Archive for novembre 2009

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Zamparini, il mangia-allenatori, ha ucciso l’Uomo Ragno

24 novembre 2009


Il 23 novembre non è più una data fortunata per Walter Zenga. Ventuno anni fa la cavalcata di Nicola Berti sul campo di Monaco aveva regalato all’Inter una storica vittoria (0-2), vanificata dall’1-3 del Bayern a San Siro. Walter, come sempre, era tra i pali a proteggere il fortino nerazzurro. Ventunoanni dopo, l’Uomo Ragno deve invece arrendersi: anche lui è finito tra le vittime di Zamparini. Esonerato, addio Palermo. Così, dopo tre mesi di alti (pochi) e bassi (troppi), Zenga deve riporre nel cassetto i sogni bauscia della sua prima conferenza stampa da rosanero: «Sì, punto allo scudetto – aveva detto Walter – ci sono tutte le credenziali per centrare l’obiettivo più prestigioso. Io ho tanta voglia di vincere».

Incauto, quantomeno. Di certo, la sua conferenza stampa di presentazione non gli ha portato fortuna: «Io sono convinto – aveva continuato – che tra me e Zamparini non ci saranno problemi di alcun genere. Il mio rapporto con il presidente sarà spettacolare!». Ecco, forse, almeno sul rapporto con Zamparini era meglio non fare previsioni. Zenga è il ventottesimo allenatore esonerato dal patron friulano. Delio Rossi, suo successore, sarà il tredicesimo allenatore dell’era Zamparini a Palermo. Il vizio di mangiare gli allenatori il presidente non l’ha proprio perso.

Forse Zenga paga proprio la promessa fatta il primo giorno. Quello scudetto, che in realtà era un modo per tenere tutti sulla corda, non arriverà mai. Zamparini dovrebbe ben saperlo. Di certo non sarà Delio Rossi ad aumentare la dimensione della squadra siciliana. Zenga però, per la prima volta in Italia, fallisce. La doppia salvezza a Catania, arrivata dopo esperienze in ogni angolo d’Europa e del mondo, con Bucarest cuore della sua carriera, sembrava lanciare l’Uomo Ragno nell’olimpo dei grandi. Ma Walter si consoli: tra i suoi predecessori come silurati da MZ ci sono volti illustri come Guidolin, Delneri, Colantuono e Prandelli.

Una mania, quella dell’imprenditore friulano capace di comprare il Palermo e trasferirci quasi tutto il Venezia, che ha stroncato il lavoro di Zenga. Il suo Palermo non è decollato, è vero. Pastore, considerato da tutti come il fenomeno del futuro, si farà, ma non ha inciso. Restano le folate di Miccoli, la scoperta di Sirigu tra i pali e una duttilità tattica che non ha dato frutti. La grinta di Walter, mista alla sua spavalderia, non sono servite nemmeno a vincere il derby con il Catania. Così, Zenga potrà tornare a casa. Coccolare la sua piccola Samira, nata giovedì. E guardare la sua Inter in Champions. Chissà che non arrivi un’altra notte magica, come quella di ventuno anni fa. In attesa che Mou gli lasci il posto. Il posto che l’Uomo Ragno sogna dal 1994.

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TRAP, TI HANNO MESSO NEL SACCO

20 novembre 2009
Il tocco di mano di Henry, che poi servirà il pallone a Gallas per il gol dell'1-1 (TF1)

«Hai sentito cos’ha detto il Trap?». Non stiamo parlando della famosa sfuriata ai tempi del Bayern Monaco, con quello «Strunz» ripetuto a raffica. E nemmeno di una delle sue massime stile «Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco». No, questa volta il Trap ha fatto di meglio. E non siamo ironici. Dopo il più grande furto della storia delle qualificazioni mondiali, con il suo inglese spiccio, ha detto: «Se l’arbitro avesse chiesto a Henry se l’aveva presa di mano, il francese non avrebbe potuto mentire. E poi parlano di fair-play».

Proprio oggi la Fifa ha detto no alla richiesta della Federazione irlandese di ripetere la partita con la Francia. Trap già lo sapeva: «Non ce la faranno ripetere, ma in Sudafrica meritavamo di andare noi». Quanta amarezza, ma quanta dignità. Certo, non possiamo stupirci. Quanta carica ci può essere in un uomo di settant’anni che è partito da Cusano Milanino senza sapere una parola di inglese con l’obiettivo di portare ai Mondiali una nazionale normale? Tanta, troppa. Tanta carica, ma soprattutto, tanta classe.

Classe che non è acqua… santa, sempre presente con il Trap in panchina, ma che ultimamente non ha dato i frutti sperati. A Firenze la magica bottiglietta non c’era ancora, e i tifosi ancora imprecano per quello strappo al muscolo che abbatté la rincorsa di Batistuta e della sua Fiorentina lanciata in testa alla classifica. E poi l’arbitro Moreno in Corea, il biscotto di Svezia e Danimarca a Euro 2004. Certo, nella carriera di Giovanni da Cusano ci sono gli scudetti in Italia, Germania, Portogallo e Austria. E una collezione di coppe europee da far impallidire chiunque. Ma con le nazionali la storia non si è ripetuta.

Se con l’Italia l’avventura era stata ostacolata dall’arbitro ecuadoreño, dalle proteste di piazza per Roberto Baggio, dalle eliminazioni a pari punti, ora con l’Irlanda il Trap stava realizzando una mission impossible. Come? Con tanto lavoro, come sempre. Superando le barriere linguistiche. Perché il Trap, che adesso parla anche inglese, non ha bisogno di tante parole per farsi capire. Lui, la grinta, la trasmette anche con i gesti.

Trap, da signore, ha accettato l’ingiusto verdetto del campo con grande onore. L’onore che un’intera nazione ha saputo rendere ai giocatori, da capitan Keane in giù, fino a Given che voleva sbranarsi l’arbitro Hansson. Gli irlandesi sono usciti a testa alta, ma ai mondiali non ci andranno. «Sarei pronto ad andare già domani a Parigi a rigiocarla», ha detto Trapattoni. Troppo tardi, caro Giuan. La mano di Henry ha stoppato la tua rincorsa. «Il mio sogno? Andare in Brasile: mondiali 2014». Il Trap non molla, rilancia. Che lezione, che signore. Anche se, un’altra volta, nel sacco ci è finito lui.