Posts Tagged ‘rafa benitez’

h1

LEO HA GIÀ CANCELLATO BENITEZ

7 gennaio 2011

di Luciano Cremona

Come cancellare sei mesi in una notte. In sette giorni, per la verità. Da quando Leonardo è sbarcato sul pianeta Inter, tutto è cambiato. Anzi, tutto è tornato come prima, quando c’era Mourinho. Le tremila persone ad Appiano Gentile il giorno della presentazione lo avevano fatto capire subito: all’Inter serve qualcuno che piaccia alla gente. Ma che soprattutto piaccia ai giocatori. E Leonardo piace da matti. Ai tifosi, che però hanno aspettato le 22, quando Motta ha segnato il 3-1, per sbottonarsi e intonare il primo coro per il loro nuovo condottiero.

CONTINUA A LEGGERE SU Sky.it

LE FOTO: GLI ABBRACCI DI LEONARDO

h1

CIAO 2010, NON TI DIMENTICHERÒ MAI

31 dicembre 2010

Ecco, è finito. Ce ne sarà un altro come questo? Difficile. Anche perché questo 2010 ce l’abbiamo talmente nel cuore, che difficilmente riproveremo emozioni del genere. Ma non solo quelle delle coppe. Cinque. Ma è stato un anno magico, incredibile, fantastico. Basti pensare allo scorso gennaio, a quel 4-3 con il Siena con in campo Stevanovic e Arnautovic, con Samuel a fare l’attaccante, con la squadra ad esultare al 93′ come per uno scudetto. Uno scudetto strappato con i denti, con partite stoiche come quella con la Samp, come il derby vinto in 9, con quella convinzione diffusa che “Ci battono solo se giochiamo in 6”. Quel mese di maggio, quelle tre coppe in 17 giorni, a Roma, a Siena e a Madrid. I gol di Milito, le lacrime di Josè, la piazza del Duomo sempre piena, San Siro che veglia fino all’alba l’arrivo della coppa. Come possiamo festeggiare la fine di un anno del genere?

Poi sono arrivate la Supercoppa Italiana, la sconfitta di Monaco e il tetto del Mondo. Ecco, chiudiamo l’anno più nerazzurro di sempre pieni di toppe sulla maglia, con tanto orgoglio, con la consapevolezza che come noi nessuno mai. Abbiamo fatto in tempo anche a liquidare un Benitez mai del tutto nostro, ad accogliere un Leonardo che, formato dalla catechesi Mourinhana, si è già calato nella tuta nerazzurra. Il sorriso del presidente, l’affetto della gente, il clima frizzante di Appiano Gentile ha forse riacceso la scintilla negli occhi dei nostri campioni. Che nel 2010 sono stati perfetti, ma non si fermeranno. Nel 2011 c’è una rimonta da cominciare e portare a termine. Ciao 2010 e grazie. Anzi, grazie, Inter.

h1

UN PASSATO DA SUPERARE

4 novembre 2010

Questione di distanze. L’Inter vola a Londra proprio quando Mourinho rientra a San Siro. L’Inter perde con il Tottenham proprio come quando, con Mancini, ma anche con il primo Mou, andava in Inghilterra e prendeva almeno due gol. Questione di distanze sul campo: quelle coperte velocissimamente da Bale e al rallentatore da tutti i nerazzurri. Quanto è lontana l’Inter Campione d’Europa?

Premessa: la passata stagione, in Champions, l’Inter stava messa pure peggio. Eppure, eppure, un secondo tempo folle, pazzo e di cuore come quello di Kiev aveva ribaltato tutto. Ecco, l’anno scorso, la passata stagione, Kiev, il cuore, il coraggio. Per quanto ancora bisognerà fare i conti con il passato? Forse per sempre, essendo stato l’anno più incredibile della storia. Però, in teoria, Rafa Benitez è arrivato proprio per questo: non cancellare Mou, ma aprire una pagina nuova. Dare nuovi stimoli, proporre una nuova idea di gioco, ma soprattutto tenere l’Inter al vertice.

