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Sampdoria e Gamenet

10 ottobre 2011

Una delle novita’ piu’ rilevanti della nuova stagione calcistica 2011-2012, per quanto riguarda gli accordi tra club e sponsor, e’ sicuramente la nuova partnership tra la Sampdoria, storica e prestigiosa societa’ del calcio nostrano temporaneamente “prestata” al campionato cadetto, e Gamenet Spa, concessionaria AAMS per gli apparecchi con vincita in denaro.

L’azienda, operante nel settore delle slot machine e videolottery – ne gestisce piu’ di 60000 sul nostro territorio -, e’ sicuramente tra quelle piu’ attive nel settore del gambling – che comprende anche le numerose poker room della rete, sempre piu’ al centro dell’attenzione dopo il recente decreto ministeriale – e prevede di entrare in borsa nell’arco di non molto tempo, ed e’ forse per questa ragione che ha scelto il mondo del calcio per diffondere il proprio marchio.

L’accordo con la Samp costituisce il primo fatto dalla societa’ con una squadra di calcio (al club genovese e’ poi seguito il Pescara Calcio), e sicuramente soddisfa entrambe le parti, in quanto se il Doria potra’ avvalersi di una collaborazione commerciale al di fuori con quella ormai tradizionale con la ERG, Gamenet potra’ far conoscere il proprio nome e i propri prodotti attraverso un mondo, quello del calcio, che nel nostro Paese attira moltissime attenzioni su di se’.

Due sfide appassionanti, dunque; da un lato quella di fare sempre piu’ strada via via piu’ competitivo quale quello dei giochi di casino’ e poker – tra cui spicca il texas hold’em – , dall’altra quella di ritrovare nel piu’ breve tempo possibile la serie A perduta.

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NON VEDO, NON SENTO…

28 febbraio 2010

In settimana Daniele Gastaldello, difensore della Sampdoria,  ha scritto alla Corte di giustizia federale questa lettera:

Il sottoscritto Daniele Gastaldello, in merito ai fatti della partita Inter-Sampdoria del 25 febbraio 2010, dichiara di non aver mai avuto nessuno scontro in campo con Esteban Cambiasso, né tantomeno che Cambiasso abbia cercato di colpirmi con un pugno nel tunnel che porta agli spogliatoi.

Come ben sapete, a Cambiasso è stata confermata la squalifica per due giornate per: «per avere, nell’intervallo, nel sottopassaggio
che adduce agli spogliatoi, tentato di colpire con un pugno un calciatore della squadra avversaria; infrazione rilevata dai collaboratori della Procura federale
». Qualcosa non torna. Ti amo campionato!

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SE QUESTA È VIOLENZA

21 febbraio 2010

Dai, adesso dite che Mourinho provoca atteggiamenti violenti. Guardate. È pieno di seggiolini bruciati e bombe carta. Ah no, scusate, sono fazzoletti bianchi. Ingiustificati? Può essere. Però allo stadio i replay non li vedi, e se sei allo stadio è logico che sei partigiano. Che protesta fantastica è questa? In Spagna si vede quando si manifesta dissenso verso la squadra o verso un allenatore. Ieri, il dissenso, era nei confronti dell’arbitro.

Certo, se a Napoli mettono la maschera di Collina sono tutti simpatici, «che bella trovata». Trovata geniale, sono riusciti a risparmiarsi anche un rigore. A San Siro, invece, spuntano i fazzoletti bianchi e tutti: «Ecco, Mourinho scalda gli animi». D’accordo, come volete. Noi siamo così, primi anche nell’aver portato in Italia la tanto spagnola pañolada.

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A CUOR LEGGERO

21 febbraio 2010

Rido. Rido perché non riusciamo a perdere e la gente si mangia il fegato. Rido perché Mourinho è interista. Ha capito tutto, in un anno e mezzo. Ha capito tutto, e incarna tutto quello che pensiamo, proviamo. Quello che ci piace. «Zeru tituli» ci ha fatto ghignare, ci ha permesso di sfottere gli altri, di prenderli in giro. Ci hanno sempre trattato a calci nel culo. Poi abbiamo scoperto che avevamo ragione. Che non c’era solo nostra incapacità. Non c’era solo malafede o sudditanza. C’era un’organizzazione che spostava i fili, gli arbitri, le ammonizioni e le partite. Quando riguardo gli highlights di Bologna-Juve, dicembre 2004, mi chiedo: se non ci fossero state le loro forze del male, come sarebbe finita quella partita?

