Posts Tagged ‘san siro’

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È STATO BELLISSIMO

14 marzo 2012

ImmagineSilenzio. Non irreale, perché è stato realissimo. Non totale, perché intanto i francesi sono esplosi. Silenzio improvviso, quello sì. Doloroso, dolorosissimo. C’era il vuoto, in quel silenzio. C’era tutto, e non c’era più niente. C’era la parola fine e tutti l’hanno capito.

Inter-Liverpool del 2008 era stata caricata di più. C’era più fame d’Europa. C’erano i fischietti, il pubblico che ringhiava. Poi era arrivato il gol di Torres che aveva gelato tutti, ok. Ma era solo l’ennesima eliminazione. Ieri, invece, è stata l’ultima. Lo stadio non era acceso come contro il Chelsea o il Barcellona, ma nemmeno come contro il Rubin Kazan. Lì c’era tutto: fame, classe, rabbia, giocatori al top. C’era Josè. Ieri non c’era più niente, ma non c’era più niente da un bel pezzo, dal 23 maggio 2010.

Anzi, una cosa c’era. C’era il capitano. Javier, Saverio, El Tractor, Pupi, chiamatelo come volete. Zanetti. Immenso, leggendario, clamoroso, unico, irripetibile. Ha guidato ancora una volta la carica, ha fatto tutto quello che poteva fare, ha dato l’esempio, ha fatto più di tutto quello che hanno fatto gli altri, messi insieme. E alla fine è venuto ad applaudirci, a ringraziare con un applauso per il sostegno, a chiedere scusa, a dire “ok, ragazzi, è davvero finita”. Impossibile non restituirgli un applauso. Dovuto a lui ma anche ai nostri colori.

Era iniziato tutto nel maggio del 2005. Andavo ancora all’università. All’inizio dell’anno, in una pausa tra una lezione e l’altra, mi sono seduto sugli scalini del Duomo con Rosario, fedele compagno nerazzurro. E ci dicevamo: “Dobbiamo iniziare con una Coppa Italia, giusto per iniziare a capire cosa vuol dire vincere. Vinciamo la Coppa Italia e pian piano costruiamo la mentalità”. Discorsi da tifosi. Conditi da formazioni, da ipotesi di mercato. Da previsioni azzeccate (Julio Cesar, Maicon). Da sogni diventati realtà: quell’Ibra ritagliato dal giornale, con la maglia a strisce bianconere colorate a penna e diventate nerazzurre. Da altre coppe Italia, dalle supercoppe italiane, dagli scudetti che iniziavano ad arrivare.

È stato lungo, bellissimo e dolce. Dalla punizione di Sinisa con la Roma al sigillo di Milito in Coppa Italia, l’anno scorso, con il Palermo. Stop, tutto finito. Rubin Kazan-Chelsea-Cska-Barcellona-Bayern restano tappe indimenticabili. La trasferta a Siena, in solitaria, me la porterò dentro per sempre. Come mi porterò dentro per un bel po’ quel gelo che Brandao ha fatto calare su di noi ieri sera.

Un freddo che ci ha fatto male, che ci ha detto quello che già sapevamo ma al quale ci ostinavamo a non volerci credere. Pensavamo, in cuor nostro, di poter allungare ancora un po’ la magia. “Vinci col Marsiglia, peschi l’Apoel e sei già in semifinale, poi tutto può succedere”, era il pensiero comune anche dell’interista più pessimista. E invece no, è tempo di ricominciare. Senza Champions, senza più toppe sulle maglie, senza più cori per i giocatori. Tranne che per uno, per il Capitano.

Grazie, Inter. Grazie per questi sette anni. Sappiamo cosa ci aspetta, quanto sarà difficile, quanto sarà bello, un giorno, tornare a riempire lo stadio sapendo di essere i più forti. Intanto, noi siamo qua. “Noi non vi lasceremo mai. Forza Inter dai”.

