Posts Tagged ‘nazionale’

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LA GERMANIA NELLE MANI DI NEUER

7 Mag 2010

(da Sky.it)

Il sogno di un bambino che passa per l’infortunio del rivale, compagno di nazionale. René Adler, portiere del Bayer Leverkusen, ha detto addio al mondiale sudafricano. Impossibile giocare con la frattura alle costole.  E sì che Low aveva da poco annunciato la gerarchia dei tre portieri per il mondiale: Adler, appunto, Neuer, Wiese. Fuori il primo, dentro Neuer. Eccola, l’occasione, il sogno che diventa realtà: Neuer sarà il portiere titolare della Germania al mondiale 2010.

Lui, 24 anni appena compiuti, che gioca nello Schalke da quando ha cinque anni, è un predestinato. Anche se è finito, come tanti altri, troppo velocemente nella lista de “il nuovo Kahn”. Rensing, l’erede designato, è stato accantonato persino dal Bayern Monaco per far spazio all’esperto Butt, che al mondiale farà il terzo. Maledizione portieri, in Germania. Il ritiro di Kahn, il suicidio di Enke dello scorso novembre, l’infortunio di Adler. Ora le speranze di una nazione sono nelle mani grandi del ragazzone di Gelsenkirchen.

A cinque anni già nei campetti dello Schalke, poi tutta la trafila, vedendo da vicino i suoi eroi come Jens Lehmann, che alzò la coppa Uefa nel 1997 a San Siro parando il rigore di Zamorano. Nel 2004 si ritrovò raccattapalle della finale di Gelsenkirchen, quando fu Mourinho con il suo Porto a diventare campione. Dal 2006, appena ventenne, il salto in prima squadra. Gigante di 192cm, ha iniziato a parare, a modo suo: con i piedi, respingendo di pugno, con il corpo. In breve la sua chioma bionda è diventata sinonimo di “Schnapper”, paratutto: al termine della stagione 2007 vince il premio di miglior portiere della Bundesliga. Aprile 2008 è la data dell’ufficiale ingresso nell’elite dei portieri: Schalke-Porto, ottavi di Champions. Una serie di parate alla Neuer, poi eroico nei rigori. Idolo dei tifosi, nonostante ogni tanto la sua poca grazia tra i pali gli costi vistose papere (Malouda e il Chelsea ancora ringraziano).

La vittoria dell’Europeo under 21, passato anche dall’eliminazione dell’Italia, ha aumentato la statura internazionale di Neuer. Le due presenze in nazionale maggiore ora aumenteranno. Wiese gli coprirà le spalle, sempre che Low non decida di puntare proprio sul portiere del Werder. Ma i tifosi, c’è da scommetterci, tra i pali vogliono “paratutto”.

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FARSI DA PARTE, PLEASE

19 marzo 2010

Partiamo dalle vittorie. Zero campionati italiani (cancellati i due alla Juve), due campionati spagnoli, due Coppe Italia, una Supercoppa Italiana, una Spagnola, una Coppa Uefa, il MONDIALE e il Pallone d’oro. Mondiale e pallone d’oro. Come Zidane e Ronaldo, per intenderci. Più centotrentuno presenze con la maglia azzurra, record assoluto.

Passiamo adesso a un po’ di episodi, situazioni e comportamenti, che ce lo dipingono, questo Fabio Cannavaro. Video in cui si fa iniettare del Neoton mentre è nella stanza d’albergo la sera prima della finale di Uefa con il Marsiglia. Le telefonate in cui Moggi gli diceva: «Dì al brindellone là alto che te ne vai». Il brindellone era Facchetti, Giacinto Facchetti. Poi le dichiarazioni pre-mondiali: «Moggi ha lavorato bene».

