Archive for marzo 2010

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AL DI LÀ DEI PALI

27 marzo 2010

Ci sono differenze che non potranno mai essere cancellate, per fortuna. La diversità aiuta e rende tutto più bello. Per esempio: la Juve perde e i suoi tifosi danno contro, nell’ordine, a presidente, dirigenti, allenatori, giocatori, massaggiatori, terreno di gioco di Vinovo. Legittimo: vedono la loro squadra perdere in continuazione, ritengono, giustamente, che i propri colori non siano portati degnamente. E protestano. Poi ci sono i tifosi del Milan, che non sanno ancora se devono ascoltare le parole del loro presidente, o quelle del loro allenatore. Non sanno se sono forti, come credono di esserlo dopo un Milan Chievo, o se sono stanchi bolliti e sfortunati appena perdono con il Parma. E se vincono con il Chievo è tutto merito della classe infinita di Seedorf, dell’immenso Favalli eccetera eccetera. E se perdono con il Parma è tutta colpa di Seedorf che non corre, di Favalli che è vecchio, di Berlusconi che non caccia i soldi. I tifosi della Roma, ad esempio, perdono lo scudetto a mezz’ora dalla fine e vanno a rendere omaggio ai giocatori. Certo, non sono proprio l’esempio dei tifosi modello, tra coltelli e bombe carta.

Poi ci sono io, che tifo l’Inter. E mi vanto di tifare l’Inter talmente tanto, che nessuno può capire bene quanto me cos’è l’Inter. Neanche Mourinho lo sa, anche se lo sta imparando. Oggi abbiamo perso, dopo un errore di Julio Cesar e un errore di Lucio. Dopo una traversa, un incrocio e un palo al 95′. E dopo sette cartellini gialli. Quattro di questi pesano, perché mostrati a diffidati. Dopo anche un gol in cui Pandev parte in fuorigioco e un rigore non dato a Brighi. Il rosso a Chivu, anche? Pensando a come Morganti abbia graziato Toni (trattenuta su Zanetti che riparte), Perrotta (fallo di frustrazione dopo che l’Inter gioca la palla con Menez a terra, che come mostra il replay è a terra a fare scene), e come abbia sorvolato sulle perdite di tempo di Pizarro e compagni, sempre pronti a stare per terra (per primo Toni, che affonda due volte appena sente l’alito di Chivu), penso sia la cosa meno scandalosa. Pensate cosa sarebbe successo se il contatto Burdisso-Milito del primo tempo fosse avvenuto a parti invertite. Minimo sarebbe intervenuto anche il papa al tg1 per parlare di favori.

I tifosi dell’Inter, anche loro, non sono il modello del tifoso perfetto. Però, da quattro anni, sono nella testa di tutti. Dicevano che era l’interista a diventare pazzo. Pensate a cosa è successo prima di Inter-Chelsea. Tutta Italia che diceva “Forza Carletto”. È stato così bello vincere e ascoltare il silenzio dei gufi. Sì, perché non è rimasto altro che gufare. Legittimo e doveroso. Fa però sorridere, quasi con tenerezza. Come vedere Rosella Sensi che vince una partita ed esulta alla Galliani: forse non le avevano detto che oggi non finiva il campionato. Anche perché, se fosse finito, c’era sempre l’Inter davanti. I tifosi dell’Inter, stasera, difendono la squadra a costo di essere faziosi. Tifo è uguale a faziosità. Se un tifoso dovesse scaricare la sua squadra nel momento di difficoltà, che tifoso sarebbe? Tiferebbe la Juve, o forse il Milan.

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La Liguria di Muzio

25 marzo 2010

Ecco la recensione di Liguria Paranoica, blog del carissimo Matteo Muzio.

Paranoie? Più che altro delle stoccatine. La Liguria sullo sfondo, in mezzo tanta politica, qualche retroscena, ma soprattutto notizie gustose. Liguria Paranoica, il blog di Matteo Muzio non lascia molto all’immaginazione. Si capisce subito dove si è finiti: la foto di Sestri Levante racconta di tanto amore per questa regione. Anche se a volte le paranoie sono un po’ sarcastiche, quasi amare.