Sugli stimoli l’impresa è onestamente complicata. La guerra santa di Mou, quella che faceva sentire gli interisti più orgogliosi che mai, quella che “perdiamo solo se giochiamo in sei”, è stata la benzina che ha permesso all’Inter di arrivare fino a Madrid. Giocando con un modulo pazzo, pieno di attaccanti votati alla giusta causa. L’ha detto Eto’o quest’estate: “Giocavo all’ala per vincere la Champions, perché me l’aveva chiesto Mourinho”.

Sul giocono non è poi così difficile analizzare le idee e gli errori di Benitez. Ha provato ad imbastire un rombo, i mille infortuni dei centrocampisti l’hanno spinto a riutilizzare il 4-2-3-1. Qual è il problema, allora? Il problema è che questo modulo ha portato l’Inter al limite già l’anno scorso. In campionato, troppe volte, Pandev e Eto’o all’ala faticavano. Però hanno tenuto duro, fino a Madrid. Inistere, non ha senso. Innanzitutto perché con Milito e Pandev ai box è stato lanciato Biabiany, buon contropiedista per gli ultimi 15′ di partita, niente di più. Certo, Rafa non ha molte alternative, ma qualcosa di più è lecito attendersi.

Ecco, quello che manca è il tocco. Il tocco di magia, il tocco di coraggio, soprattutto, che deve essere trasmesso dal comandante. Muntari si rompe mentre sei sotto? Toglilo e metti un attaccante, hanno gridato i crociati di Mourinho. E invece, da buon ragioniere, Benitez ha messo Nwankowo, 19 anni e zero presenze. Un cambio come questo spalanca le distanze tra l’Inter della passata stagione e quella di adesso.

Certo, non tutte le partite sono come Inter-Siena, con Mou che sul 3-3 e con Arnautovic e Stevanovic in campo manda Samuel a fare la punta. E non è neanche il caso, però, di continuare a rincorrere un passato, seppur vicino, irripetibile e irrangiungibile. Benitez deve ritrovare uomini, deve dare motivazioni, deve proporre un’idea di gioco. Si diceva fosse quella del possesso palla, della difesa alta (ma poi, alzare così tanto due lentoni come Samuel e Lucio sarà funzionale?). Per ora, questa Inter sembra solo la copia sbiadita di quella dell’anno scorso. L’anno scorso, ci risiamo. Il passato non è da dimenticare: anche Mou ha dimostrato che è difficile metterlo da parte, con quel 3 mostrato in mondovisione. E allora va superato. Con idee e motivazioni nuove. La scossa, però, la deve dare Benitez.

h1

NORMALIZZATI

4 ottobre 2010

Sì proprio così. C’è una sola parola che ci può definire, e c’è un solo motivo che la può spiegare. Lo Special non c’è più, e siamo sulla via della normalità. In fondo fare il triplete, vincere la Champions dopo 45 anni, vivere la stagione più esaltante della storia poteva solo essere opera di qualcuno di speciale, che tirasse fuori qualcosa di più. Quel qualcosa che quando eri sotto 2-3 in casa con il Siena e dopo che hai fatto il 3-3 al 91′ ti faceva mettere il centrale di difesa a fare l’attaccante e segnavi il 4-3. O quello che dopo che ti avevano buttato fuori due difensori e stavi giocando in nove, ti spingeva a cercare di vincere la partita. Certo, una condizione mentale di quel genere è irripetibile. Lo ha spiegato bene Eto’o, quando è andato da benitez e gli ha detto: ok, io mi sono fatto il culo, ma solo perché era Mourinho e solo perché dovevamo fare la storia in quei tre mesi; adesso basta.

L’Inter di quest’anno, tolta la sconfitta con l’Atletico, si è accontentata di pareggiare con la Roma, e ha perso. Si è accontentata di pareggiare con il Twente e con la Juve, e non ha vinto. Ha regalato anche il miglior calcio della stagione: a Palermo e con il Werder Brema si sono visti lampi di una squadra bella, concreta, imprendibile. Lampi. Sembra che di colpo l’Inter abbia bisogno di essere bella per essere anche vincente. Un po’ il contrario di quello che succedeva con lo Special One in panchina.

