Posts Tagged ‘Manchester city’

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BIRAGHI, TE LO MERITI

1 agosto 2010

IL VIDEO DEL GOL DI CRISTIANO BIRAGHI

Fate finta di essere mancini. Che la palla vi arrivi incontro, si alzi giusta per tirare di collo pieno, uscendo dall’area di rigore avversaria. Voi siete lì, appostati poco dopo la trequarti per non far partire il contropiede e per spazzare via appena possibile. La palla arriva, chiudete gli occhi e calciate di destro, con tutta la forza che avete. Poi aprite gli occhi. Immaginate di trovarvi al M&T Bank Stadium di Baltimora, e che Stankovic, Cordoba, Materazzi ed Eto’o vengano verso di te. Ti diano tante pacche sulla testa, tante sberle. E ti urlino: “Ma cosa hai fatto? Grande!”. No dico, Eto’o, Cordoba, Materazzi e Stankovic. Immaginatevi Shay Given, uno dei portieri più forti della Premier League che si siede per terra e dice: “Cazzo, che gol”.

Ecco, gente. Immaginate anche di non aver ancora compiuto diciotto anni, e che non state sognando. Succede, non è un sogno. È successo. Cristiano Biraghi lo sa, ha capito subito quello che aveva fatto. Non ha neanche esultato. Si è messo le mani nei capelli: “Mamma mia cos’ho fatto”. Ha fatto il tre a zero nella Pirelli Cup, Inter-Manchester City 3-0. Sapete quelle trasmissioni che mettono in fila i gol più belli della stagione? Ecco, quante volte lo rivredremo il gol di Biraghi? Tante, troppe e non ci stancheremo.

Cristiano Biraghi questa notte americana non se la scorderà mai. Lui, nato il primo settembre 1992 a Cernusco sul Naviglio e che gioca all’Inter da quando ha 11 anni, ha visto compiersi il sogno di ogni ragazzino. Certo, era un’amichevole. Certo, non è una presenza né un gol ufficiale. E poi Biraghi è un terzino, sinistro e mancino. Un anno fa il sito dell’Inter lo metteva tra i centrocampisti. Poi è scalato sulla linea dei difensori. Benitez gli ha dato l’opportunità, come già era accaduto con Mourinho l’anno scorso a Vaduz e a Piacenza. Adesso però Biraghi, a neanche diciotto anni, può dire di essere entrato nella top ten di ESPN che ogni settimana classifica i migliori gesti sportivi. Il gol di Biraghi è al quinto posto. Quinto lì, immortale nella sua memoria. Le parole di Cristiano non non hanno bisogno di essere commentate: “Sono emozioni indescrivibili. Il gol che ho realizzato è stato un miracolo che ancora adesso non capisco, non sapevo cosa fare…Magari col tempo capirò, ma non cambia il mio atteggiamento, testa bassa e tanto lavoro”.

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ABITUARSI AGLI ADDII: CIAO MARIO

26 luglio 2010

Ormai ci sono abituato. Anche se in realtà, forse fore, fino in fondo non ci riesco ancora a mandarle giù le cessioni eccellenti. Non ce la faccio. Non digerii l’addio del Ronie, rimpiazzato da Crespo, quello di Vieri. Ero arrabbiato per la cessione di Ibra: la mia reazione fu quella di tutti. E cioè: “Ciao, grazie, vedrai che porti sfiga al Barcellona e non vincerai la Champions”. E infatti.

Chi non vincerà sicuramente la Champions è Mario. Se ne va, dopo tre anni di montagne russe. Avevo aspettato il suo esordio in prima squadra come se fosse l’avvento del nuovo Ronaldo. Quando in Coppa Italia segnò due gol alla Reggina, mi ero entusiasmato. In tempi di paperi, avevo annunciato: L’Inter ha Balotelli, che è già meglio di Pato.

Non so se Balotelli sia meglio di Pato. Di sicuro, Balotelli ha vinto molto di più Ha vinto perché giocava nell’Inter, ok. Ma l’Inter ha vinto anche perché c’era Mario. Non li dimentico i gol scudetto nel 2008, nel 2009 e nel 2010. Non mi stancherò mai di ripetere che il 16 maggio di quest’anno, quando la Roma era campione d’Italia per diversi minuti, Mourinho dalla panchina si sbracciava e diceva: “Date la palla a Mario”. Perché Mario non trema. Non trema perché non ragiona. E non ragionando fa il bello e il cattivo tempo, in campo. Fa i numeri e si prende le espulsioni. Si sacrifica o trotterella.

