Posts Tagged ‘Inter’

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NELLE MANI DI CASTELLAZZI

29 ottobre 2011

Parliamo di numeri, la facciamo breve. Stasera, Inter-Juve, gioca Castellazzi. Il buon Luca ha collezionato 22 presenze con la maglia dell’Inter. 12 vittorie, 4 pareggi, 6 sconfitte. Ma il dato è un altro. Nelle 22 apparizioni, solo 5 volte non ha subito gol. Avete capito bene. Al suo debutto in campionato, (33′ contro il Genoa), nello 0-0 di Coppa Italia con il Napoli, nella vittoria con il Werder Brema per 4-0 (giocando solo il secondo tempo), nell’1-0 contro il Twente e nel secondo tempo di Inter-Atalanta, con rigore parato. Ecco, no per dire. In tutte le altre 17 partite è stato bucato, per un totale di 28 gol. Poi ditemi come faccio a stare tranquillo.

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LASCIATECI LOTTARE

19 ottobre 2011

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Una vittoria come quella con il Lille non cancella i giudizi su questa Inter. Ma di sicuro aiuta tutti a capire qual è la strada. Obbligata, ma chiara. Difendere, prima di tutto. Difendersi, come meglio si può. Per una volta non abbiamo preso gol, grazie a Lucio, Chivu e soprattutto a Julio Cesar. Quando salta un allenatore e ne arriva un altro si dice sempre che, innanzitutto, il nuovo tecnico debba puntellare la difesa. Poi viene il resto. Ranieri a dir la verità sembrava non esserci riuscito. Ma con il Lille si sono visti i primi segnali. Perché abbiamo sofferto ma non abbiamo subito, ci hanno attaccati ma non ci hanno fatto gol. Tutti hanno lottato per non subire, per non prendere l’ennesimo schiaffo. Penso alle scivolate di Lucio e Stankovic, alle chiusure di Chivu, alle parate di Julio. Per una volta, tutti sono tornati a fare al meglio quello per cui sono diventati famosi. E cioè lottare, lottare, lottare. Poi davanti è arrivato un gol, unico, solo e bello. Bello perché ispirato da Sneijder e Zarate. Bello perché concluso da Pazzini. Bellissimo perché pieno di voglia. Quel “LASCIA” che Pazzini ha urlato a Sneijder prima di colpire il pallone al volo conteneva tutta la rabbia e la voglia di vincere che vogliamo sempre vedere in campo.

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FINITI?

17 ottobre 2011

E adesso ci aggrappiamo alla Champions, per allenarci per il campionato. Ho letto quanto ha detto il presidente, ha detto che la Coppa è un’opportunità. Manco fossimo diventati il Palermo. O il Genoa. Ok, non la vinceremo mai la Champions, come probabilmente non vinceremo il campionato. Si lo so, avevo appena scritto che non bisognava mollare, che bisognava ripartire. Che bisognava tornare a crederci. Io, i giocatori, l’ambiente. Poi è arrivato il secondo tempo di Catania. È arrivato anche il quarto rigore contro in sei partite. Ma, soprattutto, la quarta sconfitta su sei in campionato. Moratti ha detto che la classifica è “decisamente” brutta. Se il presidente parla così, significa che anche lui ha capito che siamo in fondo. Fine della corsa, aggiustatore o non aggiustatore, recupero degli infortunati o meno, con o senza Sneijder.

A far crollare l’ottimismo anche al presidente sono alcuni dati di fatto fin troppi evidenti. Nell’anno del triplete l’Inter ha perso solo 4 volte in campionato. Da qui alla fine, Ranieri non dovrebbe più perdere. Il muro difensivo è andato in pezzi: Julio non è più quello di una volta, Samuel è stato fuori un anno e sente il peso degli anni, Lucio prova a fare le follie che due anni fa gli riuscivano ad occhi chiusi (tipo scartare di tacco Drogba) senza però avere le gambe. E così ogni volta con le sue uscite alte, con i suoi interventi scriteriati, fa sì che si aprano voragini. A centrocampo Cambiasso e Zanetti provano a non annegare, Thiago Motta non è mai pervenuto e non sarà la risposta atletica che cerchiamo. Poli è stato preso rotto, si è rotto di nuovo e ci ha già rotto, ancora prima di cominciare. Inutile parlare dei nuovi acquisti, come Jonathan che per fortuna non giocherà mai più, o Alvare. Strapagato per essere lento, informe, inutile. Davanti potremmo quasi arrangiarci, se Forlan non si fosse rotto e se Zarate trasformasse in positivo tutto quello che ha in mente di fare.