Normali. Viaggiamo verso una normalità preoccupante per chi si era abituato a viaggiare in contromano, a esasperare un Inter-Catania, a sentirsi splendidamente soli contro tutti. Forse è una normalizzazione fisiologica e doverosa: dopo troppo tempo sulle montagne russe bisogna scendere, soprattutto se sono troppo alte. E allora avanti con Benitez, che non è speciale, ma non è stupido. La paura è che però sia troppo normale, che al di là della tattica, dell’equilibrio, della difesa alta, riesca a trasmettere un pizzico di quel qualcosa che accendeva i cuori e faceva girare le gambe. Anche se Mou aveva quell’arma in più, quella miccia che accendeva e faceva esplodere le partite di punto in bianco. Due colpi sul petto, come contro il Chelsea: Mario entra e falli secchi. Quando oggi Benitez si gira, non vede nessuno. Anzi no, c’è Coutinho, ma è talmente basso che è come se non ci fosse…

h1

FINO IN FONDO

28 agosto 2010

Per la serie “Febbre a 90”, cioè per quella fottuta idea che ho in testa e cioè che la squadra riflette in campo la mia predisposizione mentale alla partita, non potevamo vincere. A fine primo tempo, quano le squadre sono andate negli spogliatoi, mi sono addormentato sul divano. Cioè, giocavamo la Supercoppa Europea e mi sono addormentato sul divano. Sia chiaro: non ho perso nemmeno un minuto, mi sono incazzato, ho urlato per novanta minuti e sono rimasto male per il mancato Grande Slam. Ma ho dormito, 10 minuti ma ho dormito.

Forse mi ha conciliato il sonno il tremendo schema con cui Ciccio Rafa ha messo in campo i ragazzi. Forse mi sono sforzato troppo a pensare: che ruolo sta facendo Stankovic?, e sono crollato. O forse i ragazzi, come me, iniziano ad essere un po’ stanchi, di fisico e di testa. Manca l’adrenalina: appagati? No, assolutamente. Però le grandi emozioni del mese di maggio ci hanno svuotato. Ci hanno impegnato nel profondo, ci hanno prosciugato tutte le emozioni possibili. Il maggio 2010 forse sarà irripetibile, e quindi viviamo tutte le partite con nella testa quel dolce, infinito pensiero. O forse semplicemente la Supercoppa Europea non ha scaldato i cuori dei ragazzi: non credo, li conosco bene. So che non vorrebbero perdere nemmeno le amichevoli, so che avrebbero voluto vincere tutto. Ecco, forse questa sconfitta darà ai ragazzi una spinta nuova: non mollare niente, provarci ancora. Il 2010 è da chiudere salendo sul tetto del mondo. Per il grande Slam, c’è sempre l’anno prossimo.

Difficile ripetersi, difficile dominare come abbiamo fatto fino ad adesso. Non impossibile. Vorrei solo che Benitez ci mettesse meno tempo a capire dove è finito, a capire che quando si perde la prima cosa da fare è togiere Chivu e mettere il capitano terzino, che se c’è da togliere Milito perché è fermo bisogna avere le palle di farlo. Che se giochi con quattro centrocampisti è meglio giocare con il rombo, così Eto’o e Milito avrebbero giocato vicini, con Sneijder alle spalle. Vorrei anche che i ragazzi capissero le idee di Rafa senza perdere per strada convinzione nei propri mezzi e rabbia agonistica. Per tutto il resto, per quei poveri gufi che ogni volta devono tifarci contro, per tutti quelli che non possono gioire per la propria squadra, ecco: noi ci siamo ancora. Saremo il vostro incubo fino in fondo.

h1

ULTIMO SCATTO

23 luglio 2010

Nel 2002,  mese di aprile, ero andato alla Pinetina per vedere i ragazzi di Cuper mentre preparavano Inter-Piacenza (sarebbe finita 3-1, penultima di campionato, poi perso il 5 maggio). Ero andato per il solito saluto simbolico, per la presenza. E per vedere Ronaldo. Non avrei mai immaginato che quella sarebbe stata l’ultima volta che l’avrei visto. Era il Ronaldo vero, che stava ritrovando la forma migliore, che ci stava trascinando nelle ultime partite. Ad un certo punto della partitella gli arrivò un pallone rasoterra. Si alzò la palla di prima e rovesciò, segnando un gol splendido. Applausi convinti per il Fenomeno. Era bello andare ad Appiano e sapere di avere lì, a 3 metri, divisi solo da una rete, Ronaldo. Ripeto, Ronaldo a tre metri. Elettrizzante, magico. Era quasi la stessa cosa con Ibra, ma tra Mancini e Mou di allenamenti nel campo della tribunetta se ne sono visti pochi.