Un tema grafico essenziale per valorizzare la foto: il bello si deve vedere subito. Semplicità, prima di tutto. Fin troppa, se è vero che quasi tutti i post sono senza foto. Un po’ di movimento, ogni tanto, viene dato dai filmati di Youtube. E poi i post sono piuttosto brevi, scritti in agilità. Si lascia leggere, questo blog, non c’è che dire. Anche chi magari non si interessa proprio di Liguria/Politica Ligure – e diciamolo, non tutti si sbonnano (sbonnano, voce del verbo sbonnarsi, chiedere a Falcini per l’etimologia) di questi argomenti.

Insomma, se volete pescare un politico ligure in fuorigioco, sapere se ha fatto qualche cazzata. Se volete sapere se in Liguria i benzinai mettono in vendita bibite anti-sbronza. Se volete una critica pesante nei confronti Bagnasco, se volete trovare qualche sberleffo a partiti in disgrazia o a partiti di maggioranza, fatevi un giro su Liguria Paranoica.

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INTER LIVORNO DALLA TRIBUNA STAMPA

25 marzo 2010

MILANO – «La capolista se ne va, la capolista se ne va». La festa esplode sul 3-0, quando Eto’o e compagni stanno passeggiando da un tempo sui resti di un Livorno abbattuto dalle magie del leone camerunense. Quando arriva la notizia del gol di Bojinov, San Siro non guarda praticamente più la partita. È tutto un «Chi non salta rossonero è». Chi non salta è rossonero e sta a meno quattro.

Quando non erano ancora arrivati gol e dediche speciali da Parma, l’Inter passa la prima mezz’ora tra un applauso per Chivu, tornato sulla fascia sinistra armato di caschetto, e uno sbuffo per qualche ripartenza lenta e imprecisa, quasi svogliata. Come se la scelta di Cosmi di lasciare Lucarelli in panchina avesse dato il via libera ai nerazzurri: in un modo o nell’altro, la si porta a casa.

Il 3-5-2 del Livorno è fragilissimo dietro ma riesce a spaventare Julio Cesar. Cordoba si immola alla mezz’ora, salvando la porta in tuffo. Chivu è comunque arrugginito da due mesi di stop e quindi Raimondi e Di Gennaro provano a dare fastidio da quella parte. Materazzi, come al solito impeccabile quest’anno, riesce a tenere sotto controllo Danilevicius senza troppi sforzi. Quando Pulzetti impegna Julio Cesar e le folate di Quaresma strappano i primi applausi convinti di San Siro per lui, è il segno che la partita sta per esplodere.

A stapparla è Samuel Eto’o, che non segnava in campionato dal mese di dicembre. Troppo, per il Re leone. La palla di Thiago Motta è una consegna: vai Samuel, pensaci tu. Rubinho può solo raccogliere. All’Inter vengono i cinque minuti. Quaresma punta Perticone, che ne perde le ruote troppo facilmente. Rubinho salva su Eto’o, che l’azione dopo, su assist di Pandev, si inventa un nuovo colpo: la rovesciata al limite dell’area piccola. San Siro è ai suoi piedi, il due a zero mette il sigillo a una partita mai veramente in discussione.

Rivas non è riuscito a limitare i danni dei suoi compagni di reparto: Knezevic e Perticone hanno visto i fantasmi ogni volta che l’Inter accelerava. Perfino Quaresma sembrava a tratti irresistibile, e San Siro ha gradito. Poi quando al 60’ Maicon ha scavato la fascia per scaricare in porta il pallone docile servitogli da Thiago Motta, tutto lo stadio ha messo l’orecchio alle radioline aspettando buone nuove da Parma. L’unica distrazione concessa, la standing ovation per Chivu, che ha giocato 77’ da giocatore vero.

Balotelli ha seguito la partita in piedi, nella zona vip: chissà per chi tifa?, si sono chiesti in tanti. E la curva gli ha mandato un messaggio chiaro: «Uno spogliatoio unito, forte e inattaccabile come non mai nient’altro ha da fare che allontanare chi porta zizzania e guai». Più un altro suggerimento su come utilizzare la maglia rossonera. Come dire: il tempo sta scadendo. E infatti il coro più forte è stato quello per Mourinho. Ha vinto Josè, anche ieri sera. No, ha vinto l’Inter, direbbe Mario. Vero, Mario. E il Milan ha perso.