Posso e possiamo sperare solo in una cosa: che pian piano Julio torni ad essere superman, che il muro, cancellata dalla testa la difesa a 3, ricominci ad essere insuperabile. Che Motta torni in campo con gamba e voglia, quella che gli permetteva di andare in tackle a recuperare palla al limite dell’area del Barcellona. Che Milito e Pazzini riescano a fare, insieme, i gol che ha fatto l’anno scorso Eto’o, almeno quello. Che Sneijder, rimesso al centro dell’Inter, ricominci a giocare da Pallone d’oro, che non ha vinto, ma quasi. Un po’ di speranza c’è. Al di là del fatto che le energie mentali e fisiche siano quasi finite, c’è una cosa che deve entrare nella testa dei giocatori e che, di colpo, si trasformerebbe in fatti. Noi siamo l’Inter e – pensate – anche con Leonardo, anche quando si andava sotto tutti sapevano che, in un modo o nell’altro, la partita poteva essere ribaltata. Come con il Palermo, con il Cesena, con il Bayern. Insomma, dobbiamo tornare a credere in noi stessi, noi tifosi per primi. Invece di disunirci, di commiserarci, dobbiamo combattere. E che Ranieri ci dia una mano. Magari lasciando Alvarez in tribuna.

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RITORNIAMO

10 ottobre 2011

Questione numero uno: non scrivo sul blog da un po’ troppo tempo. Mi impegno a ricominciare a postare con frequenza. Punto numero due: perché non posto con frequenza? Per lo stesso motivo per cui l’Inter si è sgonfiata. Abbiamo fatto troppa fatica a raggiungere la cima, in quel maggio 2010, che poi ci siamo sentiti svuotati. Colpa o merito di Josè, non lo so. Ma di sicuro, capisco come si possano sentire i nostri ragazzi che scendono in campo. Non appagati, quello no. E nemmeno senza voglia di vincere. Però, inconsciamente, loro, come me, si sono sentiti in pace con se stessi e con il mondo. Non c’era più bisogno di dimostrare niente. Ora però, l’astinenza è durata troppo. Non voglio nemmeno soffermarmi sui vari personaggi che si sono seduti sulla nostra panchina, senza lasciare il segno. È arrivata l’ora in cui l’Inter DEVE tornare ad essere l’Inter che ci ha lasciato Mou. Quella affamata, pazza, cattiva, spietata. Quella che lo stesso Ranieri non voleva mai incontrare, perché sapeva che sarebbe stato difficilissimo batterla. E allora ricominciamo. Ci riprovo io, dal blog, dal mio piccolo. Provateci anche voi, ragazzi. So che potete farcela. Io sono con voi.

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MAGLIA INTER 2012

30 giugno 2011

Manca una settimana all’evento più atteso da tutti gli interisti. Cioè la presentazione della nuova maglia da gara dell’Inter per la stagione 2011/2012. Dopo i soliti pronostici che davano una maglia con sole tre strisce verticali e dopo la teoria secondo la quale la maglia sarebbe stata identica a quella del Barcellona versione 2012, il sito passionemaglie ha messo online quella che sarà, quasi sicuramente, la maglia ufficiale dell’Inter di Gasperini. Ecco la descrizione: “Realizzata sulla base del template della Francia. Righe strette simili a quelle del 2002-2003, colletto a polo nero, bordo manica nero”. Per la seconda maglia bisognerà attendere il 6 agosto, quando l’Inter sarà a Pechino per la Supercoppa Italiana contro il Milan.

