Archive for gennaio 2011

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ESORDI DA PAZZI

31 gennaio 2011

di Luciano Cremona

Se cinque giorni fa gli avessero detto: “Giampaolo, domenica supererai Ibrahimovic e Ronaldo”, probabilmente avrebbe risposto: “Voi siete pazzi”. Poi è arrivato il trasferimento all’Inter, sono arrivati i due gol del Palermo, è arrivato il cambio di Leonardo. Sono passati 12 minuti e… gol. E poi altri 16, e di nuovo gol. Giampaolo Pazzini si è preso l’Inter in meno di mezz’ora. Ibra e Ronie non avevano fatto così presto.

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IL CHOLO RICOMINCIA DA CATANIA

19 gennaio 2011

SIMEONE STORY: LE FOTO

A Catania ci pensavano da un po’. La squadra più argentina del campionato doveva essere affidata ad un gringo, a qualcuno di tosto che parlasse la lingua, soprattutto calcistica, di metà squadra. Sì, perché sono 11 gli argentini nella rosa siciliana. E allora Pulvirenti, conclusa la parentesi Giampaolo, ha deciso di puntare su un argentino vero, tosto. Diego Simeone è l’uomo che cercava.

‘Cholo’ per tutti. Un termine azteco, che indica un incrocio di razze. Da Buenos Aires e dal Velez, Simeone sbarcò in Italia nel 1990, portato al Pisa dal mitico Romeo Anconetani. Due stagioni buone che non gli valsero la riconferma nel nostro campionato. Il Cholo, sguardo da duro e tempra da durissimo, andò al Siviglia e poi a fare le fortune dell’Atletico Madrid. La doppietta Liga-Coppa del Re del ’96 resta tra i suoi capolavori: palloni su palloni recuperati. E gol: tanti, importanti. Come quelli segnati con l’Inter di Simoni. Il Cholo diventò presto il trascinatore di una squadra che i tifosi nerazzurri non dimenticheranno mai. Con Ronaldo, Djorkaeff, Moriero e Zamorano, Simeone si prese la Coppa Uefa. Con sigilli fondamentali come quello nella storica rimonta con lo Strasburgo.

Ha sempre avuto tanto cuore, Diego Pablo. Quando Simoni era in bilico, fece tutto il campo per andare ad abbracciarlo dopo il gol del pareggio con lo Spartak Mosca, in Champions. Si sentiva già dalla parte di chi allenava. Poi spuntarono l’affare Vieri, presunti dissidi con Ronaldo. Il Cholo fece le valigie, destinazione Lazio. Non servì ambientamento, diventò subito il riferimento, la pedina fondamentale. Marcello Lippi, in uno dei suoi rari momenti di autocritica, confessò: «Abbiamo fatto male a lasciarlo partire». Arrivò lo scudetto (e la Coppa Italia e la Supercoppa), condito da reti più che pesanti: alla Juve ricordano ancora il suo colpo di spalla, letale e decisivo. Ma il cuore di Simeone è sempre stato nerazzurro: quando segnò contro l’Inter il 5 maggio, scoppiò a piangere. Mani in faccia come a dire: «Cos’ho fatto?».

Ma Simeone non si è mai tirato indietro. Gli infortuni non lo hanno fermato: il ritorno a Madrid, poi la chiusura al Racing di Avellaneda. Dove cominciò la sua carriera in panchina. Inevitabile, per un condottiero come lui. Non poteva andare diversamente. E non poteva che essere lui a riportare l’Estudiantes in cima al campionato. Quel 13 dicembre 2006, quello spareggio contro il Boca, quel gol di Pavone, l’esultanza di Veron. Tutto sembrava impossibile e invece l’Estudiantes vinse l’Apertura, 23 anni dopo l’ultimo titolo. Il Cholo aveva deciso, ancora una volta. E anche al River non fallì, con il Clausura 2008. Poi il momento no: le dimissioni, l’esperienza al San Lorenzo. La panchina della nazionale solo sfiorata. È rientrato in gioco quando Benitez traballava. Sembrava poter essere l’uomo giusto per dare la scossa. D’altronde, nel 2009 sbarcò ad Appiano Gentile, dove rimase qualche giorno per studiare i metodi di allenamento di Josè Mourinho. Troppo forte il legame con i nerazzurri e troppa la voglia di imparare, di migliorare.

Non poteva avere occasione migliore del Catania, Simeone. Una squadra che più argentina non si può. Una piazza che può ricordare, per calore, quelle del campionato sudamericano. Dopo Toschak, i siciliani tornano ad avere un allenatore straniero. E, dopo Zenga, torna un interista. «Sfonda chi vive e conosce ogni angolo di questo magnifico mondo», ha detto Simeone. Eccolo, il Cholo. Il duro, pronto ad ogni sfida, che Pulvirenti cercava.

SIMEONE STORY: LE FOTO

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ALI SAMI YEN: IL GALATASARAY SALUTA IL SUO INFERNO

13 gennaio 2011

di Luciano Cremona

“Benvenuti all’inferno. Queste saranno le vostre ultime ore”. Fu accolto così nella stagione 1993/’94 il Manchester United ad Istanbul. L’inferno era l’Ali Sami Yen, lo stadio del Galatasaray. Dove lo scorso martedì si è giocata l’ultima partita dalla storia di un impianto leggendario. La squadra turca cambia casa: sabato l’amichevole con l’Ajax inaugurerà la nuova Turk Telekom Arena.