Luciano Cremona

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JUVE, LA STRADA E’ ANCORA LUNGA

23 marzo 2010

Nell’estate 2006, in pieno scandalo, Jean-Claude Blanc disse: «Ci vorranno 5 anni per tornare a essere la Juve». Poi la scorsa estate gli arrivi di Diego, Felipe Melo, Cannavaro, Grosso e Caceres. Cinquanta milioni solo per i due brasiliani. E di colpo, nelle griglie delle favorite, madama Juventus era al secondo posto. Buffon miglior portiere della serie A, Chiellini miglior centrale italiano, Felipe Melo titolare nel Brasile, Diego stella della Bundesliga. E davanti, Iaquinta al top della maturità calcistica. Quota scudetto: 3,50. Forse gli esperti di scommesse, ma soprattutto i dirigenti della Juve non si sono accorti che Lippi aveva portato a Torino Cannavaro e Grosso: l’unico modo per giustificarne la convocazione in Nazionale. Quindi centrale e terzino sinistro di scorta, dove invece serviva intervenire. Per il ruolo di terzino destro è stato azzeccato l’acquisto di Caceres, che però è sempre in infermieria. Felipe Melo si è rivelato essere il Mr.Hide che era già comparso in alcune partite con la Fiorentina: falloso, irritante, banale, quasi grottesco negli appoggi orizzontali sbagliati. Sissoko è stato fuori a lungo, Marchisio si è lasciato appassire dall’ombra di impotenza di questa Juve. Diego non è mai stato veramente lui: quasi dannoso, a volte gli viene preferito Candreva, altro tassello di Lippi. E se Iaquinta è sparito per mesi per un infortunio quasi misterioso, Amauri si è dimostrato essere solo un centravanti da squadra media: e pensare che lo dipingevano come il nuovo Ibra.

Da dove deve ripartire la Vecchia Signora? Innanzitutto da un nuovo progetto tecnico. Via Secco, non in grado di gestire nemmeno le sostituzioni già ai tempi di Capello (storica la sfuriata di Ibra in un Treviso-Juve). Un uomo di campo servirebbe a saper scegliere giocatori adatti sia per personalità che per caratteristiche tecniche. Servono un terzino sinistro, un centrale, un centrocampista e un attaccante di livello europeo. In pratica, la colonna vertebrale della squadra. Poi, una guida di carisma. Non un uomo di campo alla Zaccheroni, che non ha avuto il coraggio di reimpostare la difesa a tre, come fece in corsa all’Inter e si è trovato nelle stesse condizioni di Ferrara. Non penso che Prandelli sia l’uomo giusto. Alla Juve, per ripartire, servirebbe un allenatore alla Mourinho.

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TI SPIEGO, MARIO…

22 marzo 2010

Ti spiego un attimo perché non avresti dovuto toccare quella maglia, neanche per gioco. Te lo spiego dall’alto di un mare di domeniche, di sabati, di settimane buttate via per l’Inter. Dall’alto di tutte quelle volte che ho rinunciato a uscire, a vedere i miei amici, perché c’era l’Inter. Dovessi contare le ore del giorno in cui penso all’Inter, beh, forse non basterebbero. Tu tifi il Milan? Ecco: fai il favore. O fai come tutti gli altri calciatori del mondo, che sono dei PROFESSIONISTI e lasciano da parte questo aspetto (e tu, te ne devo dare atto, quando sei in campo lo hai fatto, e anche alla grande). Oppure fai il piacere di dire: me ne voglio andare, subito. Via il dente, via il dolore.

Non è Marco Materazzi a doverti spiegare cos’è l’Inter. Anche lui ad un certo punto ha pensato al Milan. Te lo potrebbe spiegare il capitano, ma sarebbe fin troppo scontato. Fatti spiegare cos’è l’Inter da Ivan Cordoba, ad esempio. Lui, per l’Inter ci ha rimesso il naso, poi il ginocchio. O chiediglielo a Chivu, cos’è l’Inter. Lui si è rotto la testa per anticipare Pellissier, in Inter Chievo.

