Posts Tagged ‘Mourinho’

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INIZIARE A FINIRE IL LAVORO

21 agosto 2010

Tre mesi. Novanta giorni dopo siamo qui ancora. Non abbiamo la pancia piena, anche se il cuore è ancora gonfio di quella gioia infinita, di quell’emozione che ci porteremo dentro sempre. Il capitano che alza la coppa non ce lo dimenticheremo mai. Novanta giorni dopo, vogliamo che il capitano ne alzi un’altra, di coppa. Abbiamo un Mario in meno. Soprattutto sarà la prima volta senza persone speciali, in panchina. Non eravamo abituati a parole al miele per Ranieri, a dichiarzioni diplomatiche, a nessuna polemica. Son bastati però un tempo con il Panathinaikos e un tempo con la Juve per andare allo stadio con la convinzione che questi ragazzi sono forti, ma soprattutto hanno ancora fame. C’è un lavoro da finire, ci sono tre coppe che aspettano di essere alzate. Arriveranno in ventimila, con i loro petardi, le loro rosicate. Non curiamoci di loro. Passiamogli sopra. Il 22 maggio è lontano novanta giorni. Capitano, faccelo sentire più vicino. Alzane un’altra.

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FORLAN, ROSSI, KRASIC, RAMIRES…

22 luglio 2010

La Gazza apre con Forlan, il Corriere dello sport con Giuseppe Rossi. Vuol dire che l’Inter sta vendendo Balotelli al City, per davvero. Pare che però Mario, o meglio, Raiola, fa richieste pazze per il contratto. La stessa cosa che avrebbe chiesto Caliendo al Real Madrid per Maicon: 7 milioni di euro, netti, all’anno. Il Real, che non vuole alzare l’offerta, potrebbe anche decidere di mollare la pista del terzino. Anche perché Sergio Ramos ci sta benissimo su quella fascia destra. Più probabile che Mourinho chieda un centrale di livello: Thiago Silva? Impossibile, il Milan resisterà. Vidic? Difficile Ferguson lo molli. Rimangono Bruno Alves e David Luiz. Punterei sul secondo, brasiliano, veramente un difensore di livello internazionale. È poco pubblicizzato, ma è uno dei migliori difensori sul mercato.

Tornando all’affare Inter-attaccanti: Forlan si sposerebbe bene con Milito e Eto’o? Al Mondiale ha giocato quasi da rifinitore, è vero. Ha giocato con due attaccanti esterni (Suarez e Cavani), come accade all’Inter con Pandev e Eto’o. Però non andrebbe a colmare il vuoto lasciato da Balotelli. Certo, Forlan segna di più ed è anche un ottimo calciatore di punizioni. Però non ha, forse, le caratteristiche per, ad esempio, spaccare la partita entrando dalla panchina. E poi ha 31 anni. Lascerei da parte l’ipotesi Giuseppe Rossi. Non lo vedo nell’ottica di una squadra quadrata come l’Inter. Ha fantasia e senso del gol, ma c’è una cosa che non mi andrebbe giù: l’Inter sostituirebbe un calciatore di quasi un metro e novanta, di grande prestanza fisica e atletica, con uno alto poco più di 170.

La bomba del giorno è lo scambio Ibra-Kakà. È una sparata del Mundo Deportivo, che però non scalda l’entusiasmo dei tifosi catalani, che nel sondaggio sul sito votano all’80% contro lo scambio. È impossibile che accada, anche perché Mourinho sta cercando di recuperare Benzema: negli allenamenti lo Special One sta molto vicino al francese e continua a sollecitarlo. Facile che voglia rilanciarlo e la predisposizione di Mou a schierare quattro attaccanti quando le cose vanno male portano a pensare che si potranno vedere in campo insieme Kakà, Ronaldo, Higuain e Benzema. Staremo a vedere. Intanto, chi non giocherò più nel Real è Raul, che ha firmato con lo Schalke.

Altre due notizie agitano il mercato europeo. Il Chelsea potrebbe concludere in settimana l’acquisto di Ramires dal Benfica: 20 milioni la cifra fissata per il cartellino del brasiliano, che sarebbe una pedina molto importante per il centrocampo di Ancelotti. Il Benfica, che dopo Di Maria ha bisogno di altri soldi, aveva venduto metà del cartellino di Ramires alla società Jazzy Limited per 6 milioni di euro. Vedremo se la trattativa si complicherà. Chi invece è sempre più lontano dalla Juve è Milos Krasic. Se Simao dovesse lasciare l’Atletico Madrid, il serbo sarà scelto come sostituto del portoghese.