Mario non si è comportato bene nei nostri confronti. Ci ha tirato dietro la maglia, la nostra maglia. Ne ha indossata una che non avremmo mai voluto vedere. Ha fatto imbestialire gente come Zanetti, Cambiasso e Cordoba. L’Inter non è mai entrata nel cuore di Mario.

Forse è il destino dei campioni. GIocano bene, incantano. Poi prendono e se ne vanno. Forse i campioni hanno il cuore duro, vogliono nuove sfide, si sentono invincibili. O forse i veri campioni sono gli Zanetti e i Cambiasso, che corrono, soffrono e si sbattono per il bene dell’Inter. E allora, nonostante perdiamo il nostro giocatore di maggior talento, il nostro giovane migliore,il nostro futuro, forse (ma ripeto, non sono convinto), va bene lo stesso. I giocatori passano, l’Inter resta. Resta un po’ meno forte, forse. Intanto, Mario, grazie per gli scudetti. Magari quest’anno vincerai l’Europa League.

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ULTIMO SCATTO

23 luglio 2010

Nel 2002,  mese di aprile, ero andato alla Pinetina per vedere i ragazzi di Cuper mentre preparavano Inter-Piacenza (sarebbe finita 3-1, penultima di campionato, poi perso il 5 maggio). Ero andato per il solito saluto simbolico, per la presenza. E per vedere Ronaldo. Non avrei mai immaginato che quella sarebbe stata l’ultima volta che l’avrei visto. Era il Ronaldo vero, che stava ritrovando la forma migliore, che ci stava trascinando nelle ultime partite. Ad un certo punto della partitella gli arrivò un pallone rasoterra. Si alzò la palla di prima e rovesciò, segnando un gol splendido. Applausi convinti per il Fenomeno. Era bello andare ad Appiano e sapere di avere lì, a 3 metri, divisi solo da una rete, Ronaldo. Ripeto, Ronaldo a tre metri. Elettrizzante, magico. Era quasi la stessa cosa con Ibra, ma tra Mancini e Mou di allenamenti nel campo della tribunetta se ne sono visti pochi.

Adesso che c’è Benitez, siamo già a tre allenamenti a porte aperte. Mancano i nazionali, quindi mancano Eto’o, Milito e Sneijder. E allora perché si va ad Appiano? Innanzitutto per stare vicino ai tricampioni, a vederli, a ringraziare, ancora e ancora. A salutare il capitano, che guida sempre il gruppo con Cordoba e Cambiasso, come se fosse sempre il primo giorno. Certo, adesso c’è anche Coutinho. Basso, direi molto basso. Corre un po’ come Pato, si muove con agilità e si vede che ha voglia, tremendamente voglia, di mettere in mostra le sue doti. C’è Biabiany, che va velocissimo, e Chivu fa di tutto per fermarlo. Ma per vedere qualcosa di più, per sperare nel colpo di genio, c’è sempre Mario.

Che fa il riscaldamento come quei ragazzini indolenti che non vogliono fare quello che gli dice il mister, ma solo perché si divertono a non farlo bene, apposta. Che quando corre, è sempre l’ultimo e quasi si trascina. Che quando fa le partitelle viene richiamato in continuazione: “Mario, dai Mario”. Poi però gli arriva il pallone, lo tratta con eleganza, classe e inventa il numero. La gente ha apprezzato. Applausi, un po’ timidi. Sembra che passato l’effetto Mou sia tutto soft. Forse l’unico modo per elettrizzare di nuovo la gente, che comunque non è appagata, anzi, c’è solo tanto bisogno di dare la palla a Mario e gridargli: “Mario, fai tu”. Ma ormai è tardi. Credo lo sia più per colpa sua che dell’Inter. E allora, quella che ho scattato, forse è l’ultima foto di Balotelli ad Appiano. Ho come l’impressione che non lo incrocerò più.

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E SE POI CE NE PENTIAMO?

16 luglio 2010

Non voglio di colpo diventare un balotelliano. Lo sono sempre stato dal punto di vista del giocatore, molto meno del personaggio. Sono sempre stato duro con Mario: mi aveva fatto incazzare tanto quando aveva meso la maglia del Milan. Mi ero incazzato un po’ meno quando ha buttato la maglia. Mi fa sempre incazzare quando non corre, quando è indolente, quando fa il fenomeno, quando non dà il massimo. Però. Però non lo venderei. E i motivi sono semplici.

