Archive for settembre 2008

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LA GIORNATA DI LAZIO E MILAN

29 settembre 2008

Biancocelesti primi da soli. Il Milan di Dinho vince il derby

«Il nostro obiettivo è lo scudetto». Bravo, Zarate, così si fa. Ha segnato 6 gol in 5 partite, fa il diavolo a 4. La Lazio è prima da sola con 12 punti. E le parole di facciata che di solito si usano in questi casi sono sempre le solite, stucchevoli e preparate: «Dobbiamo pensare partita per partita, prima facciamo i punti che ci servono, non pensiamo a niente». Se mi permettete, sto dalla parte di Zarate. Lo prenderete per pazzo. Secondo me fa bene. Cosa costa sognare? O almeno provare a regalare un’idea pazza, magari irrealizzabile, ma che al solo pensiero dà piacere? La Lazio molto probabilmente non vincerà il campionato. Ma se togliessimo anche un po’ di meritato “fantasticare”, allora non ci divertiremmo più. Per di più, la Lazio è una vera macchina da gol, considerando che c’è fuori Rocchi. Battere la squadra di Delio Rossi, soprattutto all’Olimpico, sarà impresa dura. In trasferta, la velocità delle punte fa rendere alla grande il gioco di rimessa. E non è per niente facile non prendere gol.
Il Milan intanto zittisce Mourinho, vincendo il derby 1-0 con un gol di testa (ma un grande gol di testa, da centravanti vecchio stampo!) di Ronaldinho. Il Milan ha giocato meglio, da Milan di qualità. Anche se ha concluso solo 3 volte. L’Inter ha latitato per quasi 70 minuti. Inspiegabile l’ostinazione in Quaresma: la freschezza di Balotelli era imprescindibile. Il 4-3-3 di Mourinho non funziona ancora: credo che lo Special One farebbe meglio ad affidarsi ad un più solido 4-4-2 in alcune circostanze.
La classifica si accorcia: il Napoli vola, come anche Catania e Udinese. Prosegue la crisi delle rossoblu: Cagliari e Bologna sono alla deriva. La Juve stenta: alla fine mancano sempre i gol di Trezeguet.
Il campionato è bello. Ci sono protagonisti nuovi, inaspettati. Ci sono attori attesi che stanno tornando protagonisti. Sarà un campionato bellissimo.
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PIÙ NERI CHE VIOLA

27 settembre 2008

Fiorentina in crisi: Prandelli e Della Valle mettono sull’attenti

Non è mai bello sentir dire: chi non ha voglia, se ne può anche andare. Soprattutto se questo viene detto dopo 4 partite di campionato. Segno che nell’aria c’è elettricità e qualcuno ha fatto un po’ troppo il galletto, senza rendere decendemente in campo. Prandelli ha lavato i panni sporchi in pubblico: ha voluto dire a tutti che la sua Fiorentina ha avuto bisogno di una sonora lavata di capo. E si è saputo che anche il presidente Della Valle ha incontrato i giocatori.
La scoppola di mercoledì a Roma con la Lazio ha lasciato un segno profondo. Mai la Fiorentina aveva giocato così male. Mai i giocatori erano sembrati così fuori dalla partita. I motivi? Prandelli dice che «bisogna tornare a fare gruppo, solo così possiamo riuscire a rimetterci sulla strada giusta». Risultato? I primi “epurati”. Vargas è il caso più eclatante: strapagato 12 milioni di euro ad un Catania che ha fatto i salti di gioia a vedere la cifra incassata, si è dimostrato inadatto nella posizione di terzino, ma soprattutto totalmente incapace di inserirsi nella squadra. Svogliato, senza personalità, in grande difficoltà. Mercoledì la Gazzetta gli ha rifilato un bel 4 in pagella. Prandelli non lo ha nemmeno convocato per stasera.
La Viola stasera incontra il Genoa ammazza grandi. Se Prandelli ha saputo toccare le corde giusta, ci aspettiamo una reazione di orgoglio di Mutu e soci. Altrimenti il Principe Milito non si farà pregare.
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SEGNA SEMPRE CRUZ

