Archive for the ‘C'era una volta’ Category

h1

L’ULTIMO SCORPIONE DI RENÈ

8 febbraio 2010

Ha salutato con uno scorpione e due gol, come ai vecchi tempi. Quarantatre anni, una pancia non nuova, i soliti capelli lunghi e l’estro dei giorni migliori. Anche se la faccia non è più la stessa. René Higuita ha dato l’addio al calcio, 25 anni dopo il suo debutto da portiere. Portiere per modo di dire: di Higuita ci ricordiamo per la mossa dello scorpione appunto, per le discese palla al piede partendo dalla sua area e per qualche gol qua e là. La partita d’addio – giocata come sempre a ritmi da derby del cuore – ha messo in luce il suo destro raffinato e la sua poca propensione a parare davvero.

Higuita ha fatto numeri su numeri, non solo in campo. Arrestato per aver mediato durante un sequestro senza aver avvisato la polizia, è stato anche squalificato per cocaina. Poi, qualche anno fa, ha partecipato al reality ‘Cambio Extremo’: cinque operazioni di chirurgia estetica.

Famoso più per la sua eccentricità che per le sue doti di portiere, a Italia ’90 scese con la palla fino a centrocampo: Roger Milla, bandiera del Camerun, gliela rubò, depositando in rete. Insomma, numeri da circo. Renè saluta, con lui, in campo c’era anche Valderrama, altro genio d’altri tempi.

h1

Il CORMORANO DALLE ALI DI CACHEMIRE

19 gennaio 2008

Patrick Kluivert, un bomber enigmatico

A guardar le statistiche, si direbbe che Patrick Kluivert è stato uno dei bomber più forti degli ultimi 10 anni. In realtà, questo non è vero fino in fondo. Kluivert è un classe 1976, e ha raggiunto l’apice della sua carriera nel 1995, a soli 19 anni, segnando in finale di Champions League contro il Milan il gol che regalò all’Ajax il titolo di campioni d’Europa. Con la maglia dei lancieri vinse anche due scudetti, la Supercoppa Europea e l’Intercontinentale.
Era l’ennesimo prodotto del vivaio dell’Ajax, alto, ma di doti tecniche indiscutibili. Un giocatore a mio avviso atipico per il semplice fatto che sarebbe potuto diventare un fenomeno generazionale. Poteva essere una sorta di Ibrahimovic ante litteram: la sua tecnica era ottima, e la sua fisicità gli consentiva di essere molto presente in area di rigore.
Il paragone con Van Basten fu presto proposto, e in fondo ci cascò lo stesso Milan, che lo acquistò nel 1997: una sola stagione, 9 gol fatti e decine e decine sbagliati. Crebbe così la sua fama di mangia-gol. Nel 1998 il trasferimento a Barcellona, dove rimase fino al 2004. 255 presenze e 120 gol, media di un gol ogni due partite, decisamente buona. Vinse la Liga nella prima stagione, ma le seguenti stagioni non furono luminose dal punto di vista delle vittorie. Kluivert aveva trovato la dimensione esatta della sua carriera. Un attaccante da 15 gol a stagione, ma mai decisivo fino in fondo, tanto è vero che Kluivert non ha più vinto niente. Dal 2004 è iniziata la sua peregrinazione per l’Europa, in cerca di contratti da classico giocatore a fine carriera, a dispetto di una carta d’identità che gli avrebbe consentito di giocarsela alla grande fino in fondo. Newcastle, Valencia, Psv (con cui vince lo scudetto, ma segnando appena 3 gol) e adesso Lille (6 presenze e 2 gol per ora). Sono le tappe del declino, di un giocatore arrivato sul tetto del mondo troppo presto e incapace di rimanerci. La sua carriera è stata una lunga discesa verso l’anonimato. Solo con la nazionale Kluivert si è sempre esaltato, 79 presenze e ben 40 gol, record assoluto. Ma i gol si sa, bisogna anche pesarli. E il peso specifico dei gol di Kluivert non è mai stato alto, ad eccezione del gol in finale di Champions.

h1

EL MATADOR

20 dicembre 2007

Marcelo Salas: Lazio, Juve, ma soprattutto la Nazionale Cilena

Marcelo Salas è il classico giocatore immortale per la nazionale del suo paese. Con 35 reti è il più grande marcatore della storia della “Roja”, e questo record è aggiornato di continuo, dato che tutt’oggi Salas risulta decisivo con la amglia della sua nazionale.
Classe 1974, dal 1993 al 1996 veste i colori dell’Universidad de Chile, segnando 76 gol. Passa poi al River Plate, dove con 31 gol in 64 partite si fa desiderare da tutta Europa. Se lo accaparra la Lazio di Cragnotti, nel 1998. 17 reti il primo anno, 12 l’anno successivo, quello dello scudetto. Il suo terzo anno è in calando, sole 7 reti in 21 partite.
Il Matador non è più il bomber spietato dei momenti d’oro, quello delle 4 reti ai mondiali ’98, con una doppietta da brividi all’Italia (2-2 col Cile al debutto) e un gol al Brasile agli ottavi. Lo acquista così la Juventus: 1 gol nel 2001/2002, 1 l’anno successivo. Salas gioca pochissimo, anche a causa di un tremendo infortunio al ginocchio. Per rigenerarsi, Salas torna al River per due anni, prima di far ritorno a casa sua, all’Universidad de Chile, dove tutt’oggi è protagonista.
Un centravanti strano, alto solo 173 cm ma molto abile di testa, forte fisicamente e col fiuto del gol. Ce lo ricordiamo tutti, oltre che per le sue prodezze, per la sua esultanza: segno della croce per poi inginocchiarsi con un dito al cielo. Era ed è il Matador, Salas, che sta riscrivendo tutt’oggi la storia della nazionale del suo paese, in barba a chi, come David Pizarro della Roma, si sente troppo forte per sprecarsi per la sua nazionale. Onore a Marcelo, che col suo compagno di nazionale Zamorano formava una coppia davvero fantastica.
h1

