Posts Tagged ‘Bayern Monaco’

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CHELSEA, IL SEGRETO DEI VIDEO DI CECH E DI MATTEO

21 Mag 2012

ImmagineRoberto Di Matteo non è solo un uomo fortunato. La fortuna bisogna meritarsela e lui, assieme al suo staff, ha fatto di tutto per ottenerla. E al di là delle tattiche difensive, dei contropiedi e dell’affidamento totale a Didier Drogba, ci sono un paio di video che spiegano, almeno in parte, il successo del Chelsea in Champions.

IL VIDEO DI INCORAGGIAMENTO. Si tratta di un video che Di Matteo ha mostrato in albergo ai giocatori. Mezzora di in bocca al lupo fatti ai giocatori dai propri familiari. Ovviamente Lampard e compagni erano all’oscuro di tutto e si sono trovati di fronte ad un filmato davvero emozionante. Mixato con spezzoni di partite, il video ritraeva genitori, fratelli e amici di ognuno dei calciatori del Chelsea, nelle loro case, mentre incitavano i propri campioni. “Ci hanno sorpresi con i loro messaggi – ha detto Drogba -. Ci sono sempre stati vicini, anche dopo sconfitte come quella di Mosca”. “È stato emozionante, ma anche un po’ imbarazzante”,  ha raccontato Ryan Bertrand, sorpresa assoluta nell’11 titolare di Di Matteo. E così tra un pizzico di commozione e le inevitabili risate per le performance video dei familiari, il Chelsea è andata alla battaglia con il cuore gonfio. D’amore.

CECH E I RIGORI STUDIATI. L’altro segreto, inevitabilmente, è quello che custodiva Petr Cech  nella sua testa, sotto al suo casco. Nei giorni precedenti alla partita si è studiato un dvd confezionato apposta per lui. Durava due ore e conteneva tutti i rigori calciati dal Bayern Monaco dal 2007 ad oggi. Cech esplose proprio grazie ad una famigerata serie di calci di rigore: era la finale dell’Europeo Under 21 del 2002 e la sua Repubblica Ceca si impose dal dischetto 3-1, con due parate oltre il limite del regolamento. Cech infatti, forte della sua altezza, si mosse in avanti in occasione di tutti i rigori, andando a coprire lo specchio della porta. Contro il Bayern Cech ha intuito tutti e sei i rigori calciati, ne ha parati tre: anche il palo di Schweinsteiger è stato deviato dalla mano del portiere ceco. “Gli unici due rigori per i quali avevo dei dubbi sono stati quello di Robben e quello di Neuer, che non mi aspettavo”, ha spiegato Cech. Che ha anche raccontato il perché delle sue scelte: “Robben calcia con la stessa probabilità sia a destra che a sinistra. Si è presentato a calciare nei supplementari, quando era stanco, quindi era più facile che calciasse di potenza. In più, lui è mancino, io sono mancino, era più probabile calciasse alla mia sinistra. E, in più, ho pensato di buttarmi alla mia destra: per questo mi sono buttato a sinistra e ho parato”. “Con  Neuer altra storia: di solito il portiere rigorista è Butt, che aspetta che il portiere si butti e poi lo spiazza. Così ho immaginato che Manuel facesse lo stesso, per questo mi sono buttato un po’ in ritardo e non ci sono arrivato”.

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INFINE GORAN, CHE LIBERAZIONE

15 marzo 2011

“Toglilo. Levalo. Basta. Non se ne può più”. Sono le parole più dolci arrivate alle orecchie di Goran Pandev dopo aver stoppato di schiena il tiro di Wesley Sneijder: sarebbe stato 2 a 3. L’olandese ci ha messo un po’ a tornare a centrocampo. E’ passato dalle parti di Leonardo e si è lamentato con l’allenatore. Era incredulo, Sneijder. Lo erano tutti i tifosi dell’Inter. Lo era anche lo stesso Pandev.

Vero, al minuto tre aveva messo in porta Eto’o. Un lampo che aveva fatto pensare a tutti: toh, forse Goran stasera la imbrocca. E invece. E invece si è portato dietro i fantasmi di troppi gol clamorosi falliti e di troppe partite da corpo estraneo. L’ultima, con il Brescia, e quei due destri calciati addosso ad Arcari. Ma bastq pensare alla sfida di Verona con il Chievo, a quel palo a porta vuota. O, ancora, a tante troppe volte in cui, al momento buono, Pandev si è incartato, cercando il sinistro, pasticciando con il destro.

Eppure la favola di Goran era cominciata nel gennaio 2010, dopo la prigionia biancoceleste. E subito era arrivata la gloria, con la punizione-gol nel derby con il Milan. Tre gol da gennaio a giugno, vincendo tutto con Mourinho ma agendo da punta esterna. Anzi, da esterno puro di centrocampo, sempre lontano dall’area. Poi Benitez, il gol in Supercoppa con la Roma, la fatica infinita in campionato. Poi di nuovo la luce, con il gol in finale del Mondiale per Club contro il Mazembe. Doveva essere il punto più alto e quello da cui partire.

