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NESTALGIA

20 gennaio 2010

L’ultima volta che ha indossato la maglia azzurra era metà del primo tempo di Italia Repubblica Ceca, terza partita del Mondiale tedesco. Quasi quattro anni fa. La smorfia sul suo viso era quella già vista. Il dolore alla gamba, sempre lo stesso. Stiramento, mondiale finito. Uno sguardo al tabellone, per vedere l’ora. Era quello, l’ultimo minuto, l’ultimo istante della carriera azzurra. Sandro Nesta decise subito: basta.

D’altronde, nel ’98 dopo pochi minuti di Italia Austria, Nesta si spezzò i legamenti del ginocchio. Entrò Bergomi, lo zio, al suo ultimo mondiale. Nel 2006, al suo posto invece, entrò Materazzi, per poi diventare l’eroe azzurro. Nesta la medaglia del mondiale ce l’ha. Certo due partite e un pezzetto non è proprio come giocare la finale. Non potrà mai sentirlo suo fino in fondo, quel mondiale.

La decisione, come detto, fu unica, istantanea, irremovibile. Troppi acciacchi per dedicarsi alla nazionale. Solo l’anno scorso uscì un articolo della Gazzetta che lo dava vicino al ritiro. L’operazione alla schiena sembrava averlo piegato definitivamente. Quest’anno invece Sandro Nesta è tornato. Corre, dirige la difesa, domina, come ha sempre fatto. Con classe da padrone. Il Milan gode, anche perché Thiago Silva ha di fianco il miglior partner per diventare grande.

Così tutti dicono: ai mondiali serve Nesta. Troppo vero. Ma Nesta l’ha sempre detto: “non torno”. La voglia di non rimangiarsi una parola data, l’orgoglio e il senso di rispetto per chi il mondiale se l’è sudato sul campo. Però questa Italia non può presentarsi con Cannavaro titolare. Non può fare a meno di uno dei suoi migliori calciatori in assoluto. E allora Lippi ci ha provato. Magari Nesta dirà no, ma almeno un tentativo andava fatto.

Quello che mi piacerebbe vedere, poi, è come gestirà la situazione il ct. Cannavaro in panchina è un obbligo tecnico. Nesta-Chiellini farebbero fare un grosso salto di qualità alla Nazionale. Quindi: speriamo che Nesta si convinca, e a giugno sia al top. E speriamo che, per una volta, Lippi scelga davvero per il bene della squadra, senza riverenze o dovere di riconoscenza. Perché Cannavaro è il capitano, ma è quasi un ex calciatore.