Posts Tagged ‘special one’

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NORMALIZZATI

4 ottobre 2010

Sì proprio così. C’è una sola parola che ci può definire, e c’è un solo motivo che la può spiegare. Lo Special non c’è più, e siamo sulla via della normalità. In fondo fare il triplete, vincere la Champions dopo 45 anni, vivere la stagione più esaltante della storia poteva solo essere opera di qualcuno di speciale, che tirasse fuori qualcosa di più. Quel qualcosa che quando eri sotto 2-3 in casa con il Siena e dopo che hai fatto il 3-3 al 91′ ti faceva mettere il centrale di difesa a fare l’attaccante e segnavi il 4-3. O quello che dopo che ti avevano buttato fuori due difensori e stavi giocando in nove, ti spingeva a cercare di vincere la partita. Certo, una condizione mentale di quel genere è irripetibile. Lo ha spiegato bene Eto’o, quando è andato da benitez e gli ha detto: ok, io mi sono fatto il culo, ma solo perché era Mourinho e solo perché dovevamo fare la storia in quei tre mesi; adesso basta.

L’Inter di quest’anno, tolta la sconfitta con l’Atletico, si è accontentata di pareggiare con la Roma, e ha perso. Si è accontentata di pareggiare con il Twente e con la Juve, e non ha vinto. Ha regalato anche il miglior calcio della stagione: a Palermo e con il Werder Brema si sono visti lampi di una squadra bella, concreta, imprendibile. Lampi. Sembra che di colpo l’Inter abbia bisogno di essere bella per essere anche vincente. Un po’ il contrario di quello che succedeva con lo Special One in panchina.

Normali. Viaggiamo verso una normalità preoccupante per chi si era abituato a viaggiare in contromano, a esasperare un Inter-Catania, a sentirsi splendidamente soli contro tutti. Forse è una normalizzazione fisiologica e doverosa: dopo troppo tempo sulle montagne russe bisogna scendere, soprattutto se sono troppo alte. E allora avanti con Benitez, che non è speciale, ma non è stupido. La paura è che però sia troppo normale, che al di là della tattica, dell’equilibrio, della difesa alta, riesca a trasmettere un pizzico di quel qualcosa che accendeva i cuori e faceva girare le gambe. Anche se Mou aveva quell’arma in più, quella miccia che accendeva e faceva esplodere le partite di punto in bianco. Due colpi sul petto, come contro il Chelsea: Mario entra e falli secchi. Quando oggi Benitez si gira, non vede nessuno. Anzi no, c’è Coutinho, ma è talmente basso che è come se non ci fosse…

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PERFEZIONISTA O SOLO PROFESSIONISTA?

1 aprile 2010

Riporto due passaggi della chat di Mourinho con i tifosi, in esclusiva per Inter Channel (la trovate qui). Fanno capire forse qual è il valore aggiunto dello Special One. L’ultima frase mi fa veramente pensare che Josè non sia solo un bravo comunicatore.

Quanto lavora Mourinho per preparare una partita? Quanto guarda una squadra per poter dire di avere le idee chiare?
“Cambia da squadra a squadra, ci sono squadre che bisogna veramente analizzare in un modo diverso, per esempio il Chelsea era una squadra che io conoscevo alla perfezione, sapevo tutto dei giocatori, però ho visto la gara di San Siro 7 volte e quando dico 7 volte, dico 7 volte non 90 minuti ma tre ore, perché fermo, mando indietro, vado avanti, perché volevo capire le cose, il modo in cui le due squadre si erano trovate una contro l’altra. Comunque dipende, abbiamo gente che lavora molto bene, José Morais, Michele Salzarulo, Gianfranco Bedin e gli altri insieme a lui, che fanno sempre un lavoro molto positivo. Però nell’ora della verità mi piace capire tutto. Ma adesso penso che c’è la gara col Bologna, che finirà alle cinque, e poi si cenerà e poi si andrà a casa, penso che dopo la partita inizierò subito a studiare la gara di Mosca, inviterò qualcuno a stare con me, Rui Faria, Daniele Bernazzani, e chissà, non si dormirà quella notte, ma si dormirà solo in aereo”.

Ieri Stankovic ci ha raccontato di Krasic, dicendoci che lui lo consoce, che se lo attacchi ti salta, se lo aspetti invece gli puoi sempre portare via la palla.

“Krasic è stato suo compagno di nazionale e ovviamente lui lo sa, però questo deve valere per tutti i giocatori che si affrontano. Ieri per esempio eravamo più preparati per giocare contro Gonzalez e invece ha giocato Mamaev, Maicon subito mi ha chiesto se era destro o mancino, e bisogna essere capace di rispondere. Gli ho detto che è uno che gioca con i due piedi senza problemi, gli piace più giocare sulla fascia sinistra, però è basicamente un destro, uno che ti viene dentro per tirare in porta, e questo tipo di informazioni individuali servono. Poi c’è un’informazione più globale, sul tipo di gioco che la squadra fa, e noi per esempio abbiamo analizzato con i giocatori solo partite del Cska giocando fuori casa, e l’allenamento che abbiamo fatto il giorno prima della partita è stato nei 20 metri di profondità perché sapevamo che il gioco sarebbe stato molto basso”.

