Archive for giugno 2010

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NULLA DI STRANO

29 giugno 2010

Perché tutti puntavano sull’Inghilterra? Per Capello e per Rooney, ovviamente. Ora: l’attaccante ha avuto un finale di stagione complicatissimo, ricco di infortuni e recuperi miracolosi. Si è presentato ai Mondiali in condizioni disastrose. Quattro partite per prendere un palo, ma non è stata solo colpa sua. L’altro punto forte sul quale tutti puntavano era l’allenatore. Don Fabio vince sempre, don Fabio di qua, don Fabio di là. Grande girone di qualificazione:  9 vittorie e una sconfitta incrociando Ucraina, Croazia, Bielorussia, Kazakistan, Andorra. Sembrava che solo perché l’Inghilterra aveva sulla panca don Fabio avrebbe dovuto vincere i Mondiali.

Poi però è arrivato il campo, sono arrivate le convocazioni. E tutti: l’Inghilterra vince il Mondiale. C’è Capello. Tralasciando il fatto che Capello non ha dato uno straccio di gioco all’Inghilterra, perdendo completamente la sfida di imporre il suo 4-4-2 alla nazionale. Non è però questione di modulo. Penso che la questione sia semplice.  L’Inghilterra non aveva i giocatori migliori. I giocatori migliori li hanno il Brasile e la Spagna. L’Argentina ha il miglior attacco, la Germania è un caso a parte.

Il portiere inanzitutto.  La Spagna ha Casillas, il Brasile Julio Cesar. James-Green non possono reggere il confronto. Situazione difensori: Ferdinand infortunato ha costretto Capello a chiamare Dawson, a schierare Carragher, a scegliere Upson. Il Brasile ha il pacchetto arretratro più forte in assoluto. Maicon-Lucio-Juan-Bastos, in panchina Thiago Silva, eventualmente Dani Alves. Johnson e Cole non possono competere. Piqué-Puyol-Sergio Ramos sono di un’altro pianeta, in rapporto anche alla parabola discendente imboccata da Terry, disastroso.

Lampard e Gerrard insieme non hanno mai funzionato, Barry recuperato all’ultimo non è stato all’altezza. Lennon e Wright Philipps non hanno mai fatto il salto di qualità, Milner è bravo, ma non abbastanza per vincere il Mondiale. Robinho, Kakà oppure tutti i centrocampisti spagnoli sono migliori: Xavi, Iniesta, Fabregas, Xavi Alonso, David Silva. C’è differenza.

In attacco, detto di Rooney, solo e impacciato, c’erano Heskey, Defoe e Crouch. Villa-Torres-Pedro-Llorrente fanno un reparto molto più completo, Luis Fabiano non è Ronaldo ma nel Brasile di Dunga è funzionale. Ecco, a fronte di questi ragionamenti spiccioli sul valore dei giocatori, forse Capello non è riuscito a costruire una nazionale funzionale alla sua idea di gioco. E forse, il non essere inglese, il non conoscere la lingua alla perfezione, non gli ha permesso di entrare nel cuore dei giocatori come invece ha fatto Mourinho all’Inter.

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PIANGI, ITALIA?

24 giugno 2010

Quagliarella come Cassano a Euro2004. Ma è solo un dettaglio. Chi ci ha creduto? Chi aveva il cuore così azzurro, come nel 2006 quando si confidava in Grosso, Materazzi e Perrotta senza dubitare? Chi davvero, oltre al nostro, finalmente ex, ct?

Ci ha rovinato i mondiali, Marcello Lippi. Ce li ha rovinati perché arrivano ogni 4 anni e sono l’appuntamento che tutti vogliono, sognano, aspettano. Ce li ha rovinati per la presunzione che siccome aveva già vinto, allora la Nazionale era roba sua. Che poteva disporre nel bene e nel male, senza dover rendere conto a nessuno, dall’alto della sua antipatia. E allora ha scelto male: tutti lo sapevano e glielo dicevano, lui ha perseverato.

A chi ci saremmo dovuti aggrappare? Nel 2006 avevamo Totti, Del Piero, Inzaghi. Ci siamo presentati con Pepe, Camoranesi e Marchisio. E soprattutto con Cannavaro. Senza Balotelli, Cassano, Totti, Perrotta. Ma soprattutto senza un’idea di gioco, senza un pizzico di buona volontà.

Mi sono emozionato per quattro minuti, su per giù, tra il gol annullato a Quagliarella e il gol preso da rimessa laterale. Non vi sembra poco? Non vi sembra che ci spettasse qualcosa di più, almeno in termini di sentimento ed emozioni? Ma come pretenderne, se dall’altra parte c’era la figura grigia e senza cuore di un uomo incapace di cogliere i suoi limiti.

Siamo tornati a casa, dietro la Nuova Zelanda. Non c’è nessun “popopopo”. Le intro di Caressa sembravano grottesche, a fronte della carica che davano a tutti noi, quando le ascoltavamo nel 2006, e le imparavamo a memoria. Cosa ci rimarrà dei mondiali? Il suono odioso delle vuvuzelas e la consapevolezza che la Coppa del Mondo la puoi vincere anche grazie a Iaquinta, Zaccardo e Barzagli. Ma non solo con Iaquinta, Pepe e Di Natale. La fortuna aiuta gli audaci, e Marcello Lippi li ha lasciati a casa.

