lo scudetto (e la Coppa Italia e la Supercoppa), condito da reti più che pesanti: alla Juve ricordano ancora il suo colpo di spalla, letale e decisivo. Ma il cuore di Simeone è sempre stato nerazzurro: quando segnò contro l’Inter il 5 maggio, scoppiò a piangere. Mani in faccia come a dire: «Cos’ho fatto?».

Ma Simeone non si è mai tirato indietro. Gli infortuni non lo hanno fermato: il ritorno a Madrid, poi la chiusura al Racing di Avellaneda. Dove cominciò la sua carriera in panchina. Inevitabile, per un condottiero come lui. Non poteva andare diversamente. E non poteva che essere lui a riportare l’Estudiantes in cima al campionato. Quel 13 dicembre 2006, quello spareggio contro il Boca, quel gol di Pavone, l’esultanza di Veron. Tutto sembrava impossibile e invece l’Estudiantes vinse l’Apertura, 23 anni dopo l’ultimo titolo. Il Cholo aveva deciso, ancora una volta. E anche al River non fallì, con il Clausura 2008. Poi il momento no: le dimissioni, l’esperienza al San Lorenzo. La panchina della nazionale solo sfiorata. È rientrato in gioco quando Benitez traballava. Sembrava poter essere l’uomo giusto per dare la scossa. D’altronde, nel 2009 sbarcò ad Appiano Gentile, dove rimase qualche giorno per studiare i metodi di allenamento di Josè Mourinho. Troppo forte il legame con i nerazzurri e troppa la voglia di imparare, di migliorare.

Non poteva avere occasione migliore del Catania, Simeone. Una squadra che più argentina non si può. Una piazza che può ricordare, per calore, quelle del campionato sudamericano. Dopo Toschak, i siciliani tornano ad avere un allenatore straniero. E, dopo Zenga, torna un interista. «Sfonda chi vive e conosce ogni angolo di questo magnifico mondo», ha detto Simeone. Eccolo, il Cholo. Il duro, pronto ad ogni sfida, che Pulvirenti cercava.

SIMEONE STORY: LE FOTO

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DITE CHE HA SENTITO?

22 aprile 2010

Inter-Juventus, minuto di silenzio per le vittime dell’incidente ferroviario di Merano. Si alza una voce, da San Siro. Obiettivo: Fabio Cannavaro. Questa è la fama che si è costruito il capitano dell’Italia.

«Cannavaro, amico di Moggi. Sei un Bastardo. Vergognati»