E invece. Errori, fischi, giocate sbagliate. Fino al tiro di Sneijder goffamente murato. Sembrava la parola fine. San Siro non sarebbe più stato il posto ideale per giocare a pallone, per Pandev. Poi, si sa, il calcio è strano. E l’occasione è arrivata, piovuta dal cielo grazie a Eto’o, che forse arriva proprio dal cielo, dallo spazio, extraterrestre com’è. Pandev ha calciato di sinistro, il suo sinistro. La palla si è alzata, ma si è infilata in porta. Si è tolto la maglia, Nagatomo l’ha abbracciato. Eto’o, dal momento dello scarico del passaggio, è rimasto immobile. Ha visto il gol ed è stato fermo, in mezzo all’area. Si è goduto il momento, e ha vissuto il gol di Pandev come una liberazione.

Stava diventando un problema per tutti. Per Julio Cesar, per i tifosi, per Leonardo. Che è stato sommerso dai suoi uomini, come se il gol l’avesse fatto lui. E in effetti, l’aver lasciato in campo Pandev, aver creduto in lui fino in fondo, è stata anche una vittoria di Leonardo. Goran si è ripreso l’Inter, con il gol più importante della sua vita. E i tifosi, dopo aver quasi pianto di gioia, si sono sentiti in dovere di chiedergli scusa. E dirgli: “Grazie, Goran”. E finalmente, aggiungiamo.

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SIAMO NOI

24 Mag 2010

Lo ammetto. Ieri sera ci ho pensato: «E adesso?». Ho aspettato questo mese di maggio per 25 anni: vincere tutto, dominando, lottando, soffrendo. La Coppa in casa della Roma, poi andare a Siena e vincere all’ultimo respiro. Poi vedere il mio capitano che si trasfigura mentre alza la Champions. Abbiamo completato l’opera. Ho pianto tanto, come non mi era mai successo. Avevo pianto tante lacrime amare, ma quello di sabato è stato il pianto più bello della mia vita. Quei ragazzi hanno realizzato i miei sogni, Josè è stato il nostro condottiero. Vedere l’alba a San Siro è stata un’emozione che non mi ha permesso di urlare a squarciagola. Era come se mi stessi guardando da fuori e mi vedevo lì, a due passi dal capitano con in mano la coppa, con il sole che sorgeva, e mi dicevo: “Ecco, questo è il momento”. Ed è stato immenso, bellissimo, forse irripetibile. Ecco, questo è l’unico mio dubbio. Che una gioia così genuina non possa tornare. Che ormai l’apice l’abbiamo raggiunto. Poi mi son concentrato su Cambiasso, che girava con la maglia di Giacinto. Ho guardato il capitano più bello del mondo e ho pensato: “Con questi ragazzi non finirà mai”. Supercoppe, mondiali per club, vogliamo tutto. Ma ormai la storia è scritta: gli immortali siamo noi, sono io che ho pianto, è il capitano che la Coppa se l’è messa in testa perché la voleva da 700 partite.  Non sarà mai solo la gioia di una sera. Perché il momento di una vita è arrivato e me lo porterò dentro per sempre.

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ALBA NERAZZURRA

23 Mag 2010

La coppa è arrivata con il sole. I cancelli di San Siro sono stati aperti alle 2.30, mentre capitan Zanetti e il figlio del presidente Moratti sono entrati sul terreno di gioco alle 6.07. L’alba milanese aveva già svegliato anche chi si era addormentato sui seggiolini del Mezza. Quarantamila persone, un mare di gente nerazzurra, ha vegliato l’arrivo degli eroi di Madrid, cantando per ore. Non c’era Josè Mourinho, e i tifosi se ne sono accorti subito. C’era però il principe Milito, che non ha fatto in tempo a spostarsi in mezzo al campo con il microfono per dire “Grazie” al suo popolo, che è stato sommerso da cori di esaltazione. Mezz’ora di coppa per gli occhi dei tifosi. Pochi minuti per ammirare quel trofeo che tanti avevano visto solo in tv. Fuochi d’artificio, fumogeni, bandiere. La notte nerazzurra è finita con Esteban Cambiasso che ha salutato, instancabile, tutti i tifosi, dopo il giro di campo. Alcuni giocatori non erano presenti, altri hanno fatto un breve giro per poi andare a riposare. All’uscita dallo stadio l’assalto alle macchine di Milito e Samuel. Alle 7.15 la festa non era ancora finita. A Milano i clacson sono ancora bollenti.

