Posts Tagged ‘juventus’

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QUESTIONI DI PROSPETTIVA: IL NON FUORIGIOCO DI TEVEZ

8 febbraio 2015

Mai mi sarei immaginato di trovarmi a fare un post in cui dico che un gol della Juve non è effettivamente in fuorigioco. Ma la questione non è fuorigioco sì-fuorigioco no. La questione è un’altra, semplicissima, e riguarda la mistificazione della realtà che sta accadendo in queste ore. Il Milan ritiene che le immagini tv del fuorigioco di Tevez, elaborate al pc con inserimento della LINEA o riprodotte in 3D, non siano veritiere in quando la linea del centrocampo e quella del fuorigioco non sono parallele.

Vivo sentimenti contrastanti. Davvero l’AC Milan ha twittato un messaggio del genere? Sto sognando? Viene postata una foto e si pretende che le righe di centrocampo e del fuorigioco siano parallele? Mancano le basi. Non è necessario aver fatto l’istituto per Geometri (a proposito, Galliani?), per capire che si tratta di una foto in cui bisogna considerare la prospettiva. Anche se non stavamo mai attenti nelle lezioni di Storia dell’Arte e Disegno, è abbastanza elementare capire che si tratti di una PROSPETTIVA A UN PUNTO DI FUGA. Basta seguire le linee dei tagli dell’erba per capire di cosa stiamo parlando.prospettiva1Le linee non sono parallele perché non devono esserlo. Mi pare impossibile che un club come il Milan possa twittare una considerazione così sbagliata.

Poco importa se Tevez fosse o meno in fuorigioco (non lo è). È ben più importante fare il proprio lavoro spiegando come stanno le cose: il Milan ha scritto una cosa FALSA sul proprio profilo Twitter, e la gente dovrebbe saperlo. E invece la dosa è stata rincarata con l’affondo contro i registi delle partite.

Ah, dimenticavamo: ma com’è che le righe nel dipinto “La città ideale” della fine del ‘400 non sono parallele?

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SONO LORO

9 novembre 2011

Luciano Moggi 5 anni e 4 mesi;
Paolo Bergamo 3 anni e otto mesi;
Innocenzo Mazzini 2 anni e 2 mesi;
Pierluigi Pairetto 1 anno e 11 mesi;
Massimo De Santis 1 anno e 11 mesi;
Salvatore Racalbuto 1 anno e 8 mesi;
Pasquale Foti 1 anno e 6 mesi e 30mila euro di multa;
Paolo Bertini 1 anno e 5 mesi;
Antonio Dattilo 1 anno e 5 mesi;
Andrea Della Valle 1 anno e 3 mesi e 25 mila euro di multa;
Diego Della Valle 1 anno e 3 mesi e 25 mila euro di multa;
Claudio Lotito 1 anno e 3 mesi e 25 mila euro di multa;
Leonardo Meani 1 anno e 20mila euro di multa;
Claudio Puglisi 1 anno e 20 mila euro di multa;
Stefano Titomanlio 1 anno e 20 euro di multa.

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DITE CHE HA SENTITO?

22 aprile 2010

Inter-Juventus, minuto di silenzio per le vittime dell’incidente ferroviario di Merano. Si alza una voce, da San Siro. Obiettivo: Fabio Cannavaro. Questa è la fama che si è costruito il capitano dell’Italia.

«Cannavaro, amico di Moggi. Sei un Bastardo. Vergognati»

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AL DI LÀ DEI PALI

27 marzo 2010

Ci sono differenze che non potranno mai essere cancellate, per fortuna. La diversità aiuta e rende tutto più bello. Per esempio: la Juve perde e i suoi tifosi danno contro, nell’ordine, a presidente, dirigenti, allenatori, giocatori, massaggiatori, terreno di gioco di Vinovo. Legittimo: vedono la loro squadra perdere in continuazione, ritengono, giustamente, che i propri colori non siano portati degnamente. E protestano. Poi ci sono i tifosi del Milan, che non sanno ancora se devono ascoltare le parole del loro presidente, o quelle del loro allenatore. Non sanno se sono forti, come credono di esserlo dopo un Milan Chievo, o se sono stanchi bolliti e sfortunati appena perdono con il Parma. E se vincono con il Chievo è tutto merito della classe infinita di Seedorf, dell’immenso Favalli eccetera eccetera. E se perdono con il Parma è tutta colpa di Seedorf che non corre, di Favalli che è vecchio, di Berlusconi che non caccia i soldi. I tifosi della Roma, ad esempio, perdono lo scudetto a mezz’ora dalla fine e vanno a rendere omaggio ai giocatori. Certo, non sono proprio l’esempio dei tifosi modello, tra coltelli e bombe carta.

