Posts Tagged ‘lippi’

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FARSI DA PARTE, PLEASE

19 marzo 2010

Partiamo dalle vittorie. Zero campionati italiani (cancellati i due alla Juve), due campionati spagnoli, due Coppe Italia, una Supercoppa Italiana, una Spagnola, una Coppa Uefa, il MONDIALE e il Pallone d’oro. Mondiale e pallone d’oro. Come Zidane e Ronaldo, per intenderci. Più centotrentuno presenze con la maglia azzurra, record assoluto.

Passiamo adesso a un po’ di episodi, situazioni e comportamenti, che ce lo dipingono, questo Fabio Cannavaro. Video in cui si fa iniettare del Neoton mentre è nella stanza d’albergo la sera prima della finale di Uefa con il Marsiglia. Le telefonate in cui Moggi gli diceva: «Dì al brindellone là alto che te ne vai». Il brindellone era Facchetti, Giacinto Facchetti. Poi le dichiarazioni pre-mondiali: «Moggi ha lavorato bene».

Poi la Juve va in B, lui, da lì a poco pallone d’oro, va al Real. Dove contribuisce prima a due scudetti. Poi alle continue scoppole del Barcellona, tra cui un 2-6. Salta l’Europeo 2008 per colpa di Chiellini. Poi Lippi decide che è ora che torni all’ovile: gli serve per la Nazionale, quindi ordina alla sua Juve di richiamarlo. La Juve ha bisogno di un centrale da affiancare a Chiellini. Un centrale che non sia Legrottaglie, ma uno di livello. I tifosi non ci cascano. Sanno che Cannavaro non è la soluzione, e gli danno del traditore e del venduto. Ma in realtà non lo vogliono perché sanno che non potrà mai essere quello del 2006.

Da più di due anni Cannavaro si trascina. Basta vederlo quando si pianta piatto e cerca di rubare la palla con il tacco. Basta vederlo scherzato da Matri, o da Zamora. È un logorio che l’ha portato ad essere uno dei più vulnerabili difensori centrali d’Europa. Dove c’è lui, si passa costantemente. La Juve di quest’anno, che non trova un appiglio nemmeno nel centrocampo muscolare che avrebbe dovuto garantire solidità, sta esponendo Cannavaro, partita dopo partita, alla gogna di dover essere messo in ridicolo da qualsiasi attaccante gli passi di fianco.

In una Juve allo sbando totale, senza personalità né qualità, Cannavaro è quasi sempre il peggiore, il primo a naufragare. Trentasette anni sono troppi: non per Zanetti, fisico d’acciaio. Ma per Cannavaro, evidentemente, sì. L’unico che sembra non accorgersene è Marcello Lippi. Forse crede nella magia di Berlino. O forse nell’esperienza e nella personalità. Caratteristiche che alla Juve, questo Cannavaro, non ha certo dimostrato.

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SIRIGU, BONUCCI E COSSU: LE FACCE NUOVE DELL’ITALIA

2 marzo 2010

Salvatore, Leonardo, Andrea: 23, 22 e 29 anni. Storie azzurre, percorsi diversi, facce nuove. Marcello Lippi stavolta ha guardato le partite della Serie A. Non tutte, a quanto pare: qualcuno sta ancora aspettando la chiamata. Chi invece è corso a Coverciano, ed è corso grazie alle proprie gambe, alle proprie prestazioni, sono questi tre ragazzi che hanno storie diverse, ma un unico sogno: il Sudafrica.

Salvatore Sirigu è nato a Nuoro il 12 gennaio 1987

SIRIGU, IL PICCOLO ZENGA – L’investitura gliel’ha data nientemeno che Zenga. E adesso tutti lo chiamano «Walterino». Salvatore Sirigu, da Nuoro a Palermo, passando per Venezia, Cremona e Ancona. Doveva essere una stagione di transizione, a fare il secondo di Rubinho, arrivato quest’estate. Portieri brasiliani che si prendono anche le porte tricolori. Poi l’Uomo Ragno nazionale, che di portieri se ne intende, ha rischiato. Uno di quei rischi che l’hanno fatto tanto amare, ma anche esonerare. Così Salvatore è diventato titolare. Rubinho, sfrattato, è finito a Livorno. Parate su parate, il 23enne di Nuoro è il portiere del futuro. Al Mondiale ci andranno Buffon, Marchetti e De Sanctis. Ma finalmente, possiamo dire che la Nazionale, anche nei prossimi anni, sarà in buone mani.

Leonardo Bonucci è nato a Viterbo il 1° maggio 1987

SENZA NESTA, C’È BONUCCI – Leonardo, classe ’87, è nato e cresciuto a Viterbo. Nel 2005 la grande chiamata dell’Inter, in quella Primavera con cui sarebbe diventato campione d’Italia da lì a poco, guidando la difesa. Un centrale moderno, alto 190 cm e con tanta personalità. Probabilmente però è arrivato in Nazionale perché il suo fido compagno di reparto, Ranocchia, ha un ginocchio sfasciato. Ranocchia-Bonucci: la coppia del futuro, ma anche del presente. Bari se l’è coccolata fino all’infortunio del primo. Poi, Bonucci, che è di proprietà del Genoa (scambiato nell’affare Thiago Motta-Milito), tornerà in Liguria. Ma forse non si fermerà: la Juve lo vuole. Lippi, intanto, l’ha scelto. Il Sudafrica, per Leonardo, non è tanto lontano.