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COME LA COREA

20 giugno 2010

Il 10 luglio 2006, sulla mia agendina avevo scritto un grazie speciale a tutti i 23 azzurri che mi avevano regalato una gioia davvero grande. Poi avevo scritto: “Grazie anche a te, Marcello, nonostante tutto”. Doveroso. Anche se il mio sentimento nei confronti di Marcello Lippi è sempre stato molto vicino al disprezzo, era necessario il mio grazie a chi aveva guidato la truppa. L’aveva fatto con fortuna, senza dubbio, con bravura e con grande determinazione.

Poi oggi l’Italia ha pareggiato con la Nuova Zelanda. Ripeto, la Nuova Zelanda. Un risultato non distante dalla sconfitta del ’66 con la Corea. L’Italia ha pareggiato rischiando addirittura di perdere, ha pareggiato facendo fatica ad organizzare una manovra offensiva, non risucendo a trovare uno spunto in grado di servire un centravanti. E Marcello Lippi va in conferenza stampa e con il suo fare da stronzo prepotente cosa dice? “Stai tranquillo che di fenomeni a casa non ce ne sono”.

Allora, caro Marcello, fai una cosa. Prendi il ranking Fifa. Parti dall’alto e scendi giù giù…ancora, scendi scendi. Ecco, al 74esimo posto c’è la Nuova Zelanda, la Nuova Zelanda. Poi, fai una cosa, Marcello. Guarda i titolari che hai messo in campo e come li hai messi. Guarda Cannavaro, che è peggio di Sorondo. Guarda Marchisio all’ala, guarda Gilardino che non stoppa un pallone. Ecco, caro Marcello. I fenomeni li hai tu, forse? O forse sei tu che vuoi fare il fenomeno?

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DICHIARAZIONE DI TIFO

14 giugno 2010

Marcello Lippi non mi sta simpatico. Non è una novità, ma non riesco proprio a sopportarlo. Non sopporto le sue scelte, non sopporto il suo carattere. Devo ammettere che una delle soddisfazioni più grandi nei suoi confronti l’ho avuta quando San Siro lo accorse con chili di carta igienica e la scritta: “Volevi carta bianca? Eccola”. Volevo una nazionale con Balotelli e Cassano, volevo una nazionale che facesse sognare. Volevo che a questo mondiale ci fosse già la nazionale di Prandelli, che sarebbe stata molto più amata di questa. L’altra sera guardavo un’intervista di Lippi su Raidue e una delle due intervistatrici ha chiesto a Lippi di Roberto Baggio. Risposta: “Passiamo alla domanda successiva”. E dall’altra parte del microfono non c’era Carlo Paris, sfanculato ad ogni incontro a bordocampo. C’era una conduttrice di una trasmissione registrata. Marcello Lippi è così: antipatico. Però tiferò Italia. E’ un dovere, è il mio paese, è un modo per continuare ad appassionarsi. Certo, l’Inter è un’altra cosa. Il mio cruccio, il cruccio di tanti, è proprio che stasera tiferemo Italia nonostante Lippi, spereremo in un buon risultato sapendo che Lippi ne uscirebbe vincitore. Insomma, Marcello Lippi sarà pure campione del mondo, ma la nazionale è più nostra che sua. Eppure lui riesce a non farcela amare fino in fondo. Insomma, Forza Italia, nonostante Lippi. E nonostante Cannavaro.

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CHI SARÀ L’EROE MONDIALE?

9 giugno 2010

http://www.facebook.com/home.php?#!/adidasfootball?ref=ts

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McCARTHY TROPPO GRASSO, NON SUPERA IL TAGLIO

2 giugno 2010

(su SKY.IT)

Non gli è bastato essere il miglior goleador della storia della nazionale sudafricana. E nemmeno aver messo in bacheca una Champions League, quando era il centravanti del Porto di Mourinho. Benni McCarthy, idolo dei tifosi, non giocherà i Mondiali di casa. Decisione schock? Più che altro, obbligata. Il centravanti del West Ham non ha superato la prova…bilancia. Troppo grasso. Il sito del West Ham, suo ultimo club, al quale è approdato a gennaio disputando appena 5 partite, nella scheda giocatore riporta: 183 cm per 87 kg. Ora pare che i chili siano di più.

La stampa sudafrica non è del tutto sorpresa dalla rinuncia al bomber che ha segnato 35 gol in 83 presenze con i Bafana-Bafana. Il peso forma di McCarthy è cresciuto, e tanti si chiedevano come avrebbe potuto giocare. Parreira ha ammesso che “è stata una decisione triste e difficile”. Ma inevitabile. Le amichevoli con Colombia e Guatemala erano le prove d’appello per l’attaccante, entrato nella prima amichevole ma rimasto in panchina nella seconda.

La condizione fisica non poteva permettere a McCarthy di partecipare al Mondiale. Parreira non l’ha detto espressamente, ma l’ha lasciato intendere: “Nelle scelte dei giocatori abbiamo valutato la disciplina tattica, il valore tecnico, la capacità di adattarsi al gruppo e le condizioni atletiche”. McCarthy ha reagito positivamente alla notizia, forse se l’aspettava: “Anche se non faccio parte dei 23 finali, io mi sento uno di loro”. Anche se guarderà i compagni dal divano. Lì il peso non sarà un problema.