Adesso che c’è Benitez, siamo già a tre allenamenti a porte aperte. Mancano i nazionali, quindi mancano Eto’o, Milito e Sneijder. E allora perché si va ad Appiano? Innanzitutto per stare vicino ai tricampioni, a vederli, a ringraziare, ancora e ancora. A salutare il capitano, che guida sempre il gruppo con Cordoba e Cambiasso, come se fosse sempre il primo giorno. Certo, adesso c’è anche Coutinho. Basso, direi molto basso. Corre un po’ come Pato, si muove con agilità e si vede che ha voglia, tremendamente voglia, di mettere in mostra le sue doti. C’è Biabiany, che va velocissimo, e Chivu fa di tutto per fermarlo. Ma per vedere qualcosa di più, per sperare nel colpo di genio, c’è sempre Mario.

Che fa il riscaldamento come quei ragazzini indolenti che non vogliono fare quello che gli dice il mister, ma solo perché si divertono a non farlo bene, apposta. Che quando corre, è sempre l’ultimo e quasi si trascina. Che quando fa le partitelle viene richiamato in continuazione: “Mario, dai Mario”. Poi però gli arriva il pallone, lo tratta con eleganza, classe e inventa il numero. La gente ha apprezzato. Applausi, un po’ timidi. Sembra che passato l’effetto Mou sia tutto soft. Forse l’unico modo per elettrizzare di nuovo la gente, che comunque non è appagata, anzi, c’è solo tanto bisogno di dare la palla a Mario e gridargli: “Mario, fai tu”. Ma ormai è tardi. Credo lo sia più per colpa sua che dell’Inter. E allora, quella che ho scattato, forse è l’ultima foto di Balotelli ad Appiano. Ho come l’impressione che non lo incrocerò più.

h1

APPIANO, L’INTER INIZIA A CORRERE

13 luglio 2010

Quasi seicento tifosi hanno accolto la nuova Inter di Rafa Benitez, che è scesa in campo per il primo allenamento stagionale. Di nuovo c’è ben poco in questa Inter. Solo Castellazzi e Biabiany hanno bisogno della presentazione, in attesa dell’arrivo di Coutinho e del ritorno di Mancini. Sul campo di Appiano Gentile sono scesi in venti. Con i tre portieri e sei giovani della primavera, Javier Zanetti ha guidato il gruppo dei campioni d’Europa, con la solita grinta. Lui, Cambiasso e Cordoba sono stati in prima fila per tutto l’allenamento. Con loro, Thiago Motta, Rivas, Chivu, Biabiany, Santon, Mariga, Pandev. Ultimo della fila e sollecitato spesso dai tifosi, Mario Balotelli. Che oggi, ad Appiano, è arrivato sempre per ultimo, ma in orario.

“Corri Mario” è l’urlo che si è alzato più volte dalla tribunetta della Pinetina. E in effetti, agli ordini di Benitez c’è da correre. Un allenamento tradizionale, niente più innovazioni alla Mourinho. Qualche giro di corsa, stretching, palleggi, possesso palla. E poi di nuovo corsa. Rafa, cappellino da baseball e maglietta nei calzoncini, lascia fare ai suoi aiutanti. L’allenamento lo dirigono Bernazzani e Pellegrino: Benitez monitora e si prende gli applausi dei tifosi. Che però hanno un solo vero idolo, che è Zanetti.

Anche quest’anno il capitano si è presentato in perfetta forma, essendosi già allenato per conto suo. Il suo “vice” è ormai Cambiasso, che per tutta la durata dell’allenamento ha spronato Balotelli: “Vai Mario, attacca Mario”. E allora ecco che arriva il numero che scalda il pubblico e strappa gli applausi. Dopo un’ora di lavoro sul campo, addominali e piegamenti. Proprio come una volta, quando non c’era lo Special One. Il pubblico ha risentito dell’assenza di Mourinho. Nessun coro, nemmeno per i giocatori. Gli applausi sì, tanti. Ma nessuna manifestazione di affetto particolare.

LE FOTO DEL PRIMO ALLENAMENTO DELL’INTER