Posts Tagged ‘infortunio’

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IL MURO SILENZIOSO CHE SI È ROTTO

7 novembre 2010

Guardatelo, Walter, in questa foto. Lo chiamano muro, ma sembra un gladiatore. Tutto muscoli, grinta. Con la giusta cattiveria. Quante volte avete sentito la voce di Samuel? Quante interviste avrà rilasciato? Forse si possono contare sulle dita di una mano. Sono anni che, ogni volta che mi chiedono: se tu dovessi scegliere gli undici migliori del mondo, uno per ruolo, il primo che mi prendo è sempre lui, Walter. Parole poche, fatti moltissimi. Non faccio fatica a dire che ritengo Samuel un campione vero, uno di quelli che ti cambiano la vita se ce l’hai in squadra. Perché puoi avere tutti i Lucio e i Maicon del mondo. Ma se non hai uno come Walter che si butta a chiudere, che ti viene in aiuto su ogni copertura. Che ramazza l’area quanto è necessario, che si getta in avanti quando c’è bisogno e qualche volta segna pure. Gol belli, gol importanti. E tutto senza far pesare di essere forse davvero il più forte di tutti, nel suo ruolo. Così solido, forse non più velocissimo, è vero. Ma così difensore, nel vero senso della parola, che quando lo vedi lì, in mezzo alla difesa, dici: “Ok, sono tranquillo, c’è Walter”. Che poi è uno che per l’Inter ci aveva già rimesso un ginocchio, nel dolce derby del Natale 2007. Si sfasciò i legamenti, pure di fermare quel diavolo di Kakà. Adesso, Walter, che a marzo compirà 33 anni, si trova ad affrontare un altro problema duro, cattivo e ingiusto. E vederlo piangere, lui così duro, lui così fiero mi ha fatto male. Perché, senza retorica, vedere Walter portato via in barella era un po’ come vedere un amico infortunato. Di quegli amici silenziosi, che non parlano tanto ma ti aiutano molto. Dobbiamo tanto, a Walter Samuel. Lui ci ha sempre dato tutto, comprese le sue ginocchia. In silenzio, senza proclami. Torna presto, Wally. Là dietro abbiamo bisogno dei tuoi muscoli, delle tue chiusure, della tua grinta.

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KEVIN, GERMANIA-GHANA È GI­À INIZIATA

21 Mag 2010

(su Sky.it) È nato a Berlino, ha giocato nell’Hertha e nel Borussia, ma soprattutto nell’under 21 tedesca. Poi, Kevin-Prince Boateng ha scelto il Ghana. Adesso, che è nell’occhio del ciclone per aver estromesso dal mondiale il capitano della Germania Ballack con il suo fallo nella finale di FA Cup tra Portsmouth e Chelsea, il centrocampista di origini ghanesi non rimpiange la sua scelta. “Parlano tutti del mio fallo. Ma è un normale contrasto di gioco il mio. Perché non si parla della sberla che mi ha rifilato Ballack poco prima? L’avessi fatto io, sarei stato bandito per anni”. È amaro il commento. Soprattutto perché ormai Kevin-Prince è diventato il bersaglio dei tifosi tedeschi. Che su Facebook si sono scatenati contro di lui: “Odiamo Kevin-Prince Boateng” e “Anti Kevin-Prince Boateng” sono solo i più dolci.

“Qualche mese fa Ballack si lamentò per mesi della sberla presa da Podolski in nazionale. Ma un capitano come lui non può comportarsi così”. Boateng rilancia. Ma in tutto questo il 23 giugno si giocherà proprio Ghana-Germania. Facile prevedere che nel caso il centrocampista del Portsmouth dovesse giocare, non passerebbe un buon pomeriggio: i tifosi della Germania gli imputeranno, oltre al fallo su Ballack, anche l’aver scelto il Ghana.

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MICHAEL, LASSÙ QUALCUNO TI ODIA

5 marzo 2010

Un fulmine aveva illuminato Saint Etienne. 30 giugno 1998, dodici anni fa. Inghilterra e Argentina, minuto sedici, già 1-1: Batistuta e Shearer, i marcatori. Poi Ince recupera una palla, la serve a Beckham, che allunga con il suo destro morbido. Micheal, nemmeno diciannovenne, si porta avanti la palla con il tacco esterno destro. Chamot lo insegue, ma non gli sta dietro. È una volata verso l’area di rigore, dove come un vigile, c’è Ayala impalato, che intima l’alt. Michael sposta la palla sulla destra, poi calcia e batte Roa. Un paese, una nazione, il calcio lo dicono subito: eccolo, Owen è il Wonder Boy.

