Posts Tagged ‘mondiali’

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MONDIALI FIFA 2018-2022: LE CANDIDATE

30 novembre 2010

Il 2 dicembre passerà alla storia. A Zurigo, per la prima volta, la Fifa assegnerà nello stesso giorno due edizioni dei Mondiali di Calcio. Nell’anno di Sudafrica 2010 (il primo campionato del mondo nel continente africano) e aspettando l’abbuffata brasiliana (Mondiali 2014 e Olimpiadi 2016 a Rio), Sepp Blatter annuncerà dove si svolgeranno le edizioni del 2018 e del 2022 (e, di conseguenza, anche le Confederations Cup 2017 e 2011). Un’assegnazione partita in salita, con la Fifa costretta a sospendere due membri dell’esecutivo con diritto di voto: il nigeriano Adamu e il tahitiano Temarii non si sarebbero fatti problemi a vendere il proprio voto. Così saranno 22 e non 24 gli aventi diritto. Nel 2018 si giocherà in Europa, mentre nel 2022 sono in lotta tra loro tre continenti: Asia, America e Oceania. I rapporti della Fifa sono stilati e fanno intravedere chi è favorito, anche se – come successo per l’assegnazione Uefa degli Europei 2012 – non bisogna fidarsi ciecamente.

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HASTA LA DERROTA, DIEGO

27 luglio 2010

No Diego, non la alzerai più. Non ha funzionato, non è bastato essere stato il più grande di sempre. Non è bastato perché, Diego, hai voluto fare i numeri anche da allenatore. Il problema? Che tu, un allenatore, non lo sei, e non lo sarai mai. I ct sono dei selezionatori? Certo, ma poi quando prendi quattro sberle dalla Germania, ti accorgi che devi anche essere un allenatore per vincere le partite.

Che di sberle, poi, ne avevi prese addirittura sei dalla Bolivia. Leggo la formazione: Carrizo; Zanetti, Demichelis, Heinze, Papa; Lucho Gonzales (Angeleri), Gago, Mascherano, Maxi Rodriguez (Di Maria); Tevez (Montenegro), Messi. Al mondiale ci sei andato senza Zanetti, senza Cambiasso. Ne hai cambiato cinque, da quella batosta, ma non era abbastanza. Clemente Rodriguez, unico terzino di ruolo, non è mai sceso in campo. Eppure hai giocato con il 4-3-3, Diego. Ti sei convinto che sarebbe bastato il cuore e la “garra” per vincere. Ti sei convinto che per diventare immortali bastasse un Martin Palermo, il tuo uomo del destino in Perù. I tuoi tuffi sull’erba, sotto la tormenta, la vostra gioia: sembrava che il calcio, come sempre, fosse dalla tua parte, Diego.

Hai scelto i tuoi uomini come discepoli. Tutti loro pendevano dalle tue labbra, e credo fossero pronti a buttarsi nel fuoco come i soldati nerazzurri di Mourinho. Ha detto a Messi: “Spero che diventerai più grande di me“. Ma tanti storcevano il naso, in Argentina. Leo, quando giocava le partite di qualificazione, sembrava un pesce fuor d’acqua. “Non ha l’Argentina nel sangue, è un europeo”, la critica di tanti. E perciò al Mondiale ci sono andati Garcé e Bolatti invece che Zanetti e Cambiasso. Milito, il bomber più decisivo del mondo, è rimasto a guardare. Ha guardato Higuain spegnersi davanti a Friedrich. Ha visto Messi scomparire, fantasma di se stesso, dannoso per la squadra, inadatto a trascinare.

Sei passato dal “Que la chupen” al vestito da prima comunione, senza accorgerti che nella struttura della squadra mancava un compagno di reparto per Mascherano e un regista offensivo. Presentarsi contro i tedeschi, solidi e veloci, con Maxi Rodriguez volante con capitan Mascherano è stata la mossa da suicidio. Non ti hanno riconfermato, Diego. Nonostante tu sia stato il migliore di tutti i tempi, sul campo. Però, il tuo genio nasce dai piedi, che non dovevano ragionare per creare meraviglie. Una volta al di là dalla riga bianca, quella laterale, le tue qualità si sono ridotte all’entusiasmo e alla grinta trasmessa. Ti è mancata la tattica, la scelta degli uomini al posto giusto, l’intelligenza di non sentirsi perfetto. Non è colpa tua, Diego. Il tuo l’avevi già fatto, non dovevi dimostrare niente. Vincere anche da ct sarebbe stato più che leggendario. Ma la leggenda non poteva passare dai piedi di Martin Palermo. Né, a quanto pare, da quelli di Messi.

