Posts Tagged ‘diego milito’

h1

SENZA FARE CHIASSO

12 novembre 2011

Ho visto Inter Chiasso da bordo campo.

  1. Per tutta la partita Cordoba e Samuel (nel primo tempo) hanno parlato. È bello stare così vicino e sentire tutto quello che si dicono i giocatori.
  2. Tutti i palloni venivano giocati a Poli: Bravo Andrea, Dai Andrea, Forza Andrea. Ci stanno provando in tutti i modi a farlo sentire più importante di quello che, suo malgrado, potrà essere.
  3. Al decimo minuto Chivu ha inveito contro l’arbitro, manco fosse una partita vera: “Ma che cazzo fischi! Fischia anche per noi allora”. Il tono non era per niente amichevole. Per niente.
  4. Chivu ha incenerito con lo sguardo Castaignos più di una volta. Soprattutto dopo che ha bruciato la fascia sinistra con una sovrapposizione velocissima e l’olandese ha aperto verso destra.
  5. Castaignos ha sbagliato tutto. Poi ha segnato, ma sembrava non c’entrare niente con la partita e con il gioco.
  6. Se Jonathan è il nuovo Maicon…mettete un paragone IMPOSSIBILE a caso, andrà bene.
  7. Nel Chiasso per un tempo ha giocato praticamente solo il capitano, Croci-Torti. Quanto corre?!
  8. Gaspar ha preso un palo e una traversa. Orlandoni, non per colpa sua, è riuscito a prendere gol.
  9. Nell’Inter solo Cordoba e Stankovic avevano i parastinchi. Zarate ha rimpianto di non averli messi.
  10. L’allenatore del Chiasso, Raimondo Ponte, è stato definito dai tifosi del Chiasso “il miglior numero 10 della storia svizzera”. In effetti nel 1980 fu acquistato dal Nottingham Forest, detentore della Coppa dei Campioni. La sua carriera da calciatore, sbocciata e proseguita nel Grasshopper, è contraddistinta anche dal titolo di capocannoniere della Coppa Uefa ’77/’78.
h1

PALLONE D’ORO: IL COMMENTO DEL GIORNALISTA ITALIANO CHE VOTERA’

26 ottobre 2010

Guardi l’elenco dei 23 nominati per il Pallone d’Oro e pensi subito che ci sia un errore. Scorri, leggi: Iniesta, ok, Sneijder, ok, Xavi, ok. Poi vai fino in fondo: Müller, giustissimo, Dani Alves, ci sta, Forlan, certo, Asamoah Gyan. Controlli bene: c’è Asamoah Gyan, non c’è Diego Milito. Allora ti chiedi subito cosa è successo. Chiami Paolo Condò, giornalista della Gazzetta dello Sport, da quest’anno unico giurato italiano che avrà diritto di voto nel nuovo premio che verrà consegnato il 6 gennaio. Pallone d’Oro più Fifa World Player. Uguale: Fifa Pallone d’Oro. E provi a farti spiegare.

Condò, come mai non c’è Diego Milito?
Paga lo scarso utilizzo in Sudafrica. Il Mondiale è la manifestazione guida. Conta, giustamente, più della Champions. Si gioca ogni quattro anni, si vedono i migliori giocatori. E da quest’anno il Pallone d’Oro è davvero il premio che riconosce il migliore del mondo.

CONTINUA A LEGGERE SU Sky.it

h1

FINO IN FONDO

28 agosto 2010

Per la serie “Febbre a 90”, cioè per quella fottuta idea che ho in testa e cioè che la squadra riflette in campo la mia predisposizione mentale alla partita, non potevamo vincere. A fine primo tempo, quano le squadre sono andate negli spogliatoi, mi sono addormentato sul divano. Cioè, giocavamo la Supercoppa Europea e mi sono addormentato sul divano. Sia chiaro: non ho perso nemmeno un minuto, mi sono incazzato, ho urlato per novanta minuti e sono rimasto male per il mancato Grande Slam. Ma ho dormito, 10 minuti ma ho dormito.

