Posts Tagged ‘campioni d’italia’

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ALBA NERAZZURRA

23 maggio 2010

La coppa è arrivata con il sole. I cancelli di San Siro sono stati aperti alle 2.30, mentre capitan Zanetti e il figlio del presidente Moratti sono entrati sul terreno di gioco alle 6.07. L’alba milanese aveva già svegliato anche chi si era addormentato sui seggiolini del Mezza. Quarantamila persone, un mare di gente nerazzurra, ha vegliato l’arrivo degli eroi di Madrid, cantando per ore. Non c’era Josè Mourinho, e i tifosi se ne sono accorti subito. C’era però il principe Milito, che non ha fatto in tempo a spostarsi in mezzo al campo con il microfono per dire “Grazie” al suo popolo, che è stato sommerso da cori di esaltazione. Mezz’ora di coppa per gli occhi dei tifosi. Pochi minuti per ammirare quel trofeo che tanti avevano visto solo in tv. Fuochi d’artificio, fumogeni, bandiere. La notte nerazzurra è finita con Esteban Cambiasso che ha salutato, instancabile, tutti i tifosi, dopo il giro di campo. Alcuni giocatori non erano presenti, altri hanno fatto un breve giro per poi andare a riposare. All’uscita dallo stadio l’assalto alle macchine di Milito e Samuel. Alle 7.15 la festa non era ancora finita. A Milano i clacson sono ancora bollenti.

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VADO, PRENDO LO SCUDETTO E TORNO

17 maggio 2010

Alla fine della serata, il contachilometri della Golf segnava 850 km. I primi 420 pieni di tensione, quelli a tornare i più leggeri e belli della mia vita. Sono andato a Siena, in uno stadio che sembra poco più di un campo di seconda divisione, dalla mia Inter. Dalle 7, quando sono partito, alla 1, quando sono tornato. Da solo, ma con l’Inter. Lo ammetto, anche stavolta ho avuto paura. Soprattutto quando a Julio è scappata la palla e tutto mi è apparso ingiusto e orrendo. Ma poi l’ha ripresa subito. Non riesco a spiegare cosa ho provato quando ha segnato il nostro Principe. Non una liberazione, no. Gioia pura, irrefrenabile, pazza. Un secondo prima avevo le mani sugli occhi per le parate di Curci, poi Zanetti ci ha messo il cuore, il suo e il nostro, per dare la palla a Diego Alberto. E allora ero lì, che mi abbracciavo con chi capitava, ed è stato bello anche se la mezz’ora che mancava è stata lunga, come e più di questa stagione infinita. Siena, Piazza del Campo, l’autostrada per Milano. Il Duomo. Tutto nerazzurro. Li ho visti, da vicino, nella calca, i miei ragazzi. Chivu era frastornato, Muntari e Milito davanti a gasare la folla. Arnautovic, che ha giocato meno di un’ora in maglia nerazzurra, il più scatenato. È l’Inter: un gruppo di uomini veri, che hanno pianto, come il nostro Principe, quando l’arbitro ha fischiato la fine. Perché hanno dato tutto, la pelle e il sangue, per i nostri colori. Ed è per questo che il minimo che potevo fare era scortarli fino a Siena, e ritorno, per andare a prendere quello scudetto che si meritano e ci meritiamo. I campioni siamo noi, di nuovo. Adesso, ragazzi, andate a Madrid. Vi scorterà il popolo che con le tende si è assicurato il biglietto. Tutto per questa Inter. Perché vogliamo tutto.

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