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LEO HA GIÀ CANCELLATO BENITEZ

7 gennaio 2011

di Luciano Cremona

Come cancellare sei mesi in una notte. In sette giorni, per la verità. Da quando Leonardo è sbarcato sul pianeta Inter, tutto è cambiato. Anzi, tutto è tornato come prima, quando c’era Mourinho. Le tremila persone ad Appiano Gentile il giorno della presentazione lo avevano fatto capire subito: all’Inter serve qualcuno che piaccia alla gente. Ma che soprattutto piaccia ai giocatori. E Leonardo piace da matti. Ai tifosi, che però hanno aspettato le 22, quando Motta ha segnato il 3-1, per sbottonarsi e intonare il primo coro per il loro nuovo condottiero.

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LE FOTO: GLI ABBRACCI DI LEONARDO

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FENOMENOLOGIA DEL TIFOSO INTERISTA

25 novembre 2010

curvanordmilano.net

San Siro, Inter-Twente, voci.

  • Foto di gruppo:  “Correte, Porco xxx”
  • “Siediti, maiale!”
  • Biabiany punta l’avversario: “Dai, cane, dai. Forza, cane”
  • “Porcu xxx, l’è minga bun”
  • “Bravo Pandev, l’unica cosa buona della serata è che stai uscendo”
  • Ancora Biabiany con la palla: “Bau, bau, bau! Vai cane, bau”
  • “Dejan sei un eroe!”
  • “Metti Natalino, metti Natalino, metti Natalino”
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SIAMO NOI

24 maggio 2010

Lo ammetto. Ieri sera ci ho pensato: «E adesso?». Ho aspettato questo mese di maggio per 25 anni: vincere tutto, dominando, lottando, soffrendo. La Coppa in casa della Roma, poi andare a Siena e vincere all’ultimo respiro. Poi vedere il mio capitano che si trasfigura mentre alza la Champions. Abbiamo completato l’opera. Ho pianto tanto, come non mi era mai successo. Avevo pianto tante lacrime amare, ma quello di sabato è stato il pianto più bello della mia vita. Quei ragazzi hanno realizzato i miei sogni, Josè è stato il nostro condottiero. Vedere l’alba a San Siro è stata un’emozione che non mi ha permesso di urlare a squarciagola. Era come se mi stessi guardando da fuori e mi vedevo lì, a due passi dal capitano con in mano la coppa, con il sole che sorgeva, e mi dicevo: “Ecco, questo è il momento”. Ed è stato immenso, bellissimo, forse irripetibile. Ecco, questo è l’unico mio dubbio. Che una gioia così genuina non possa tornare. Che ormai l’apice l’abbiamo raggiunto. Poi mi son concentrato su Cambiasso, che girava con la maglia di Giacinto. Ho guardato il capitano più bello del mondo e ho pensato: “Con questi ragazzi non finirà mai”. Supercoppe, mondiali per club, vogliamo tutto. Ma ormai la storia è scritta: gli immortali siamo noi, sono io che ho pianto, è il capitano che la Coppa se l’è messa in testa perché la voleva da 700 partite.  Non sarà mai solo la gioia di una sera. Perché il momento di una vita è arrivato e me lo porterò dentro per sempre.

