Posts Tagged ‘moratti’

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E SE POI CE NE PENTIAMO?

16 luglio 2010

Non voglio di colpo diventare un balotelliano. Lo sono sempre stato dal punto di vista del giocatore, molto meno del personaggio. Sono sempre stato duro con Mario: mi aveva fatto incazzare tanto quando aveva meso la maglia del Milan. Mi ero incazzato un po’ meno quando ha buttato la maglia. Mi fa sempre incazzare quando non corre, quando è indolente, quando fa il fenomeno, quando non dà il massimo. Però. Però non lo venderei. E i motivi sono semplici.

  1. Può essere l’anno della consacrazione. Benitez giocherà con il modulo Mourinho. E Mario può benissimo rubare il posto a Pandev.
  2. Mario è l’unico che ha i colpi per ribaltare una partita: sia sui calci da fermo, che con le sue folate. Lasciarlo andare significherebbe ridimensionare la nostra forza offensiva.
  3. Venderlo per prendere chi? Possibile che la sola presenza di Raiola irriti talmente tanto Moratti da lasciar andare il miglior giocatore italiano?
  4. Mario non trema: la conferma, se ne avevo bisogno, l’ho avuta a Siena. Non riuscivamo a segnare, saliva la pressione e lui giocava sempre meglio. Con il Chelsea è entrato e si è presentato con un tunnel a Malouda, per dire.
  5. Il pubblico lo sta perdonando e gli vuole bene, pian piano.
  6. Nel finale di stagione scorso è rientrato in squadra con testa e gambe: ci si può fidare.
  7. E se poi ce ne pentiamo?

Sono sette motivi, ne potrei aggiungere altri. Non vedo perché vendere un ragazzo del ’90, che a mio modo di vedere diventerà, ma forse già lo è, il miglior calciatore italiano. Ha tutto per DOMINARE. Io farei un piccolo sforzo e proverei, almeno per un’altra stagione.

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SIAMO NOI

24 Mag 2010

Lo ammetto. Ieri sera ci ho pensato: «E adesso?». Ho aspettato questo mese di maggio per 25 anni: vincere tutto, dominando, lottando, soffrendo. La Coppa in casa della Roma, poi andare a Siena e vincere all’ultimo respiro. Poi vedere il mio capitano che si trasfigura mentre alza la Champions. Abbiamo completato l’opera. Ho pianto tanto, come non mi era mai successo. Avevo pianto tante lacrime amare, ma quello di sabato è stato il pianto più bello della mia vita. Quei ragazzi hanno realizzato i miei sogni, Josè è stato il nostro condottiero. Vedere l’alba a San Siro è stata un’emozione che non mi ha permesso di urlare a squarciagola. Era come se mi stessi guardando da fuori e mi vedevo lì, a due passi dal capitano con in mano la coppa, con il sole che sorgeva, e mi dicevo: “Ecco, questo è il momento”. Ed è stato immenso, bellissimo, forse irripetibile. Ecco, questo è l’unico mio dubbio. Che una gioia così genuina non possa tornare. Che ormai l’apice l’abbiamo raggiunto. Poi mi son concentrato su Cambiasso, che girava con la maglia di Giacinto. Ho guardato il capitano più bello del mondo e ho pensato: “Con questi ragazzi non finirà mai”. Supercoppe, mondiali per club, vogliamo tutto. Ma ormai la storia è scritta: gli immortali siamo noi, sono io che ho pianto, è il capitano che la Coppa se l’è messa in testa perché la voleva da 700 partite.  Non sarà mai solo la gioia di una sera. Perché il momento di una vita è arrivato e me lo porterò dentro per sempre.

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INTER, VIGILIA AGITATA

23 febbraio 2010

da www.lasestina.unimi.it

MILANO – Massimo Moratti è arrabbiato. La sua Inter non poteva avere vigilia peggiore per l’andata con il Chelsea (San Siro, domani, ore 20.45). Ieri si è abbattuta, pesante, la mannaia del giudice sportivo. Tre giornate a Mourinho per il gesto delle manette, due a Muntari e Cambiasso per una rissa nel tunnel a fine primo tempo. Più le squalifiche per Cordoba, Samuel, per Oriali e un bel po’ di euro di multa (qui il comunicato ufficiale del Giudice Sportivo). L’Inter ha annunciato ricorso. Il guaio dell’incidente stradale di Julio Cesar ha complicato ancor di più la preparazione della partita.

CLIMA TESO – La conferenza stampa di oggi pomeriggio è una delle più attese di sempre. Mourinho si trova di fronte il suo Chelsea proprio nel momento in cui è nell’occhio del ciclone. Polemiche, squalifiche, nervosismo. Chissà se qualcuno gli chiederò del “rumore dei nemici”. Probabile però che l’allenatore scelga solo di concentrarsi sulla partita di domani per non agitare ancor di più un ambiente già in fibrillazione.