Quando invece guardo la partita di stasera e vedo che finiamo in nove, pieni di rossi, di gialli di proteste, di nervosismi, mi sento leggero come gli altri non hanno mai potuto essere. Ci prendiamo quello che ci tocca, ci incazziamo, giochiamo e non perdiamo. Senza ombre. Samuel si prende il rosso diretto, anche se non si capisce perché non un semplice secondo giallo. Cordoba si prende il secondo giallo perché Pozzi vola. Ci sta, bravo lui, pollo Ivan. Possiamo protestare, o è vietato? Esagerati? Forse, ma non vogliamo mai perdere. È reato che i nostri tifosi si sentano bersagliati e sventolino dei fazzoletti bianchi, per la prima volta in Italia?

Mourinho surriscalda gli animi senza motivo? La squadra è agitata perché il suo mister esagera? A lungo andare tutto questo sarà deleterio? Non importa. Perché tutto questo ci esalta. Vincere il derby in 10, rischiare di vincere con la Samp in 9, vincere con il Siena nel recupero: ci gasa, perché vediamo che in campo Josè e i ragazzi fanno tutto con il cuore. E soprattutto, il cuore è grande, e la coscienza è pulita.

PS- Tiferanno tutti Chelsea. Fanno, bane, farei lo stesso. Difficilmente vinceremo. Però…

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Spettacolo e calci, il magico derby della Lanterna

3 dicembre 2009

Cinquantaquattro falli. Tre espulsi, un palo, due rigori, sei ammoniti, tre gol e risse varie, anche durante le esultanze. Il derby di Genova, in una riga. Se aprite il dizionario e cercate alla voce “derby” vi uscirà: Genoa-Sampdoria 3-0, 28 novembre 2009. Signori, che derby.

I tifosi della Sampdoria malediranno e cercheranno di dimenticare in fretta la partita di sabato scorso, quelli del Genoa invece ancora se la godono. Tre gol tre, gioco spumeggiante anche in inferiorità numerica, accelerazioni da formula uno senza neanche un centravanti in campo. La macchina perfetta di Gasperini è tornata a sgommare nella sera più importante in una città, Genova, che ha regalato come sempre uno spettacolo unico. Come? Troppi falli, troppo cartellini? Fermi, questo è un derby.

Si sono picchiati, e anche forte. Come l’anno scorso. 3-1, tripletta del principe Milito: tre espulsi, dieci ammoniti, risse varie. Non è un bello spot per il calcio? Al contrario. Guardate quanto corre Marco Rossi, capitano del Genoa: lui, che ha trentun anni e che è nato il primo aprile, sguscia come un pesce nella difesa della Samp. Se potesse, entrerebbe pure lui in porta con il pallone.

Ma Cassano non è riuscito a giocare la palla, fallo sistematico. Voi cosa fareste per vincere contro i vostri rivali di una vita? Cosa sareste disposti a fare per avere un girone intero, fino al derby successivo, per potervi bullare tutte le mattine in ufficio, con gli amici, perché Marassi, o qualsiasi altro stadio, è vostro? Certo, Cassano si è spazientito. Non è neanche bello che l’arbitro interrompa il gioco ogni minuto e mezzo. Ma l’altra sera, nella stessa partita, i falli sono stati corredati da corsa, verticalizzazioni e giocate da scuola calcio.

Con un tifo straordinario sugli spalti. Genova è speciale anche per il pubblico. La corsa a fine partita, in mutande sotto la gradinata è una gioia. Palladino, che ha giocato anche nella Juve, ha detto di non essersi mai emozionato tanto. Gli crediamo. Certo, dopo il gol poteva risparmiarsi la mano all’orecchio proprio sotto la curva blucerchiata. Palombo, cuore di capitano, lo voleva strozzare. Ma Palladino non ha resistito: troppo ghiotta l’occasione per scherzare gli avversari. E Palombo non poteva certo tirarsi indietro. D’altronde, è un derby, e quando ormai l’hai perso, devi almeno salvare l’onore. Anche con qualche colpo proibito. È il bello del derby, con tutti i suoi effetti collaterali. Prendere o lasciare. Prendiamo volentieri.

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