Poi ci sono io, che tifo l’Inter. E mi vanto di tifare l’Inter talmente tanto, che nessuno può capire bene quanto me cos’è l’Inter. Neanche Mourinho lo sa, anche se lo sta imparando. Oggi abbiamo perso, dopo un errore di Julio Cesar e un errore di Lucio. Dopo una traversa, un incrocio e un palo al 95′. E dopo sette cartellini gialli. Quattro di questi pesano, perché mostrati a diffidati. Dopo anche un gol in cui Pandev parte in fuorigioco e un rigore non dato a Brighi. Il rosso a Chivu, anche? Pensando a come Morganti abbia graziato Toni (trattenuta su Zanetti che riparte), Perrotta (fallo di frustrazione dopo che l’Inter gioca la palla con Menez a terra, che come mostra il replay è a terra a fare scene), e come abbia sorvolato sulle perdite di tempo di Pizarro e compagni, sempre pronti a stare per terra (per primo Toni, che affonda due volte appena sente l’alito di Chivu), penso sia la cosa meno scandalosa. Pensate cosa sarebbe successo se il contatto Burdisso-Milito del primo tempo fosse avvenuto a parti invertite. Minimo sarebbe intervenuto anche il papa al tg1 per parlare di favori.

I tifosi dell’Inter, anche loro, non sono il modello del tifoso perfetto. Però, da quattro anni, sono nella testa di tutti. Dicevano che era l’interista a diventare pazzo. Pensate a cosa è successo prima di Inter-Chelsea. Tutta Italia che diceva “Forza Carletto”. È stato così bello vincere e ascoltare il silenzio dei gufi. Sì, perché non è rimasto altro che gufare. Legittimo e doveroso. Fa però sorridere, quasi con tenerezza. Come vedere Rosella Sensi che vince una partita ed esulta alla Galliani: forse non le avevano detto che oggi non finiva il campionato. Anche perché, se fosse finito, c’era sempre l’Inter davanti. I tifosi dell’Inter, stasera, difendono la squadra a costo di essere faziosi. Tifo è uguale a faziosità. Se un tifoso dovesse scaricare la sua squadra nel momento di difficoltà, che tifoso sarebbe? Tiferebbe la Juve, o forse il Milan.

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JUVE, LA STRADA E’ ANCORA LUNGA

23 marzo 2010

Nell’estate 2006, in pieno scandalo, Jean-Claude Blanc disse: «Ci vorranno 5 anni per tornare a essere la Juve». Poi la scorsa estate gli arrivi di Diego, Felipe Melo, Cannavaro, Grosso e Caceres. Cinquanta milioni solo per i due brasiliani. E di colpo, nelle griglie delle favorite, madama Juventus era al secondo posto. Buffon miglior portiere della serie A, Chiellini miglior centrale italiano, Felipe Melo titolare nel Brasile, Diego stella della Bundesliga. E davanti, Iaquinta al top della maturità calcistica. Quota scudetto: 3,50. Forse gli esperti di scommesse, ma soprattutto i dirigenti della Juve non si sono accorti che Lippi aveva portato a Torino Cannavaro e Grosso: l’unico modo per giustificarne la convocazione in Nazionale. Quindi centrale e terzino sinistro di scorta, dove invece serviva intervenire. Per il ruolo di terzino destro è stato azzeccato l’acquisto di Caceres, che però è sempre in infermieria. Felipe Melo si è rivelato essere il Mr.Hide che era già comparso in alcune partite con la Fiorentina: falloso, irritante, banale, quasi grottesco negli appoggi orizzontali sbagliati. Sissoko è stato fuori a lungo, Marchisio si è lasciato appassire dall’ombra di impotenza di questa Juve. Diego non è mai stato veramente lui: quasi dannoso, a volte gli viene preferito Candreva, altro tassello di Lippi. E se Iaquinta è sparito per mesi per un infortunio quasi misterioso, Amauri si è dimostrato essere solo un centravanti da squadra media: e pensare che lo dipingevano come il nuovo Ibra.

