Archive for luglio 2010

h1

LE MIE SCARPE

30 luglio 2010

Confesso: ho paura ad utilizzarle. Non meritano di calcare i terreni di gioco sui quali gioco di solito. Sarebbe troppo, per loro, così raffinate, eleganti, leggere. Insomma. Queste sono le mie scarpe per la prossima stagione. Me le hanno recapitate in seguito al post ALI AI PIEDI. Ecco, devo dire una cosa: le ho prese in mano e non ci volevo credere. Non sono leggere, sono delle piume. Pazzesche. Poi nere e gialle spaccano. Dovrò chiedere allo sponsor una nuova maglia da portiere, l’arancione non ci va molto. E prendere i guanti REUSCH gialli e neri. Lì sì che spaccherei. Va beh, la smetto. Comunque queste Adidas F50 adizero TRX FG sono una meraviglia!

Annunci
h1

CAMBIARE PELLE, PER RINASCERE

28 luglio 2010


Hanno occhiali scuri e un camice bianco, arrivano in un auto con i vetri scuri. Come le star di Hollywood. Con fare   circospetto spariscono dietro a una porta di Milanello, ma non è l'ingresso di Milan Lab. Cosa bolle in pentola in casa A.C.Milan? Strani movimenti, strani personaggi. Forse un nuovo acquisto? Forse una nuova visita del Presidente, un nuovo sbarco in elicottero? O forse Ronaldinho ha qualcosa da nascondere? No, pare di no.

Ma un segreto c'è, e sta per essere rivelato. Ci sono indizi sparsi nei dintorni di Milanello. I tifosi hanno intuito qualcosa, ma i cancelli, per ora, sono sigillati. Allora c'è un sito da tenere d'occhio, questo:

  http://www.adidas.com/campaigns/acmilan/content/index.aspx?adidas_cc=it

dove si può cercare di capire cosa sta per succedere. Forse Allegri ha trovato la formula magica per vincere e lo sta per annunciare? Difficile, molto difficile. O forse i rossoneri avranno uno strumento nuovo per sfidare gli avversari? Ecco, una pelle tutta nuova.

C'è un modo per sapere se questa nuova corazza sarà vincente. Se non riuscite a resistere, se voi non state più nella pelle, perché anche voi vorrete cambiarla, state in allerta, non dormite. Diventate fan su Facebook, scoprite il segreto nascosto. Qualcosa, dietro quella porta, accadrà molto presto.

 

Articolo sponsorizzato

Condividi su Wikio

h1

HASTA LA DERROTA, DIEGO

27 luglio 2010

No Diego, non la alzerai più. Non ha funzionato, non è bastato essere stato il più grande di sempre. Non è bastato perché, Diego, hai voluto fare i numeri anche da allenatore. Il problema? Che tu, un allenatore, non lo sei, e non lo sarai mai. I ct sono dei selezionatori? Certo, ma poi quando prendi quattro sberle dalla Germania, ti accorgi che devi anche essere un allenatore per vincere le partite.

Che di sberle, poi, ne avevi prese addirittura sei dalla Bolivia. Leggo la formazione: Carrizo; Zanetti, Demichelis, Heinze, Papa; Lucho Gonzales (Angeleri), Gago, Mascherano, Maxi Rodriguez (Di Maria); Tevez (Montenegro), Messi. Al mondiale ci sei andato senza Zanetti, senza Cambiasso. Ne hai cambiato cinque, da quella batosta, ma non era abbastanza. Clemente Rodriguez, unico terzino di ruolo, non è mai sceso in campo. Eppure hai giocato con il 4-3-3, Diego. Ti sei convinto che sarebbe bastato il cuore e la “garra” per vincere. Ti sei convinto che per diventare immortali bastasse un Martin Palermo, il tuo uomo del destino in Perù. I tuoi tuffi sull’erba, sotto la tormenta, la vostra gioia: sembrava che il calcio, come sempre, fosse dalla tua parte, Diego.

Hai scelto i tuoi uomini come discepoli. Tutti loro pendevano dalle tue labbra, e credo fossero pronti a buttarsi nel fuoco come i soldati nerazzurri di Mourinho. Ha detto a Messi: “Spero che diventerai più grande di me“. Ma tanti storcevano il naso, in Argentina. Leo, quando giocava le partite di qualificazione, sembrava un pesce fuor d’acqua. “Non ha l’Argentina nel sangue, è un europeo”, la critica di tanti. E perciò al Mondiale ci sono andati Garcé e Bolatti invece che Zanetti e Cambiasso. Milito, il bomber più decisivo del mondo, è rimasto a guardare. Ha guardato Higuain spegnersi davanti a Friedrich. Ha visto Messi scomparire, fantasma di se stesso, dannoso per la squadra, inadatto a trascinare.

