Archive for agosto 2010

h1

FINO IN FONDO

28 agosto 2010

Per la serie “Febbre a 90”, cioè per quella fottuta idea che ho in testa e cioè che la squadra riflette in campo la mia predisposizione mentale alla partita, non potevamo vincere. A fine primo tempo, quano le squadre sono andate negli spogliatoi, mi sono addormentato sul divano. Cioè, giocavamo la Supercoppa Europea e mi sono addormentato sul divano. Sia chiaro: non ho perso nemmeno un minuto, mi sono incazzato, ho urlato per novanta minuti e sono rimasto male per il mancato Grande Slam. Ma ho dormito, 10 minuti ma ho dormito.

Forse mi ha conciliato il sonno il tremendo schema con cui Ciccio Rafa ha messo in campo i ragazzi. Forse mi sono sforzato troppo a pensare: che ruolo sta facendo Stankovic?, e sono crollato. O forse i ragazzi, come me, iniziano ad essere un po’ stanchi, di fisico e di testa. Manca l’adrenalina: appagati? No, assolutamente. Però le grandi emozioni del mese di maggio ci hanno svuotato. Ci hanno impegnato nel profondo, ci hanno prosciugato tutte le emozioni possibili. Il maggio 2010 forse sarà irripetibile, e quindi viviamo tutte le partite con nella testa quel dolce, infinito pensiero. O forse semplicemente la Supercoppa Europea non ha scaldato i cuori dei ragazzi: non credo, li conosco bene. So che non vorrebbero perdere nemmeno le amichevoli, so che avrebbero voluto vincere tutto. Ecco, forse questa sconfitta darà ai ragazzi una spinta nuova: non mollare niente, provarci ancora. Il 2010 è da chiudere salendo sul tetto del mondo. Per il grande Slam, c’è sempre l’anno prossimo.

Difficile ripetersi, difficile dominare come abbiamo fatto fino ad adesso. Non impossibile. Vorrei solo che Benitez ci mettesse meno tempo a capire dove è finito, a capire che quando si perde la prima cosa da fare è togiere Chivu e mettere il capitano terzino, che se c’è da togliere Milito perché è fermo bisogna avere le palle di farlo. Che se giochi con quattro centrocampisti è meglio giocare con il rombo, così Eto’o e Milito avrebbero giocato vicini, con Sneijder alle spalle. Vorrei anche che i ragazzi capissero le idee di Rafa senza perdere per strada convinzione nei propri mezzi e rabbia agonistica. Per tutto il resto, per quei poveri gufi che ogni volta devono tifarci contro, per tutti quelli che non possono gioire per la propria squadra, ecco: noi ci siamo ancora. Saremo il vostro incubo fino in fondo.

h1

SOGNANO I LORO INCUBI

25 agosto 2010

Se lo ricordano bene perché li ha fatti piangere. Ce l’hanno stampato in testa perché ogni volta era un supplizio per loro. È così da sempre, prendono chi gli ha fatto male, nella speranza, prima di tutto, che non facciano più male a loro, ma agli altri. L’hanno fatto con Dugarry, l’hanno fatto con Vieri, l’hanno fatto con Ronaldo. Vuoi che non lo facciano con Ibra? Sì quello che ha saltato Nesta alzandosi la palla come in Holly e Benji. Ed è anche quello che ha guardato Ronaldo, gli ha abbassato le orecchie e gli ha chiuso in faccia un altro derby. È quello che ci ha dato tre scudetti, con quello di Parma estratto dal cilindro come per magia, alla faccia dei gufi, primi tra tutti proprio loro.

Forse sognano segni gol di tacco come faceva quando indossava la nostra maglia, o forse sognano di vincere grazie a lui, come è successo a noi. Noi però non abbiamo vinto solo grazie a lui, genio del calcio che ancora oggi non capisco perché il Barcellona dovrebbe vendere. Noi abbiamo vinto anche senza di lui, e di più. Non si vergognano a chiedere l’elemosina, vanno in giro a dire: “Prendiamo Ibra se ce lo regalano”. Fossi il presidente del Cesena, proverei a prendere Ibra, tanto è gratis.

Se mi dà fastidio vederlo in maglia rossonera? Un po’, certo. Però io Ibra lo conosco troppo bene: la sua maglia non l’ho mai comprata. In fondo era stato della Juve, sarà del Milan, credo di averci visto giusto. L’ho quasi venerato ogni volta che toccava il pallone, ogni volta che ci ha tolto dai pasticci. Adesso, per lui, l’impresa più difficile: sfidarci. Noi siamo pronti, perché non dipendiamo più da lui, siamo una squadra, con il cuore, il carattere e la forza dei campioni. I campioni siamo noi. Ibra, ti aspetto a San Siro. Ho ancora quel fischietto giallo. Sì, quello…

h1

INIZIARE A FINIRE IL LAVORO

21 agosto 2010

Tre mesi. Novanta giorni dopo siamo qui ancora. Non abbiamo la pancia piena, anche se il cuore è ancora gonfio di quella gioia infinita, di quell’emozione che ci porteremo dentro sempre. Il capitano che alza la coppa non ce lo dimenticheremo mai. Novanta giorni dopo, vogliamo che il capitano ne alzi un’altra, di coppa. Abbiamo un Mario in meno. Soprattutto sarà la prima volta senza persone speciali, in panchina. Non eravamo abituati a parole al miele per Ranieri, a dichiarzioni diplomatiche, a nessuna polemica. Son bastati però un tempo con il Panathinaikos e un tempo con la Juve per andare allo stadio con la convinzione che questi ragazzi sono forti, ma soprattutto hanno ancora fame. C’è un lavoro da finire, ci sono tre coppe che aspettano di essere alzate. Arriveranno in ventimila, con i loro petardi, le loro rosicate. Non curiamoci di loro. Passiamogli sopra. Il 22 maggio è lontano novanta giorni. Capitano, faccelo sentire più vicino. Alzane un’altra.