25 settembre 2008

Con un gol di Cruz l’Inter è già prima

Nel Milan c’era Daniele Massaro, detto “Provvidenza”. Nell’Inter, Maurizio Ganz, “el segna semper lu'”. Cruz è il Giardiniere, ma ormai è diventato “el segna semper Cruz”. Ha 34 anni, è in scadenza di contratto. A ieri aveva giocato 4 minuti in partite ufficiali nella stagione 2008/2009. E l’Inter ieri sera aveva bisogno di un gol sentenza, di un gol da 3, una tripla per bucare il muro umano dei giallorossi del Lecce. Dentro Cruz. Pochi minuti. Sponda di Ibra, destro di controbalzo. Ecco i tre punti. Quante volte così, quanti punti regalati ai nerazzurri dal bomber silenzioso, professionale, che tutti gli allenatori vorrebbero avere. Che sta in panchina, ma è più decisivo dell’Adriano tanto esaltato per un gol ogni 12 mesi.
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INTER-JUVE, SARÀ AFFAR LORO

23 settembre 2008

Si sveglia il Milan, ma Juve e Inter saranno le padrone

I quattro gol del Milan, il ritorno di Kakà, i progressi della squadra di Ancelotti. Eppure non sono loro i protagonisti, dopo 3 giornate di campionato. Inter e Juventus sono già prime, a pari punti. E difficilmente qualcuno le scalzerà. Sarà lotta serrata, dura, leale. Perché siamo convinti di ciò? È facile. L’Inter deve ancora registrare alcuni meccanismi, in particolare alcuni aspetti difensivi e il modo in cui aprire la partita, quando le difese avversarie sono schierate (non ci sarà sempre un’autorete a regalare il vantaggio). Per il resto, la banda di Mourinho fa paura: per 60 minuti il Torino è stato annichilito da ripartenze, pressing dei centrocampisti e tocchi di classe sopraffina. Ibra è un mago e con lui Mancini regala grandi giocate. In più c’è il figliol prodigo Adriano. in più ci sono fior di campioni, giovani, affermati e “vecchi”, pronti ad entrare e spostare gli equilibri. Mourinho ha tutto per vincere alla grande.
La Juve, che ha perso per un lungo periodo Trezeguet, riesce a vincere partite subendo poco e segnando il minimo indispensabile. Amauri è di livello, come si aspettavano i tifosi. La difesa, grazie a Chiellini, è solida. Ci sono soluzioni importanti come Marchionni e Giovinco che possono dare linfa nuova quando serve. La qualità complessiva è inferiore a quella dell’Inter. L’organizzazione di gioco però è buona, la fame è tanta. Di sicuro la Vecchia Signora sarà protagonista. Anche se per vincere dovrà tenere un livello di attenzione e di qualità di gioco altissimo per tutta la stagione. Il vantaggio dell’Inter è che molte volte vince anche non giocando bene, ma grazie alle invenzioni dei suoi fenomeni. Contro Zenit e Cagliari, però, la Juve non ha meravigliato per il gioco bello e fluido. Ma ha vinto. 1-0 e 1-0. Segno che anche la squadra di Ranieri sta facendo quel passo, l’ultimo, il più difficile e appena cominciato, che la porterà ad essere una grande squadra. Non lo è ancora. Vedremo se lo diventerà.
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SIAMO UN PO’ FERMI

18 settembre 2008

Blog un po’ in stallo. Nel weekend proveremo ad aggiornarvi

Siamo un po’ fermi, ma non per colpa nostra. O meglio. Io e Giovanni ci stiamo facendo il culo (voi direte, “finalmente!”). Quindi il blog è un po’ in secondo piano. Vi promettiamo che cercheremo di scrivere più spesso. Perché sappiamo che un po’ vi manchiamo, vero?
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MA GIOCHIAMO MALE

11 settembre 2008

Dura analisi di Sconcerti sull’Italia che vince ma non convince

Non è una bella partita ma ha il pregio di non avere importanza. Lippi è il primo commissario tecnico ad avere la forza di ammettere che i preliminari non contano. Sono solo una prassi necessaria per poter giocare i Mondiali veri. Queste piccole tappe estive fra due anni non avranno nessun posto nella memoria.

Saranno infortuni della storia o del clima, come è successo a Cipro dove gli avversari correvano il doppio e noi ci siamo difesi chiedendo l’anticipo dell’inizio del campionato. Dimenticando che Cipro è molto più a sud nel Mediterraneo e molto più indietro in quella che noi chiamiamo preparazione. Perché dunque continuavano a correre più di noi se non ne avevano motivo? Ora sappiamo che non c’è risposta. Che queste partite ufficialmente non hanno importanza. Saranno felici gli sponsor e anche quei pochi milioni che hanno deciso di guardarle. Il senso vero della storia è che Lippi naviga come un totem nella mediocrità del calcio di questi tempi. Non c’è sorpresa, non c’è cosa che non avesse previsto. E se diventa imbarazzante rincorrere ciprioti e georgiani la risposta è che bisogna ormai anticipare di un paio di settimane l’inizio del campionato. E quel poveretto del presidente federale, che non è campione del mondo, che pure è costretto a seguirlo e a ribadire che una prima giornata a Ferragosto sarebbe cosa buona e giusta. Con l’Italia al mare, assolutamente non preparata alla preoccupazione del campionato, bisognosa anzi di dimenticare tutto, esiti delle proprie squadre comprese. La modernità ci abitua a ribaltare i pensieri, ma dire che giochiamo male contro Cipro e Georgia perché non ci bastano due mesi di preparazione è un assurdo che va denunciato. È tempo di dare alle cose l’importanza che hanno.