Sei passato dal “Que la chupen” al vestito da prima comunione, senza accorgerti che nella struttura della squadra mancava un compagno di reparto per Mascherano e un regista offensivo. Presentarsi contro i tedeschi, solidi e veloci, con Maxi Rodriguez volante con capitan Mascherano è stata la mossa da suicidio. Non ti hanno riconfermato, Diego. Nonostante tu sia stato il migliore di tutti i tempi, sul campo. Però, il tuo genio nasce dai piedi, che non dovevano ragionare per creare meraviglie. Una volta al di là dalla riga bianca, quella laterale, le tue qualità si sono ridotte all’entusiasmo e alla grinta trasmessa. Ti è mancata la tattica, la scelta degli uomini al posto giusto, l’intelligenza di non sentirsi perfetto. Non è colpa tua, Diego. Il tuo l’avevi già fatto, non dovevi dimostrare niente. Vincere anche da ct sarebbe stato più che leggendario. Ma la leggenda non poteva passare dai piedi di Martin Palermo. Né, a quanto pare, da quelli di Messi.

h1

CI PRENDONO PER IL CULO, FABIO

27 luglio 2010

La notizia è vecchia, il video l’hanno già visto tutti. Però era un peccato non fare un paio di riflessioni sulla nostra Under 19. Che lo sappiamo, doveva vincere con tre gol di scarto contro la Spagna per passare il turno (e non era nemmeno sufficiente) e invece ha chiuso con zero gol, ultima, record di rossi e di gialli, e pure presa in giro. Imbarazzante.

Se Caressa e Bergomi avessero commentato la partita, al rigore di Ezequiel Calvente, dopo i disastri della difesa azzurra, lo Zio non avrebbe fatto fatica a commentare: “Ci prendono anche per il culo, Fabio”. La “Ezequinha” è veramente una mossa strana. Io mi auguro che i giocatori italiani non sapessere che Calvente fosse mancino. È vero che è impossibile pensare che uno calci un rigore in quella maniera, però perché un mancino dovrebbe prendere la rincorsa per calciare di destro? O sei completamente ambidestro, come Maldini o Brehme, o è dura.

Comunque lo spagnolo ha dichiarato di tirarli sempre così i rigori in allenamento e che si è ispirato a un rigore calciato da Jorge Reynoso contro il Boca nel ’91 e ad una pubblicità di Henry. Di sicuro, la prossima volta che prenderà la rincorsa, il portiere sa già quello che deve aspettarsi.

h1

ABITUARSI AGLI ADDII: CIAO MARIO

26 luglio 2010

Ormai ci sono abituato. Anche se in realtà, forse fore, fino in fondo non ci riesco ancora a mandarle giù le cessioni eccellenti. Non ce la faccio. Non digerii l’addio del Ronie, rimpiazzato da Crespo, quello di Vieri. Ero arrabbiato per la cessione di Ibra: la mia reazione fu quella di tutti. E cioè: “Ciao, grazie, vedrai che porti sfiga al Barcellona e non vincerai la Champions”. E infatti.

Chi non vincerà sicuramente la Champions è Mario. Se ne va, dopo tre anni di montagne russe. Avevo aspettato il suo esordio in prima squadra come se fosse l’avvento del nuovo Ronaldo. Quando in Coppa Italia segnò due gol alla Reggina, mi ero entusiasmato. In tempi di paperi, avevo annunciato: L’Inter ha Balotelli, che è già meglio di Pato.

Non so se Balotelli sia meglio di Pato. Di sicuro, Balotelli ha vinto molto di più Ha vinto perché giocava nell’Inter, ok. Ma l’Inter ha vinto anche perché c’era Mario. Non li dimentico i gol scudetto nel 2008, nel 2009 e nel 2010. Non mi stancherò mai di ripetere che il 16 maggio di quest’anno, quando la Roma era campione d’Italia per diversi minuti, Mourinho dalla panchina si sbracciava e diceva: “Date la palla a Mario”. Perché Mario non trema. Non trema perché non ragiona. E non ragionando fa il bello e il cattivo tempo, in campo. Fa i numeri e si prende le espulsioni. Si sacrifica o trotterella.

Mario non si è comportato bene nei nostri confronti. Ci ha tirato dietro la maglia, la nostra maglia. Ne ha indossata una che non avremmo mai voluto vedere. Ha fatto imbestialire gente come Zanetti, Cambiasso e Cordoba. L’Inter non è mai entrata nel cuore di Mario.

Forse è il destino dei campioni. GIocano bene, incantano. Poi prendono e se ne vanno. Forse i campioni hanno il cuore duro, vogliono nuove sfide, si sentono invincibili. O forse i veri campioni sono gli Zanetti e i Cambiasso, che corrono, soffrono e si sbattono per il bene dell’Inter. E allora, nonostante perdiamo il nostro giocatore di maggior talento, il nostro giovane migliore,il nostro futuro, forse (ma ripeto, non sono convinto), va bene lo stesso. I giocatori passano, l’Inter resta. Resta un po’ meno forte, forse. Intanto, Mario, grazie per gli scudetti. Magari quest’anno vincerai l’Europa League.

h1

MENEZES, LA SECONDA SCELTA HA DETTO SÌ

24 luglio 2010

Globo Esporte

“L’abbiamo scelto per il rispetto per il lavoro fatto al Gremio e al Corinthians e per la sua grande capacità nel lavorare e lanciare i giovani”. Parole di Renato Texeira. In realtà la CBF ha scelto Mano Menezes perché la Fluminense non ha liberato Muricy Ramalho. E quindi? Quindi il Brasile 2014, quello che dovrà per forza di cose vincere il Mondiale, sarà guidato da Luiz Antonio “Mano” Venker Menezes.

