Archive for the ‘Trasferte’ Category

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VADO, PRENDO LO SCUDETTO E TORNO

17 maggio 2010

Alla fine della serata, il contachilometri della Golf segnava 850 km. I primi 420 pieni di tensione, quelli a tornare i più leggeri e belli della mia vita. Sono andato a Siena, in uno stadio che sembra poco più di un campo di seconda divisione, dalla mia Inter. Dalle 7, quando sono partito, alla 1, quando sono tornato. Da solo, ma con l’Inter. Lo ammetto, anche stavolta ho avuto paura. Soprattutto quando a Julio è scappata la palla e tutto mi è apparso ingiusto e orrendo. Ma poi l’ha ripresa subito. Non riesco a spiegare cosa ho provato quando ha segnato il nostro Principe. Non una liberazione, no. Gioia pura, irrefrenabile, pazza. Un secondo prima avevo le mani sugli occhi per le parate di Curci, poi Zanetti ci ha messo il cuore, il suo e il nostro, per dare la palla a Diego Alberto. E allora ero lì, che mi abbracciavo con chi capitava, ed è stato bello anche se la mezz’ora che mancava è stata lunga, come e più di questa stagione infinita. Siena, Piazza del Campo, l’autostrada per Milano. Il Duomo. Tutto nerazzurro. Li ho visti, da vicino, nella calca, i miei ragazzi. Chivu era frastornato, Muntari e Milito davanti a gasare la folla. Arnautovic, che ha giocato meno di un’ora in maglia nerazzurra, il più scatenato. È l’Inter: un gruppo di uomini veri, che hanno pianto, come il nostro Principe, quando l’arbitro ha fischiato la fine. Perché hanno dato tutto, la pelle e il sangue, per i nostri colori. Ed è per questo che il minimo che potevo fare era scortarli fino a Siena, e ritorno, per andare a prendere quello scudetto che si meritano e ci meritiamo. I campioni siamo noi, di nuovo. Adesso, ragazzi, andate a Madrid. Vi scorterà il popolo che con le tende si è assicurato il biglietto. Tutto per questa Inter. Perché vogliamo tutto.

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METTI UN GIORNO A OMEGNA

15 febbraio 2010

«Ueh, fenomeno!». Fernandez ha appena sbagliato uno stop, e si dispera. Ero uno stop difficile, con la palla che scendeva a campanile. «Chi crede di essere quello lì?». Non passano cinque minuti che Alex Del Piero si materializza sul campo, vestito da Fernandez, con la maglia del Verbania. Finta, controfinta, e palla nel sette, sul palo lungo. Morbida, alla Del Piero. «Mamma mia, quel bocia lì, cos’ha fatto!». Applausi.

Omegna, VCO. Mi faccio 160 km tra andata e ritorno per vedere una partita di Promozione. Se non è passione questa… Altro che San Valentino. Il Liberazione è in festa. Ci sono i bambini sul campo, che non è un praticello inglese, ma è bello perché ci hanno lavorato in tanti per spalare la neve e renderlo agibile. Il Verbania è la prima in classifica, merita una cornice importante. Dieci euro, niente abbonamenti per una partita che se vinta, vale una stagione, o quasi.

Sembra di stare ad una festa di paese, e lo è. Dagli altoparlanti gracchia un inno, al chioschetto c’è già la fila. Poi c’è un tavolo pieno di panini. Si riempiono le tribune, qualcuno scoppia dei petardi: la cosa si fa seria. C’è chi promette bagni nel lago in caso di vittoria. Ma bastano dieci minuti e gli ospiti segnano. Poi è una partita a senso unico. Il Verbania allunga a 41 la striscia di imbattibilità. 1-4, senza storia.

La giornata rossonera, con quei seicento tifosi gelati dal freddo e dalla partita, finisce con il gol della bandiera di Improta. Qualche mugugno, dei soliti vecchi saggi, che dicono di saperne molto di più del buon Augusto Poletti. Chi prometteva il bagno nel lago, invece, chiude da solo, su una panchina. Non sempre si può vincere, però ogni tanto non farebbe male.

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EMOZIONI VERE

24 gennaio 2008

Inter-Juve è sempre spettacolo: anche in Coppa Italia

Inter-Juve, dal secondo anello di San Siro, è, se possibile, ancora più vero che per chi è in campo. Ieri ero lì, nel cuore del tifo nerazzurro, assieme ai tifosi veri, che sono allo stadio per sostenere i colori amati. E, soprattutto, per insultare i rivali. Attenzione però: sano insulto sportivo. Cantare “Serie B“, o “Siamo noi i campioni d’Italia” è la vera realizzazione dello sfottò, dello scherno sportivo nei confronti dei tifosi avversari. Senza violenza, senza cattiveria personale: solo rivalità sportiva. Ed è davvero divertente godersi la partita tra un ruzzone del vicino e un’imprecazione dell’altro. È bello sentire come tutti siano più bravi dell’allenatore (io compreso, naturalmente!). Ed è infinitamente bello rotolare letteralmente addosso agli altri quando Cruz la mette in buca. Che giocatore Julio Ricardo. Dalla Nord si è alzato veloce il coro per il Jardinero. Non è stata sufficiente la sua doppietta per vincere. Non sono bastati i cori di incitamento. Ma posso dire senza dubbio di essere orgoglioso della mia squadra, che per tutta la partita ha giocato in 10 e ha messo sotto la Juve. Al ritorno se ne vedranno delle belle!

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Spezia: Requiem for a dream?

