Posts Tagged ‘luis nazario da lima’

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GIGI SIMONI RACCONTA IL SUO RONALDO

16 febbraio 2011

di Luciano Cremona

Quando Gigi Simoni alza la cornetta, sa già che si parlerà di Ronaldo. Ma non sbuffa, non si nega, anzi. In sottofondo si sentono voci dal campo di allenamento del Gubbio, squadra di Prima Divisione, di cui l’ex allenatore dell’Inter è direttore tecnico. “Si parla del Ronie, vero? Mi fa solo piacere”. E per tutto il tempo la parola Ronie verrà pronunciata con un affetto degno di un genitore verso il proprio figlio.

Quando sente “Ronaldo”, pensa a Iuliano che lo abbatte o al dribbling su Marchegiani a Parigi?
Non posso racchiudere Ronie in un episodio. Penso a lui, al miglior giocatore che abbia mai visto.

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L’OMAGGIO DEL MONDO AL FENOMENO, RONALDO

15 febbraio 2011

di Luciano Cremona

“Lo vedevamo in allenamento, faceva cose straordinarie. A volte ci fermavamo e stavamo ad ammirarlo, lui e i suoi dribbling. È il più grande con cui ho giocato”. Youri Djorkaeff, tra gli altri, ha giocato con Zinedine Zidane. Ma non ha dubbi: quel Fenomeno nerazzurro suo compagno d’attacco nell’Inter di Simoni è stato il top. Ma questa è solo una delle reazioni che la stampa internazionale ha raccolto il giorno dopo l’addio tra le lacrime di Ronaldo. Dall’Argentina alla Spagna, dall’Inghilterra al Brasile, tutti hanno reso omaggio al brasiliano.

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LE FOTO DEL FENOMENO

VIDEO: NUMERI DA FENOMENO

VIDEO: LE LACRIME DI RONALDO IN CONFERENZA STAMPA

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FENOMENO PER SEMPRE

15 febbraio 2011

«Ueh, fenomeno». In fondo l’abbiamo sentito tante volte, su qualsiasi campo: non appena qualcuno cercava di fare un numero, un tunnel o un dribbling complicato. Fenomeno. In senso negativo, nel senso che vuol fare il di più, che vuol andare oltre a quello che è consentito. Fenomeno in senso positivo non era mai stato chiamato nessuno. Serviva qualcuno che sapesse fare con il pallone qualcosa di sovrannaturale e non fine a se stesso. Serviva qualcuno che concentrasse in sè tutta la classe, la potenza, l’abilità e la naturalezza possibili per giocare a calcio.

Quasi non ci credevamo, quando il Fenomeno è sbarcato a San Siro, presentato da Aldo Giovanni e Giacomo. Accolto dai bambini, che lo volevano abbracciare, toccare, accarezzare. Ronaldo 10, sulla maglia nerazzurra. E poi Ronaldo 9. Era sulle nostre maglie, sulle nostre bocche, nel nostro stadio. Era ad Appiano Gentile, a un metro dalla rete. Lì, da ammirare, da stare i pomeriggi interi a vederlo, a cercare di capire il suo segreto. Come potesse essere così forte era un mistero. E lo resterà per sempre.

Divino. A tal punto da finire al posto del Cristo Redentore, sul Corcovado. Indispensabile. Al punto di essere messo in campo a Parigi quando faticava a stare in piedi. O da essere rispedito in campo a 6 mesi dal primo grave infortunio: la voglia di rivederlo sul terreno di gioco era troppa. E il dolore fu altrettanto grande. “Il 1999 sarà il mio anno, è pieno di 9”. Ecco, la semplicità di Ronaldo. Era il dio del calcio, ma aveva l’animo del bambino. Forse per quello è scappato al Real Madrid, ha tentato con il Milan, si è messo le mani alle orecchie e ha pianto di nuovo. Tutto con leggerezza, tra una lacrima e un sorriso, come un bimbo la cui unica passione era giocare a pallone.

E quel suo tornare in Brasile, giocare con i chili di troppo, segnare il primo gol, aggrapparsi alla rete di un campo di periferia, piangere per un preliminare di Copa Libertadores consegnano alla storia la grandezza e la fragilità di chi è stato il più forte di tutti. Per 59 volte abbiamo avuto la fortuna di esultatare per i suoi gol. Almeno altre mille abbiamo sospirato, dicendo “fenomeno”, ad ogni suo tocco di palla. Due mesi dopo il 5 maggio è salito sul tetto del mondo rispedendo per le strade noi interisti, orgogliosi di indossare la sua maglia. Per poi scappare di notte, e tutto il resto. Impossibile non rimpiangerlo, uno così. Uno con le ginocchia troppo umane per essere un dio. Uno che ha cancellato con l’ultima magia da fenomeno anche l’amarezza nerazzurra per la sconfitta con la Juve. L’ultimo colpo di genio di chi Fenomeno lo è sempre stato.

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GROSSI FENOMENI

18 marzo 2010

Quanto peserà, a occhio e croce? Di sicuro più di novanta chili. Poi, certamente, il Cerro Porteno non è il Barcellona. E il girone di Copa Libertadores non è il più ostico della storia. Però il buon Ronie il suo golletto lo fa sempre. Anche se è quasi obeso. Va anche detto che nel Corinthias riesce a giocare pure Roberto Carlos, che a 37 anni vorrebbe tornare in nazionale. Difficile, quasi impossibile. Per Ronaldo, invece, tornare in nazionale passa da una semplice operazione: lo sciopero della fame eterno.