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MATERAZZI, ARRIVEDERCI INTER

22 giugno 2011


di Luciano Cremona

Questa è la storia di un ragazzone arrivato all’Inter con la voglia di vincere tutto. Arrivato quando il suo carattere e i suoi comportamenti erano molto da smussare. Marco Materazzi è stato acquistato dall’Inter nel 2001, dal Perugia, quando era già 28enne, aveva già il record di gol per un difensore in una stagione di A e alle spalle un’esperienza in Inghilterra, all’Everton. Dieci stagioni, 276 partite, 20 gol, cinque scudetti, quattro Coppa Italia, quattro Supercoppa Italiana, una Champions League e il Mondiale per club.

Ma soprattutto un’evoluzione caratteriale importante, da Mr. Hide a dr. Jekyll. Lascia l’Inter per provare l’avventura in America e poi tornare, magari tra appena un anno, e avere un posto in società. Il Materazzi di dieci anni fa, forse, non ci avrebbe neanche pensato. Perché Matrix è davvero diventato grande, sia in campo (con il picco del Mondiale 2006), che fuori, accettando con grande spirito la panchina e le poche presenze. Dalle lacrime del 5 maggio all’ultima Coppa Italia, Matrix di strada ne ha fatta davvero tanta.

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FOTO: La carriera di Materazzi in nerazzurro

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INFINE GORAN, CHE LIBERAZIONE

15 marzo 2011

“Toglilo. Levalo. Basta. Non se ne può più”. Sono le parole più dolci arrivate alle orecchie di Goran Pandev dopo aver stoppato di schiena il tiro di Wesley Sneijder: sarebbe stato 2 a 3. L’olandese ci ha messo un po’ a tornare a centrocampo. E’ passato dalle parti di Leonardo e si è lamentato con l’allenatore. Era incredulo, Sneijder. Lo erano tutti i tifosi dell’Inter. Lo era anche lo stesso Pandev.

Vero, al minuto tre aveva messo in porta Eto’o. Un lampo che aveva fatto pensare a tutti: toh, forse Goran stasera la imbrocca. E invece. E invece si è portato dietro i fantasmi di troppi gol clamorosi falliti e di troppe partite da corpo estraneo. L’ultima, con il Brescia, e quei due destri calciati addosso ad Arcari. Ma bastq pensare alla sfida di Verona con il Chievo, a quel palo a porta vuota. O, ancora, a tante troppe volte in cui, al momento buono, Pandev si è incartato, cercando il sinistro, pasticciando con il destro.

Eppure la favola di Goran era cominciata nel gennaio 2010, dopo la prigionia biancoceleste. E subito era arrivata la gloria, con la punizione-gol nel derby con il Milan. Tre gol da gennaio a giugno, vincendo tutto con Mourinho ma agendo da punta esterna. Anzi, da esterno puro di centrocampo, sempre lontano dall’area. Poi Benitez, il gol in Supercoppa con la Roma, la fatica infinita in campionato. Poi di nuovo la luce, con il gol in finale del Mondiale per Club contro il Mazembe. Doveva essere il punto più alto e quello da cui partire.

E invece. Errori, fischi, giocate sbagliate. Fino al tiro di Sneijder goffamente murato. Sembrava la parola fine. San Siro non sarebbe più stato il posto ideale per giocare a pallone, per Pandev. Poi, si sa, il calcio è strano. E l’occasione è arrivata, piovuta dal cielo grazie a Eto’o, che forse arriva proprio dal cielo, dallo spazio, extraterrestre com’è. Pandev ha calciato di sinistro, il suo sinistro. La palla si è alzata, ma si è infilata in porta. Si è tolto la maglia, Nagatomo l’ha abbracciato. Eto’o, dal momento dello scarico del passaggio, è rimasto immobile. Ha visto il gol ed è stato fermo, in mezzo all’area. Si è goduto il momento, e ha vissuto il gol di Pandev come una liberazione.

Stava diventando un problema per tutti. Per Julio Cesar, per i tifosi, per Leonardo. Che è stato sommerso dai suoi uomini, come se il gol l’avesse fatto lui. E in effetti, l’aver lasciato in campo Pandev, aver creduto in lui fino in fondo, è stata anche una vittoria di Leonardo. Goran si è ripreso l’Inter, con il gol più importante della sua vita. E i tifosi, dopo aver quasi pianto di gioia, si sono sentiti in dovere di chiedergli scusa. E dirgli: “Grazie, Goran”. E finalmente, aggiungiamo.