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ALBA NERAZZURRA

23 maggio 2010

La coppa è arrivata con il sole. I cancelli di San Siro sono stati aperti alle 2.30, mentre capitan Zanetti e il figlio del presidente Moratti sono entrati sul terreno di gioco alle 6.07. L’alba milanese aveva già svegliato anche chi si era addormentato sui seggiolini del Mezza. Quarantamila persone, un mare di gente nerazzurra, ha vegliato l’arrivo degli eroi di Madrid, cantando per ore. Non c’era Josè Mourinho, e i tifosi se ne sono accorti subito. C’era però il principe Milito, che non ha fatto in tempo a spostarsi in mezzo al campo con il microfono per dire “Grazie” al suo popolo, che è stato sommerso da cori di esaltazione. Mezz’ora di coppa per gli occhi dei tifosi. Pochi minuti per ammirare quel trofeo che tanti avevano visto solo in tv. Fuochi d’artificio, fumogeni, bandiere. La notte nerazzurra è finita con Esteban Cambiasso che ha salutato, instancabile, tutti i tifosi, dopo il giro di campo. Alcuni giocatori non erano presenti, altri hanno fatto un breve giro per poi andare a riposare. All’uscita dallo stadio l’assalto alle macchine di Milito e Samuel. Alle 7.15 la festa non era ancora finita. A Milano i clacson sono ancora bollenti.

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PSYCO-INTER? NO GRAZIE

10 maggio 2010

(foto: curvanordmilano.net)
Mi mancava. Non l’avevo mai fatto, non ce n’era mai stato bisogno, anche se c’era stata l’occasione. Allo stadio con la radiolina è tutta un’altra storia. Perché sentivo Cucchi nelle cuffie che commentava quello che succedeva sotto di me. E la gente ogni tanto mi diceva: “La Roma?”. Io scuotevo la testa: “Zero a zero, però ha preso due pali”. Poi tre.  Ero a San Siro, ma mi sebrava tutto così strano.

Il gol preso a freddo è stato un flashback, vedere Materazzi al centro della difesa quasi una certezza: mi sembrava di essere lì, al secondo blu, due anni dopo Inter-Siena 2-2, la Psyco Inter che aveva dovuto aspettare Parma, e Ibra, per cucirsi lo scudetto. Eto’o, Cambiasso, Milito, Balotelli, un nuovo Stankovic. Di colpo quei cattivi pensieri sono volati via con una facilità piacevole e nuova. Una facilità merito del nostro allenatore.

Nuvole, pioggia. Pioggia benedetta, quando a un certo punto l’ho sentito distinto, nelle orecchie: “Cagliari in vantaggio”. Ho contagiato tutti e tutti hanno contagiato i giocatori, tant’è che Zanetti ha servito Pellissier. 4-3. Surreale, Psyco-Inter. Poi sono successe due cose: l’Inter ha dimostrato grandezza, la Roma ha vinto. Dire a quelli seduti a fianco: “Rigore per la Roma”, con tutti che stan lì a guardarti, sperando in una tua smorfia disumana, è stato affascinante, lo ammetto. Non ho dovuto neanche dire: “Gol”, l’hanno capito dalla mia faccia. Intanto Zanetti cavalcava verso Sorrentino, Pandev ha preso un palo, il Chievo è stato spostato dalla forza d’urto di una squadra che non poteva permettersi leggerezze. Eppure io avevo paura, paura di un 4-4 beffa che avrebbe capovolto il mondo. Poi ho spento la radio, sentendomi in colpa per aver dubitato di loro, quei fantastici ragazzi che stanno sputando sangue per i nostri colori. Due finali da giocare, una stagione infinita. E una certezza: comunque vada, onore ai nostri ragazzi, onore al nostro allenatore.

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DITE CHE HA SENTITO?

22 aprile 2010

Inter-Juventus, minuto di silenzio per le vittime dell’incidente ferroviario di Merano. Si alza una voce, da San Siro. Obiettivo: Fabio Cannavaro. Questa è la fama che si è costruito il capitano dell’Italia.

«Cannavaro, amico di Moggi. Sei un Bastardo. Vergognati»

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INTER-BARCELLONA DALLA CURVA

22 aprile 2010

da Sky.it

“Madrid”, enorme. “Andiamoci insieme”, l’esortazione. I tifosi dell’Inter lo mettono in chiaro dall’inizio, quando le squadre entrano in campo. Una coreografia che occupa due anelli, uno stadio pieno di gente che ha in mente solo la finale del Bernabeu. Stadio pieno e scaramanzia: per mezz’ora su San Siro vola un pipistrello. Un pipistrello vero, nero, che svolazza sopra la porta di Julio Cesar. Qualcuno dice: “Brutto segno”. Il Barcellona segna, al primo tiro. E il pipistrello svolazza indisturbato. Poi, di colpo, sparisce. Se ne perdono le tracce. L’Inter sale, Eto’o crossa, Milito prolunga, Sneijder segna.

