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MENEZES, LA SECONDA SCELTA HA DETTO SÌ

24 luglio 2010

Globo Esporte

“L’abbiamo scelto per il rispetto per il lavoro fatto al Gremio e al Corinthians e per la sua grande capacità nel lavorare e lanciare i giovani”. Parole di Renato Texeira. In realtà la CBF ha scelto Mano Menezes perché la Fluminense non ha liberato Muricy Ramalho. E quindi? Quindi il Brasile 2014, quello che dovrà per forza di cose vincere il Mondiale, sarà guidato da Luiz Antonio “Mano” Venker Menezes.

Il comunicato ufficiale mette una patata più che bollente in mano all’allenatore del Corinthians fino a ieri: “Mano Menezes ha accettato la sfida di diventare HEXACAMPEAO con il Brasile nel 2014. Il tecnico si assume l’impegno di portare avanti una nazionale competitiva e di grande talento”. E come sottolineano i giornali brasiliani, Menezes ha detto sì nonostante fosse di fatto una seconda scelta.

Il nuovo ct ha accettato annunnciando il suo sì nella sala stampa del Timao. I suoi giocatori, tra cui Ronaldo (imbarazzante quanto sia grasso, vedere qui per credere) e Roberto Carlos. Menezes non è mai stato un calciatore di livello. Era un difensore, e il suo trofeo più importante da calciatore fu il titolo con il Guaranì. Dove poi iniziò la carriera da allenatore, nel 1997. Il numero vero lo fece al Gremio, nel 2005. Preso in serie B, lo riportò in A. Vinse il campionato Gaucho, poi arrivò terzo nel campionato brasiliano e in finale di Libertadores. Persa con il Boca. Stessa sorte al Corinthians, promosso e poi vincitore della coppa del Brasile. Ora la nazionale, o meglio tutta la nazione, si affida a lui.

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MURICY RAMALHO, NON SARÀ LUI

23 luglio 2010

È arrivata la notizia che non sarà Muricy Ramalho il nuovo ct del Brasile. La Fluminense non l’ha liberato. Al suo posto è stato scelto Mano Menezes, di cui tra poco vi proporrò il ritratto. Qui sotto potete trovare la storia di Muricy Ramalho. Evidentemente con la nazionale è un po’ sfortunato.

Tutti vorrebbero avere una seconda occasione. Muricy Ramalho la aspettava dal 1978. Giocava nel San Paolo, e doveva andare in Argentina, al Mondiale, come riserva di Zico. Un infortunio, e il ct Coutinho lo tagliò fuori: “Era la mia opportunità, ho sofferto per quello che mi ero perso”. Ventisei anni dopo, il Mondiale lo vivrà da padrone, Muricy Ramalho. La Federcalcio brasiliano l’ha scelto come sostituto di Carlos Dunga. Sarà il Mondiale del riscatto, quello giocato in casa, quello che il Brasile non potrà perdere. Da oggi l’allenatore con la maggiore pressione addosso è un cinquantaquattrenne di San Paolo, abituato a vincere in patria, dalla battuta pronta, ma di poche parole.

Qualche giorno fa il nome di Ramalho, che in questa stagione sta allenando la Fluminense, ora prima in classifica, era spuntato, accanto a quelli di Luiz Felipe Scolari e di Mané Menezes. Oggi la notizia, comunicata da Rodrigo Paiva, portavoce della Seleçao. Ramalho è ancora sotto contratto con il club di Rio, ma una clausola gli consentirà di svincolarsi per guidare la Nazionale.

Dal 2005 al 2008 è stato votato come il miglior allenatore del Brasile. La carriera da giocatore di Ramalho si chiuse a 30, nelle file del Puebla, in Messico, dopo l’esperienza al San Paolo. E proprio nel Puebla Ramalho ha iniziato ad allenare. Poi San Paolo, con la vittoria della Coppa Comnembol, e poi un’infinità di squadre brasiliane (Guaranì, Ituano, Botafogo, Santa Cruz, Nautico, Figueirense, Internacional, Sao Caetano, di nuovo San Paolo, Palmeiras e Fluminense). Nel 1993 l’esperienza cinese, alla guida dello Shanghai Shenhua. Diciassette anni impreziositi dai tre scudetti consecutivi vinti con il San Paolo tra il 2006 e il 2008. In mezzo, anche la sconfitta nella finale della Libertadores con l’Internacional di Porto Alegre.

Se qualcuno dovesse chiedere le prime impressioni a Ramalho sul suo nuovo incarico, risponderebbe senz’altro: “È il mio lavoro, figlio mio”. Di poche parole, ma pungente, ispido. Le sue frasi sono ormai un cult in Brasile. “Non ho paura di perdere, ho paura solo della morte”. Si mise anche al fianco di Maradona, quando l’Argentina si qualificò per il mondiale e il Pibe de Oro insultò la stampa. Ma se c’è una frase che rappresenta Muricy Ramalho è senz’altro questa: “I tifosi pagano il biglietto per vedere la squadra vincere. Chi vuole vedere un bello spettacolo, vada a teatro”. Ecco, diciamo che anche Dunga era sulla stessa lunghezza d’onda, ma ha fallito. Ramalho, però, non può permettersi di perdere: tra quattro anni il Brasile dovrà vincere, con o senza bel gioco.

LA FOTOGALLERY DI MURICY RAMALHO SU FOLHA