Da dove deve ripartire la Vecchia Signora? Innanzitutto da un nuovo progetto tecnico. Via Secco, non in grado di gestire nemmeno le sostituzioni già ai tempi di Capello (storica la sfuriata di Ibra in un Treviso-Juve). Un uomo di campo servirebbe a saper scegliere giocatori adatti sia per personalità che per caratteristiche tecniche. Servono un terzino sinistro, un centrale, un centrocampista e un attaccante di livello europeo. In pratica, la colonna vertebrale della squadra. Poi, una guida di carisma. Non un uomo di campo alla Zaccheroni, che non ha avuto il coraggio di reimpostare la difesa a tre, come fece in corsa all’Inter e si è trovato nelle stesse condizioni di Ferrara. Non penso che Prandelli sia l’uomo giusto. Alla Juve, per ripartire, servirebbe un allenatore alla Mourinho.

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FARSI DA PARTE, PLEASE

19 marzo 2010

Partiamo dalle vittorie. Zero campionati italiani (cancellati i due alla Juve), due campionati spagnoli, due Coppe Italia, una Supercoppa Italiana, una Spagnola, una Coppa Uefa, il MONDIALE e il Pallone d’oro. Mondiale e pallone d’oro. Come Zidane e Ronaldo, per intenderci. Più centotrentuno presenze con la maglia azzurra, record assoluto.

Passiamo adesso a un po’ di episodi, situazioni e comportamenti, che ce lo dipingono, questo Fabio Cannavaro. Video in cui si fa iniettare del Neoton mentre è nella stanza d’albergo la sera prima della finale di Uefa con il Marsiglia. Le telefonate in cui Moggi gli diceva: «Dì al brindellone là alto che te ne vai». Il brindellone era Facchetti, Giacinto Facchetti. Poi le dichiarazioni pre-mondiali: «Moggi ha lavorato bene».

Poi la Juve va in B, lui, da lì a poco pallone d’oro, va al Real. Dove contribuisce prima a due scudetti. Poi alle continue scoppole del Barcellona, tra cui un 2-6. Salta l’Europeo 2008 per colpa di Chiellini. Poi Lippi decide che è ora che torni all’ovile: gli serve per la Nazionale, quindi ordina alla sua Juve di richiamarlo. La Juve ha bisogno di un centrale da affiancare a Chiellini. Un centrale che non sia Legrottaglie, ma uno di livello. I tifosi non ci cascano. Sanno che Cannavaro non è la soluzione, e gli danno del traditore e del venduto. Ma in realtà non lo vogliono perché sanno che non potrà mai essere quello del 2006.

Da più di due anni Cannavaro si trascina. Basta vederlo quando si pianta piatto e cerca di rubare la palla con il tacco. Basta vederlo scherzato da Matri, o da Zamora. È un logorio che l’ha portato ad essere uno dei più vulnerabili difensori centrali d’Europa. Dove c’è lui, si passa costantemente. La Juve di quest’anno, che non trova un appiglio nemmeno nel centrocampo muscolare che avrebbe dovuto garantire solidità, sta esponendo Cannavaro, partita dopo partita, alla gogna di dover essere messo in ridicolo da qualsiasi attaccante gli passi di fianco.

In una Juve allo sbando totale, senza personalità né qualità, Cannavaro è quasi sempre il peggiore, il primo a naufragare. Trentasette anni sono troppi: non per Zanetti, fisico d’acciaio. Ma per Cannavaro, evidentemente, sì. L’unico che sembra non accorgersene è Marcello Lippi. Forse crede nella magia di Berlino. O forse nell’esperienza e nella personalità. Caratteristiche che alla Juve, questo Cannavaro, non ha certo dimostrato.

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ALEX LA RISCOSSA

22 febbraio 2010

Lo stavamo già tutti dando per finito, ancora una volta. Che non sia più quello di un tempo, va da sè. Gli anni e il fisico non glielo consentono, la squadra, non all’altezza, nemmeno. Ed è anche vero che la Juve ormai era in fondo, che più in fondo non si può. Non poteva perdere sempre. Però chi l’ha risollevata è stato soprattutto lui. Il capitano di mille battaglie. Sì, è vero. Ballano due rigori inesistenti da lui stesso procurati. E un ipotetico stop di mano, ieri. Però ALex ha riportato a galla, o almeno ad un livello non troppo basso, una Juve che era praticamente annegata. L’assist di ieri, per Candreva, ha fatto vedere ancora una volta che i Campioni non muoiono mai. E soprattutto, possono regalarti sempre qualcosa, qualche colpo, qualche punto. La Juve ora è quarta, il turno di Europa League ipotecato. Diego e Amauri sono tornati a segnare, Zaccheroni ha grinta, Melo si sta lentamente trovando. Ma come sempre, la faccia vincente della Juve è una sola. Quella del suo capitano.