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SETTE GIORNI DOPO

29 Mag 2010

È bello essere CAMPIONI

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SUPERSFIDA INTER-BARÇA: LA SEMIFINALE/1

20 aprile 2010

A grande richiesta, ecco il testa a testa tra i giocatori, in base all’attuale stato di forma. Metto gli undici nerazzurri di Inter-Chelsea: ho grossi dubbi sulla formazione dell’Inter. La soluzione Cordoba metterebbe in panchina Pandev (o Balotelli). La formazione del Barça dovrebbe essere quella annunciata.

  1. Julio Cesar vs Victor Valdes: alzi la mano chi non avrebbe preferito il brasiliano. Che però quest’anno ha sbagliato proprio nelle partite decisive. Valdes è in qualche misura inferiore, ma la concentrazione è la sua caratteristica fondamentale. Difficile che sbagli una partita come questa. Scontro pari perché Juio Cesar un miracolo lo può sempre fare, più difficile lo faccia Valdes, portiere più regolare.
  2. Maicon vs Dani Alves: come si fa a scegliere il migliore? Dani Alves ha affettato l’Inter sia all’andata che al ritorno: quando si muove nel taglio dietro la schiena del terzino deve solo far bene lo stop: la palla di Xavi gli arriva regolarmente. Maicon in Europa non è mai devastante come in campionato, e in più è diffidato. Ma difensivamente è più forte.
  3. Lucio vs Piqué: Lucio ha letteralmente sorretto l’Inter nelle Euro-sfide. È sempre stato il migliore, il più concentrato, il più cattivo. Piqué però ha già punito l’Inter, di testa nel girone. E sta aumentando sempre di più il suo spessore. Prendo Lucio per il carisma: si prenderà cura di Ibra.
  4. Samuel vs G. Milito: il muro dell’Inter è diffidato, ma sta disputando una delle sue migliori stagioni di sempre. Quasi insuperabile, anche se pagherà la velocità di Messi. Milito non è isuperabile. Meglio Samuel.
  5. J.Zanetti vs Puyol: capitani contro, tutti e due diffidati. Sulla sinistra, non il loro ruolo naturale. Pronti a combattere. Zanetti su Messi? Puyol su Balotelli? Per loro va bene tutto, non indietreggiano di un passo.
  6. Cambiasso vs Busquets: ci saranno almeno 15 cm di differenza. Il ruolo è lo stesso: primo baluardo. Busquets è più fisico, ma fa girare la palla alla grande. Cambiasso ha più tempi di inserimento, sempre che lasci la metà campo.
  7. Thiago Motta vs Xavi: lentezza contro vivacità, buona tecnica contro il piede destro più delicato del mondo.  Buona gestione della palla contro il miglior regista del mondo, che ha occhi dappertutto, gioca la palla anche se pressato e la mette dove vuole. Xavi è uno dei migliori cinque del mondo.
  8. Sneijder vs Keita: l’uomo della provvidenza Inter. Punizioni, ma non solo. Sarà lui a dover lanciare i contropiedi e le ripartenze, magari venendo un po’ più basso ad amministrare il pallone. Keita giocherà sulla sinsitra e proverà a sorprendere Maicon con i suoi inserimenti. Prendo Sneijder, ovviamente.
  9. Pandev vs Messi: magari il macedone non giocherà. E lo scontro è impari. Dovesse giocare come al solito, largo a destra, dovrà essere rapido e non testardo nel suo continuo rientrare sul piede forte. Messi? Non servono commenti. Dovrebbe giocare dietro a Ibra, al centro, dove fa più danni.
  10. Eto’o vs Pedro: punte esterne con caratteristiche differenti. Eto’o è un centravanti adattato largo, Pedro taglia le difese come professione. Già decisivo nel girone, sarà uno dei più temibili.
  11. Milito vs Ibrahimovic: il principe non può tirarsi indietro. Deve segnare per dimostrare a Ibra che era lui, lo svedese, il bug europeo dell’Inter. Ibra sfiderà nel corpo a corpo Lucio. Prendo Milito, anche se ultimamente ha sbagliato gol importanti.
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INTER LIVORNO DALLA TRIBUNA STAMPA

25 marzo 2010

MILANO – «La capolista se ne va, la capolista se ne va». La festa esplode sul 3-0, quando Eto’o e compagni stanno passeggiando da un tempo sui resti di un Livorno abbattuto dalle magie del leone camerunense. Quando arriva la notizia del gol di Bojinov, San Siro non guarda praticamente più la partita. È tutto un «Chi non salta rossonero è». Chi non salta è rossonero e sta a meno quattro.