Ogni volta poi che Ibra tocca palla, partono i fischi. Maxwell gioca indisturbato, nessuno lo fischia: e infatti offre l’assist a Pedro, con tutta calma. Lo svedese, invece, sembra irretito. Lucio lo sovrasta e ogni intervento del difensore è sottolineato da un boato. San Siro non è più la casa di Zlatan. Anzi. Ogni tanto si alza quello spiacevole coro che accompagnava Ibra in tutti gli stadi italiani, tranne San Siro: “Zlatan, sei uno zingaro”.

Poi arrivano i gol della vittoria. I tifosi impazziscono. Anche lo speaker esalta la gente, invocando cinque volte il nome di Milito. Sul 3-1 qualcuno inizia a dire: No, non ci credo”. Invece è tutto vero. Se ne accorge anche un bambino che avrà al massimo tre anni e se ne sta in braccio al suo papà, in curva Nord. Battesimo del fuoco per il piccolo, che con la maglia di Figo e il ciuccio in bocca alza le braccia quando tutti cantano per il Principe.

Poi entra Balotelli, che emoziona tutti con una giocata. È un lampo: poco dopo inizia a trascinarsi per il campo. E la gente inizia a darsi di gomito: “Guardalo là. Non corre, non corre”. Partono i mugugni, poi Mario sbaglia un’apertura e tutti gli puntano il dito contro. “Buffone, buffone”. L’Inter sta vincendo 3-1 contro i campioni del mondo e lo stadio se la prende con uno dei giocatori. Balotelli risponde, la voragine si allarga. Finisce la partita con Mario che getta via la maglia nerazzurra. I tifosi inveiscono. Qualcuno si limita a dire: “Abbiamo battuto 3-1 il Barcellona senza di lui. Non ci serve”. Poi allo stadio suona “C’è solo l’Inter”. Madrid è più vicina: per l’Inter, per i suoi tifosi. Non per Super Mario.

INTER-BARCELLONA: LA COREOGRAFIA DELLA CURVA NORD – MADRID, ANDIAMOCI INSIEME

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CENTODUE

9 marzo 2010

Con i colori del cielo e della notte, infinito amore, eterna squadra mia

Due anni fa ero lì a San Siro, Inter-Reggina era solo il contorno. Era l’8 marzo, a dire il vero, e non il 9. L’anticipo, prima del ritorno di Inter-Liverpool. Uno stadio così non si era mai visto. C’era la storia del calcio, dell’Inter, c’era Massimo Moratti. C’era, ma stava in disparte, Roberto Mancini, che era già in odore di dismissione. Di lì a tre giorni avrebbe annunciato l’addio all’Inter, appena dopo l’eliminazione. C’era Celentano che cantava e si inginocchiava sotto la curva, ma soprattutto c’era Gianfelice, il figlio di Giacinto. Il suo discorso fu il punto più alto di quella serata nerazzurra. Centoanni. Adesso sono centodue. Sono arrivati due scudetti e una supercoppa, nel frattempo. Tra una settimana giusta, il ritorno con il Chelsea. Auguri Inter, auguri e buona fortuna.

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INTER-CHELSEA IL GIORNO DOPO

25 febbraio 2010

Ha vinto l’Inter. Ha vinto prendendo un gol stupido, ma ha anche vinto tirando realmente in porta due volte. Però ha segnato subito, ha tenuto il campo nonostante il possesso di palla Blues. Non ha dato la solita sensazione di impotenza, anzi. Le ripartenze erano rabbiose e pericolose. Mancano due rigori al Chelsea, ma per una volta la fortuna europea non ha girato le spalle. Solo due anni fa, a Liverpool, Mancini si ritrovò a dover giocare in 10 per un’ora dopo l’epulsione di Materazzi, dopo due gialli inesistenti. Il migliore tra i 22 in campo è stato Lucio, mentre il peggiore credo sia stato Thiago Motta.