PROBLEMI DI FORMAZIONE – Anche perché a complicare le cose è arrivato pure l’incidente di domenica sera di Julio Cesar . Il portiere brasiliano si è schiantato contro un muro con la sua Lamborghini, in zona San Siro, procurandosi delle escoriazioni al volto. Ieri per precauzione non si è allenato. La rifinitura di oggi scioglierà il dubbio: Toldo è comunque pronto. Per il resto, Santon è out. Zanetti tornerà a giocare in difesa, mentre a centrocampo Motta dovrebbe essere in vantaggio su Muntari. Davanti Eto’o potrebbe finire in panchina, e con lui con Balotelli: probabile che sarà Pandev il partner d’attacco di Milito.

CHELSEA A SAN SIRO – Per un San Siro con ottantamila persone e nessun biglietto disponibile, domani l’Inter aprirà gli sportelli per il ritiro dei tagliandi acquistati su internet alle 12, più di otto ore prima della partita, per evitare code e disagi. Anche se qualcuno spera in un ultimo lotto di biglietti messi in vendita all’ultimo minuto. Intanto oggi il Chelsea di Ancelotti si allenerà sul terreno di gioco del Meazza. Anche per i londinesi c’è l’emergenza terzino sinistro: anche Zhirkov, il sostituto dell’infortunato Ashley Cole, è out. Spazio quindi all’esperto Belletti. Per Carletto il ritorno a casa non è iniziato

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SE TORNA IBRA

19 gennaio 2010

MILANO – Auditorium di Milano. Tappeto rosso, tifosi ammassati. Ci sono i migliori della Serie A. Mourinho, Chiellini, Pato, Milito. Poi si sparge la voce, la gente impazzisce. Si ferma un auto scura, le guardie devono impegnarsi. Poi scende lui, abito grigio, cravatta allentata, sorriso solito, beffardo. Eccolo, Ibrahimovic. Il re degli ultimi campionati torna a Milano sei mesi dopo. E lo fa per prendersi gli oscar del migliore, come sempre.

MOU E MORATTI – In una serata dai forti colori nerazzurri, Ibra va a sedersi in prima fila proprio accanto a quel Diego Milito con cui avrebbe formato la coppia d’attacco perfetta. Moratti è lì vicino, Mourinho è seduto dietro. Quando il portoghese ritira il premio riceve i complimenti di Rosetti, che sabato l’aveva fatto arrabbiare. Mou allora ne inventa una delle sue: “Rosetti è il miglior arbitro del mondo, anche quando sbaglia contro di noi”. E giù risate. Poi, quando Moratti ritira il premio per la miglior squadra, è ancora lo Special One a prendere la parola e a rivolgersi al presidente di Lega, Maurizio Beretta: “Approfitto della presenza di Beretta per fare come Galliani: visto che Eto’o è in Coppa d’Africa e ho quattro centrocampisti in campionato, vorrei chiederle se possiamo rinviare il derby”. E così, con il sorriso sulle labbra, le frecciate non mancano.

PREMI – Julio Cesar arriva in ritardo, con moglie al seguito e sale direttamente sul palco per ritirare la statuetta del miglior portiere. Miglior difensore è Chiellini, Milito è il bomber. De Rossi il miglior italiano, Ibra il miglior straniero. Pato il miglior giovane: “Spero di guarire per giocare il derby”, dice il brasiliano. Poi sale sul palco Pillon: il premio fair play è per il tecnico dell’Ascoli. Il miglior gol è di Quagliarella: i tifosi napoletani in platea si scaldano subito, l’auditorium diventa uno stadio. Infine, l’oscar del migliore di tutti è per Ibra, naturalmente. Ma l’applauso più lungo è quando passano le immagini di Paolo Maldini.

IL SOLITO ZLATAN – Mino Raiola, procuratore e ombra di Ibrahimovic fa la sua classica uscita: “Ibra per sempre al Barcellona? Neanche per sogno. Cambierà squadra altre due volte”. La storia non cambia mai. Quello che è sicuro è che Ibra non ha dimenticato Mou e l’Inter: “Non si può non avere nostalgia di Josè. E l’Inter vincerà il derby: è la mia squadra in Italia, tifo per loro”. Moratti invece gli fa i migliori auguri, e chiude con un atto d’amore per il tecnico di Setubal: “Mourinho è il più grande professionista con il quale abbia mai lavorato”. Serata di applausi e pacche sulle spalle. A forti tinte nerazzurre. Braida, in prima fila accanto a Pato, sembrava infastidito e meditava vendette nel derby.