L’Italia non sarà ogni volta una giusta causa di felicità nazionale, ma non si può nemmeno nascondere la nostra leggerezza dietro ostacoli che non riescono a esistere. Molti dei nostri giocatori, i più importanti, fanno fatica in questo momento ad avere dimensione internazionale. Purtroppo sono i migliori. Il primo è Pirlo, ne abbiamo già parlato. È involuto e lento come un robocop. Sembra non pensare più da tempo. Ricominciando dopo 60 partite in un anno, ripete ormai i movimenti quasi in modo automatico. Il secondo è Aquilani, splendido giocatore che almeno una volta però dovrebbe decidersi a essere decisivo. Il terzo è Toni, ormai professionista del calcio televisivo. Conosce benissimo i tempi in cui disperarsi, meno quelli in cui risolvere la crisi di fantasia della propria squadra. Il quarto è Cannavaro, pericoloso negli anticipi e molto bravo a nascondere i propri limiti approfittando dei limiti dei compagni di reparto. Il quinto è Camoranesi, il migliore in senso assoluto ma anche lui sempre di routine. Una squadra quasi senza cuore, di sole promesse, che alla fine va oltre l’avversario e finisce per dominare questo magro girone quasi per pura forza mediatica, con due gol dell’unico giocatore che vuole ancora affermarsi, che non è stato saziato da un Mondiale praticamente saltato, De Rossi. Visto che come dice Lippi, queste partite non hanno vera importanza, ce lo possiamo allora dire con sincerità: giochiamo male. Praticamente tutti. Avremmo ampie giustificazioni, tra cui anche l’indigenza dell’avversario (non si può giocare bene da soli), ma l’evidenza è che non si può seriamente discutere. Ci aspettano due anni di dogma. Mai parlare del superfluo. E servire sempre quelli che hanno già vinto e detengono la verità.

Mario Sconcerti
[www.corriere.it]
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PROVACI ANCORA CHINO?

8 settembre 2008

Recoba ha firmato per i greci dal Panionios

In fondo, è un ex giocatore da tempo. Ma non per i problemi fisici, non per la sua poca bravura calcistica. Alvaro Recoba è sempre stato vittima di se stesso. Però (e di questo mi prenderete in giro), viene un po’ di nostalgia a vederlo lì, con quella maglietta rossa, che lui stesso fino all’altro ieri non aveva mai visto. Nostalgia delle giocate, rare, ma folgoranti. Di quella speranza che non ti conduce a niente, ma che quando ce l’avevi in panchina e stavi perdendo pensavi: ma sì, adesso entra Recoba e segna su punizione. Sarà successo due o tre volte al massimo e basta. Che giocatore è stato? Di sicuro il più chiacchierato per il suo ingaggio e la protezione del suo presidente, Moratti. A Venezia costruì da solo una salvezza e tutti dicevano: rende solo nelle piccole. A San Siro provò a regalare uno scudetto, quando nella sfida decisiva in casa con la Roma nel 2002, segnò una doppietta da favola. poi rientrò Ronaldo, Cuper lo dirottò in fascia sinistra e l’incantesimo si spezzò. Poi sempre stagioni incompiute, prodezze e infortuni, prestazioni inutili e scazzo totale in allenamento. Nell’anno dello scudetto dei record ha segnato un solo gol, su angolo, a scudetto già vinto: il manifesto della sua carriera. A Torino un gol e cento altri infortuni. In Grecia non so quanti soldi prenderà, né con che spirito ci è finito. Spero solo che ogni tanto arrivi su youtube qualche video di qualche suo gol da 30 metri sotto l’incrocio. A quel punto, a qualche interista pazzo e un po’ pirla, verrebbe da dire: il Chino è sempre il Chino. Vero, ma senza di lui, l’Inter ha vinto. Con buona pace di Moratti, che si è dovuto “accontentare” di vincere senza il suo pupillo.