Poi l’Inghilterra uscì ai rigori, stregata da quel Roa che sarebbe di lì a poco finito a fare il monaco. Owen arrivava da una stagione super, ed era solo la sua seconda in Premier League: sempre in doppia cifra. Poi arriva la Stagione 2001. A Liverpool devono ingrandire la bacheca: cinque trofei in un anno. Owen naturalmente è il protagonista, 24 gol stagionali. Talmente protagonista che a dicembre è lì, sulla copertina di France Football, con il pallone d’oro in mano. Il secondo più giovane di sempre (21 anni e 11 mesi), dietro a Ronaldo.

Al top così giovane, non sempre è un bene. Perché poi arrivano gli infortuni, i trasferimenti sbagliati, le sfortune. Al Liverpool rimane fino al 2004: 297 partite e 158 gol. Con otto milioni di sterline il Real se lo assicura. 35 partite, 13 gol, accoglienza fredda, rinascita sfumata. In un amen tutti dicono: «Non è più l’Owen di una volta». Michael si trova a convivere con i fantasmi del suo passato. Tornerà più la gloria? L’Inghilterra intanto si aggrappa sempre ai suoi gol e a quelli del suo erede, che l’ha già superato: Wayne Rooney.

Michael prova a riciclarsi: sì, proprio così, il Wonder e Golden Boy deve conquistarsi un posto. Va al Newcastle, ma un infortunio lo blocca. Gioca undici partite, abbastanza per andare ai Mondiali 2006: due partite, zero gol. Poi, alla terza, bastano 51 secondi per stroncargli il sogno di tornare grande. Il crociato anteriore si spezza, il ginocchio fa una torsione innaturale. Si accascia così, lungo la linea laterale, un ex pallone d’oro e un ex campione. La risalita è faticosa, il Newcastle non è certo il posto dove si esprime il calcio più bello. E infatti arriva la macchia della retrocessione, che non andrà mai via.

Poi, quest’estate, arriva quella chiamata di Sir Alex che aveva bisogno dell’Ole Gunnar Solskjaer della situazione. Owen arriva, carico di cicatrici, esperienza e di gol. Si adegua, parte dalla panchina, fa fruttare i pochi minuti che gli vengono concessi. E segna nove gol. Fino a sabato. Finale di Carling Cup. Michael il Manchester va sotto, Michael si fa male, esce. Entra Rooney, che segna il gol della vittoria. Il passaggio di consegne è definitivo. Il mondiale di Owen – mai convocato da Capello – non inizierà nemmeno. Sarà il mondiale di Wayne. A Michael non resterà che rimanere a casa a curarsi le ferite e a lucidare quel pallone d’oro che proprio Wayne-da-Liverpool potrebbe aggiungere alla sua bacheca.

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L’ESEMPIO DI MATRIX

11 febbraio 2010

«Prima il bene della squadra? Ti sei rotto un occhio? Non importa, prima torni a difendere sul corner, poi vai in ospedale a farti cambiare l’occhio». Chiaro, più chiaro di così. Mourinho aveva predicato così per spiegare cos’è lo spirito di squadra a Mario Balotelli. E ieri, lo Special One, è stato spalleggiato da uno dei suoi ragazzi.

Marco Materazzi l’ha fatto per genoristà, per amore della maglia, per vincere. Stirato, impossibilitato a rincorrere un Biabiany che gli scappava da tutte le parti, si è fatto fasciare stretto la gamba ed è andato a fare il centravanti, come si faceva quando non c’erano le sostituzioni.

Giocare con uno stiramento non è il massimo, soprattutto per uno grande e grosso come Marco, che gioca ogni tanto e non è certo nel fiore degli anni. Però Matrix non ha pensato nemmeno un secondo di non dare tutto. E si è messo a disposizione, con coraggio. E alla fine, ha pure sfiorato l’eroico gol. Mou ha aprrezzato, e l’ha fatto vedere a tutti, abbracciandolo a fine gara.

Lo spirito di un guerriero, al servizio di una squadra che non molla mai. I tifosi nerazzurri, anche se ieri è arrivato solo un pareggio, sono comunque soddisfatti: se alla forza di squadra si aggiunge un cuore così, allora c’è da star tranquilli.