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SIRIGU, BONUCCI E COSSU: LE FACCE NUOVE DELL’ITALIA

2 marzo 2010

Salvatore, Leonardo, Andrea: 23, 22 e 29 anni. Storie azzurre, percorsi diversi, facce nuove. Marcello Lippi stavolta ha guardato le partite della Serie A. Non tutte, a quanto pare: qualcuno sta ancora aspettando la chiamata. Chi invece è corso a Coverciano, ed è corso grazie alle proprie gambe, alle proprie prestazioni, sono questi tre ragazzi che hanno storie diverse, ma un unico sogno: il Sudafrica.

Salvatore Sirigu è nato a Nuoro il 12 gennaio 1987

SIRIGU, IL PICCOLO ZENGA – L’investitura gliel’ha data nientemeno che Zenga. E adesso tutti lo chiamano «Walterino». Salvatore Sirigu, da Nuoro a Palermo, passando per Venezia, Cremona e Ancona. Doveva essere una stagione di transizione, a fare il secondo di Rubinho, arrivato quest’estate. Portieri brasiliani che si prendono anche le porte tricolori. Poi l’Uomo Ragno nazionale, che di portieri se ne intende, ha rischiato. Uno di quei rischi che l’hanno fatto tanto amare, ma anche esonerare. Così Salvatore è diventato titolare. Rubinho, sfrattato, è finito a Livorno. Parate su parate, il 23enne di Nuoro è il portiere del futuro. Al Mondiale ci andranno Buffon, Marchetti e De Sanctis. Ma finalmente, possiamo dire che la Nazionale, anche nei prossimi anni, sarà in buone mani.

Leonardo Bonucci è nato a Viterbo il 1° maggio 1987

SENZA NESTA, C’È BONUCCI – Leonardo, classe ’87, è nato e cresciuto a Viterbo. Nel 2005 la grande chiamata dell’Inter, in quella Primavera con cui sarebbe diventato campione d’Italia da lì a poco, guidando la difesa. Un centrale moderno, alto 190 cm e con tanta personalità. Probabilmente però è arrivato in Nazionale perché il suo fido compagno di reparto, Ranocchia, ha un ginocchio sfasciato. Ranocchia-Bonucci: la coppia del futuro, ma anche del presente. Bari se l’è coccolata fino all’infortunio del primo. Poi, Bonucci, che è di proprietà del Genoa (scambiato nell’affare Thiago Motta-Milito), tornerà in Liguria. Ma forse non si fermerà: la Juve lo vuole. Lippi, intanto, l’ha scelto. Il Sudafrica, per Leonardo, non è tanto lontano.

Andrea Cossu è nato a Cagliari il 3 maggio 1980

COSSU, UN’ISOLA CON LUI – Giocava nella Johannes Cagliari, e prima ancora in un campetto dove adesso ci sono solo erbacce alte così e in una porta c’è pure un carrello della spesa, abbandonato. Poi quando aveva 16anni l’Olbia lo fece debuttare in C2. Anni difficili. «Troppo basso questo Cossu». Il Cagliari lo prende, ma non lo vuole. Lo manda a Verona, torna indietro, ritorna a Verona, dove trova la sua dimensione. Poi dal 2008 a Cagliari c’è Allegri e lo sceglie: ci deve essere lui, il piccolo Andrea, classe ’80, nel suo Cagliari dei miracoli. Dicono che pure gli osservatori del Barcellona si siano mossi per vedere il folletto sardo. Ora Lippi gli dà una maglia: taglia small. Nella botte piccola (170cm per 64 kg) c’è il calcio buono.

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FACCE NUOVE: NE MANCA UNA

1 marzo 2010

Aspettavo le convocazioni di Marcello Lippi. Poi, quando sono uscite, ho iniziato a leggerle dall’alto, per non togliermi la sorpresa. Ho letto, nell’ordine: Sirigu, Cassani, Bonucci. A Cossu, Lippi è iniziato a diventare simpatico. Poi ho letto Montolivo: simpatico era troppo, però dai niente male. Poi vado agli attaccanti. Leggo: Di Natale, Pazzini, Borriello. Ok, adesso c’è lui. Guardo e… Quagliarella? Quagliarella? Dev’esserci un errore. Non c’è Mario. Dov’è Mario?

Poi sono arrivate le dichiarazioni del tecnico. Nesta non ci sarà, ha detto no. Le piccole speranze di vincere il mondiale si chiudono probabilmente qui. Poi gli hanno chiesto di Balotelli: «È il futuro, ora serve all’Under 21». Come dire: se ne parla per il prossimo ciclo. Eppure Mario ha dato ampia dimostrazione di meritarsela, questa maglia azzurra. Balotelli ha giocato la metà dei minuti di Quagliarella, e ha segnato gli stessi gol, sette.