STEPHAN DALMAT, L’ORSO BRUNO

13 dicembre 2007

Un giocatore fenomenale che si è perso nei suoi dribbling

Stephan Dalmat, oltre che ad essere un ex nerazzurro, rappresenta per me un cruccio, una speranza fallita, un eterna promessa. E mi dispiace doverne parlare in “C’era una volta”, perché Dalmat avrebbe meritato di finire tra i campioni.
Classe 1979, ha già girato 10 squadre di club diverse. Arriva all’Inter nel gennaio 2001, alla corte di Tardelli (aihmè), in cambio del 50% del cartellino di Vampeta. Stephan, dimostra subito di essere un talento. Ha soli 21 anni, ma il suo passo è rapido e potente, il suo destro è formidabile, nel dribbling è fantastico. Tutti i tifosi capiscono subito che è arrivato un futuro campione. L’anno successivo ecco Cuper, che con il suo 4-4-2 classico con Guly (dico Guly, Guglielminpietro) e Conceiçao (proprio lui, “lo sao o non lo sao, che meraviglia questo Sergio Concessao”) lo marginalizza un po’. È un centrale? un esterno? Cuper lo impiega più come esterno, e Dalmat non demerita, ma non è folgorante come ai primi tempi. Verso fine stagione, con l’Inter in riserva e braccata dalla Juve, Dalmat si inventa un gol pazzesco a Verona contro il Chievo (l’1-1 provvisorio). Poteva essere lui l’uomo delle ultime giornate, ma Cuper, il 5 maggio, lo butta nella mischia troppo tardi a giochi ormai fatti. Dalmat inizia a palesare i suoi limiti: troppo confusionario, troppo innamorato del pallone e del dribbling.
L’anno successivo solo 15 presenze e nessun gol: da lì inizia il suo peregrinare per l’Europa minore. Prestito al Tottenham, prestito al Tolosa. Cessione definitiva al Racing Santander, l’anno scorso Bordeaux, quest’anno Sochaux. Ogni anno una squadra diversa, solo Stephan non è mai cambiato: dà sempre l’impressione di essere fortissimo, di poter fare quello che vuole col pallone (guardare il video per credere, l’anno scorso in Champions a Bordeaux), ma dimostra una grande indisciplinatezza tattica e un’indolenza costante, figlia della sua grande capacità di giocare la palla.
Così Dalmat si è sempre fatto rimpiangere: un giocatore con quei colpi, quel fisico potente e un piede così sarebbe potuto diventare uno dei Top Ten d’Europa. Dieci invece, sono le squadre che ha cambiato, lasciando più che un segno solo la polvere di stelle che, quando si illumina, è in grado di regalare.

PS- in questi giorni l’Inter si dica sia vicina a Daniel Carvalho, brasiliano del CSKA Mosca. Ha più o meno le stesse caratteristiche di Stephan. Io riprenderei Dalmat, in fondo è del 1979, secondo me è ancora un grande, e poi trequartista nel rombo del Mancio ce lo vedo da Dio!

h1

TOPO GIGIO MORENO

6 dicembre 2007

La rubrica di chi si è perso per strada

Con questa rubrica vogliamo andare a scoprire che fine hanno fatto alcuni giocatori che, transitati nelle squadre italiane con prospettive da campioni, hanno dovuto riciclarsi in altri campionati, recitando un ruolo secondario.

Oggi cominciamo con Javi Moreno, ex attaccante del Milan. Attaccante classe 1974, inizia nel Barcellona B, per poi passare al Cordoba e successivamente al Yeclano. Poi Deportivo Alaves, Numancia e il definitivo ritorno all’Alaves. È qui che javi Moreno si mette in mostra, segna 6 goil in 8 partite in coppa Uefa, portando l’Alaves ad un soffio dal titolo (sconfitta in finale per 4-5 con il Liverpool, doppietta dell’attaccante spagnolo). In due stagioni segna 29 gol in 64 partite. Il Milan si accorge di lui, e lo acquista per 31 miliardi di lire, sottraendolo alla concorrenza. È il 2001, e il Milan ha in rosa anche Shevchenko e Inzaghi, non proprio due a cui è difficile sottrarre il posto. La stagione del Milan non è facile. Terim viene esonerato, al suo posto arriva Ancelotti. Moreno segna solo in due partite: una doppietta contro la Lazio in Coppa Italia e una doppietta a Venezia, celebrata dalla Gazzetta dello Sport con il titolo “È il Milan di Javi Supremo”. In realtà, a giugno, il razzente attaccante viene rispedito (modi pacco) in Spagna: l’Atelitico Madrid sborsa 25 miliardi! la sua carriera è ormai in costante declino. All’Atletico segna solo 5 gol, in una stagione e mezza; va al Bolton: 8 presenze, 0 gol. Arriva poi a Saragoza, dove nella stagione 2004/05 ha uno score di 18 presenze e 4 gol. Ma che fine ha fatto oggi Javito? E’ tornato quasi 10 anni indietro, al Cordoba: è stato protagonista della promozione dei biancoverdi dalla Terza alla Seconda divisione, realizzando 24 goal in 32 partite. Con lui gioca Pierini, ex difensore di Udinese e Fiorentina. In questo avvio di anno, ha segnato 3 gol, e il Cordoba è a metà classifica.
Se chiedete un ricordo ai tifosi del Milan su Javi Moreno, vi risponderanno: “Ma chi? Topo Gigio?”.