Quando non erano ancora arrivati gol e dediche speciali da Parma, l’Inter passa la prima mezz’ora tra un applauso per Chivu, tornato sulla fascia sinistra armato di caschetto, e uno sbuffo per qualche ripartenza lenta e imprecisa, quasi svogliata. Come se la scelta di Cosmi di lasciare Lucarelli in panchina avesse dato il via libera ai nerazzurri: in un modo o nell’altro, la si porta a casa.

Il 3-5-2 del Livorno è fragilissimo dietro ma riesce a spaventare Julio Cesar. Cordoba si immola alla mezz’ora, salvando la porta in tuffo. Chivu è comunque arrugginito da due mesi di stop e quindi Raimondi e Di Gennaro provano a dare fastidio da quella parte. Materazzi, come al solito impeccabile quest’anno, riesce a tenere sotto controllo Danilevicius senza troppi sforzi. Quando Pulzetti impegna Julio Cesar e le folate di Quaresma strappano i primi applausi convinti di San Siro per lui, è il segno che la partita sta per esplodere.

A stapparla è Samuel Eto’o, che non segnava in campionato dal mese di dicembre. Troppo, per il Re leone. La palla di Thiago Motta è una consegna: vai Samuel, pensaci tu. Rubinho può solo raccogliere. All’Inter vengono i cinque minuti. Quaresma punta Perticone, che ne perde le ruote troppo facilmente. Rubinho salva su Eto’o, che l’azione dopo, su assist di Pandev, si inventa un nuovo colpo: la rovesciata al limite dell’area piccola. San Siro è ai suoi piedi, il due a zero mette il sigillo a una partita mai veramente in discussione.

Rivas non è riuscito a limitare i danni dei suoi compagni di reparto: Knezevic e Perticone hanno visto i fantasmi ogni volta che l’Inter accelerava. Perfino Quaresma sembrava a tratti irresistibile, e San Siro ha gradito. Poi quando al 60’ Maicon ha scavato la fascia per scaricare in porta il pallone docile servitogli da Thiago Motta, tutto lo stadio ha messo l’orecchio alle radioline aspettando buone nuove da Parma. L’unica distrazione concessa, la standing ovation per Chivu, che ha giocato 77’ da giocatore vero.

Balotelli ha seguito la partita in piedi, nella zona vip: chissà per chi tifa?, si sono chiesti in tanti. E la curva gli ha mandato un messaggio chiaro: «Uno spogliatoio unito, forte e inattaccabile come non mai nient’altro ha da fare che allontanare chi porta zizzania e guai». Più un altro suggerimento su come utilizzare la maglia rossonera. Come dire: il tempo sta scadendo. E infatti il coro più forte è stato quello per Mourinho. Ha vinto Josè, anche ieri sera. No, ha vinto l’Inter, direbbe Mario. Vero, Mario. E il Milan ha perso.

Luciano Cremona

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JUVE, LA STRADA E’ ANCORA LUNGA

