Posts Tagged ‘lucio’

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QUELLE LUCI(O) NON SI ACCENDERANNO PIU’

4 luglio 2012

Ok, come ricordano i testoni di interistiorg, forse non è proprio il caso di insultare l’uomo che ha annientato Drogba e Messi. Era il 2010 però e, calcisticamente, è passata una vita. E allora ecco, in fila, un po’ di motivi per o quali non bisogna disperarsi troppo se Lucio è andato alla Juve.

PS: Torno ad avere l’esclusiva su “Lucio a San Siro”

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LASCIATECI LOTTARE

19 ottobre 2011

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Una vittoria come quella con il Lille non cancella i giudizi su questa Inter. Ma di sicuro aiuta tutti a capire qual è la strada. Obbligata, ma chiara. Difendere, prima di tutto. Difendersi, come meglio si può. Per una volta non abbiamo preso gol, grazie a Lucio, Chivu e soprattutto a Julio Cesar. Quando salta un allenatore e ne arriva un altro si dice sempre che, innanzitutto, il nuovo tecnico debba puntellare la difesa. Poi viene il resto. Ranieri a dir la verità sembrava non esserci riuscito. Ma con il Lille si sono visti i primi segnali. Perché abbiamo sofferto ma non abbiamo subito, ci hanno attaccati ma non ci hanno fatto gol. Tutti hanno lottato per non subire, per non prendere l’ennesimo schiaffo. Penso alle scivolate di Lucio e Stankovic, alle chiusure di Chivu, alle parate di Julio. Per una volta, tutti sono tornati a fare al meglio quello per cui sono diventati famosi. E cioè lottare, lottare, lottare. Poi davanti è arrivato un gol, unico, solo e bello. Bello perché ispirato da Sneijder e Zarate. Bello perché concluso da Pazzini. Bellissimo perché pieno di voglia. Quel “LASCIA” che Pazzini ha urlato a Sneijder prima di colpire il pallone al volo conteneva tutta la rabbia e la voglia di vincere che vogliamo sempre vedere in campo.

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Dunga come Trapattoni?

12 maggio 2010


Leggete i convocati di Dunga. 23 giocatori e solo tre attaccanti puri: Grafite, Luis Fabiano, Nilmar. Più Robinho, Julio Baptista e Kakà. Prendete i terzini: Maicon, Daniel Alves, Gilberto (sì, proprio lui, l’ex Inter, l’amico di Ronaldo) e Bastos, che a Lione fa anche il centrocampista. Eccolo, l’estro del Brasile. Tutto qui. Non c’è più Ronaldinho, non c’è più Ronaldo. Finiti i tempi del quadrato magico Kakà-Dinho-Ronaldo-Adriano. Pato è a casa, con Neymar, il gioiellino. Poca magia, tanta sostanza.
(continua a leggere su Sky.it)

I CONVOCATI DI DUNGA

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NOTTE SPECIALE

17 marzo 2010

Perché l’Inter ha vinto?

ETO’O Rubin Kazan e Chelsea. Quando serviva il gol della qualificazione, Samuel Eto’o ha lasciato il segno. Proprio lui, che era due mesi che non lasciava tracce. C’è un’immagine che spiega la sua partita di ieri: 91′, Zanetti porta palla nella metà campo del Chelsea, si gira, appoggia verso la difesa. Al suo posto, dietro di lui, c’è Eto’o. Ripeto, 91′, 1-0. Eto’o, due Champions in bacheca, al 91′ va a fare il terzino. Capito, Mario?

MOU L’ultima mezz’ora a San Siro con il Chelsea gli ha dato una certezza: bloccare i terzini è necessario. Nel primo tempo, a Milano, Malouda aveva avuto troppo spazio e Maicon era rimasto timido in difesa. E Ivanovic aveva fatto la fascia troppe volte, fino all’assist per Kalou. Le punte larghe hanno bloccato Zhirkov e Ivanovic e hanno permesso a Maicon di salire con regolarità, ma perché tutto questo non risultasse deleterio serviva una grande prova deidue centrocampisti centrali.