Poi la Juve va in B, lui, da lì a poco pallone d’oro, va al Real. Dove contribuisce prima a due scudetti. Poi alle continue scoppole del Barcellona, tra cui un 2-6. Salta l’Europeo 2008 per colpa di Chiellini. Poi Lippi decide che è ora che torni all’ovile: gli serve per la Nazionale, quindi ordina alla sua Juve di richiamarlo. La Juve ha bisogno di un centrale da affiancare a Chiellini. Un centrale che non sia Legrottaglie, ma uno di livello. I tifosi non ci cascano. Sanno che Cannavaro non è la soluzione, e gli danno del traditore e del venduto. Ma in realtà non lo vogliono perché sanno che non potrà mai essere quello del 2006.

Da più di due anni Cannavaro si trascina. Basta vederlo quando si pianta piatto e cerca di rubare la palla con il tacco. Basta vederlo scherzato da Matri, o da Zamora. È un logorio che l’ha portato ad essere uno dei più vulnerabili difensori centrali d’Europa. Dove c’è lui, si passa costantemente. La Juve di quest’anno, che non trova un appiglio nemmeno nel centrocampo muscolare che avrebbe dovuto garantire solidità, sta esponendo Cannavaro, partita dopo partita, alla gogna di dover essere messo in ridicolo da qualsiasi attaccante gli passi di fianco.

In una Juve allo sbando totale, senza personalità né qualità, Cannavaro è quasi sempre il peggiore, il primo a naufragare. Trentasette anni sono troppi: non per Zanetti, fisico d’acciaio. Ma per Cannavaro, evidentemente, sì. L’unico che sembra non accorgersene è Marcello Lippi. Forse crede nella magia di Berlino. O forse nell’esperienza e nella personalità. Caratteristiche che alla Juve, questo Cannavaro, non ha certo dimostrato.

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SE LO DICONO LORO…

2 marzo 2010

Mario Sconcerti e Luigi Garlando. Prime firme del Corriere e della Gazzetta. Se sono loro due a schierarsi così a favore di Balotelli, un motivo ci sarà. Quello che mi chiedo, spesso, è se Marcello Lippi legga i giornali. E, nel caso, se almeno ragioni un po’ su quello che scrivono su di lui, su SuperMario, su tutto il resto?

Riporto i passaggi più significativi dei due articoli.

Mario Sconcerti, Balotelli non è pronto? Lippi ci ripensi:

[…] A parer mio Balotelli potrebbe essere essenziale per la Nazionale. Per più motivi. Il migliore è che nessun attaccante in Italia ha i suoi mezzi tecnici. Gilardino è una punta d’area di rigore, come Pazzini o Toni. Di Natale è una seconda punta, Quagliarella resta ancora un giocatore da definire. Balotelli ha forza fisica e un suo atavico senso tattico. […] Balotelli infine non è Cassano. È un ragazzo di nemmeno vent’anni introverso e ombroso che si sente attaccato dal mondo, non un artista arrogante che non ha voglia di rispettarlo. Il gruppo è sovrano, ma nel gruppo deve esserci spazio per le differenze. Altrimenti diventa una lobby.

Luigi Garlando, Al c.t. chiediamo il nostro Rooney:

[…] Oggi Mario è uno che si cala in un match rovente di Champions, come col Chelsea, e lo ribalta come un guanto; uno che riacciuffa l’Inter a Udine e la rimette in rotta scudetto; uno che per il terzo anno campionato consecutivo fa cose decisive per il titolo; uno dei pochi che salta l’uomo e risolve da fermo, come serve quando l’acqua è alla gola; un ragazzi di 19 anni che ha forza da vendere e recupera in fretta, un tesoro per un Mondiale in altura; uno che dal centrocampo in su fa tutti i ruoli. […] Mister Lippi, se lo faccia spiegare dall’amico Totti: life is now. E Mario pure.

