Posts Tagged ‘spagna’

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CI PRENDONO PER IL CULO, FABIO

27 luglio 2010

La notizia è vecchia, il video l’hanno già visto tutti. Però era un peccato non fare un paio di riflessioni sulla nostra Under 19. Che lo sappiamo, doveva vincere con tre gol di scarto contro la Spagna per passare il turno (e non era nemmeno sufficiente) e invece ha chiuso con zero gol, ultima, record di rossi e di gialli, e pure presa in giro. Imbarazzante.

Se Caressa e Bergomi avessero commentato la partita, al rigore di Ezequiel Calvente, dopo i disastri della difesa azzurra, lo Zio non avrebbe fatto fatica a commentare: “Ci prendono anche per il culo, Fabio”. La “Ezequinha” è veramente una mossa strana. Io mi auguro che i giocatori italiani non sapessere che Calvente fosse mancino. È vero che è impossibile pensare che uno calci un rigore in quella maniera, però perché un mancino dovrebbe prendere la rincorsa per calciare di destro? O sei completamente ambidestro, come Maldini o Brehme, o è dura.

Comunque lo spagnolo ha dichiarato di tirarli sempre così i rigori in allenamento e che si è ispirato a un rigore calciato da Jorge Reynoso contro il Boca nel ’91 e ad una pubblicità di Henry. Di sicuro, la prossima volta che prenderà la rincorsa, il portiere sa già quello che deve aspettarsi.

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INIESTA, EL HOMBRE DE LA HISTORIA

12 luglio 2010

Camminavo per Roma, un anno fa. Erano le 3 di notte, e giravo con Dario per la città. Avevamo visto Barcellona-Manchester United all’Olimpico. Finale di Champions, 2-0 per i catalani. Festa, delirio, fontana di Trevi invasa. Poi ci siamo incamminati verso la stazione. Gente stanca, che dormiva per terra, dopo la grande fatica della finale. Eppure si sentiva sempre qualche coro. Uno, soprattutto. “INIESTAAAA, INIESTAAA”. Era come una litania. Avevano segnato Eto’o e Messi, ma nel cuore i tifosi balugrana portavano sempre lui, “El dulce”. Il suo gol nel recupero contro il Chelsea aveva portato il Barcellona in finale. Ma era stato un gol talmente leggendario che aveva quasi cancellato le polemiche per l’arbitraggio. Si era tolto la maglietta anche allora, Andrés. ieri aveva una dedica per Dani Jarque, il capitano dell’Espanyol morto la scorsa estate mentre era in ritiro in Italia. Gli ha fatto un regalo mondiale. E l’ha fatto con la sua leggerezza, comq euando sta in campo. Sempre in quella famosa finale di Champions, ero rimasto impressionato da Iniesta. Mi avevano stupito lui e Puyol. Il capitano aveva giocato da terzino, senza mollare un centimetro, spingendosi in avanti, chiudendo alla disperata. Un cuore enorme. Iniesta mi aveva semplicemente lasciato a bocca aperta: gestiva il pallone sempre con una qualità infinita senza subire il fisico degli avversari. Lui, 170 cm, non si scompone mai. A volte sembra non voglia nemmeno tirare, ma trovi più gustoa dettare l’assist finale o a entrare in porta con la palla.

Ma Andrés, quando c’è da decidere, non scompare. Qualcuno gli imputa una fragilità muscolare figlia un po’ del suo essere un po’ poco duro. Però è proprio per questo che Andrés è nel cuore della gente proprio per il suo essere etereo, come la sua faccia smorta. Iniesta adesso lo vogliono tutti come pallone d’oro. In realtà sono due anni che è il miglior centrocampista di qualità del mondo, allo stesso livello del maestro Xavi. in più, Iniesta, ha i gol pesanti. A Fuentealbilla, provincia di Albacete, gli hanno già dedicato una strada, dopo l’Europeo del 2008. Una statua, adesso, ci starebbe bene. Lui, arrivato a 12 anni al Barcellona, non ha mai smesso di essere “El dulce”. Ma in due anni ha imparato ad essere il padrone del mondo. La ricetta? Tanta qualità. Quanti, alla domanda “Chi è il più forte del mondo?”, risponderebbero Iniesta? Beh, è ora di cambiare le gerarchie. Il re del mondo è smorto come un fantasma e ha l’oro nei piedi.