23 marzo 2010

Nell’estate 2006, in pieno scandalo, Jean-Claude Blanc disse: «Ci vorranno 5 anni per tornare a essere la Juve». Poi la scorsa estate gli arrivi di Diego, Felipe Melo, Cannavaro, Grosso e Caceres. Cinquanta milioni solo per i due brasiliani. E di colpo, nelle griglie delle favorite, madama Juventus era al secondo posto. Buffon miglior portiere della serie A, Chiellini miglior centrale italiano, Felipe Melo titolare nel Brasile, Diego stella della Bundesliga. E davanti, Iaquinta al top della maturità calcistica. Quota scudetto: 3,50. Forse gli esperti di scommesse, ma soprattutto i dirigenti della Juve non si sono accorti che Lippi aveva portato a Torino Cannavaro e Grosso: l’unico modo per giustificarne la convocazione in Nazionale. Quindi centrale e terzino sinistro di scorta, dove invece serviva intervenire. Per il ruolo di terzino destro è stato azzeccato l’acquisto di Caceres, che però è sempre in infermieria. Felipe Melo si è rivelato essere il Mr.Hide che era già comparso in alcune partite con la Fiorentina: falloso, irritante, banale, quasi grottesco negli appoggi orizzontali sbagliati. Sissoko è stato fuori a lungo, Marchisio si è lasciato appassire dall’ombra di impotenza di questa Juve. Diego non è mai stato veramente lui: quasi dannoso, a volte gli viene preferito Candreva, altro tassello di Lippi. E se Iaquinta è sparito per mesi per un infortunio quasi misterioso, Amauri si è dimostrato essere solo un centravanti da squadra media: e pensare che lo dipingevano come il nuovo Ibra.

Da dove deve ripartire la Vecchia Signora? Innanzitutto da un nuovo progetto tecnico. Via Secco, non in grado di gestire nemmeno le sostituzioni già ai tempi di Capello (storica la sfuriata di Ibra in un Treviso-Juve). Un uomo di campo servirebbe a saper scegliere giocatori adatti sia per personalità che per caratteristiche tecniche. Servono un terzino sinistro, un centrale, un centrocampista e un attaccante di livello europeo. In pratica, la colonna vertebrale della squadra. Poi, una guida di carisma. Non un uomo di campo alla Zaccheroni, che non ha avuto il coraggio di reimpostare la difesa a tre, come fece in corsa all’Inter e si è trovato nelle stesse condizioni di Ferrara. Non penso che Prandelli sia l’uomo giusto. Alla Juve, per ripartire, servirebbe un allenatore alla Mourinho.

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PROGETTO MOU, CI SIAMO?

17 marzo 2010

Dettagli che fanno la differenza, un po’ di fortuna e un pieno di personalità che non è sbocciato in risse, falli isterici o cartellini rossi. C’è chi sottolinea che però al Chelsea mancano tre, quattro rigori tra andata e ritorno. Vero. Alzi la mano però chi è andato a dire al Barcellona campione d’Europa, l’anno scorso, che in finale non ci doveva andare perché, corsi e ricorsi, al Chelsea mancavano due rigori. Solo Drogba, che non ci sta mai a perdere, ha provato a farsi giustizia, sia l’anno scorso che quest’anno. Finendo dietro la lavagna, con i cattivi.

Sfatata la maledizione dell’arbitro porta sfortuna Stark, l’Inter ha più che altro avuto il merito di stare in campo. All’andata, dopo il gol lampo di Milito, era riaffiorata la voglia di chiudersi, di aspettare, di non scoprirsi per non rischiare. Poi è arrivato il tocco di Mourinho: avanti due a uno, fuori un centrocampista e dentro Balotelli. 4-2-1-3, anche se in vantaggio. Lì l’Inter ha costruito la sua qualificazione. È stata la differenza che lo Special One ha portato.

Villareal, Valencia, Liverpool, Manchester. L’elenco era troppo lungo per non provare a giocarsela in un altro modo. L’anno scorso all’Old Trafford giocò Ibra punta unica Balotelli sulla linea dei centrocampisti. Ieri invece, ecco le tre punte più il trequartista dal primo minuto, anche se bastava portare a casa un pareggio. È stata una mossa tattica, certo. I terzini che non spingono, Eto’o e Pandev che rinculano, ok. Ma forse è stata la mossa psicologica che ha sbloccato Zanetti e compagni. Che per la prima volta, da anni a questa parte, sono entrati in campo sapendo esattamente cosa fare, in totale controllo, con una sicurezza che si è trasformata, soprattutto nel secondo tempo, in grandi occasioni da gol, fino al sigillo di Eto’o.

È solo il primo passo, però. L’Inter ha trovato la strada da seguire. Mourinho ha finalmente dato il suo tocco speciale. Lucio, Sneijder e Eto’o hanno alzato il livello tecnico, di personalità: adesso l’Inter entra nelle partite che contano, e riesce a starci. Il Barcellona e il Manchester sono ancora più forti. Ma per la prima volta anche i nerazzurri possono dire: queste sono le nostre partite.