Archive for gennaio 2010

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NON E’ GOL/2

31 gennaio 2010

Anche il calcio a 5 ha i suoi scandali. Quarti di finale degli Europeri, Russia e Spagna vanno ai rigori. Spagna i vantaggio, se Fernandez segna, la Spagna è in semifinale. Parte, tira fortissimo, dritto per dritto. La palla va, sotto la traversa, colpisce il sostegno e torna in campo. I giocatori spagnoli esultano. Il portiere russo è disperato. Poi un attimo di sconcerto. L’arbitro però dice: “Non è gol”. Ma come? I giocatori impazziscono. Sui tabelloni dello stadio passano i replay: la palla è entrata, ma gli arbitri non vogliono sentirci. Anzi, non vogliono vederci. Volano insulti, ammonizioni. Si va avanti coi rigori ad oltranza: poi, per fortuna la Spagna vince. Pensate fossa andata diversamente…

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Radiomercato 29 gennaio 2010

29 gennaio 2010

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Radiomercato 28 gennaio 2010

29 gennaio 2010

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SCEGLIERE DI PERDERE?

28 gennaio 2010

Fontana; Pinto Fraga, Gamarra, Franchini, Potenza; Guglielminpietro (Napolitano), Beati, Farinos, Rebecchi (M. Altobelli); Martins, Kallon. 4 dicembre 2002, ottavi di Coppa Italia. Hector Cuper schierò un’Inter sperimentale. Riserve e giovani della primavera. Tanto, la Coppa Italia. 1-0 per il Bari, che poi vinse 1-2 anche a San Siro. Quell’anno, l’Inter chiuse con “zero tituli”.

Nel 2007-2008, il Milan si presenta in Coppa Italia pieno di ragazzini e scarti, tipo Digao, Emerson e via così. Perde in casa, pareggia al ritorno e va a casa. Dicevano che tanto era la Coppa Italia, che la Champions era il vero obiettivo, per cui bisognava risparmiare le energie. Strategia inutile, dal momento che l’Arsenal eliminò il Milan neanche due mesi dopo.

Gli esempi possono essere tanti altri. Come dimenticare il Palermo che faticò una stagione intera per entrare in Uefa per poi andare fuori al primo turno con il Mlada Boleslav, mettendo in campo una squadra non al top.

Poi ieri sera, Mialn-Udinese. Perché mai il Milan dovrebbe pensare di vincere la Coppa Italia, dal momento che ha scelto di vincere il campionato, ma soprattutto la Champions? E allora, dentro Kaladze, Verdi, Jankulowsky. Huntelaar, Di Gennaro e Bonera. L’Udinese ha fatto il suo, ha giocato coi titolare, ha vinto la partita e ora è in semifinale. Certo, sai che problemone per il Milan, che dopo aver scelto quando giocare, ha scelto in quale competizione impegnarsi davvero. La domanda: se in Coppa Italia non si sono impegnati, nel derby? Hanno scelto anche lì?

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IL RITORNO DEL MAGHETTO

27 gennaio 2010

Se siete a Terni e chiedete in giro di Jimenez, vedrete facce sognanti, ascolterete racconti epici. Vi parleranno di Luis Antonio Jimenez come il profeta del calcio. Quando poi Luis finì alla Fiorentina, un mio amico espertissimo di calcio sentenziò: “Jimenez è più forte di Mutu”. Se però provate a chiedere ai tifosi viola cosa pensano del cileno, vi risponderanno: “ci ha fatto vincere contro l’Inter”. I tifosi della Lazio, invece, vi risponderebbero: “Jimenez? Chi?”. All’Inter lo ricordano per un mese di dicembre (2007) da indemoniato. Gol a Firenze e un derby, quello di Natale, da top player. Poi, nebbia, tra infortuni e prove incolori.

Se invece chiedete ai tifosi del West Ham se sono tristi per la partenza del maghetto, beh, non penso che perderanno tempo a parlarvi di quel trequartista con una cresta improbabile passato come un corpo estraneo per Upton Park. Però Luis Antonio Jimenez è solo un classe ’84. Quindi un po’ di interesse lo suscita ancora. E infatti Ghirardi l’ha scelto per il suo Parma, a cui manca un po’ di fantasia in mezzo al campo.

