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RONALDO E LA CARICA DEI 100 (NON 101?)

3 novembre 2011

Se Messi è arrivato a 202 gol con la maglia del Barcellona in 286 partite, c’è chi sta facendo meglio di lui. È Cristiano Ronaldo, che con la doppietta realizzata contro il Lione, dopo poco più di due stagioni con la maglia del Real Madrid, ha raggiunto quota 100 gol in camiseta blanca. 101 secondo il portoghese e anche secondo Marca. Ma in realtà anche il sito del Real gliene attribuisce 100: colpa di una punizione calciata da CR7 nella scorsa stagione, contro la Real Sociedad. Il destro di Ronaldo fu deviato da Pepe, posizionato in barriera per distrubare gli avversari. Essendo Pepe compagno di squadra di Ronaldo, è logico che il gol va attribuito al difensore. Detto questo, la media gol di Ronaldo è veramente pazzesca, superiore a quella incredibile di Messi. Perché il portoghese viaggia praticamente ad un gol a partita: 105 partite con la maglia del Real e 100 gol. La media è di 0,95!

Ma vediamo nel dettaglio come e quanto segna CR7:

  • Dei 100 gol realizzati, Ronaldo ne ha segnati 75 di DESTRO
  • 17 li ha messi a segno di SINISTRO
  • 8 di TESTA

Ronaldo ha già segnato 11 triplette da quando gioca nel Real.

  • Nella prima stagione (2009/2010) con le merengues, CR7 ha segnato 33 gol in 35 partite (26 in Liga e 7 in Champions). Media di 0,94.
  • Nel 2010/2011: 53 gol in 54 partite, media di 0,98 (41 nella Liga in 41 partite!, 7 in Coppa del Re e 6 in Champions League)
  • In questa stagione ha già realizzato 14 reti in 16 partite: 10 nella Liga, 3 in Champions e uno nella Supercoppa Spagnola.

Di questo passo, Ronaldo arriverà a quota 200 con un anticipo di circa 70 partite rispetto a Messi. Per diventare il massimo goleador della storia del Real, Cristiano Ronaldo ha ancora moltissima strada da fare. Il recordman è ovviamente Raul, a quota 323. CR7 è attualmente al 16esimo posto, assieme al ‘Moro’, Fernando Morientes.

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POR QUÉ BARCELLONA?

4 Mag 2011

Provo a spiegarvi perché, secondo me, Mourinho ha ragione: l’espulsione di Pepe ha condizionato l’esito di questa semifinale di Champions.
“Stavamo tenendo lo 0-0. Poi nel finale sarebbe potuto entrare Kakà, l’avremmo provata a vincere nel finale”. Josè Mourinho l’aveva pensata così la doppia sfida con il Barcellona. D’altronde, il 5-0 dell’andata di campionato l’aveva messo sull’attenti. Impossibile affrontare il Barcellona giocando alla pari. E, soprattutto, impossibile instillare nei giocatori del Real la convinzione di essere sullo stesso livello del Barcellona. Perciò mourinho ha lavorato in due direzioni, come sempre. Dal punto di vista psicologico-ambientale, caricando tutta la famiglia Real alla guerra santa contro il Barcellona. E dal punto di vista tattico.

Un difensore a centrocampo. Segno di resa anticipata? Forse per quelli che ricordano il manciniano Burdisso davanti alla linea difensiva.  Non era niente di tutto questo. Pepe aveva già giocato in quella posizione con la nazionale portoghese. Inoltre era l’unico modo trovato da Mourinho per interrompere il tremendo fraseggio a centrocampo della squadra di Guardiola. L’intensità di Pepe, aggiunta a Khedira (poi a Lassana Diarra) e Xabi Alonso, garantiva maggior protezione alla difesa e meno spazio giocabili per il Barça. E in effetti Mourinho ha avuto ragione. Perché nella sfida di campionato del bernabeu ha pareggiato 1-1. In Coppa del Re ha vinto 1-0 e fino al 60′ dell’andata di Champions era sullo 0-0.

Poi è arrivata l’ingiusta espulsione. Tutti hanno visto che Dani Alves ha simulato. Il Real è rimasto in dieci ed è affondato, mandando all’aria il piano di Mourinho. So già quali sono le obiezioni che vengono mosse: 1) il Real Madrid non può giocare per lo 0-0; 2) Pepe e compagni giocano a calci, il Barcellona gioca a calcio; 3) il ritorno della semifinale ha dato la testimonianza della superiorità del Barcellona: in 11 contro 11, per più di un tempo il Real non ha tirato in porta.

Parto dal punto numero 3. Vero, ed è appunto il motivo per cui Mourinho ha impostato la doppia sfida in questo modo: chiudere le linee di passaggio, pressare alla morte, attendere, ripartire. Provinciale? Forse. Ma farlo disponendo di contropiedisti come Di Maria e Ronaldo non è proprio un’idea meschina, anzi. Il punto numero 1 è già stato spiegato: il Real forse non potrà giocare per lo 0-0, i milioni spesi glielo impediscono. Ma se non giocare per lo 0-0 significa perdere, perché deve cercare la via più breve per la sconfitta? E poi: il Barcellona gioca meglio. Chi non lo sa? Xavi e Iniesta sono di un altro pianeta. Ma guardatevi il gol di Pedro. Viene innescato dal fidanzato di Spagna, che stoppa e imbuca per il compagno. Proprio lì, proprio lì ci sarebbe dovuto essere Pepe, proprio quella era la giocata impedita dal portoghese. Naturalmente Mourinho a Barcellona è stato costretto a giocare con il 4-2-3-1 a casua dello 0-2 dell’andata.

Ma, lo ripetiamo, nobile o meno, l’idea di Mourinho era di andare a giocarsela a Barcellona, cercando di passare il turno con un gol. Tipo quello segnato ed annullato ad Higuain. Che è stato la testimonianza che forse, in fondo, il Real ce la poteva fare proprio nel modo in cui l’aveva pensato Mou. Che alla fine è stato davvero fregato dal quel rosso a Pepe. Poi c’è stato messi, c’è stato Iniesta, c’è stato Pedro, c’è stato Abidal, c’è stato il Barcellona. Il Calcio, han detto tutti. Ha vinto il barcellona perché è più forte e ha meritato.

Vincesse sempre il più forte, non ci sarebbe più un briciolo di divertimento.