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SUPERSFIDA FINALE: OLANDA-SPAGNA

11 luglio 2010

Ritornano le mitiche supersfide di calciofilia. Non potevamo non mettere a confronto le rose delle finaliste.

  1. Stekelenburg vs Casillas: il portiere olandese è sembrato insuperabile per buona parte dle mondiale. Semplicemente, riceveva pochi tiri pericolosi. Contro il Brasile un miracolo su Kakà, contro l’Uruguay sono emersi tutti i limiti di questo spilungone. Casillas, che è sempre a rischio papera, si è dimostrato il più affidabile e decisivo. Meglio CASILLAS.
  2. Van der Wiel vs Sergio Ramos: l’olandese può diventare uno dei più forti terzini. Certo, non è Maicon, ma ha fisico e buoni mezzi. Certo, Sergio Ramos è superiore. Soprattutto in fase difensiva è più completo. Poi, con tutto il possesso palla che fa la Spagna, ha la libertà per giocare quasi come un’ala. Meglio SERGIO RAMOS.
  3. Heitinga vs Piquè: un mezzo difensore contro un grande difensore. L’olandese faceva il terzino e ha fatto anche il mediano. Errori e poca sicurezza, compensa con la grinta. Piquè ha la sicurezza dei campioni, paga solo sullo scatto. Meglio PIQUE’.
  4. Mathijsen vs Puyol: l’olandese comanda la difesa, è più solido del compagno di reparto. Ma il confronto con il capitano del Barcellona non regge. A tratti, in semifinale, Puyol sembrava il Cannavaro di Germania 2006. Meglio PUYOL.
  5. Van Bronckhorst vs Capdevilla: non è un premio alla carriera, anche se lo meriterebbe. Il capitano olandese ha segnato il gol della vita in semifinale, spinge con regolarità e personalità. Lo spagnolo è l’unica Furia rossa che non gioca nel Barcellona o nel Real Madrid. Spinge bene, ma in fase difensiva lascia a desiderare. Meglio VAN BRONCKHORST.
  6. De Jong vs Busquets: il centrocampista del City è solido, un ottimo ruba palloni e discreto in impostazione. Busquets, senza essere Xavi o Xabi Alonso, è insostituibile. Lavoro sporco e palleggio, paga in rapidità. Sfida PARI.
  7. Van Bommel vs Xabi Alonso: il cattivo e insopportabile olandese contro il geometra basco. Il primo sopperisce all’età e alla mancanza di passo con grinta e qualche scorrettezza di troppo. Il secondo è sempre nel vivo. Tutti e due sono pericolosi dalla distanza. Sfida PARI.
  8. Sneijder vs Xavi: sfida tra possibili palloni d’oro. L’olandese fa il trequartista, Xavi dirige con tocco sapiente e fa l’ultimo passaggio. Il 10 nerazzurro è in stato di grazia, ogni palla che tocca diventa oro. Ma Xavi è stato il migliore anche agli Europei. Sfida PARI.
  9. Robben vs Iniesta: Uno parte da destra rientra e fa sempre male. L’altro è dappertutto, anche se a volte sembra un po’ molle. Classe immensa per tutti e due, Robben è più abituato a segnare. Ma la sfida è PARI.
  10. Kuyt vs Pedro: corsa, ripiegamenti, assist e totale dedizione alla squadra da parte del giocatore del Liverpool. Lo spagnolo è letale, pericolossisimo, anche se egoista. Però può trovare il gol che lo consacrerebbe come uno dei più decisivi di sempre, a segno in tutte le competizioni. Sfida PARI.
  11. Van Persie vs Villa: l’olandese non è una prima punta, fatica a farsi grande giocando con il 4-2-3-1, lui più adatto in un 4-3-3. Gol pochi, assist pochini, lampi imprevedibili. Villa rischia di entrare nella storia, è già a 5 gol, segna in tutti i modi, si allarga, stringe, si trova dappertutto. Immarcabile. Meglio VILLA.