C’è sempre un però nella carriera di Jimenez. E’ forte, però… Gioca bene, però… Andrebbe riscattato, però… Però, forse, non ha il carattere per sfondare. Forse, semplicemente, ha dei mezzi tecnici normali e quindi non farà mai il salto di qualità. I suoi mesi a Parma diranno se può ancora giocarsi una possibilità, nel nostro campionato. L’Inter lo scruterà. In fondo, un vice Sneijder farebbe comodo.

PS – Chissà se adesso la sua ragazza, Maria Josè Lopez, tornerà in Italia, dopo la fuga da Controcampo per stare con il suo Luis…

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MOU, SAN SIRO AI TUOI PIEDI

25 gennaio 2010

«Spettacolo? La squadra più spettacolare è quella che fa più, gol, più vittorie, più punti». Aveva ragione lui, ancora una volta. A qualcuno era sembrato il solito Mourinho arrogante e irriverente. Poi sono bastati venti minuti di derby per capire la forza dello Special One e della sua squadra. Venti minuti con un palo, un gol e tre parate di Dida. E altri settantacinque in inferiorità numerica, ma in superiorità agonistica e di carattere. Perché il Milan fantasia, il Milan dell’amore, il Milandinho s è schiantato sotto un muro solido, invalicabile. Fatto di attenzione ritrovata (Lucio e Santon), di corse infinite (Zanetti immenso), di parate decisive. Di nervi, anche. Di esaltazione, quella che proprio Mourinho ha scatenato, facendo diventare San Siro un inferno proprio per quel diavolo che è sembrato timido, spaventato.

Forse l’Inter vince perché ha giocatori come Muntari, che giocano con uno stiramento, ma fanno 70 minuti alla morte. Mentre il Milan rinuncia a Nesta e presenta Favalli, che tutto quello che aveva da spendere lo ha speso da almeno dieci anni. Forse perché Pandev ha una voglia di calcio, di correre, di vincere, che Beckham non potrà mai avere, essendo milanista a tempo determinato, in stage, praticamente. E magari anche perché la faccia pulita e i bei modi di Leonardo sono tanto cool e così tutti dicono: «Ma che bello questo Milan: e poi ridono tutti. È il Milan dell’amore». Invece Mou è arrabbiato anche quando vince, manda gente all’attacco anche quando è uno in meno, anche quando, come con il Siena, il buonsenso sembra suggerire altro. Però la risposta sembra davvero quella giusta: difficile vedere un gruppo così unito, così mentalizzato al sacrificio, quasi all’eroismo. Era così anche il Porto, era così il Chelsea.

È così l’Inter. Che fa dell’emozioni il suo marchio, che porta al limite i suoi tifosi. Ma che quando scende in campo con il rombo, aggiunge alla grinta una solidità tecnico tattica imbarazzante rispetto alle altre squadre. Il Milan della ripresa, ieri, è stato generoso, a tratti anche arrembante. Ma se in 180′ minuti ha subito 6 gol, senza segnarne, senza sfruttare una superiorità numerica prolungata, senza segnare il rigore della speranza, senza mettere in campo un Inzaghi che con tutto il recupero concesso avrebbe fatto tremare i polsi a chiunque. Allora non resta altro da fare che disporsi su due file, lasciare un corridoio, in mezzo. E applaudire il passaggio dei Campioni d’Italia. Campioni di cuore e di emozioni.

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NESTALGIA

20 gennaio 2010

L’ultima volta che ha indossato la maglia azzurra era metà del primo tempo di Italia Repubblica Ceca, terza partita del Mondiale tedesco. Quasi quattro anni fa. La smorfia sul suo viso era quella già vista. Il dolore alla gamba, sempre lo stesso. Stiramento, mondiale finito. Uno sguardo al tabellone, per vedere l’ora. Era quello, l’ultimo minuto, l’ultimo istante della carriera azzurra. Sandro Nesta decise subito: basta.