14 gennaio 2008

Dopo la batosta nel derby la società è appesa ad un filo

Lo stadio Alberto Picco sabato scorso era uno stadio triste, lo si è capito subito. Lo sciopero della curva e la pioggia battente erano un evidente avvertimento. Lo Spezia non è in questo momento in grado nè di vincere con il Pisa nè con nessun altro. La situazione societaria appesa a un filo, il rischio di fallimento e la conseguente fuga dei giocatori non potevano non influire su una partita già di per se’ delicata. Il silenzio della Curva Ferrovia, durato ben 45 minuti, è la sintesi dello sbigottimento generale. I cori di insulto tra le due parti dello stadio dopo il goal di Guidetti vanno oltre lo sbigottimento e hanno più a che fare con la frustrazione di chi è stufo della poca chiarezza, in campo e fuori. Se un pubblico caloroso e affiatato come quello spezzino arriva a spaccarsi in due in questo modo, è il caso di dire che la situazione è agli sgoccioli.
Il vero bivio dello Spezia ora è societario: Ruggieri vuole vendere e ha in ballo due trattative molto diverse. La prima sarebbe una vera boccata d’ossigeno, cioè un non meglio precisato gruppo di imprenditori milanesi vicini a Massimo Moratti, contattati dall’ex bandiera interista Sandro Mazzola. Moratti sarebbe disposto a ripianare ancora una volta il debito della società aquilotta. L’altra possibilità è un vero e proprio suicidio, ovvero la cessione della società ad Arturo Di Mascio, ex presidente della Casertana, che sotto la sua gestione è fallita nel 2005 dopo l’arresto di Di Mascio. Varie le accuse nei suoi confronti: associazione a delinquere, violenza privata, truffa, estorsione. Nè la squadra nè la città meritano di finire in queste mani. La batosta nel derby diventerebbe a questo punto l’ultimo dei nostri problemi.
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Un sabato al Picco

9 dicembre 2007

Continuano i nostri viaggi negli stadi italiani e stranieri. Stavolta la provincia la fa da padrona


Lo stadio Alberto Picco di La Spezia è un tipico stadio di provincia: il grigiore della domenica lo avvolge docilmente, almeno fino all’inizio della partita. Poi piano piano si accende, fino a diventare un rumoroso catino, dove le emozioni, le imprecazioni, le tipiche e colorite imprecazioni da stadio – malcostume tipicamente spezzino – viaggiano libere nell’aria. La distanza tra le tribune e il campo è praticamente inesistente, da stadio inglese. Al Picco non ci sono mai incidenti, eppure ogni squadra che viene qui a giocare vi dirà che teme la pressione del pubblico. Un pubblico caloroso, polemico, eppure mai sopra le righe. Un pubblico che ama la sua squadra, soprattutto quando va male, cioè quasi sempre.
Premessa: lo Spezia è una squadra per gente disposta a soffrire. Il tifoso spezzino soffre per natura, è quasi un voto religioso il suo. La serie B è un miraggio che qua nessuno vuole farsi sfuggire, ma è altrettanto una realtà che sembra sfuggire dalle mani, vischiosa e traditrice. Questo il tifoso spezzino lo sa, lo accetta.

Ieri ho assistito alla solita partita da Spezia. Al Picco era di scena il Chievo, ex-favola della Serie A ora tornata nei bassifondi della serie cadetta. Lo Spezia ci ha provato: ha combattuto, capitan Guidetti ha sfiorato il gol in un paio di occasioni e si è dannato l’anima per sostenere da solo il peso dell’attacco. Una squadra quadrata, ben messa in campo. Finito il primo tempo sullo 0-0 il pubblico era rilassato, contento di vedere la propria squadra mettere in difficoltà una corazzata come il Chievo.
Anche il secondo tempo sembrava essere come il primo. E invece no. Al secondo-dico secondo e ultimo – tiro della partita Ciaramitaro ha inzuccato una palla vagante all’incrocio. Da qui è partito quello che da noi si definisce folkloristicamente “Mugugno”, ossia il lamento, specialità del tifoso nostrano. Mugugno che purtroppo non è stato spento dalla squadra, che dopo lo svantaggio si è sciolta come neve al sole, incapace di reagire. Guardandosi a vicenda negli occhi, increduli per l’ennesimo gol preso a tradimento, siamo tutti tornati a casa pensando che in questo piccolo catino, dove la domenica sembra fermarsi il tempo, purtoppo non ci si annoia mai. Ieri avremmo preferito annoiarci con un bello 0-0..

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… DAL PORTOGALLO

29 novembre 2007

La Champions vista da vicino, in trasferta


Estadio da Luz. La prima cosa che stupisce sono i seggiolini, troppo comodi rispetto a quelli di San Siro. Primo anello, dietro la porta, Kakà e compagni si scaldano a 10 metri di distanza, bellissimo. Non c’è l’assillo del risultato, e anche tra la gente si vede. Vittoria, l’aquila simbolo del Benfica, volteggia sullo stadio. Dal suo volo, si capisce già che sarà un pareggio, che si verifica puntulamente.
Il gol di Maxi Pereira è un gioiello che vediamo in prima fila. La partita scorre su ritmi portoghesi: mille passaggi, pochissimi tiri in porta. Rui Costa gioca da fermo e calcia più piano di me. Nuno Gomes fa a gara con Gilardino per i più forti attaccanti di calcio senza porta d’Europa. Finisce uno pari, il Benfica ci ha provato, il Milan ha rischiato sia di perdere che di vincere. Ronaldo si è di nuovo fatto male. Tutto sommato, un mercoledì di Champions di normale amministrazione. Visto però in prima fila.