THIAGO MOTTA-CAMBIASSO Finalmente Motta. Ammonito anche ieri, ma una partita di alto livello, alta intensità e alta intelligenza tattica. Forse perché ha abituato a prestazioni irritanti, ieri è sembrato quasi un top-player. In realtà si è giovato del lavoro di Cambiasso, finalmente al top anche in Europa.

SNEIJDER Serviva da anni il centrocampista di qualità che non tremasse nei match decisivi. Il secondo tempo è il manifesto del trequartista moderno.

LUCIO-SAMUEL Annullato Drogba. Sono la coppia più in forma dell’anno: manca sempre un pizzico di velocità, ma sulle palle alte, in acrobazia, in scivolata, di fisico vincono tutte le battaglie.

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INTER-CHELSEA IL GIORNO DOPO

25 febbraio 2010

Ha vinto l’Inter. Ha vinto prendendo un gol stupido, ma ha anche vinto tirando realmente in porta due volte. Però ha segnato subito, ha tenuto il campo nonostante il possesso di palla Blues. Non ha dato la solita sensazione di impotenza, anzi. Le ripartenze erano rabbiose e pericolose. Mancano due rigori al Chelsea, ma per una volta la fortuna europea non ha girato le spalle. Solo due anni fa, a Liverpool, Mancini si ritrovò a dover giocare in 10 per un’ora dopo l’epulsione di Materazzi, dopo due gialli inesistenti. Il migliore tra i 22 in campo è stato Lucio, mentre il peggiore credo sia stato Thiago Motta.

  1. Julio Cesar ha sbagliato: il gol è colpa sua, troppo lento e poco reattivo. Poi si è riscattato, ma è un errore grave e pesante. Cech non è stato un fulmine sui due gol. E si è pure stirato.
  2. Maicon ha giocato un’ottima partita, senza spunti eccezionali, ma davvero inappuntabile. Ivanovic si è rivelata un’arma più pericolosa del previsto. Il serbo ormai è un terzino fatto e finito: la discesa sul gol di Kalou ne è l’esempio.
  3. Lucio è stato maestoso, ne abbiamo già parlato. Terry invece si è fatto saltare da Milito: sembrava non avesse mai visto l’argentino fare quella finta.
  4. Samuel è il marcatore perfetto da mettere al fianco di Lucio. Un paio di chiusure sono state formidabili. C’è la pecca del fallo da rigore. Carvalho ha giocato alla grande: è tornato ai suoi livelli.
  5. Zanetti dai mille polmoni non ha sbagliato una diagonale, una chiusura, una ripartenza. Ottimo, come sempre. Malouda a fare il terzino sinistro è sembrato un azzardo. In realtà non è stata una cattiva idea, fino a quando è entrato Balotelli: da quel momento non ha più visto un pallone.
  6. Ero scettico su Cambiasso. Eppure ha tirato fuori una grande partita, con un gol importantissimo. Obi Mikel non ha demeritato, anzi. Però non è certo Essien.
  7. Stankovic male. Male male. Sempre in ritardo e preso in mezzo, non ha trovato una sola giocata. Ci ha messo tanta corsa, e basta. Ballack ha calciato in porta una volta. Per il resto si è nascosto.
  8. Thiago Motta ha portato ai limiti della sopportazione tutto lo stadio. Irritante il suo passo, la sua mollezza, i suoi cartellini gratis presi dopo cinque minuti. Lampard ha sfiorato il gol del due a due. Non ha brillato, ma ha sempre qualcosa in più dei suoi compagni di reparto.
  9. Sneijder bene perché ha giocato due o tre palloni importanti, come quello sbagliato da Eto’o o quello da cui è arrivato il gol di Cambiasso. Kalou ha corso tantissimo, si è procurato un rigore e ha segnato. Ottima partita per chi non doveva neanche giocare.
  10. Eto’o è la croce. Corre, si impegna, si dà da fare. Ma il gol che si mangia è qualcosa di irreale. Non era arrivato per segnare i gol decisivi in Europa? Drogba ha predicato nel deserto, ha preso una traversa e ha dato la solita impressioni di pericolosità non appena si muove. Fenomeno.
  11. Milito è veramente il principe del gol. Gli arriva un pallone e lo spedisce in porta. Poi si sfianca tra mille scatti e mille battaglie. Finisce stremato. Anelka ha regalato un assist per Lampard, ma ha girato troppo al largo dall’area di rigore.
  12. Poi c’è Balotelli. E’ entrato e ha cercato subito di spaccare la partita. Un apio di volate sulla destra sono state da vero fenomeno: Lampard sta ancora cercando il pallone che Mario gli ha fatto passare tra le gambe col tacco.