h1

LA RIVOLUZIONE ROSSO-NERA

2 agosto 2010

Hanno aperto quella porta. Meglio, quelle porte. Dietro, un vero e proprio tesoro. Così prezioso da farlo sbarcare dall'aereo più imponente del mondo, l'A380 della  Fly Emirates. Cosa nascondevano i laboratori di Milanello l'abbiamo visto tutti. La nuova maglia del Milan, la nuova pelle rossonera targata Adidas. Ma le sorprese non sono certo finite. O meglio. Avevamo parlato di formule magiche, di esperimenti, di strumenti per vincere. Guardare da lontano quella divisa non rende merito a quello che può dare.

Ci sono delle qualità nascoste. Che si celano sempre nei meandri di Milanello, dove nelle stanze segrete è stata progettata questa uniforme Adidas che non ammette sconfitte. Perché? Perché è un mix di ingredienti, proprio come in una formula magica per avere la maglietta perfetta. Style, Passion, TechFit e Team Spirit.

Andate a cercarli, sul sito

http://www.adidas.com/campaigns/acmilan/content/index.aspx?adidas_cc=it

Rifiniture oro, scritte esaltanti. Dentro la maglia di ogni giocatore è ricamato quell'urlo che i tifosi rossoneri avevano srotolato a caratteri cubitali prima di Milan-Lione, quarto di finale di Champions League del 4 Aprile 2006. I giocatori, una volta indossata la maglia, dovranno sapere di essere parte di una fede, la scritta è lì a ricordarglielo: "Tu sei tutta la mia vita". Poi il tricolore, ma soprattutto i materiali. Può una maglia farti andare più veloce, farti sentire più forte, farti essere più esplosivo? Può.

La nuova maglia Adidas del Milan sarà esattamente così. I muscoli saranno coccolati dal materiale TECHFIT, che è innanzitutto più leggero del 45% del solito. La pelle rossonera, una volta indossata, darà più potenza splosiva, aumenterà l'accelerazione, garantirà una migliore postura. Poi il design innovativo, studiato per quei milioni di tifosi che vedono la maglia del Milan come un simbolo, un segno di appartenenza. La rivoluzione è iniziata nelle stanze segrete di Milanello. È stata presentata sull'aereo più imponente del mondo. Ma è ancora tutta da scoprire. Per capire come il Milan ha cambiato pelle e perché avrà dei vantaggi, non dovete far altro che partire in missione. E andare alla conquista delle segrete stanze di Milanello.


Articolo sponsorizzato

Condividi su Wikio

h1

BIRAGHI, TE LO MERITI

1 agosto 2010

IL VIDEO DEL GOL DI CRISTIANO BIRAGHI

Fate finta di essere mancini. Che la palla vi arrivi incontro, si alzi giusta per tirare di collo pieno, uscendo dall’area di rigore avversaria. Voi siete lì, appostati poco dopo la trequarti per non far partire il contropiede e per spazzare via appena possibile. La palla arriva, chiudete gli occhi e calciate di destro, con tutta la forza che avete. Poi aprite gli occhi. Immaginate di trovarvi al M&T Bank Stadium di Baltimora, e che Stankovic, Cordoba, Materazzi ed Eto’o vengano verso di te. Ti diano tante pacche sulla testa, tante sberle. E ti urlino: “Ma cosa hai fatto? Grande!”. No dico, Eto’o, Cordoba, Materazzi e Stankovic. Immaginatevi Shay Given, uno dei portieri più forti della Premier League che si siede per terra e dice: “Cazzo, che gol”.

Ecco, gente. Immaginate anche di non aver ancora compiuto diciotto anni, e che non state sognando. Succede, non è un sogno. È successo. Cristiano Biraghi lo sa, ha capito subito quello che aveva fatto. Non ha neanche esultato. Si è messo le mani nei capelli: “Mamma mia cos’ho fatto”. Ha fatto il tre a zero nella Pirelli Cup, Inter-Manchester City 3-0. Sapete quelle trasmissioni che mettono in fila i gol più belli della stagione? Ecco, quante volte lo rivredremo il gol di Biraghi? Tante, troppe e non ci stancheremo.

Cristiano Biraghi questa notte americana non se la scorderà mai. Lui, nato il primo settembre 1992 a Cernusco sul Naviglio e che gioca all’Inter da quando ha 11 anni, ha visto compiersi il sogno di ogni ragazzino. Certo, era un’amichevole. Certo, non è una presenza né un gol ufficiale. E poi Biraghi è un terzino, sinistro e mancino. Un anno fa il sito dell’Inter lo metteva tra i centrocampisti. Poi è scalato sulla linea dei difensori. Benitez gli ha dato l’opportunità, come già era accaduto con Mourinho l’anno scorso a Vaduz e a Piacenza. Adesso però Biraghi, a neanche diciotto anni, può dire di essere entrato nella top ten di ESPN che ogni settimana classifica i migliori gesti sportivi. Il gol di Biraghi è al quinto posto. Quinto lì, immortale nella sua memoria. Le parole di Cristiano non non hanno bisogno di essere commentate: “Sono emozioni indescrivibili. Il gol che ho realizzato è stato un miracolo che ancora adesso non capisco, non sapevo cosa fare…Magari col tempo capirò, ma non cambia il mio atteggiamento, testa bassa e tanto lavoro”.