Archive for marzo 2012

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“The Chance” by Nike: la scelta di Materazzi

22 marzo 2012

Allenarsi anche un solo giorno nella “cantera” del Barcellona è il sogno di tutti quelli che vogliono diventare calciatori. Pensare di potercela fare, spesso, più che un sogno, sembra un miraggio. Ma ora, l’opportunità c’è. Non solo di allenarsi in Catalogna, ma anche di essere visto, scelto, notato. Di essere messo sotto contratto. Di diventare un calciatore professionista. È Nike a dare questa possibilità: The Chance, appunto: una ricerca di giocatori in tutto il mondo, una selezione dei “non-pro” più talentuosi. Con l’obiettivo di lanciarli nell’elite mondiale.

Ascoltate le parole di Marco Materazzi. Leggete quello che ha detto Pep Guardiola: “È l’occasione per mostrare il proprio talento. Ma è solo per i calciatori che amano con passione il calcio, per chi vuole realizzare il proprio sogno”. E allora, ecco come si fa.

Attraverso la pagina Facebook di Nike, basta iscriversi, individualmente o con la propria squadra, all’app The Chance. I talent scout di Nike sceglieranno le squadre da andare a visionare. La selezione fornirà al progetto 100 giocatori, provenienti da 55 paesi. Per questi talenti selezionati, ecco che si apre la strada del sogno: per loro, la fase finale si svolgerà a Barcellona. Ne rimarranno 16. Che inizieranno un tour di quattro settimane, in cui sfideranno le migliori squadre giovanili d’Europa. Saranno seguiti da team di esperti e tecnici altamente qualificati. Per tutti, la speranza è di replicare la fortunata storia di Seon Min Moon. Fu scelto nel programma The Chance 2010, ora ha un contratto nella squadra svedese dell’Ostersunds. Insomma, sognare non costa nulla. Basta provare a mettere in mostra il proprio talento.

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È STATO BELLISSIMO

14 marzo 2012

ImmagineSilenzio. Non irreale, perché è stato realissimo. Non totale, perché intanto i francesi sono esplosi. Silenzio improvviso, quello sì. Doloroso, dolorosissimo. C’era il vuoto, in quel silenzio. C’era tutto, e non c’era più niente. C’era la parola fine e tutti l’hanno capito.

Inter-Liverpool del 2008 era stata caricata di più. C’era più fame d’Europa. C’erano i fischietti, il pubblico che ringhiava. Poi era arrivato il gol di Torres che aveva gelato tutti, ok. Ma era solo l’ennesima eliminazione. Ieri, invece, è stata l’ultima. Lo stadio non era acceso come contro il Chelsea o il Barcellona, ma nemmeno come contro il Rubin Kazan. Lì c’era tutto: fame, classe, rabbia, giocatori al top. C’era Josè. Ieri non c’era più niente, ma non c’era più niente da un bel pezzo, dal 23 maggio 2010.

Anzi, una cosa c’era. C’era il capitano. Javier, Saverio, El Tractor, Pupi, chiamatelo come volete. Zanetti. Immenso, leggendario, clamoroso, unico, irripetibile. Ha guidato ancora una volta la carica, ha fatto tutto quello che poteva fare, ha dato l’esempio, ha fatto più di tutto quello che hanno fatto gli altri, messi insieme. E alla fine è venuto ad applaudirci, a ringraziare con un applauso per il sostegno, a chiedere scusa, a dire “ok, ragazzi, è davvero finita”. Impossibile non restituirgli un applauso. Dovuto a lui ma anche ai nostri colori.

Era iniziato tutto nel maggio del 2005. Andavo ancora all’università. All’inizio dell’anno, in una pausa tra una lezione e l’altra, mi sono seduto sugli scalini del Duomo con Rosario, fedele compagno nerazzurro. E ci dicevamo: “Dobbiamo iniziare con una Coppa Italia, giusto per iniziare a capire cosa vuol dire vincere. Vinciamo la Coppa Italia e pian piano costruiamo la mentalità”. Discorsi da tifosi. Conditi da formazioni, da ipotesi di mercato. Da previsioni azzeccate (Julio Cesar, Maicon). Da sogni diventati realtà: quell’Ibra ritagliato dal giornale, con la maglia a strisce bianconere colorate a penna e diventate nerazzurre. Da altre coppe Italia, dalle supercoppe italiane, dagli scudetti che iniziavano ad arrivare.

È stato lungo, bellissimo e dolce. Dalla punizione di Sinisa con la Roma al sigillo di Milito in Coppa Italia, l’anno scorso, con il Palermo. Stop, tutto finito. Rubin Kazan-Chelsea-Cska-Barcellona-Bayern restano tappe indimenticabili. La trasferta a Siena, in solitaria, me la porterò dentro per sempre. Come mi porterò dentro per un bel po’ quel gelo che Brandao ha fatto calare su di noi ieri sera.

Un freddo che ci ha fatto male, che ci ha detto quello che già sapevamo ma al quale ci ostinavamo a non volerci credere. Pensavamo, in cuor nostro, di poter allungare ancora un po’ la magia. “Vinci col Marsiglia, peschi l’Apoel e sei già in semifinale, poi tutto può succedere”, era il pensiero comune anche dell’interista più pessimista. E invece no, è tempo di ricominciare. Senza Champions, senza più toppe sulle maglie, senza più cori per i giocatori. Tranne che per uno, per il Capitano.

Grazie, Inter. Grazie per questi sette anni. Sappiamo cosa ci aspetta, quanto sarà difficile, quanto sarà bello, un giorno, tornare a riempire lo stadio sapendo di essere i più forti. Intanto, noi siamo qua. “Noi non vi lasceremo mai. Forza Inter dai”.