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NOT TIME FOR AFRICA

3 luglio 2010

Non è ora. Si vede che doveva andare così, con una traversa a spezzare il sogno di un continente. Piange il Ghana e insieme piange tutto un popolo. Peserà per sempre tutto e solo sulla coscienza di Asamoah Gyan. Perché traversa, perché non centrale ma a mezza altezza, dove il portiere non para mai? Perché? Quante volte se lo chiederà. Era l’occasiane di una vita, il riscatto di un continente, il messaggio di un calcio. Si è stampato tutto su quella traversa. Poi è vero, Mensah e Adiyiah hanno fatto il resto. Perché Gyan, con il cuore di un leone, è andat per primo sul dischetto, 5 minuti dopo aver fallito l’occasione di una vita, e si è scusato con il suo mondo con una freddezza che gli è arrivata solo dal cuore. Che però non sempre basta. Capitan cuor di leone Mensah, infatti, ha calciato forse il peggior rigore della storia, senza rincorsa, senza nerbo. Logica la conclusione della storia. Affidarsi ad Adiyiah è stato quasi come dire: Africa, partiamo dai giovani, iniziamo adesso con il futuro. Niente da fare. Forse, nelle orecchie dei giocatori ghanesi risuonava ancora il suono gelido del pallone di Asamoah Gyan che si schiantava contro la traversa. Un suono che non li abbandonerà mai. L’occasione è andata, magari non per sempre. Ma quando ricapiterà?

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COME LA COREA

20 giugno 2010

Il 10 luglio 2006, sulla mia agendina avevo scritto un grazie speciale a tutti i 23 azzurri che mi avevano regalato una gioia davvero grande. Poi avevo scritto: “Grazie anche a te, Marcello, nonostante tutto”. Doveroso. Anche se il mio sentimento nei confronti di Marcello Lippi è sempre stato molto vicino al disprezzo, era necessario il mio grazie a chi aveva guidato la truppa. L’aveva fatto con fortuna, senza dubbio, con bravura e con grande determinazione.

Poi oggi l’Italia ha pareggiato con la Nuova Zelanda. Ripeto, la Nuova Zelanda. Un risultato non distante dalla sconfitta del ’66 con la Corea. L’Italia ha pareggiato rischiando addirittura di perdere, ha pareggiato facendo fatica ad organizzare una manovra offensiva, non risucendo a trovare uno spunto in grado di servire un centravanti. E Marcello Lippi va in conferenza stampa e con il suo fare da stronzo prepotente cosa dice? “Stai tranquillo che di fenomeni a casa non ce ne sono”.

Allora, caro Marcello, fai una cosa. Prendi il ranking Fifa. Parti dall’alto e scendi giù giù…ancora, scendi scendi. Ecco, al 74esimo posto c’è la Nuova Zelanda, la Nuova Zelanda. Poi, fai una cosa, Marcello. Guarda i titolari che hai messo in campo e come li hai messi. Guarda Cannavaro, che è peggio di Sorondo. Guarda Marchisio all’ala, guarda Gilardino che non stoppa un pallone. Ecco, caro Marcello. I fenomeni li hai tu, forse? O forse sei tu che vuoi fare il fenomeno?

