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JUVE, LA STRADA E’ ANCORA LUNGA

23 marzo 2010

Nell’estate 2006, in pieno scandalo, Jean-Claude Blanc disse: «Ci vorranno 5 anni per tornare a essere la Juve». Poi la scorsa estate gli arrivi di Diego, Felipe Melo, Cannavaro, Grosso e Caceres. Cinquanta milioni solo per i due brasiliani. E di colpo, nelle griglie delle favorite, madama Juventus era al secondo posto. Buffon miglior portiere della serie A, Chiellini miglior centrale italiano, Felipe Melo titolare nel Brasile, Diego stella della Bundesliga. E davanti, Iaquinta al top della maturità calcistica. Quota scudetto: 3,50. Forse gli esperti di scommesse, ma soprattutto i dirigenti della Juve non si sono accorti che Lippi aveva portato a Torino Cannavaro e Grosso: l’unico modo per giustificarne la convocazione in Nazionale. Quindi centrale e terzino sinistro di scorta, dove invece serviva intervenire. Per il ruolo di terzino destro è stato azzeccato l’acquisto di Caceres, che però è sempre in infermieria. Felipe Melo si è rivelato essere il Mr.Hide che era già comparso in alcune partite con la Fiorentina: falloso, irritante, banale, quasi grottesco negli appoggi orizzontali sbagliati. Sissoko è stato fuori a lungo, Marchisio si è lasciato appassire dall’ombra di impotenza di questa Juve. Diego non è mai stato veramente lui: quasi dannoso, a volte gli viene preferito Candreva, altro tassello di Lippi. E se Iaquinta è sparito per mesi per un infortunio quasi misterioso, Amauri si è dimostrato essere solo un centravanti da squadra media: e pensare che lo dipingevano come il nuovo Ibra.

Da dove deve ripartire la Vecchia Signora? Innanzitutto da un nuovo progetto tecnico. Via Secco, non in grado di gestire nemmeno le sostituzioni già ai tempi di Capello (storica la sfuriata di Ibra in un Treviso-Juve). Un uomo di campo servirebbe a saper scegliere giocatori adatti sia per personalità che per caratteristiche tecniche. Servono un terzino sinistro, un centrale, un centrocampista e un attaccante di livello europeo. In pratica, la colonna vertebrale della squadra. Poi, una guida di carisma. Non un uomo di campo alla Zaccheroni, che non ha avuto il coraggio di reimpostare la difesa a tre, come fece in corsa all’Inter e si è trovato nelle stesse condizioni di Ferrara. Non penso che Prandelli sia l’uomo giusto. Alla Juve, per ripartire, servirebbe un allenatore alla Mourinho.

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ALEX LA RISCOSSA

22 febbraio 2010

Lo stavamo già tutti dando per finito, ancora una volta. Che non sia più quello di un tempo, va da sè. Gli anni e il fisico non glielo consentono, la squadra, non all’altezza, nemmeno. Ed è anche vero che la Juve ormai era in fondo, che più in fondo non si può. Non poteva perdere sempre. Però chi l’ha risollevata è stato soprattutto lui. Il capitano di mille battaglie. Sì, è vero. Ballano due rigori inesistenti da lui stesso procurati. E un ipotetico stop di mano, ieri. Però ALex ha riportato a galla, o almeno ad un livello non troppo basso, una Juve che era praticamente annegata. L’assist di ieri, per Candreva, ha fatto vedere ancora una volta che i Campioni non muoiono mai. E soprattutto, possono regalarti sempre qualcosa, qualche colpo, qualche punto. La Juve ora è quarta, il turno di Europa League ipotecato. Diego e Amauri sono tornati a segnare, Zaccheroni ha grinta, Melo si sta lentamente trovando. Ma come sempre, la faccia vincente della Juve è una sola. Quella del suo capitano.