Posts Tagged ‘barcellona’

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BARCELLONA, NUMERI RECORD: MESSI 202, GUARDIOLA 200, VALDES 877

2 novembre 2011

Facciamo parlare i numeri. Sarebbe inutile stare a decantare il Barcellona, i singoli, l’allenatore, i fenomeni. Proviamo, grazie al lavoro dei giornali catalani, a dare una dimensione del fenomeno Messi (non Fenomeno, sia chiaro), del fenomeno Guardiola, del fenomeno Barça.

MESSI  202 – Leo Messi è nato il 24 giugno 1987. Ha quindi 24 anni e mezzo. La sua prima partita con il Barcellona l’ha giocata nell’ottobre 2004, a 17 anni. Da quel giorno, Messi ha disputato 286 partite in maglia blaugrana. Il conto è arrivato a 202 gol. La media è di 0,7 a partita. Ma vediamoli bene i dati di Leo.

  • 286 partite disputate: 202 gol
  • Nella Liga Messi ha segnato 132 gol in 187 partite: media di 0,7
  • In Champions League ha segnato 42 gol in 62 partite (media 0,67). È a 2 reti da Alessandro Del Piero. Raul, recordman, è a quota 71 gol in 142 partite.
  • In Coppa del Re ha segnato 17 gol in 26 partite; in Supercoppa Spagnola 8 reti in 7 incontri; in quella Europea 1 gol in 3 partite; al Mondiale per Club 2 gol in 2 partite.

Ma non è finita qui. Messi è andato a segno in 130 delle 286 partite in cui ha giocato: quando è finito sul tabellino dei marcatori, il Barcellona ha perso solo due volte. Dei 202 gol, 112 li ha realizzati al Camp Nou, 84 fuori casa, 6 in campi neutri. Ora vediamo come Messi ha segnato i suoi 202 gol, che lo portano ad essere già il secondo miglior marcatore della storia blaugrana, dietro a Cesar, che è a quota 235.

  • 158 dei 202 gol sono stati segnati di SINISTRO
  • 34 di DESTRO
  • 8 di TESTA
  • 1 di PETTO (finale Mondiale per Club)
  • 1 di MANO

Messi ha segnato 178 gol dentro all’area di rigore (compresi 18 tiri dal dischetto). Solo 24 i gol da fuori, comprese i 4 calci di punizione vincenti (non è uno specialista).

PEP GUARDIOLA – Ora passiamo a Guardiola. Il successo contro il Viktoria Plzen, è coinciso con la 200 panchina blaugrana per l’ex centrocampista di Brescia e Roma. Questi i numeri:

  • Su 200 partite, Guardiola ne ha vinte 144, e cioè il 72 %
  • 39 i pareggi, 17 le sconfitte (una sola con due gol di scarto, contro l’Inter – oltre a un altro 3-1 in Coppa Catalunya)
  • 500 i gol fatti in 200 partite, media di 2,5 a incontro
  • Dei 500 gol, 160 li ha realizzati Messi
  • 143 gol subiti

VICTOR VALDES – Nessuno lo considera mai uno dei migliori portieri del mondo. Ma l’estremo difensore del Barcellona è già nella storia del club. Con 877′ (record ancora in corso) ha superato Miguel Reina, che rimase imbattuto per 824′ nella stagione 1972-’73.

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POR QUÉ BARCELLONA?

4 Mag 2011

Provo a spiegarvi perché, secondo me, Mourinho ha ragione: l’espulsione di Pepe ha condizionato l’esito di questa semifinale di Champions.
“Stavamo tenendo lo 0-0. Poi nel finale sarebbe potuto entrare Kakà, l’avremmo provata a vincere nel finale”. Josè Mourinho l’aveva pensata così la doppia sfida con il Barcellona. D’altronde, il 5-0 dell’andata di campionato l’aveva messo sull’attenti. Impossibile affrontare il Barcellona giocando alla pari. E, soprattutto, impossibile instillare nei giocatori del Real la convinzione di essere sullo stesso livello del Barcellona. Perciò mourinho ha lavorato in due direzioni, come sempre. Dal punto di vista psicologico-ambientale, caricando tutta la famiglia Real alla guerra santa contro il Barcellona. E dal punto di vista tattico.

Un difensore a centrocampo. Segno di resa anticipata? Forse per quelli che ricordano il manciniano Burdisso davanti alla linea difensiva.  Non era niente di tutto questo. Pepe aveva già giocato in quella posizione con la nazionale portoghese. Inoltre era l’unico modo trovato da Mourinho per interrompere il tremendo fraseggio a centrocampo della squadra di Guardiola. L’intensità di Pepe, aggiunta a Khedira (poi a Lassana Diarra) e Xabi Alonso, garantiva maggior protezione alla difesa e meno spazio giocabili per il Barça. E in effetti Mourinho ha avuto ragione. Perché nella sfida di campionato del bernabeu ha pareggiato 1-1. In Coppa del Re ha vinto 1-0 e fino al 60′ dell’andata di Champions era sullo 0-0.

Poi è arrivata l’ingiusta espulsione. Tutti hanno visto che Dani Alves ha simulato. Il Real è rimasto in dieci ed è affondato, mandando all’aria il piano di Mourinho. So già quali sono le obiezioni che vengono mosse: 1) il Real Madrid non può giocare per lo 0-0; 2) Pepe e compagni giocano a calci, il Barcellona gioca a calcio; 3) il ritorno della semifinale ha dato la testimonianza della superiorità del Barcellona: in 11 contro 11, per più di un tempo il Real non ha tirato in porta.