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DICHIARAZIONE DI TIFO

14 giugno 2010

Marcello Lippi non mi sta simpatico. Non è una novità, ma non riesco proprio a sopportarlo. Non sopporto le sue scelte, non sopporto il suo carattere. Devo ammettere che una delle soddisfazioni più grandi nei suoi confronti l’ho avuta quando San Siro lo accorse con chili di carta igienica e la scritta: “Volevi carta bianca? Eccola”. Volevo una nazionale con Balotelli e Cassano, volevo una nazionale che facesse sognare. Volevo che a questo mondiale ci fosse già la nazionale di Prandelli, che sarebbe stata molto più amata di questa. L’altra sera guardavo un’intervista di Lippi su Raidue e una delle due intervistatrici ha chiesto a Lippi di Roberto Baggio. Risposta: “Passiamo alla domanda successiva”. E dall’altra parte del microfono non c’era Carlo Paris, sfanculato ad ogni incontro a bordocampo. C’era una conduttrice di una trasmissione registrata. Marcello Lippi è così: antipatico. Però tiferò Italia. E’ un dovere, è il mio paese, è un modo per continuare ad appassionarsi. Certo, l’Inter è un’altra cosa. Il mio cruccio, il cruccio di tanti, è proprio che stasera tiferemo Italia nonostante Lippi, spereremo in un buon risultato sapendo che Lippi ne uscirebbe vincitore. Insomma, Marcello Lippi sarà pure campione del mondo, ma la nazionale è più nostra che sua. Eppure lui riesce a non farcela amare fino in fondo. Insomma, Forza Italia, nonostante Lippi. E nonostante Cannavaro.

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ALI AI PIEDI

19 Mag 2010

Vi ricordate Leo Messi dopo il gol di testa in finale di Champions a Roma contro il Manchester. Sì, quando prese in mano la sua scarpa azzurra, che gli era scappata dal piede, e se la portò con la mano vicino alla faccia. Sembrava parlargli, a quella scarpa, il piccolo Leo. Lui, 170 cm, aveva segnato saltando in mezzo a giganti come Ferdinand e Vidic. Parlava al suo pubblico, parlava attraverso quella scarpa e sembrava dire: è così leggera che sono arrivato tanto in alto. Così in alto da essere il migliore di tutti.

Ecco, immaginatevi adesso Messi che al prossimo mondiale correrà, dribblerà e calcerà con una scarpa ancora più leggera. La più leggera di tutte. Gliel’hanno fatta su misura, la nuova AdiZERO F50 (165 grammi). Solo Leo indosserà quella viola cangiante, perché Leo è unico e al mondiale lo farà vedere. Se lo vedrete involarsi verso la porta, saltando gli avversari con più facilità del solito, o se lo vedrete staccare di testa tra John Terry e Rio Ferdinand, allora sappiate che Leo, da buon artista, utilizza lo strumento magico delle sue scarpe da calcio.

IL VIDEO DELLA AdiZERO F50

La scheda della scarpa (guarda su Facebook):

  • La nuova tomaia lucida SprintSkin è stata creata utilizzando un innovativo strato singolo di microfibra in poliuretano (PU) sintetico per ridurre il peso generale e per garantire che la scarpa si adatti come una seconda pelle aumentandone il comfort. Le F50 adiZero utilizzano un’allacciatura parallela asimmetrica che crea una superficie di tiro ampia, pulita per un ottimo contatto con il pallone mentre è stata sviluppata una suola Ultra Light perforata per ridurre il peso e aumentare la velocità.
  • La nuova forma è corredata da una esclusiva suola Sprint Frame ed è creata con l’utilizzo di tre ponti tridimensionali per creare stabilità e supporto nell’arco plantare.
  • Per aggiungere stabilità e per supportare il giocatore, la tomaia è caratterizzata da una rete interna di fasce in termopoliuretano (TPU) e da un’intelaiatura inferiore singola in TPU sulla scarpa che offre stabilità e supporto nei movimenti laterali e mediali e protegge la tomaia contro le abrasioni conferendo un aspetto lucido ed elegante.
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Dunga come Trapattoni?

12 Mag 2010


Leggete i convocati di Dunga. 23 giocatori e solo tre attaccanti puri: Grafite, Luis Fabiano, Nilmar. Più Robinho, Julio Baptista e Kakà. Prendete i terzini: Maicon, Daniel Alves, Gilberto (sì, proprio lui, l’ex Inter, l’amico di Ronaldo) e Bastos, che a Lione fa anche il centrocampista. Eccolo, l’estro del Brasile. Tutto qui. Non c’è più Ronaldinho, non c’è più Ronaldo. Finiti i tempi del quadrato magico Kakà-Dinho-Ronaldo-Adriano. Pato è a casa, con Neymar, il gioiellino. Poca magia, tanta sostanza.
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I CONVOCATI DI DUNGA