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SE LO DICONO LORO…

2 marzo 2010

Mario Sconcerti e Luigi Garlando. Prime firme del Corriere e della Gazzetta. Se sono loro due a schierarsi così a favore di Balotelli, un motivo ci sarà. Quello che mi chiedo, spesso, è se Marcello Lippi legga i giornali. E, nel caso, se almeno ragioni un po’ su quello che scrivono su di lui, su SuperMario, su tutto il resto?

Riporto i passaggi più significativi dei due articoli.

Mario Sconcerti, Balotelli non è pronto? Lippi ci ripensi:

[…] A parer mio Balotelli potrebbe essere essenziale per la Nazionale. Per più motivi. Il migliore è che nessun attaccante in Italia ha i suoi mezzi tecnici. Gilardino è una punta d’area di rigore, come Pazzini o Toni. Di Natale è una seconda punta, Quagliarella resta ancora un giocatore da definire. Balotelli ha forza fisica e un suo atavico senso tattico. […] Balotelli infine non è Cassano. È un ragazzo di nemmeno vent’anni introverso e ombroso che si sente attaccato dal mondo, non un artista arrogante che non ha voglia di rispettarlo. Il gruppo è sovrano, ma nel gruppo deve esserci spazio per le differenze. Altrimenti diventa una lobby.

Luigi Garlando, Al c.t. chiediamo il nostro Rooney:

[…] Oggi Mario è uno che si cala in un match rovente di Champions, come col Chelsea, e lo ribalta come un guanto; uno che riacciuffa l’Inter a Udine e la rimette in rotta scudetto; uno che per il terzo anno campionato consecutivo fa cose decisive per il titolo; uno dei pochi che salta l’uomo e risolve da fermo, come serve quando l’acqua è alla gola; un ragazzi di 19 anni che ha forza da vendere e recupera in fretta, un tesoro per un Mondiale in altura; uno che dal centrocampo in su fa tutti i ruoli. […] Mister Lippi, se lo faccia spiegare dall’amico Totti: life is now. E Mario pure.

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FENOMENOLOGIA DEL BALOTELLI

4 febbraio 2010

L’ho visto esultare davvero meno di cinque volte. Quando ha segnato il rigore scudetto nella finale primavera contro la Samp, al novantesimo, quando ha segnato il quasi gol scudetto. I gol pesanti al Viareggio. Poi l’anno scorso, a Torino contro la Juve e quest’anno, dopo la punizione bomba con il Rubin Kazan. Per il resto, braccia larghe, dita sulla bocca. O proprio niente. Apatia.

L’ho visto tirare punizioni che non tira più: al Viareggio metteva la palla all’incrocio, calciando a giro, da lontano. Adesso vuole per forza tirare forte, alla Cristiano Ronaldo. Alla Balotelli. Col Rubin gli è andata bene, ma è una su cento.

L’ho visto andare a terra troppe volte. Quasi folgorato, appena uno gli si avvicina cade con le mani davanti alla faccia. E si perdono minuti preziosi per curare un malato immaginario. Si rialza, manda a quel paese l’arbitro e ricomincia come prima.

Non lo vedo correre. Perché passeggia, pascola. Poi ogni tanto si accende, punta l’uomo, fa la magia. Anche ieri sera le tre palle più illuminanti le ha messe lui. Tra un mare di noia, qualche scintilla di magia.

Cos’ha Mario? Perché Mourinho ce l’ha con lui? Perché deve sentirsi il bersaglio dei fischi, delle critiche, dei richiami del mister, dei mugugni della gente? Perché non verrà convocato in nazionale, lui che in qualsiasi momento può ribaltare l’inerzia di una partita, sempre che ne abbia la voglia?

Ecco: sembra, forse è così, che Mario non abbia voglia. Eppure il calcio gli scorre nei piedi così facile. Sbaglia appoggi elementari, non ripiega dalla sua parte quando invece Zanetti si fa 60 metri di ritirata per coprire Maicon. Non c’è forse più da dire niente a Mario. Ormai l’hanno capito tutti che non cambierà mai. Fin quando regalerà più calcio che bambinate, più gol che leggerezze, allora l’Inter potrà ancora essere il suo posto. Ma Mourinho l’ha fatto capire. L’Inter viene prima di tutto: chi non suda per la squadra, sta fuori. Se Mario continuerà a sprecare le cose buone che fa con le tante che non fa o che non dovrebbe fare, il suo tempo potrebbe scadere.