Chiediglielo a quei pazzi che vanno in trasferta a vedere l’Inter. O chiedi a mia mamma quante lacrime ho pianto per questa squadra, quante volte non ho mangiato prima di una partita. O prova a spiegare ai bambini che hanno preso la tua maglia 45 nerazzurra che tu adesso vai in giro a farti mettere addosso quella rossonera. Eppure quella sera del centenario, a San Siro, c’eri anche tu. Giacinto Facchetti ha parlato per bocca di Gianfelice, che ha spiegato al mondo che cos’è l’Inter. “Con i colori del cielo e della notte. Infinito amore, eterna squadra mia”. Ecco, Mia, non tua. Togliti la mia maglia, Mario. Due scudetti valgono meno dei nostri colori.

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HIGUAIN, IL VERO TESORO DEL REAL

22 marzo 2010

Nel giorno in cui il mondo si accorge di Romelù Lukaku (attaccante 16enne, capocannoniere in Belgio con l’Anderlecht), che grazie a Football Manager ho già avuto modo di conoscere (e ve ne parlerò), mi piace esaltare il giocatore del Real Madrid che ha il tasso più alto di sottovalutazione assoluta. Ora, guardate questo video:

Visto l’accelerazione? Ecco. Questo gol è il manifesto di Gonzalo Higuain. Accelerazioni fulminanti e buon calcio. Nel Real galacticos quest’anno ha segnato quanto C.Ronaldo. Ventidue gol stagionali, due in Champions, dove però pesa quel palo a porta vuota nel ritorno con il Lione. Ma di questi 22 gol, il bello è qui: 11 di destro, 10 di sinistro e uno di testa. Ok, non sarà un fenomeno sulle palle alte. Ma segnare sia di destro che di sinistro è una caratteristica oramai in estinzione tra gli attaccanti europei. Tempi andati quelli di Ronaldo (il Fenomeno), praticamente ambidestro. Non sapere da che parte chiudere, per un difensore, è un bel problema. Se ci si aggiunge la velocità di base di Higuain unita ad una tecnica e a un dribbling davvero di alta qualità si ottiene il centravanti moderno. Certo, Football Manager lo dipingeva com “il nuovo Trezeguet”, forse perché è franco-argentino. In realtà, in questi tre anni a Madrid, “El Pipita” ha messo in mostra qualità tecniche ben diverse. Maradona sa di avere a disposizione un’arma formidabile. Non capisco invece se il Real si sia reso conto della forza dell’attaccante argentino: a giudicare dall’acquisto di Benzema, beh, la fiducia non era proprio alle stelle. Il francese è fermo per infortunio, ma Higuain – che è coetaneo di Benzema, entrambi nati nel dicembre dell’87 – al Realci è arrivato nel 2007. Con un impatto decisamente migliore.

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LA MIA TABELLA SCUDETTO

22 marzo 2010

Ecco come andrà a finire, secondo me.

La classifica attuale: Inter 60, Milan 59, Roma 56.

30. Inter-Livorno 1
Parma-Milan 2
Bologna-Roma 2
(Inter 63, Milan 62, Roma 59)

31. Roma-Inter 1
Milan-Lazio 1
(Milan 65, Inter 63, Roma 62)

32. Inter-Bologna 1
Cagliari-Milan 2
Bari-Roma X
(Milan 68, Inter 66, Roma 63)

33. Fiorentina-Inter 2
Milan-Catania 1
Roma-Atalanta 1
(Milan 71, Inter 69,  Roma 66)

34. Inter-Juventus 1
Sampdoria-Milan X
Lazio-Roma 1
(Inter 72, Milan 72, Roma 66)

35. Inter-Atalanta 1
Palermo-Milan 1
Roma-Sampdoria 1
(Inter 75, Milan 72, Roma 69)

36. Lazio-Inter 2
Milan-Fiorentina 1
Parma-Roma 2
(Inter 78, Milan 76, Roma 72)

37. Inter-Chievo 1
Genoa-Milan 2
Roma-Cagliari 1
(Inter 81, Milan 79, Roma 75)

38. Siena-Inter 2
Milan-Juventus 1
Chievo-Roma 2
(Inter 84, Milan 82, Roma 78).