Mourinho-Ancelotti finisce con la vittoria ai punti di Mourinho. Perché? Sì, il Chelsea ha tenuto palla (56%), ma è sembrato un po’ sottoritmo. Invece Mou ha proposto l’Inter migliore, con ripartenze letali. Poi il cambio di Balotelli e le tre punte più trequartista sul 2-1 sono il capolavoro della serata.

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L’INTER DI LUCIO

25 febbraio 2010

L’ha voluto per aumentare la personalità di un reparto, di una squadra intera. Quando Mourinho ha capito che Ancelotti non avrebbe mollato Ricardo Carvalho, ha puntato 5 milioni su Lucio. Ieri, a dieci minuti dalla fine della partita, ha capito di aver vinto la scommessa.

Tutto lo stadio si è alzato in piedi. Un’ovazione spontanea, sentitissima. Ottantamila persone che cantavano: “Lucio, Lucio, Lucio!”. Quando è ripartito, per l’ennesima volta in dribbling, saltando di tacco Drogba, un signore si è girato e ha detto: “Mamma mia! Gioca da solo!”.

Ha fermato Drogba, dopo aver azzerato Ibra in Inter Barcellona. E soprattutto dopo aver giocato un’altra partita immensa nell’impresa di Kiev. Insomma, in Champions Lucio sta facendo la differenza, eccome. Con Samuel è stato praticamente impeccabile. In campionato qualche buco l’ha lasciato, ma per Mourinho è fondamentale averlo in campo. Intensità, un pizzico di follia e tanta, tanta personalità. Se l’Inter ha fatto un passo in avanti in Champions è anche grazie alla grinta e alla personalità di un guerriero come Lucio.

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ATTENTI AL DIDIER

9 febbraio 2010
Guarda qui il video di Chelsea-Arsenal

Per informazioni, chiedere ad Almunia. Quando il Chelsea è partito in contropiede – Chelsea-Arsenal era già sull’1-0 –  il portiere spagnolo si è visto arrivare contro un’onda blu. Lampard ha portato palla, Anelka ha fatto un taglio da scuola calcio, portandosi via mezza difesa. Poi la palla è arrivata a Drogba e tutti sapevano già come sarebbe andata a finire. Perché Didier ha addosso una carica infinita. Si è portato la palla sul sinistro mentre stava ancora avanzando, col difensore costretto a scappare, come di fronte a un leone inferocito. Poi, Didier, ha calciato con il sinistro, che non è il suo piede. Almunia ha solo accennato la parata: quando ha capito, Drogba stava già correndo verso la panchina.

Ha troppa forza, troppo agonismo, troppa carica, l’ivoriano. E il bello è che tutto quello che ha dentro riesce a trasformarlo in energia positiva per la sua squadra. Non si ferma mai. Nel secondo tempo ha calciato una punizione che ha divelto la traversa. Perché Drogba si è inventato anche un modo per calciare le punizioni: dritte, di piatto-collo, sopra la barriera. E fortissime.

Lucio e Samuel saranno i suoi rivali, tra due settimane. Sono due difensori fortissimi fisicamente, esperti e smaliziati. Ma la fame di Didier, la rabbia sfogata contro l’arbitro Ovrebo (Chelsea-Barcellona 1-1), non sono ancora passate. Quindi, cara Inter. Occhio al Didier.