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LA LEGGE? PER QUALCUNO È PIÙ GIUSTA

22 febbraio 2010

Samuel sputa per terra: tre giornate. Adriano simula con la Roma: due giornate. Mancini protesta con Trefoloni: una giornata. Mourinho protesta: una giornata, poi un’altra, poi un’altra. Adesso, tre, più quarantamila euro. Baldini diede un calcio nel culo a Di Carlo: 4 giornate (1mese) e 15mila euro di multa. Totti dà tre pugni in pancia a Manninger: calcio d’angolo per la Roma. Totti manda affanculo Rizzoli: gli chiedono scusa. Sneijder applaude l’arbitro: espulso, giustamente. A Napoli si presentano con le maschere di Collina: bravi! E gli abbuonano un rigore. A San Siro sventolano i fazzoletti bianchi: multa. Cambiasso e Muntari intanto si saltano due partite, così.

Sembra tutto troppo strano. Forse è strano il nostro atteggiamento: primi e nervosi. Ma come ho già scritto, Mou incarna i nostri sentimenti attuali, li incarna al cento percento. E che nell’aria c’è tanta voglia di vederci sconfitti, beh, nelle ultime settimane ne abbiamo avuto le prove. Da Bonucci al derby, è tutto alla luce del sole. E sia chiaro: non facciamo vittimismo. È più una sensazione, quella che ci perseguita. Un rumore, quello dei nemici, che si avvicina e ogni tampo, zac!, ti dà una coltellatina, per vedere se stai in piedi lo stesso. E finora siamo stati in piedi alla grande: in 10, in 9. Mou dice anche in 6. E dice anche che le manette volevano dire: «Solo se ci arrestano, ci battono». Poco importa. Nel mondo di chi interpretava i labiali di Ibra per urlare: «Ha detto chiaramente che Mancini è un coglione», quando invece aveva smoccolato in svedese, è fin troppo facile bollare un gesto.

Quindi, ricapitolando: via di squalifiche (ecco il documento completo del giudice sportivo), come sempre. Mai visto una mano così pesante contro altre squadre. Mai. Non importa: vorrà dire che saremo i primi a vincere con tutti squalificati, deferiti e ammoniti. E saremo i primi a vincere in nove, in otto e in sette. Con buona pace di chi ci vuole male. E di chi usa la giustizia – NON VOGLIAMO SCONTI, SIA CHIARO – in modo un po’ più giusto nei nostri confronti.

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NUMERO UNO?

24 dicembre 2009

Quando in Germania è arrivato Luca Toni, assieme ai gol – tanti – è arrivata la ToniMania. E la canzone, che posto qui sotto, è diventata un tormentone. D’altronde, nel 2006 Toni era uno dei centravanti più forti al mondo: al mondiale, due gol ai quarti di finale, una traversa con il Ghana e poi, in finale, una traversa e un gol annullato per un fuorigioco non suo. Niente male. Poi i gol per la salvezza della Fiorentina, poi una scorpacciata a Monaco: 39 gol, campionato e coppa di Lega. Un carro armato. Poi, la crisi certificata. L’Europeo del 2008 lo configura già come bidone ambulante. La gente gli volta le spalle: troppo legnoso, praticamente inutile. L’anno scorso 18 gol. Quest’anno, uno. La lite con Van Gaal, la vita ai margini della squadra. La Roma vuole rilanciarlo. In teoria, con l’anno nuovo, le cose vecchie si buttano dalla finestra. La Roma, invece, lo sceglie per le sue caratteristiche, che aveva nel passato, però: centravanti di peso dal gol facile. Quello che manca alla Roma, il partner mondiale per Totti. Toni lo fa anche in previsione Sudafrica. Ma, forse, il treno dei gol di “LucaToniNumeroUno” è già passato. Difficile torni.