  1. Può essere l’anno della consacrazione. Benitez giocherà con il modulo Mourinho. E Mario può benissimo rubare il posto a Pandev.
  2. Mario è l’unico che ha i colpi per ribaltare una partita: sia sui calci da fermo, che con le sue folate. Lasciarlo andare significherebbe ridimensionare la nostra forza offensiva.
  3. Venderlo per prendere chi? Possibile che la sola presenza di Raiola irriti talmente tanto Moratti da lasciar andare il miglior giocatore italiano?
  4. Mario non trema: la conferma, se ne avevo bisogno, l’ho avuta a Siena. Non riuscivamo a segnare, saliva la pressione e lui giocava sempre meglio. Con il Chelsea è entrato e si è presentato con un tunnel a Malouda, per dire.
  5. Il pubblico lo sta perdonando e gli vuole bene, pian piano.
  6. Nel finale di stagione scorso è rientrato in squadra con testa e gambe: ci si può fidare.
  7. E se poi ce ne pentiamo?

Sono sette motivi, ne potrei aggiungere altri. Non vedo perché vendere un ragazzo del ’90, che a mio modo di vedere diventerà, ma forse già lo è, il miglior calciatore italiano. Ha tutto per DOMINARE. Io farei un piccolo sforzo e proverei, almeno per un’altra stagione.

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UOMINI

27 febbraio 2010

Bridge l’aveva promesso :niente stratta di mano con JT: detto, fatto. Poi il City del Mancio ha affondato 4-2 il Chelsea di Carletto. La piccola rivincita di Wayne.

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ADIEU PATRICK

6 gennaio 2010

Non voglio passare per quello che piange o rimpiange qualsiasi giocatore. Però oggi ha giocato la sua ultima partita con la maglia dell’Inter Patrick Vieira. Mi sembra quantomeno doveroso rendere omaggio a chi, nel 2006 è stato fondamentale per dare una cifra significativa, carattere e sostanza al famoso rombo di Mancini. Si era presentato una sera d’agosto: finale di Supercoppa, Roma avanti subito 3-0. Con una doppietta aveva contribuito a una rimonta storica e avvincente. La sua straordinaria fisicità era funzionale a quel ruolo di mezz’ala sinistra che Mancini gli cucì addosso a lui che giocava sempre e solo nel centrocampo in linea. Quel 2006/2007 fu l’ultimo vero campionato alla Vieira. Poi il suo fisico logorato e fragile fece di lui un caso continuo. Vieira ha passato troppo tempo in infermieria. Si ripresentava ciclicamente, sempre più lento e compassato. Eppure guardo la partita decisiva di Parma, nel 2008, e Vieira era in campo. Guardo la partita di Manchester dell’anno scorso, e Vieira parte titolare, anche se perde Vidic sull’angolo dell’1-0 per poi essere tolto a fine primo tempo. Sia Mancini che Mou si sono sempre fidati di lui: troppe vittorie nel palmares, troppa esperienza per non sfruttarla. Il suo ruolo, quest’anno, sembrava fatto apposta per lui. Riserva, sì. Ma Mou lo ha utilizzato spesso, sfruttando la sua capacità di gestire la palla e i tempi della partita. Il tutto a bassa velocità, ma con personalità e professionalità. Però Patrick non si è accontentato: vuole giocare titolare per essere poi titolare nella Francia. Mancini, da Manchester, l’ha chiamato al volo. Uomo di fiducia, uomo di esperienza e di presenza. Chissà se Vieira avrà il passo per tornare cinque anni dopo in Premier League: dovrà usare ancora di più la sua intelligenza calcistica per non finire travolto dall’intensità del calcio inglese. Mourinho, intanto, si dispiace: l’Inter perde un tassello prezioso. Ora l’acquisto di un centrocampista diventa quasi obbligatorio: l’infortunio di Chivu potrebbe far slittare Zanetti in difesa (aspettando Santon) e quindi serve un uomo in mezzo. Chi? Forse Inler, ma non ha certo la stessa personalità. Vedremo. Intanto, adieu Patrick. Tre scudetti, due Supercoppe: grazie!