Cinque a uno per la Spagna, molto più forte in difesa. A centrocampo, nonostante gli spagnoli siano i migliori del mondo, l’Olanda si difende. Certo che le Furie Rosse sono ultra favoriti. Sotto tutti gli aspetti.

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NULLA DI STRANO

29 giugno 2010

Perché tutti puntavano sull’Inghilterra? Per Capello e per Rooney, ovviamente. Ora: l’attaccante ha avuto un finale di stagione complicatissimo, ricco di infortuni e recuperi miracolosi. Si è presentato ai Mondiali in condizioni disastrose. Quattro partite per prendere un palo, ma non è stata solo colpa sua. L’altro punto forte sul quale tutti puntavano era l’allenatore. Don Fabio vince sempre, don Fabio di qua, don Fabio di là. Grande girone di qualificazione:  9 vittorie e una sconfitta incrociando Ucraina, Croazia, Bielorussia, Kazakistan, Andorra. Sembrava che solo perché l’Inghilterra aveva sulla panca don Fabio avrebbe dovuto vincere i Mondiali.

Poi però è arrivato il campo, sono arrivate le convocazioni. E tutti: l’Inghilterra vince il Mondiale. C’è Capello. Tralasciando il fatto che Capello non ha dato uno straccio di gioco all’Inghilterra, perdendo completamente la sfida di imporre il suo 4-4-2 alla nazionale. Non è però questione di modulo. Penso che la questione sia semplice.  L’Inghilterra non aveva i giocatori migliori. I giocatori migliori li hanno il Brasile e la Spagna. L’Argentina ha il miglior attacco, la Germania è un caso a parte.

Il portiere inanzitutto.  La Spagna ha Casillas, il Brasile Julio Cesar. James-Green non possono reggere il confronto. Situazione difensori: Ferdinand infortunato ha costretto Capello a chiamare Dawson, a schierare Carragher, a scegliere Upson. Il Brasile ha il pacchetto arretratro più forte in assoluto. Maicon-Lucio-Juan-Bastos, in panchina Thiago Silva, eventualmente Dani Alves. Johnson e Cole non possono competere. Piqué-Puyol-Sergio Ramos sono di un’altro pianeta, in rapporto anche alla parabola discendente imboccata da Terry, disastroso.

Lampard e Gerrard insieme non hanno mai funzionato, Barry recuperato all’ultimo non è stato all’altezza. Lennon e Wright Philipps non hanno mai fatto il salto di qualità, Milner è bravo, ma non abbastanza per vincere il Mondiale. Robinho, Kakà oppure tutti i centrocampisti spagnoli sono migliori: Xavi, Iniesta, Fabregas, Xavi Alonso, David Silva. C’è differenza.

In attacco, detto di Rooney, solo e impacciato, c’erano Heskey, Defoe e Crouch. Villa-Torres-Pedro-Llorrente fanno un reparto molto più completo, Luis Fabiano non è Ronaldo ma nel Brasile di Dunga è funzionale. Ecco, a fronte di questi ragionamenti spiccioli sul valore dei giocatori, forse Capello non è riuscito a costruire una nazionale funzionale alla sua idea di gioco. E forse, il non essere inglese, il non conoscere la lingua alla perfezione, non gli ha permesso di entrare nel cuore dei giocatori come invece ha fatto Mourinho all’Inter.