  1. Julio Cesar ha sbagliato: il gol è colpa sua, troppo lento e poco reattivo. Poi si è riscattato, ma è un errore grave e pesante. Cech non è stato un fulmine sui due gol. E si è pure stirato.
  2. Maicon ha giocato un’ottima partita, senza spunti eccezionali, ma davvero inappuntabile. Ivanovic si è rivelata un’arma più pericolosa del previsto. Il serbo ormai è un terzino fatto e finito: la discesa sul gol di Kalou ne è l’esempio.
  3. Lucio è stato maestoso, ne abbiamo già parlato. Terry invece si è fatto saltare da Milito: sembrava non avesse mai visto l’argentino fare quella finta.
  4. Samuel è il marcatore perfetto da mettere al fianco di Lucio. Un paio di chiusure sono state formidabili. C’è la pecca del fallo da rigore. Carvalho ha giocato alla grande: è tornato ai suoi livelli.
  5. Zanetti dai mille polmoni non ha sbagliato una diagonale, una chiusura, una ripartenza. Ottimo, come sempre. Malouda a fare il terzino sinistro è sembrato un azzardo. In realtà non è stata una cattiva idea, fino a quando è entrato Balotelli: da quel momento non ha più visto un pallone.
  6. Ero scettico su Cambiasso. Eppure ha tirato fuori una grande partita, con un gol importantissimo. Obi Mikel non ha demeritato, anzi. Però non è certo Essien.
  7. Stankovic male. Male male. Sempre in ritardo e preso in mezzo, non ha trovato una sola giocata. Ci ha messo tanta corsa, e basta. Ballack ha calciato in porta una volta. Per il resto si è nascosto.
  8. Thiago Motta ha portato ai limiti della sopportazione tutto lo stadio. Irritante il suo passo, la sua mollezza, i suoi cartellini gratis presi dopo cinque minuti. Lampard ha sfiorato il gol del due a due. Non ha brillato, ma ha sempre qualcosa in più dei suoi compagni di reparto.
  9. Sneijder bene perché ha giocato due o tre palloni importanti, come quello sbagliato da Eto’o o quello da cui è arrivato il gol di Cambiasso. Kalou ha corso tantissimo, si è procurato un rigore e ha segnato. Ottima partita per chi non doveva neanche giocare.
  10. Eto’o è la croce. Corre, si impegna, si dà da fare. Ma il gol che si mangia è qualcosa di irreale. Non era arrivato per segnare i gol decisivi in Europa? Drogba ha predicato nel deserto, ha preso una traversa e ha dato la solita impressioni di pericolosità non appena si muove. Fenomeno.
  11. Milito è veramente il principe del gol. Gli arriva un pallone e lo spedisce in porta. Poi si sfianca tra mille scatti e mille battaglie. Finisce stremato. Anelka ha regalato un assist per Lampard, ma ha girato troppo al largo dall’area di rigore.
  12. Poi c’è Balotelli. E’ entrato e ha cercato subito di spaccare la partita. Un apio di volate sulla destra sono state da vero fenomeno: Lampard sta ancora cercando il pallone che Mario gli ha fatto passare tra le gambe col tacco.

Mourinho-Ancelotti finisce con la vittoria ai punti di Mourinho. Perché? Sì, il Chelsea ha tenuto palla (56%), ma è sembrato un po’ sottoritmo. Invece Mou ha proposto l’Inter migliore, con ripartenze letali. Poi il cambio di Balotelli e le tre punte più trequartista sul 2-1 sono il capolavoro della serata.