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LE FOTO: DALL’INFERNO ALL’ARENA MODERNA

 

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MESSI PALLONE D’ORO 2010: È LA DEMOCRAZIA DI BLATTER

11 gennaio 2011

È la democrazia di Blatter. Quella che, quando Guardiola ha detto: «Il Fifa Ballon d’oro 2010 è: Leo Messi», ha fatto scendere quasi il gelo sulla sala. Erano seduti uno accanto all’altro, i tre compagni di squadra del Barcellona. Iniesta si è girato subito verso l’argentino. A Xavi si è contratta la mascella. Lo stesso Messi si è appoggiato con i gomiti sul palco, a bocca aperta, incredulo: «Non me lo aspettavo».

Certo che non se lo aspettava. Perché ha vinto grazie alla nuova formula. Avessero votato solo i giornalisti (come accadeva per il ‘Pallone d’oro’ di France Football), avrebbe vinto Sneijder. Che non è finito nemmeno nei primi tre. Hanno deciso i voti dei capitani e dei tecnici di tutto il mondo. Voti che agli appassionati fanno un po’ storcere il naso. Analizziamoli.

Scorrendo l’elenco dei capitani, ci si accorge che la ‘pulce’ ha raccolto tanti, tantissimi consensi, in quelle nazioni in cui il calcio non è proprio una religione. Comore, Isole Cook, Costarica, Bahamas, Bermuda, Liberia, Mongolia, Nuova Caledonia, Suriname, Swaziland, Vanatu: hanno votato tutti per Leo Messi. Poi ci sono i voti curiosi. Come quello di Mario Yepes: il milanista, capitano della Colombia, ha votato Xabi Alonso. Il capitano di Antigua e Barbuda ha scelto Maicon, quello della Guinea Equatoriale Casillas. Gigi Buffon, Andriy Shevchenko  e Zlatan Ibrahimovic hanno votato per Iniesta. Cristiano Ronaldo ha incoronato Xavi. Gli interisti, invece, hanno votato in massa per Sneijder, ovviamente. Pandev, capitano della Macedonia ha messo l’olandese davanti a Maicon e Julio Cesar. Stankovic ha inserito Eto’o al secondo posto, mentre Chivu ha scelto Sneijder seguito da Xavi e Robben.

Stessa storia tra i tecnici. Pioggia di voti per Messi dai selezionatori dei paesi più esotici. Anguilla, Belize, Isole Vergini, Macao. I tecnici europei hanno invece spinto sugli spagnoli o su Sneijder. Fabio Capello ha votato per Iniesta, inserendo Maicon al terzo posto. Blanc (Francia), Low (Germania) e Hiddink (Turchia) hanno preferito Xavi. Il nostro ct Cesare Prandelli ha scelto Sneijder. Del Bosque, non potendo votare i giocatori della sua Spagna, ha contribuito al successo di Messi. Non hanno rispettato la direttiva Van Bommel e Van Marwijk, capitano e allenatore dell’Olanda. Probabilmente hanno scelto Sneijder e Robben nella loro top-three, vedendosi invalidare il voto.

Tra le scelte dei giornalisti, alcune fanno sorridere: ci sono preferenze per Xabi Alonso, per Asamoah Gyan (voto sicuramente simbolico, arriva dal Chad), ma anche per Mesut Ozil. Insomma, la democrazia di Sepp Blatter ha funzionato come ha voluto lui, come sempre: se votano tutti, allora il risultato è sicuramente quello giusto. Non è proprio così. Messi ha vinto perché è il migliore giocatore del mondo e, soprattutto, il più famoso. Quello sulla bocca di tutti. Champions League e Mondiali non contano più. Scommettiamo che a Vanatu voteranno per lui anche nei prossimi anni?

ECCO COME HANNO VOTATO I GIURATI

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IL RITORNO DI KING KENNY DALGLISH

9 gennaio 2011

di Luciano Cremona

«Mi sembra di essere sulla luna». «Mi tremano le mani». «La mia giornata è cambiata». Non ci credono neanche loro, i tifosi del Liverpool. E sono felici come non lo erano da tempo, dato che negli ultimi mesi di gestione Hodgson i Reds sono sprofondati al dodicesimo posto, a meno 19 dal Manchester United. Sono entusiasti, pazzi di gioia, non tanto perché Hodgson se n’è andato. Ma perché ad Anfield torna il re. Kenny Dalglish guiderà il Liverpool fino al termine della stagione. La Kop non vede l’ora di scatenare il proprio ruggito per riaccoglierlo.

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FOTO: LA CARRIERA DI DALGLISH

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LEO HA GIÀ CANCELLATO BENITEZ

7 gennaio 2011

di Luciano Cremona

Come cancellare sei mesi in una notte. In sette giorni, per la verità. Da quando Leonardo è sbarcato sul pianeta Inter, tutto è cambiato. Anzi, tutto è tornato come prima, quando c’era Mourinho. Le tremila persone ad Appiano Gentile il giorno della presentazione lo avevano fatto capire subito: all’Inter serve qualcuno che piaccia alla gente. Ma che soprattutto piaccia ai giocatori. E Leonardo piace da matti. Ai tifosi, che però hanno aspettato le 22, quando Motta ha segnato il 3-1, per sbottonarsi e intonare il primo coro per il loro nuovo condottiero.

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LE FOTO: GLI ABBRACCI DI LEONARDO