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Arriva il Bayern, Firenze aspetta la sua notte

9 marzo 2010

da www.lasestina.unimi.it

Corriere dello Sport)La neve penultimo ostacolo. Poi sarà solo il momento della rivincita. Il giorno di Fiorentina-Bayern Monaco è arrivato, ma sulla Toscana e su Firenze nevica. Si sono mobilitati gli addetti allo stadio: il campo del Franchi è riscaldato, il rinvio rimane solo un’ipotesi remota. L’assessore allo sport di Firenze Dario Nardella e i vertici della società viola sono in contatto costante. Per ora sulla città sta scendendo del nevischio che non rimane sulle strade.

CITTÀ IN FERMENTO – «Dobbiamo assaporare questo momento, viverlo con gioia e felicità. Mantenendo l’orgoglio di rappresentare Firenze e l’entusiasmo dell’essere arrivati fino a qui». Le parole di Cesare Prandelli per raccontare lo spirito di una città e di un popolo che hanno ancora il dente avvelenato dopo lo scippo di Monaco. Quel 2-1 di Klose, che ha scatenato proteste, telefonate e indignazione dovrà essere ribaltato  «non con la foga e con la voglia di segnare subito». Anche se il pubblico spingerà: tutto esaurito al Franchi, con circa tremila sostenitori tedeschi a fronteggiare i caldissimi trentacinquemila viola.

ATTENTI ALL’ARBITRO – Occhi puntati più che sui giocatori, sull’arbitro. Sarà lo spagnolo Alberto Undiano Mallenco a dirigere la sfida. Non un compito semplice per il 36enne di Pamplona, che però ha un buon curriculum internazionale e fischierà anche in Sudafrica, dove ha rubato il posto al ben più quotato Mejuto Gonzalez. I tifosi viola si sono subito dati da fare per scavare nel passato del fischietto spagnolo, come si può leggere sul sito violanews.com.

Franck Ribery, 26 anni, pericolo numero uno per la Fiorentina

FORMAZIONI – Felipe terzino sinistro e due giganti al centro della difesa. Prandelli vuole blindare il reparto arretrato. Prima non prenderle, poi ci sarà il tempo per trovare un gol. Kroldrup e Natali in mezzo, con De Silvestri a destra. Da centrocampo in su Fiorentina al top, con Cristiano Zanetti e Montolivo alle spalle del trio Jovetic, Marchionni e Vargas. Gilardino, là davanti, dovrà guadagnarsi la gloria lottando con il gigante Van Buyten, che guiderà una difesa rimaneggiata data l’assenza di Demichelis. Giocherà centrale Badstuber, con l’esordiente Alaba a sinistra. Confermato il centrocampo a quattro con Robben e Ribery sugli esterni, mentre in avanti Muller appoggierà Mario Gomez. Fischio d’inizio alle 20.45 (diretta Sky Sport e Premium Calcio).

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PERCHÉ NO? PERCHÉ NO!

4 marzo 2010

In Spagna il calciomercato sui giornali dura tutto l’anno. E le sparano davvero grosse. Mi ricordo di quando nell’estate 2008 ero a Ibiza e compravo Marca: per tre giorni, pagine e pagine di presentazione al Real di Cazorla e David Villa. Che come invece tutti sapete, giocano ancora nel Villareal e nel Valencia. Oggi il Mundo Deportivo parla di Ribery. Ad un certo punto, dicono che tra le possibili destinazioni ci sarebbe la Juve, che offrirebbe in cambio Diego. Tuttosport (ma anche il Corriere dello Sport) rilancia il tutto in home. Quello che mi chiedo: attentato alla sanità mentale delle persone, prostituzione intellettuale o semplice gusto di sparare cazzate?

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OVREBO, ABBIAMO UN PROBLEMA…DI VISTA?

18 febbraio 2010

Piccola ricapitolazione delle illuminanti prestazioni dell’arbitro norvegese Tom Henning Øvrebø e dei suoi collaboratori su campi europei. Sono i più eclatanti.

  1. Champions League 2002. Inter-Liverpool 0-1: espulsione per doppia ammonizione per Burdisso, ma per il Liverpool il trattamento non è lo stesso. La media voto del norvegese sui quotidiani italiani fu di 4,75.
  2. Euro2008. Italia-Romania 1-1: annullato un gol regolare a Toni sullo 0-0. Qualche giorno dopo, Ovrebo si scusa. Ma il fuorigioco fischiato dal collaboratore Randen è grottesco.
  3. Champions League 2009. Chelsea-Barcellona 1-1: mancano due rigori per due falli di mano netti di Piquè e Eto’o. Il secondo è una parata su un tiro a botta sicura. Drogba e Ballack rischiano di picchiare l’arbitro.
  4. Champions League 2010. Bayern Monaco-Fiorentina 2-1: l’espulsione di Gobbi può starci. Sullo 0-0 non dà il vantaggio sul gol di Gomez ma fa calciare il rigore. Manca l’espulsione per Klose. Il gol convalidato al Bayern va al di là del bene e del male. Pare che il norvegese abbia chiesto scusa, di nuovo. Di buono c’è che al Mondiale non ci sarà. Almeno quello.