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NOTTE SPECIALE

17 marzo 2010

Perché l’Inter ha vinto?

ETO’O Rubin Kazan e Chelsea. Quando serviva il gol della qualificazione, Samuel Eto’o ha lasciato il segno. Proprio lui, che era due mesi che non lasciava tracce. C’è un’immagine che spiega la sua partita di ieri: 91′, Zanetti porta palla nella metà campo del Chelsea, si gira, appoggia verso la difesa. Al suo posto, dietro di lui, c’è Eto’o. Ripeto, 91′, 1-0. Eto’o, due Champions in bacheca, al 91′ va a fare il terzino. Capito, Mario?

MOU L’ultima mezz’ora a San Siro con il Chelsea gli ha dato una certezza: bloccare i terzini è necessario. Nel primo tempo, a Milano, Malouda aveva avuto troppo spazio e Maicon era rimasto timido in difesa. E Ivanovic aveva fatto la fascia troppe volte, fino all’assist per Kalou. Le punte larghe hanno bloccato Zhirkov e Ivanovic e hanno permesso a Maicon di salire con regolarità, ma perché tutto questo non risultasse deleterio serviva una grande prova deidue centrocampisti centrali.

THIAGO MOTTA-CAMBIASSO Finalmente Motta. Ammonito anche ieri, ma una partita di alto livello, alta intensità e alta intelligenza tattica. Forse perché ha abituato a prestazioni irritanti, ieri è sembrato quasi un top-player. In realtà si è giovato del lavoro di Cambiasso, finalmente al top anche in Europa.

SNEIJDER Serviva da anni il centrocampista di qualità che non tremasse nei match decisivi. Il secondo tempo è il manifesto del trequartista moderno.

LUCIO-SAMUEL Annullato Drogba. Sono la coppia più in forma dell’anno: manca sempre un pizzico di velocità, ma sulle palle alte, in acrobazia, in scivolata, di fisico vincono tutte le battaglie.

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MOU, SAN SIRO AI TUOI PIEDI

25 gennaio 2010

«Spettacolo? La squadra più spettacolare è quella che fa più, gol, più vittorie, più punti». Aveva ragione lui, ancora una volta. A qualcuno era sembrato il solito Mourinho arrogante e irriverente. Poi sono bastati venti minuti di derby per capire la forza dello Special One e della sua squadra. Venti minuti con un palo, un gol e tre parate di Dida. E altri settantacinque in inferiorità numerica, ma in superiorità agonistica e di carattere. Perché il Milan fantasia, il Milan dell’amore, il Milandinho s è schiantato sotto un muro solido, invalicabile. Fatto di attenzione ritrovata (Lucio e Santon), di corse infinite (Zanetti immenso), di parate decisive. Di nervi, anche. Di esaltazione, quella che proprio Mourinho ha scatenato, facendo diventare San Siro un inferno proprio per quel diavolo che è sembrato timido, spaventato.

Forse l’Inter vince perché ha giocatori come Muntari, che giocano con uno stiramento, ma fanno 70 minuti alla morte. Mentre il Milan rinuncia a Nesta e presenta Favalli, che tutto quello che aveva da spendere lo ha speso da almeno dieci anni. Forse perché Pandev ha una voglia di calcio, di correre, di vincere, che Beckham non potrà mai avere, essendo milanista a tempo determinato, in stage, praticamente. E magari anche perché la faccia pulita e i bei modi di Leonardo sono tanto cool e così tutti dicono: «Ma che bello questo Milan: e poi ridono tutti. È il Milan dell’amore». Invece Mou è arrabbiato anche quando vince, manda gente all’attacco anche quando è uno in meno, anche quando, come con il Siena, il buonsenso sembra suggerire altro. Però la risposta sembra davvero quella giusta: difficile vedere un gruppo così unito, così mentalizzato al sacrificio, quasi all’eroismo. Era così anche il Porto, era così il Chelsea.

È così l’Inter. Che fa dell’emozioni il suo marchio, che porta al limite i suoi tifosi. Ma che quando scende in campo con il rombo, aggiunge alla grinta una solidità tecnico tattica imbarazzante rispetto alle altre squadre. Il Milan della ripresa, ieri, è stato generoso, a tratti anche arrembante. Ma se in 180′ minuti ha subito 6 gol, senza segnarne, senza sfruttare una superiorità numerica prolungata, senza segnare il rigore della speranza, senza mettere in campo un Inzaghi che con tutto il recupero concesso avrebbe fatto tremare i polsi a chiunque. Allora non resta altro da fare che disporsi su due file, lasciare un corridoio, in mezzo. E applaudire il passaggio dei Campioni d’Italia. Campioni di cuore e di emozioni.