Posts Tagged ‘Roma’

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INTER-ROMA SU FACEBOOK

7 febbraio 2011

di Luciano Cremona

C’è chi è allo stadio e non può fare a meno di dirlo a tutti i suoi amici. “Sono arrivato, dopo 6 ore di pullman”, scrive un nerazzurro partito da Sassoferrato, nelle Marche. C’è chi invece è davanti alla televisione, e non rinuncia ad usare lo smartphone per annunciare a tutti che: “Non ci sono per nessuno, chiuso per Inter”. “Daje Roma”, “Stasera vinciamo”, “Segna Borriello” sono invece gli status dei tifosi della Roma. Ecco: a San Siro la partita sta per cominciare, ma il popolo di facebook è come se fosse allo stadio.

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INIZIARE A FINIRE IL LAVORO

21 agosto 2010

Tre mesi. Novanta giorni dopo siamo qui ancora. Non abbiamo la pancia piena, anche se il cuore è ancora gonfio di quella gioia infinita, di quell’emozione che ci porteremo dentro sempre. Il capitano che alza la coppa non ce lo dimenticheremo mai. Novanta giorni dopo, vogliamo che il capitano ne alzi un’altra, di coppa. Abbiamo un Mario in meno. Soprattutto sarà la prima volta senza persone speciali, in panchina. Non eravamo abituati a parole al miele per Ranieri, a dichiarzioni diplomatiche, a nessuna polemica. Son bastati però un tempo con il Panathinaikos e un tempo con la Juve per andare allo stadio con la convinzione che questi ragazzi sono forti, ma soprattutto hanno ancora fame. C’è un lavoro da finire, ci sono tre coppe che aspettano di essere alzate. Arriveranno in ventimila, con i loro petardi, le loro rosicate. Non curiamoci di loro. Passiamogli sopra. Il 22 maggio è lontano novanta giorni. Capitano, faccelo sentire più vicino. Alzane un’altra.

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CAPITANO VERO

5 maggio 2010

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AL DI LÀ DEI PALI

27 marzo 2010

Ci sono differenze che non potranno mai essere cancellate, per fortuna. La diversità aiuta e rende tutto più bello. Per esempio: la Juve perde e i suoi tifosi danno contro, nell’ordine, a presidente, dirigenti, allenatori, giocatori, massaggiatori, terreno di gioco di Vinovo. Legittimo: vedono la loro squadra perdere in continuazione, ritengono, giustamente, che i propri colori non siano portati degnamente. E protestano. Poi ci sono i tifosi del Milan, che non sanno ancora se devono ascoltare le parole del loro presidente, o quelle del loro allenatore. Non sanno se sono forti, come credono di esserlo dopo un Milan Chievo, o se sono stanchi bolliti e sfortunati appena perdono con il Parma. E se vincono con il Chievo è tutto merito della classe infinita di Seedorf, dell’immenso Favalli eccetera eccetera. E se perdono con il Parma è tutta colpa di Seedorf che non corre, di Favalli che è vecchio, di Berlusconi che non caccia i soldi. I tifosi della Roma, ad esempio, perdono lo scudetto a mezz’ora dalla fine e vanno a rendere omaggio ai giocatori. Certo, non sono proprio l’esempio dei tifosi modello, tra coltelli e bombe carta.

Poi ci sono io, che tifo l’Inter. E mi vanto di tifare l’Inter talmente tanto, che nessuno può capire bene quanto me cos’è l’Inter. Neanche Mourinho lo sa, anche se lo sta imparando. Oggi abbiamo perso, dopo un errore di Julio Cesar e un errore di Lucio. Dopo una traversa, un incrocio e un palo al 95′. E dopo sette cartellini gialli. Quattro di questi pesano, perché mostrati a diffidati. Dopo anche un gol in cui Pandev parte in fuorigioco e un rigore non dato a Brighi. Il rosso a Chivu, anche? Pensando a come Morganti abbia graziato Toni (trattenuta su Zanetti che riparte), Perrotta (fallo di frustrazione dopo che l’Inter gioca la palla con Menez a terra, che come mostra il replay è a terra a fare scene), e come abbia sorvolato sulle perdite di tempo di Pizarro e compagni, sempre pronti a stare per terra (per primo Toni, che affonda due volte appena sente l’alito di Chivu), penso sia la cosa meno scandalosa. Pensate cosa sarebbe successo se il contatto Burdisso-Milito del primo tempo fosse avvenuto a parti invertite. Minimo sarebbe intervenuto anche il papa al tg1 per parlare di favori.

I tifosi dell’Inter, anche loro, non sono il modello del tifoso perfetto. Però, da quattro anni, sono nella testa di tutti. Dicevano che era l’interista a diventare pazzo. Pensate a cosa è successo prima di Inter-Chelsea. Tutta Italia che diceva “Forza Carletto”. È stato così bello vincere e ascoltare il silenzio dei gufi. Sì, perché non è rimasto altro che gufare. Legittimo e doveroso. Fa però sorridere, quasi con tenerezza. Come vedere Rosella Sensi che vince una partita ed esulta alla Galliani: forse non le avevano detto che oggi non finiva il campionato. Anche perché, se fosse finito, c’era sempre l’Inter davanti. I tifosi dell’Inter, stasera, difendono la squadra a costo di essere faziosi. Tifo è uguale a faziosità. Se un tifoso dovesse scaricare la sua squadra nel momento di difficoltà, che tifoso sarebbe? Tiferebbe la Juve, o forse il Milan.