Andrea Cossu è nato a Cagliari il 3 maggio 1980

COSSU, UN’ISOLA CON LUI – Giocava nella Johannes Cagliari, e prima ancora in un campetto dove adesso ci sono solo erbacce alte così e in una porta c’è pure un carrello della spesa, abbandonato. Poi quando aveva 16anni l’Olbia lo fece debuttare in C2. Anni difficili. «Troppo basso questo Cossu». Il Cagliari lo prende, ma non lo vuole. Lo manda a Verona, torna indietro, ritorna a Verona, dove trova la sua dimensione. Poi dal 2008 a Cagliari c’è Allegri e lo sceglie: ci deve essere lui, il piccolo Andrea, classe ’80, nel suo Cagliari dei miracoli. Dicono che pure gli osservatori del Barcellona si siano mossi per vedere il folletto sardo. Ora Lippi gli dà una maglia: taglia small. Nella botte piccola (170cm per 64 kg) c’è il calcio buono.

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FACCE NUOVE: NE MANCA UNA

1 marzo 2010

Aspettavo le convocazioni di Marcello Lippi. Poi, quando sono uscite, ho iniziato a leggerle dall’alto, per non togliermi la sorpresa. Ho letto, nell’ordine: Sirigu, Cassani, Bonucci. A Cossu, Lippi è iniziato a diventare simpatico. Poi ho letto Montolivo: simpatico era troppo, però dai niente male. Poi vado agli attaccanti. Leggo: Di Natale, Pazzini, Borriello. Ok, adesso c’è lui. Guardo e… Quagliarella? Quagliarella? Dev’esserci un errore. Non c’è Mario. Dov’è Mario?

Poi sono arrivate le dichiarazioni del tecnico. Nesta non ci sarà, ha detto no. Le piccole speranze di vincere il mondiale si chiudono probabilmente qui. Poi gli hanno chiesto di Balotelli: «È il futuro, ora serve all’Under 21». Come dire: se ne parla per il prossimo ciclo. Eppure Mario ha dato ampia dimostrazione di meritarsela, questa maglia azzurra. Balotelli ha giocato la metà dei minuti di Quagliarella, e ha segnato gli stessi gol, sette.

Li ha segnati nell’Inter, e non sono stati gol banali. In più ci sono da aggiungere un gol in Champions, uno in Coppa Italia e una mezz’ora da supereroe contro il Chelsea. Ma a quanto pare, a Marcello Lippi tutto questo non basta. «Balotelli è il futuro». A noi sembra che Balotelli sia il presente: dell’Inter e dell’Italia.

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NESTALGIA

20 gennaio 2010

L’ultima volta che ha indossato la maglia azzurra era metà del primo tempo di Italia Repubblica Ceca, terza partita del Mondiale tedesco. Quasi quattro anni fa. La smorfia sul suo viso era quella già vista. Il dolore alla gamba, sempre lo stesso. Stiramento, mondiale finito. Uno sguardo al tabellone, per vedere l’ora. Era quello, l’ultimo minuto, l’ultimo istante della carriera azzurra. Sandro Nesta decise subito: basta.

D’altronde, nel ’98 dopo pochi minuti di Italia Austria, Nesta si spezzò i legamenti del ginocchio. Entrò Bergomi, lo zio, al suo ultimo mondiale. Nel 2006, al suo posto invece, entrò Materazzi, per poi diventare l’eroe azzurro. Nesta la medaglia del mondiale ce l’ha. Certo due partite e un pezzetto non è proprio come giocare la finale. Non potrà mai sentirlo suo fino in fondo, quel mondiale.

La decisione, come detto, fu unica, istantanea, irremovibile. Troppi acciacchi per dedicarsi alla nazionale. Solo l’anno scorso uscì un articolo della Gazzetta che lo dava vicino al ritiro. L’operazione alla schiena sembrava averlo piegato definitivamente. Quest’anno invece Sandro Nesta è tornato. Corre, dirige la difesa, domina, come ha sempre fatto. Con classe da padrone. Il Milan gode, anche perché Thiago Silva ha di fianco il miglior partner per diventare grande.

Così tutti dicono: ai mondiali serve Nesta. Troppo vero. Ma Nesta l’ha sempre detto: “non torno”. La voglia di non rimangiarsi una parola data, l’orgoglio e il senso di rispetto per chi il mondiale se l’è sudato sul campo. Però questa Italia non può presentarsi con Cannavaro titolare. Non può fare a meno di uno dei suoi migliori calciatori in assoluto. E allora Lippi ci ha provato. Magari Nesta dirà no, ma almeno un tentativo andava fatto.

Quello che mi piacerebbe vedere, poi, è come gestirà la situazione il ct. Cannavaro in panchina è un obbligo tecnico. Nesta-Chiellini farebbero fare un grosso salto di qualità alla Nazionale. Quindi: speriamo che Nesta si convinca, e a giugno sia al top. E speriamo che, per una volta, Lippi scelga davvero per il bene della squadra, senza riverenze o dovere di riconoscenza. Perché Cannavaro è il capitano, ma è quasi un ex calciatore.