D’altronde, nel ’98 dopo pochi minuti di Italia Austria, Nesta si spezzò i legamenti del ginocchio. Entrò Bergomi, lo zio, al suo ultimo mondiale. Nel 2006, al suo posto invece, entrò Materazzi, per poi diventare l’eroe azzurro. Nesta la medaglia del mondiale ce l’ha. Certo due partite e un pezzetto non è proprio come giocare la finale. Non potrà mai sentirlo suo fino in fondo, quel mondiale.

La decisione, come detto, fu unica, istantanea, irremovibile. Troppi acciacchi per dedicarsi alla nazionale. Solo l’anno scorso uscì un articolo della Gazzetta che lo dava vicino al ritiro. L’operazione alla schiena sembrava averlo piegato definitivamente. Quest’anno invece Sandro Nesta è tornato. Corre, dirige la difesa, domina, come ha sempre fatto. Con classe da padrone. Il Milan gode, anche perché Thiago Silva ha di fianco il miglior partner per diventare grande.

Così tutti dicono: ai mondiali serve Nesta. Troppo vero. Ma Nesta l’ha sempre detto: “non torno”. La voglia di non rimangiarsi una parola data, l’orgoglio e il senso di rispetto per chi il mondiale se l’è sudato sul campo. Però questa Italia non può presentarsi con Cannavaro titolare. Non può fare a meno di uno dei suoi migliori calciatori in assoluto. E allora Lippi ci ha provato. Magari Nesta dirà no, ma almeno un tentativo andava fatto.

Quello che mi piacerebbe vedere, poi, è come gestirà la situazione il ct. Cannavaro in panchina è un obbligo tecnico. Nesta-Chiellini farebbero fare un grosso salto di qualità alla Nazionale. Quindi: speriamo che Nesta si convinca, e a giugno sia al top. E speriamo che, per una volta, Lippi scelga davvero per il bene della squadra, senza riverenze o dovere di riconoscenza. Perché Cannavaro è il capitano, ma è quasi un ex calciatore.

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NON È GOL…

20 gennaio 2010

«Non è gol, fabio, non è gol», gridava Bergomi al Mondiale, dopo il traversa-fuori di Trezeguet. Devono averlo pensato tutti, tifosi e giocatori, durante Duisburg-Francoforte: «Non è gol». Spiegatelo all’arbitro e ai guardalinee, che l’hanno assegnato. Non è un gol fantasma… è proprio una cazzata della terna.

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SE TORNA IBRA

19 gennaio 2010

MILANO – Auditorium di Milano. Tappeto rosso, tifosi ammassati. Ci sono i migliori della Serie A. Mourinho, Chiellini, Pato, Milito. Poi si sparge la voce, la gente impazzisce. Si ferma un auto scura, le guardie devono impegnarsi. Poi scende lui, abito grigio, cravatta allentata, sorriso solito, beffardo. Eccolo, Ibrahimovic. Il re degli ultimi campionati torna a Milano sei mesi dopo. E lo fa per prendersi gli oscar del migliore, come sempre.

MOU E MORATTI – In una serata dai forti colori nerazzurri, Ibra va a sedersi in prima fila proprio accanto a quel Diego Milito con cui avrebbe formato la coppia d’attacco perfetta. Moratti è lì vicino, Mourinho è seduto dietro. Quando il portoghese ritira il premio riceve i complimenti di Rosetti, che sabato l’aveva fatto arrabbiare. Mou allora ne inventa una delle sue: “Rosetti è il miglior arbitro del mondo, anche quando sbaglia contro di noi”. E giù risate. Poi, quando Moratti ritira il premio per la miglior squadra, è ancora lo Special One a prendere la parola e a rivolgersi al presidente di Lega, Maurizio Beretta: “Approfitto della presenza di Beretta per fare come Galliani: visto che Eto’o è in Coppa d’Africa e ho quattro centrocampisti in campionato, vorrei chiederle se possiamo rinviare il derby”. E così, con il sorriso sulle labbra, le frecciate non mancano.