Li ha segnati nell’Inter, e non sono stati gol banali. In più ci sono da aggiungere un gol in Champions, uno in Coppa Italia e una mezz’ora da supereroe contro il Chelsea. Ma a quanto pare, a Marcello Lippi tutto questo non basta. «Balotelli è il futuro». A noi sembra che Balotelli sia il presente: dell’Inter e dell’Italia.

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OVREBO, ABBIAMO UN PROBLEMA…DI VISTA?

18 febbraio 2010

Piccola ricapitolazione delle illuminanti prestazioni dell’arbitro norvegese Tom Henning Øvrebø e dei suoi collaboratori su campi europei. Sono i più eclatanti.

  1. Champions League 2002. Inter-Liverpool 0-1: espulsione per doppia ammonizione per Burdisso, ma per il Liverpool il trattamento non è lo stesso. La media voto del norvegese sui quotidiani italiani fu di 4,75.
  2. Euro2008. Italia-Romania 1-1: annullato un gol regolare a Toni sullo 0-0. Qualche giorno dopo, Ovrebo si scusa. Ma il fuorigioco fischiato dal collaboratore Randen è grottesco.
  3. Champions League 2009. Chelsea-Barcellona 1-1: mancano due rigori per due falli di mano netti di Piquè e Eto’o. Il secondo è una parata su un tiro a botta sicura. Drogba e Ballack rischiano di picchiare l’arbitro.
  4. Champions League 2010. Bayern Monaco-Fiorentina 2-1: l’espulsione di Gobbi può starci. Sullo 0-0 non dà il vantaggio sul gol di Gomez ma fa calciare il rigore. Manca l’espulsione per Klose. Il gol convalidato al Bayern va al di là del bene e del male. Pare che il norvegese abbia chiesto scusa, di nuovo. Di buono c’è che al Mondiale non ci sarà. Almeno quello.
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NESTALGIA

20 gennaio 2010

L’ultima volta che ha indossato la maglia azzurra era metà del primo tempo di Italia Repubblica Ceca, terza partita del Mondiale tedesco. Quasi quattro anni fa. La smorfia sul suo viso era quella già vista. Il dolore alla gamba, sempre lo stesso. Stiramento, mondiale finito. Uno sguardo al tabellone, per vedere l’ora. Era quello, l’ultimo minuto, l’ultimo istante della carriera azzurra. Sandro Nesta decise subito: basta.

D’altronde, nel ’98 dopo pochi minuti di Italia Austria, Nesta si spezzò i legamenti del ginocchio. Entrò Bergomi, lo zio, al suo ultimo mondiale. Nel 2006, al suo posto invece, entrò Materazzi, per poi diventare l’eroe azzurro. Nesta la medaglia del mondiale ce l’ha. Certo due partite e un pezzetto non è proprio come giocare la finale. Non potrà mai sentirlo suo fino in fondo, quel mondiale.

La decisione, come detto, fu unica, istantanea, irremovibile. Troppi acciacchi per dedicarsi alla nazionale. Solo l’anno scorso uscì un articolo della Gazzetta che lo dava vicino al ritiro. L’operazione alla schiena sembrava averlo piegato definitivamente. Quest’anno invece Sandro Nesta è tornato. Corre, dirige la difesa, domina, come ha sempre fatto. Con classe da padrone. Il Milan gode, anche perché Thiago Silva ha di fianco il miglior partner per diventare grande.

Così tutti dicono: ai mondiali serve Nesta. Troppo vero. Ma Nesta l’ha sempre detto: “non torno”. La voglia di non rimangiarsi una parola data, l’orgoglio e il senso di rispetto per chi il mondiale se l’è sudato sul campo. Però questa Italia non può presentarsi con Cannavaro titolare. Non può fare a meno di uno dei suoi migliori calciatori in assoluto. E allora Lippi ci ha provato. Magari Nesta dirà no, ma almeno un tentativo andava fatto.

Quello che mi piacerebbe vedere, poi, è come gestirà la situazione il ct. Cannavaro in panchina è un obbligo tecnico. Nesta-Chiellini farebbero fare un grosso salto di qualità alla Nazionale. Quindi: speriamo che Nesta si convinca, e a giugno sia al top. E speriamo che, per una volta, Lippi scelga davvero per il bene della squadra, senza riverenze o dovere di riconoscenza. Perché Cannavaro è il capitano, ma è quasi un ex calciatore.