Il comunicato ufficiale mette una patata più che bollente in mano all’allenatore del Corinthians fino a ieri: “Mano Menezes ha accettato la sfida di diventare HEXACAMPEAO con il Brasile nel 2014. Il tecnico si assume l’impegno di portare avanti una nazionale competitiva e di grande talento”. E come sottolineano i giornali brasiliani, Menezes ha detto sì nonostante fosse di fatto una seconda scelta.

Il nuovo ct ha accettato annunnciando il suo sì nella sala stampa del Timao. I suoi giocatori, tra cui Ronaldo (imbarazzante quanto sia grasso, vedere qui per credere) e Roberto Carlos. Menezes non è mai stato un calciatore di livello. Era un difensore, e il suo trofeo più importante da calciatore fu il titolo con il Guaranì. Dove poi iniziò la carriera da allenatore, nel 1997. Il numero vero lo fece al Gremio, nel 2005. Preso in serie B, lo riportò in A. Vinse il campionato Gaucho, poi arrivò terzo nel campionato brasiliano e in finale di Libertadores. Persa con il Boca. Stessa sorte al Corinthians, promosso e poi vincitore della coppa del Brasile. Ora la nazionale, o meglio tutta la nazione, si affida a lui.

h1

MURICY RAMALHO, NON SARÀ LUI

23 luglio 2010

È arrivata la notizia che non sarà Muricy Ramalho il nuovo ct del Brasile. La Fluminense non l’ha liberato. Al suo posto è stato scelto Mano Menezes, di cui tra poco vi proporrò il ritratto. Qui sotto potete trovare la storia di Muricy Ramalho. Evidentemente con la nazionale è un po’ sfortunato.

Tutti vorrebbero avere una seconda occasione. Muricy Ramalho la aspettava dal 1978. Giocava nel San Paolo, e doveva andare in Argentina, al Mondiale, come riserva di Zico. Un infortunio, e il ct Coutinho lo tagliò fuori: “Era la mia opportunità, ho sofferto per quello che mi ero perso”. Ventisei anni dopo, il Mondiale lo vivrà da padrone, Muricy Ramalho. La Federcalcio brasiliano l’ha scelto come sostituto di Carlos Dunga. Sarà il Mondiale del riscatto, quello giocato in casa, quello che il Brasile non potrà perdere. Da oggi l’allenatore con la maggiore pressione addosso è un cinquantaquattrenne di San Paolo, abituato a vincere in patria, dalla battuta pronta, ma di poche parole.

Qualche giorno fa il nome di Ramalho, che in questa stagione sta allenando la Fluminense, ora prima in classifica, era spuntato, accanto a quelli di Luiz Felipe Scolari e di Mané Menezes. Oggi la notizia, comunicata da Rodrigo Paiva, portavoce della Seleçao. Ramalho è ancora sotto contratto con il club di Rio, ma una clausola gli consentirà di svincolarsi per guidare la Nazionale.

Dal 2005 al 2008 è stato votato come il miglior allenatore del Brasile. La carriera da giocatore di Ramalho si chiuse a 30, nelle file del Puebla, in Messico, dopo l’esperienza al San Paolo. E proprio nel Puebla Ramalho ha iniziato ad allenare. Poi San Paolo, con la vittoria della Coppa Comnembol, e poi un’infinità di squadre brasiliane (Guaranì, Ituano, Botafogo, Santa Cruz, Nautico, Figueirense, Internacional, Sao Caetano, di nuovo San Paolo, Palmeiras e Fluminense). Nel 1993 l’esperienza cinese, alla guida dello Shanghai Shenhua. Diciassette anni impreziositi dai tre scudetti consecutivi vinti con il San Paolo tra il 2006 e il 2008. In mezzo, anche la sconfitta nella finale della Libertadores con l’Internacional di Porto Alegre.

Se qualcuno dovesse chiedere le prime impressioni a Ramalho sul suo nuovo incarico, risponderebbe senz’altro: “È il mio lavoro, figlio mio”. Di poche parole, ma pungente, ispido. Le sue frasi sono ormai un cult in Brasile. “Non ho paura di perdere, ho paura solo della morte”. Si mise anche al fianco di Maradona, quando l’Argentina si qualificò per il mondiale e il Pibe de Oro insultò la stampa. Ma se c’è una frase che rappresenta Muricy Ramalho è senz’altro questa: “I tifosi pagano il biglietto per vedere la squadra vincere. Chi vuole vedere un bello spettacolo, vada a teatro”. Ecco, diciamo che anche Dunga era sulla stessa lunghezza d’onda, ma ha fallito. Ramalho, però, non può permettersi di perdere: tra quattro anni il Brasile dovrà vincere, con o senza bel gioco.

LA FOTOGALLERY DI MURICY RAMALHO SU FOLHA