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FACCE NUOVE: NE MANCA UNA

1 marzo 2010

Aspettavo le convocazioni di Marcello Lippi. Poi, quando sono uscite, ho iniziato a leggerle dall’alto, per non togliermi la sorpresa. Ho letto, nell’ordine: Sirigu, Cassani, Bonucci. A Cossu, Lippi è iniziato a diventare simpatico. Poi ho letto Montolivo: simpatico era troppo, però dai niente male. Poi vado agli attaccanti. Leggo: Di Natale, Pazzini, Borriello. Ok, adesso c’è lui. Guardo e… Quagliarella? Quagliarella? Dev’esserci un errore. Non c’è Mario. Dov’è Mario?

Poi sono arrivate le dichiarazioni del tecnico. Nesta non ci sarà, ha detto no. Le piccole speranze di vincere il mondiale si chiudono probabilmente qui. Poi gli hanno chiesto di Balotelli: «È il futuro, ora serve all’Under 21». Come dire: se ne parla per il prossimo ciclo. Eppure Mario ha dato ampia dimostrazione di meritarsela, questa maglia azzurra. Balotelli ha giocato la metà dei minuti di Quagliarella, e ha segnato gli stessi gol, sette.

Li ha segnati nell’Inter, e non sono stati gol banali. In più ci sono da aggiungere un gol in Champions, uno in Coppa Italia e una mezz’ora da supereroe contro il Chelsea. Ma a quanto pare, a Marcello Lippi tutto questo non basta. «Balotelli è il futuro». A noi sembra che Balotelli sia il presente: dell’Inter e dell’Italia.

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NESTALGIA

20 gennaio 2010

L’ultima volta che ha indossato la maglia azzurra era metà del primo tempo di Italia Repubblica Ceca, terza partita del Mondiale tedesco. Quasi quattro anni fa. La smorfia sul suo viso era quella già vista. Il dolore alla gamba, sempre lo stesso. Stiramento, mondiale finito. Uno sguardo al tabellone, per vedere l’ora. Era quello, l’ultimo minuto, l’ultimo istante della carriera azzurra. Sandro Nesta decise subito: basta.

D’altronde, nel ’98 dopo pochi minuti di Italia Austria, Nesta si spezzò i legamenti del ginocchio. Entrò Bergomi, lo zio, al suo ultimo mondiale. Nel 2006, al suo posto invece, entrò Materazzi, per poi diventare l’eroe azzurro. Nesta la medaglia del mondiale ce l’ha. Certo due partite e un pezzetto non è proprio come giocare la finale. Non potrà mai sentirlo suo fino in fondo, quel mondiale.

La decisione, come detto, fu unica, istantanea, irremovibile. Troppi acciacchi per dedicarsi alla nazionale. Solo l’anno scorso uscì un articolo della Gazzetta che lo dava vicino al ritiro. L’operazione alla schiena sembrava averlo piegato definitivamente. Quest’anno invece Sandro Nesta è tornato. Corre, dirige la difesa, domina, come ha sempre fatto. Con classe da padrone. Il Milan gode, anche perché Thiago Silva ha di fianco il miglior partner per diventare grande.

Così tutti dicono: ai mondiali serve Nesta. Troppo vero. Ma Nesta l’ha sempre detto: “non torno”. La voglia di non rimangiarsi una parola data, l’orgoglio e il senso di rispetto per chi il mondiale se l’è sudato sul campo. Però questa Italia non può presentarsi con Cannavaro titolare. Non può fare a meno di uno dei suoi migliori calciatori in assoluto. E allora Lippi ci ha provato. Magari Nesta dirà no, ma almeno un tentativo andava fatto.

Quello che mi piacerebbe vedere, poi, è come gestirà la situazione il ct. Cannavaro in panchina è un obbligo tecnico. Nesta-Chiellini farebbero fare un grosso salto di qualità alla Nazionale. Quindi: speriamo che Nesta si convinca, e a giugno sia al top. E speriamo che, per una volta, Lippi scelga davvero per il bene della squadra, senza riverenze o dovere di riconoscenza. Perché Cannavaro è il capitano, ma è quasi un ex calciatore.