Archive for gennaio 2009

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CHE CONFUSIONE, SARÀ PERCHÉ FISCHIAMO (A CASO)

27 gennaio 2009

Qualche anno fa circolava una vignetta di un arbitro in divisa, che proiettava a terra la sua ombra con addosso una maglia bianconera. Sudditanza, ci si chiedeva? Si, no, forse. Partivano i “dossier sugli errori”, le moviole infinite, le “super-moviole”, gli strilli sui giornali, le polemiche infinite.

Poi sono arrivate le intercettazioni, il processo sportivo, le retrocessioni, le penalizzazioni. Piazza pulita, di dirigenti corruttori, di arbitri collusi e di designatori corrotti.

Gli arbitri sono passati sotto la direzione di quello che è stato il migliore di tutti, Pierluigi Collina. Obiettivo: formarli, allenarli, migliorarli. Ma appena sono ricominciate le partite, si è ricominciato a parlare, principalmente delle decisioni dei fischietti.

Negli ultimi giorni è rispuntata, forse non a torto, la parola magica: sudditanza.
In effetti, in una sola giornata di campionato, ci siamo trovati di fronte a una serie infinita di quelli che i moviolisti chiamano episodi.
In Juve-Fiorentina rigore non dato e gol buono annullato ai viola, con conseguente sfuriata del presidente Della Valle. In Milan-Bologna, gestione bizzarra dei calci di rigore. In Reggina-Chievo falli invertiti in area di rigore nei momenti salienti. In Lazio-Cagliari, due rigori regalati ai biancocelesti, senza motivo. In Inter-Sampdoria cartellini per calciatori e espulsione per Mourinho, che contestava all’arbitro di essere sotto pressione per non avvantaggiare proprio i nerazzurri. Per poi trovare Mazzarri in conferenza stampa che reclama tre rigori per i suoi. In Napoli-Roma, Mexes segna in fuorigioco in una situazione identica a quella per la quale i giallorossi hanno protestato dopo la sfida di Coppa Italia.

In dieci righe ci sono abbastanza episodi per riempire pagine di giornali e trasmissioni di polemiche. In cui si parlerà di «protezione per la squadra di casa», di «inesperienza», in cui sentiremo dire «era una situazione complicata, l’arbitro aveva solo una frazione di secondo per decidere», «è stato sfortunato», «era impallato», «è colpa del guardalinee».
Forse, ma non se ne ha la certezza, c’è semplicemente che questi arbitri sono scarsi. E i calciatori non li aiutano di certo.

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IL DIAVOLO PUO’ VENDERE L’ANIMA?

19 gennaio 2009
Quanti soldi sono 150 milioni di euro? Qualcuno ha fatto il conto: 180 km di banconote da 50 euro. E quanti sono 15 milioni di euro all’anno? Sempre questo appassionato di numeri ha risposto: 1736 euro all’ora, anche quando dormi. Centocinquanta milioni veri. Non come i “fantamilioni” con i quali ci divertiamo a giocare al Fantacalcio, costretti a fare i conti con le ristrettezze di un budget limitato.

Mansour Bin Zayed Al Nahyan, 38 anni, sceicco di Abu Dhabi, è il padrone del Manchester City. Pare che abbia un patrimonio di tremila miliardi di euro.
Altro che fantacalcio. La sua missione? Fare del City il club più importante del mondo, alla faccia dello United. Alla faccia di Abramovich, che per il suo Chelsea ha speso e dilapidato milioni su milioni pur di vincere. Ha vinto sì, ma solo in Inghilterra. Il sogno di conquistare l’Europa è stato negato da una pozzanghera. Quella sulla quale è scivolato cuor-di-leone John Terry. Proprio in finale. Proprio all’ultimo rigore.

Ma allora, Mansour Bin Zayed crede di potersi comprare anche i sogni? Forse. Di sicuro pensa di potersi comprare Kakà. Preso lui, poi potrebbero arrivare altri giocatori top. Se Kakà dovesse accettare l’offerta dello sceicco, sdoganerebbe il City. Robinho non è riuscito a dare una dimensione importante alla squadra allenata da Hughes. Ma dopo Kakà, si ha l’impressione che il City potrebbe ingaggiare chiunque.

Di fatto, il Milan ha accettato l’offerta del Manchester. Kakà si è trovato di colpo venduto dalla sua squadra, dalla sua famiglia. Non è stato tradito: un’offerta del genere non l’avrebbe rifiutata nessuno. Ricardo non avrebbe mai voluto trovarsi in questa situazione. Anche se diventerà il giocatore più pagato della storia. Il padre spinge per la conclusione dell’accordo: troppi soldi sono irrinunciabili.

Eccoci al punto. Se Kakà se ne andrà dal Milan, lo farà solo per i soldi. Che finiranno nelle sue tasche e in quelle della società. E i tifosi? E il suo Milan? E San Siro, la maglia rossonera numero 22? Si può mettere da parte tutto di fronte ai soldi, tanti soldi? Sabato sera Milan-Fiorentina è servita ai milanisti per dire che il loro Ricardo non si tocca. Quel «non si vende Kakà» cantato per due ore aveva un significato: la fede calcistica, l’affetto, la voglia di sognare che ti fa venire un giocatore speciale, non hanno prezzo. Kakà può scegliere: i soldi o il cuore. Lui, che povero non è, può decidere di essere felice con qualche milione di euro in meno. Per il bene del calcio.

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Del Piero punisce, l’Inter è più vicina

13 gennaio 2009


Ormai è diventata una sentenza. Ogni volta che la Juve subisce fallo al limite dell’area, ai portieri avversari iniziano a tremare le gambe. La tira forte o la mette a giro? Per ben sei volte, in questa stagione, la rete si è gonfiata, nonostante barriere e voli.

Alex Del Piero, 20 gol nel 2008, continua a trascinare la Juve anche nel nuovo anno. Niente di strano: il Pinturicchio degli ultimi campionati ha riscoperto una seconda giovinezza, più prolifica della prima.

Di straordinario c’è la vena realizzativa su calcio piazzato. Il suo record stagionale era di cinque punizioni-gol, nel 2005/2006. L’anno dello scudetto consegnato all’Inter e della successiva retrocessione. Uno di quei gol lo piazzò proprio alle spalle di Julio Cesar, a San Siro. Era febbraio. Quel giorno la Juve sancì la vittoria in campionato. Poi spazzata via.

Quest’anno le vittime sono state Zenit e Real Madrid in Champions e Chievo, Palermo, Roma e Siena in campionato. Sei gol da fermo, 15 punti. Quattro volte l’ha messa a giro sopra la barriera (con il Real, Casillas e la barriera merengue furono complici). Una volta ha tirato sul palo del portiere. Contro lo Zenit da lontano, col piede bloccato, facendo scendere la palla all’improvviso.

Mihajlovic, Pirlo, Juninho, Marcos Assunçao: negli ultimi anni i veri bomber dei calci da fermo sono stati loro. Del Piero, 253 gol in maglia bianconera, staziona nella speciale classifica dei gol su punizione a quota 36.

La Juve è ai piedi di Del Piero e dei suoi calci da fermo. L’Inter è a 4 punti. Alex ha messo i nerazzurri nel mirino. Lo stesso in cui guarda prima di tirare una punizione.