PREMI – Julio Cesar arriva in ritardo, con moglie al seguito e sale direttamente sul palco per ritirare la statuetta del miglior portiere. Miglior difensore è Chiellini, Milito è il bomber. De Rossi il miglior italiano, Ibra il miglior straniero. Pato il miglior giovane: “Spero di guarire per giocare il derby”, dice il brasiliano. Poi sale sul palco Pillon: il premio fair play è per il tecnico dell’Ascoli. Il miglior gol è di Quagliarella: i tifosi napoletani in platea si scaldano subito, l’auditorium diventa uno stadio. Infine, l’oscar del migliore di tutti è per Ibra, naturalmente. Ma l’applauso più lungo è quando passano le immagini di Paolo Maldini.

IL SOLITO ZLATAN – Mino Raiola, procuratore e ombra di Ibrahimovic fa la sua classica uscita: “Ibra per sempre al Barcellona? Neanche per sogno. Cambierà squadra altre due volte”. La storia non cambia mai. Quello che è sicuro è che Ibra non ha dimenticato Mou e l’Inter: “Non si può non avere nostalgia di Josè. E l’Inter vincerà il derby: è la mia squadra in Italia, tifo per loro”. Moratti invece gli fa i migliori auguri, e chiude con un atto d’amore per il tecnico di Setubal: “Mourinho è il più grande professionista con il quale abbia mai lavorato”. Serata di applausi e pacche sulle spalle. A forti tinte nerazzurre. Braida, in prima fila accanto a Pato, sembrava infastidito e meditava vendette nel derby.

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LA FORMULA DI VENTURA

18 gennaio 2010

Edgar Alvarez non è mai stato un campione, difficilmente lo diventerà. Hondureno, come Suazo, ala destra, in passato adattato terzino. Roma, Livorno e Cagliari. Poi Pisa, con Ventura. Velocissimo, ma mai esaltante. Sembrava il classico atleta coi pattini, poco adatto a qualsiasi schema. Poi Il Bari l’ha cercato. O meglio, il Brai ha chiamato Ventura, che ha scelto Edgar come un uomo fondamentale. Ha piazzatolargo a destra, nel suo 4-4-2 spettacolo. E Edgar ora vola, taglia a fette le difese. A volte sembra imprendibile. Certo, i piedi rimangono quello che sono, e l’Inter, infatti, ringrazia.

Mourinho, Ferrara (però, come visto, non ci vuole molto), Leonardo. Ancora Mourinho. Il Bari ammazza le grandi, o quantomeno le ferma. C’è un gusto tutto particolare a vedere le partite della squadra di Ventura. Forse è soltanto la disabitudine a vedere un calcio bello, semplice e organizzato. Lineare. Ci siamo entusiasmati per la corsa spensierata del Genoa di Gasperini, che non appena ha capito che la coperta era troppo corta ha iniziato a togliere punte, a spostare difensori, a inventare ruoli. Risultato? Seconda peggior difesa, differenza reti negativa, 27 punti. Il Bari, per intenderci, di punti ne ha 28. Ventura ha lanciato due giovani come coppia di centrali: Bonucci e Ranocchia hanno costruito un muro, che vale la miglior difesa, a pari con Inter e Fiorentina. Ora Ranocchia è infortunato, questo potrebbe essere un problema.

Ma il Bari va oltre una difesa di ferro. C’è un’azione di sabato sera che dà la cifra della squadra di Ventura: palla che esce in verticale dalla difesa, Donati taglia fuori Muntari e poi via, palla in profondità, nello spazio, quasi a memoria, alle spalle del terzino. Alvarez in quello spazio ci è andato in maniera automatica: poi ha sparato su Julio Cesar.

Il Bari ha incantato per verticalizzazioni, movimenti e automatismi. L’altra faccia della medaglia è che il Bari non ha vinto. E’ che l’Inter non ha perso, pur giocando peggio, senza centrocampo e lasciando una voragine tra difesa e attacco. Sembra davver impossibile che chi deve vincere rinunci al bel gioco? Il Milan sta provando a dare una risposta. 4-2 e fantasia: quanto durerà?

Il derby darà una risposta: il calcio che vince è quello di Mourinho, solido e concreto, o quello di Leonardo, tutto Dinho e colpi di classe? E quello di Ventura? Forse è adatto solo in una provinciale, forse funziona solo con gente come Alvarez. Intanto, funziona. Ferrara, ad esempio, dovrebbe quantomeno prendere appunti.