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LA MIA TABELLA SCUDETTO

22 marzo 2010

Ecco come andrà a finire, secondo me.

La classifica attuale: Inter 60, Milan 59, Roma 56.

30. Inter-Livorno 1
Parma-Milan 2
Bologna-Roma 2
(Inter 63, Milan 62, Roma 59)

31. Roma-Inter 1
Milan-Lazio 1
(Milan 65, Inter 63, Roma 62)

32. Inter-Bologna 1
Cagliari-Milan 2
Bari-Roma X
(Milan 68, Inter 66, Roma 63)

33. Fiorentina-Inter 2
Milan-Catania 1
Roma-Atalanta 1
(Milan 71, Inter 69,  Roma 66)

34. Inter-Juventus 1
Sampdoria-Milan X
Lazio-Roma 1
(Inter 72, Milan 72, Roma 66)

35. Inter-Atalanta 1
Palermo-Milan 1
Roma-Sampdoria 1
(Inter 75, Milan 72, Roma 69)

36. Lazio-Inter 2
Milan-Fiorentina 1
Parma-Roma 2
(Inter 78, Milan 76, Roma 72)

37. Inter-Chievo 1
Genoa-Milan 2
Roma-Cagliari 1
(Inter 81, Milan 79, Roma 75)

38. Siena-Inter 2
Milan-Juventus 1
Chievo-Roma 2
(Inter 84, Milan 82, Roma 78).

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LA LEGGE? PER QUALCUNO È PIÙ GIUSTA

22 febbraio 2010

Samuel sputa per terra: tre giornate. Adriano simula con la Roma: due giornate. Mancini protesta con Trefoloni: una giornata. Mourinho protesta: una giornata, poi un’altra, poi un’altra. Adesso, tre, più quarantamila euro. Baldini diede un calcio nel culo a Di Carlo: 4 giornate (1mese) e 15mila euro di multa. Totti dà tre pugni in pancia a Manninger: calcio d’angolo per la Roma. Totti manda affanculo Rizzoli: gli chiedono scusa. Sneijder applaude l’arbitro: espulso, giustamente. A Napoli si presentano con le maschere di Collina: bravi! E gli abbuonano un rigore. A San Siro sventolano i fazzoletti bianchi: multa. Cambiasso e Muntari intanto si saltano due partite, così.

Sembra tutto troppo strano. Forse è strano il nostro atteggiamento: primi e nervosi. Ma come ho già scritto, Mou incarna i nostri sentimenti attuali, li incarna al cento percento. E che nell’aria c’è tanta voglia di vederci sconfitti, beh, nelle ultime settimane ne abbiamo avuto le prove. Da Bonucci al derby, è tutto alla luce del sole. E sia chiaro: non facciamo vittimismo. È più una sensazione, quella che ci perseguita. Un rumore, quello dei nemici, che si avvicina e ogni tampo, zac!, ti dà una coltellatina, per vedere se stai in piedi lo stesso. E finora siamo stati in piedi alla grande: in 10, in 9. Mou dice anche in 6. E dice anche che le manette volevano dire: «Solo se ci arrestano, ci battono». Poco importa. Nel mondo di chi interpretava i labiali di Ibra per urlare: «Ha detto chiaramente che Mancini è un coglione», quando invece aveva smoccolato in svedese, è fin troppo facile bollare un gesto.

Quindi, ricapitolando: via di squalifiche (ecco il documento completo del giudice sportivo), come sempre. Mai visto una mano così pesante contro altre squadre. Mai. Non importa: vorrà dire che saremo i primi a vincere con tutti squalificati, deferiti e ammoniti. E saremo i primi a vincere in nove, in otto e in sette. Con buona pace di chi ci vuole male. E di chi usa la giustizia – NON VOGLIAMO SCONTI, SIA CHIARO – in modo un po’ più giusto nei nostri confronti.

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NUMERO UNO?

24 dicembre 2009

Quando in Germania è arrivato Luca Toni, assieme ai gol – tanti – è arrivata la ToniMania. E la canzone, che posto qui sotto, è diventata un tormentone. D’altronde, nel 2006 Toni era uno dei centravanti più forti al mondo: al mondiale, due gol ai quarti di finale, una traversa con il Ghana e poi, in finale, una traversa e un gol annullato per un fuorigioco non suo. Niente male. Poi i gol per la salvezza della Fiorentina, poi una scorpacciata a Monaco: 39 gol, campionato e coppa di Lega. Un carro armato. Poi, la crisi certificata. L’Europeo del 2008 lo configura già come bidone ambulante. La gente gli volta le spalle: troppo legnoso, praticamente inutile. L’anno scorso 18 gol. Quest’anno, uno. La lite con Van Gaal, la vita ai margini della squadra. La Roma vuole rilanciarlo. In teoria, con l’anno nuovo, le cose vecchie si buttano dalla finestra. La Roma, invece, lo sceglie per le sue caratteristiche, che aveva nel passato, però: centravanti di peso dal gol facile. Quello che manca alla Roma, il partner mondiale per Totti. Toni lo fa anche in previsione Sudafrica. Ma, forse, il treno dei gol di “LucaToniNumeroUno” è già passato. Difficile torni.