Forse mi ha conciliato il sonno il tremendo schema con cui Ciccio Rafa ha messo in campo i ragazzi. Forse mi sono sforzato troppo a pensare: che ruolo sta facendo Stankovic?, e sono crollato. O forse i ragazzi, come me, iniziano ad essere un po’ stanchi, di fisico e di testa. Manca l’adrenalina: appagati? No, assolutamente. Però le grandi emozioni del mese di maggio ci hanno svuotato. Ci hanno impegnato nel profondo, ci hanno prosciugato tutte le emozioni possibili. Il maggio 2010 forse sarà irripetibile, e quindi viviamo tutte le partite con nella testa quel dolce, infinito pensiero. O forse semplicemente la Supercoppa Europea non ha scaldato i cuori dei ragazzi: non credo, li conosco bene. So che non vorrebbero perdere nemmeno le amichevoli, so che avrebbero voluto vincere tutto. Ecco, forse questa sconfitta darà ai ragazzi una spinta nuova: non mollare niente, provarci ancora. Il 2010 è da chiudere salendo sul tetto del mondo. Per il grande Slam, c’è sempre l’anno prossimo.

Difficile ripetersi, difficile dominare come abbiamo fatto fino ad adesso. Non impossibile. Vorrei solo che Benitez ci mettesse meno tempo a capire dove è finito, a capire che quando si perde la prima cosa da fare è togiere Chivu e mettere il capitano terzino, che se c’è da togliere Milito perché è fermo bisogna avere le palle di farlo. Che se giochi con quattro centrocampisti è meglio giocare con il rombo, così Eto’o e Milito avrebbero giocato vicini, con Sneijder alle spalle. Vorrei anche che i ragazzi capissero le idee di Rafa senza perdere per strada convinzione nei propri mezzi e rabbia agonistica. Per tutto il resto, per quei poveri gufi che ogni volta devono tifarci contro, per tutti quelli che non possono gioire per la propria squadra, ecco: noi ci siamo ancora. Saremo il vostro incubo fino in fondo.

h1

SETTE GIORNI DOPO

29 Mag 2010

È bello essere CAMPIONI

h1

VADO, PRENDO LO SCUDETTO E TORNO

17 Mag 2010

Alla fine della serata, il contachilometri della Golf segnava 850 km. I primi 420 pieni di tensione, quelli a tornare i più leggeri e belli della mia vita. Sono andato a Siena, in uno stadio che sembra poco più di un campo di seconda divisione, dalla mia Inter. Dalle 7, quando sono partito, alla 1, quando sono tornato. Da solo, ma con l’Inter. Lo ammetto, anche stavolta ho avuto paura. Soprattutto quando a Julio è scappata la palla e tutto mi è apparso ingiusto e orrendo. Ma poi l’ha ripresa subito. Non riesco a spiegare cosa ho provato quando ha segnato il nostro Principe. Non una liberazione, no. Gioia pura, irrefrenabile, pazza. Un secondo prima avevo le mani sugli occhi per le parate di Curci, poi Zanetti ci ha messo il cuore, il suo e il nostro, per dare la palla a Diego Alberto. E allora ero lì, che mi abbracciavo con chi capitava, ed è stato bello anche se la mezz’ora che mancava è stata lunga, come e più di questa stagione infinita. Siena, Piazza del Campo, l’autostrada per Milano. Il Duomo. Tutto nerazzurro. Li ho visti, da vicino, nella calca, i miei ragazzi. Chivu era frastornato, Muntari e Milito davanti a gasare la folla. Arnautovic, che ha giocato meno di un’ora in maglia nerazzurra, il più scatenato. È l’Inter: un gruppo di uomini veri, che hanno pianto, come il nostro Principe, quando l’arbitro ha fischiato la fine. Perché hanno dato tutto, la pelle e il sangue, per i nostri colori. Ed è per questo che il minimo che potevo fare era scortarli fino a Siena, e ritorno, per andare a prendere quello scudetto che si meritano e ci meritiamo. I campioni siamo noi, di nuovo. Adesso, ragazzi, andate a Madrid. Vi scorterà il popolo che con le tende si è assicurato il biglietto. Tutto per questa Inter. Perché vogliamo tutto.

LA DIRETTA SU SKY.IT