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12.12.12. IL NUMERO CHE NON MI PIACE MA CHE HA FATTO LA STORIA

12 dicembre 2012

urlNon mi è mai piaciuto il numero 12. Forse perché faccio il portiere da quando ho sette anni e ho sempre avuto una certa allergia alla panchina, allo stare fuori. Non ho mai giocato con il 12. E siccome non ho mai giocato in un campionato importante, ho praticamente sempre giocato castutilloon l’1, da titolare.  Sono cresciuto con la consapevolezza che il 12 fosse il numero della riserva, di quello che non giocava mai. Anche se magari era simpatico. Ad esempio: Astutillo Malgioglio. Lo trovavo sempre nelle figurine, aveva quei baffoni indimenticabili e una faccia simpatica. Non mi ricordo una sola partita di Astutillo, ma era come se lo conoscessi da una vita. Era il 12 perché davanti a lui c’era il più forte, il mio preferito, quello che ho più amato. Walter Zenga.

Poi qualcosa è cambiato. Non solo la numerazione, non più vincolata al classico 1-1. Il portiere titolare, una delle poche certezze nel calcio, ha continuato a indossare l’1. Fino a quando sono arrivati quei due brasiliani mezzi sconosciuti. Dida e Julio Cesar. Arrivati sconosciuti, appunto, si sono imposti fregando i numeri 1 delle milanesi. Toldo, ad esempio, ha assistito dalla panchina alla scalata internazionale di Julio, senza peraltro mollargli l’1. Il titolare era Julio Cesar, ma l’1 stava in panchina. A pensarci, ancora oggi, mi fa davvero una strana sensazione pensare che tutti i più bei miracoli di Julione, compresa la parata su Messi, o quella su Robben in finale di Champions, siano stati compiuti con il 12 sulle spalle. Poi, una volta ritirato ToldOne, Julio si è assicurato subito l’1. La magia, però, era come se la fosse portata via quel numero 12. Non che con l’1 Julio sia peggiorato, sia chiaro. Ma il meglio l’ha dato con il 12 sulle spalle. Ora, per dire, al Qpr gioca con il 33.

Oggi il 12 dell’Inter è Castellazzi. Bontà sua, Strama gli sta preferendo Belec come secondo. Non che Castellazzi non sia un buon portiere, ma diciamo che la sua esperienza all’Inter non è poi molto fortunata, con una media di gol presi piuttosto imbarazzante. Il vero 12 da rimpiangere è stato, senza dubbio, Alberto, detto Jimmy, Fontana. Quattro stagioni (dal 2001 al 2005) con 24 presenze ricche di miracoli. Un piccolo grande fenomeno, tanto che a tratti diventò quasi titolare. Nella giornata del 12, che non amo, preferisco ricordare lui piuttosto che i tanti, come Giovinco (ma anche Henry), che ora lo usano pur essendo giocatori di movimento. Preferisco parlare dei veri 12, quelli che stanno nell’ombra e poi devono essere pronti, a non sbagliare, oppure ad entrare giusto per farsi infilare da un rigore. Senza tralasciare il fatto che il 12 è anche il numero dei tifosi, delle curve, di quel famoso dodicesimo uomo in campo che ti fa correre un po’ più forte. In un calcio in cui Giovinco gioca con il 12 e Napoleoni (centrocampista del Levadiakos) gioca con l’1, non riesco a non pensare che un numero 12 ha scritto un pezzo di storia del calcio moderno.

One comment

  1. Neanche a mefa impazzire questo numero…in ogni caso ti avevo scritto tempo fa pensavo avessi abbandonato il blog. Posso inviarti una mail?



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