Parto dal punto numero 3. Vero, ed è appunto il motivo per cui Mourinho ha impostato la doppia sfida in questo modo: chiudere le linee di passaggio, pressare alla morte, attendere, ripartire. Provinciale? Forse. Ma farlo disponendo di contropiedisti come Di Maria e Ronaldo non è proprio un’idea meschina, anzi. Il punto numero 1 è già stato spiegato: il Real forse non potrà giocare per lo 0-0, i milioni spesi glielo impediscono. Ma se non giocare per lo 0-0 significa perdere, perché deve cercare la via più breve per la sconfitta? E poi: il Barcellona gioca meglio. Chi non lo sa? Xavi e Iniesta sono di un altro pianeta. Ma guardatevi il gol di Pedro. Viene innescato dal fidanzato di Spagna, che stoppa e imbuca per il compagno. Proprio lì, proprio lì ci sarebbe dovuto essere Pepe, proprio quella era la giocata impedita dal portoghese. Naturalmente Mourinho a Barcellona è stato costretto a giocare con il 4-2-3-1 a casua dello 0-2 dell’andata.

Ma, lo ripetiamo, nobile o meno, l’idea di Mourinho era di andare a giocarsela a Barcellona, cercando di passare il turno con un gol. Tipo quello segnato ed annullato ad Higuain. Che è stato la testimonianza che forse, in fondo, il Real ce la poteva fare proprio nel modo in cui l’aveva pensato Mou. Che alla fine è stato davvero fregato dal quel rosso a Pepe. Poi c’è stato messi, c’è stato Iniesta, c’è stato Pedro, c’è stato Abidal, c’è stato il Barcellona. Il Calcio, han detto tutti. Ha vinto il barcellona perché è più forte e ha meritato.

Vincesse sempre il più forte, non ci sarebbe più un briciolo di divertimento.

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POLL E I POTERI OSCURI

29 aprile 2011

di Luciano Cremona

Le polemiche infuriano. La Uefa indaga. Josè Mourinho potrebbe prendersi una pesante squalifica. La stampa spagnola ha messo in piedi una vera e propria battaglia. Marca parla di “Imbroglione”, riferendosi a Dani Alves e alle simulazioni dei giocatori del Barcellona. Il Mundo Deportivo replica rispondendo per filo e per segno ai “perché?” sparati dallo Special One in conferenza stampa. Tra cui c’era anche il famoso attacco al Barcellona in quanto “squadra dell’Unicef”. Le parole del tecnico portoghese hanno riaperto un tema caldo, quello della sudditanza degli arbitri nei confronti dei grandi club. La risposta su come i club europei sono soliti cercare di farsi amici gli arbitri è arrivata da un famoso ex direttore di gara. L’inglese Graham Poll, che tiene una rubrica sul Daily Mail, ha elencato una serie di aneddoti che spiegano come le società esercitino il loro “potere oscuro”. Partendo proprio da Josè Mourinho, definito come il maestro dei giochi psicologici.

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TUTTI I VELENI DEL CLASICO

20 aprile 2011

La finale di Coppa del Re a Valencia: Real e Barcellona si incontrano quattro giorni dopo il pareggio del Bernabeu. Al Mestalla la marcia spagnola verrà sparata a 120 decibel per coprire i fischi dei catalani. L’attacco a Mou: vince solo con i calci

di Luciano Cremona

Che ci sia in palio più della coppa nazionale è chiaro. Che questo Real Madrid-Barcellona sia già un gradino più in alto di quello dello scorso sabato, anche. Che il secondo ‘Clasico’ dei quattro previsti sia anche l’unico che mette in palio un trofeo vero, visto che la Liga sta già viaggiando verso Barcellona, non fa altro che aumentare la tensione, già alle stelle come si è visto nella battaglia del Bernabeu. E i motivi che fanno scaldare gli animi sono tanti.

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SPECIAL NOI

30 novembre 2010

Ok, basta guardare questa foto. E contestualizzare, ovviamente. Inter in 10 da un’ora, un 3-1 all’andata da difendere. Sei uomini in linea, ma in linea sulla riga dell’area. Piqué farà gol, imbeccato da Xavi, ok. Ma l’Inter ha vinto anche così. Abbiamo battuto il Barcellona perché siamo stati formidabili all’andata e super al ritorno. Una compattezza difensiva mostruosa, un controllo del non possesso fantastico. Sì, il controllo del non possesso, non ridete. Quando proprio Mourinho ne parlò, lo criticarono. Non era una stupidata, anzi. Il Barcellona ha i migliori centrocampisti del mondo, ha il miglior possesso palla, la miglior qualità di passaggio, la miglior capacità di muovere il pallone, di aprire gli spazi, di tagliare dietro la schiena dei difensori. Tutto quello che si è visto nel 5-0 contro il Real. Ma allora, Mourinho? È questa la domanda che gli interisti si fanno.

Innanzitutto il Barcellona, contro l’Inter, aveva due uomini in meno: Iniesta era out e in avanti c’era Ibra, non Villa. Lo schiacciarsi dello svedese addosso alla difesa nerazzurra era come un imbottigliare verso il centro il gioco blaugrana. Villa, nel Clasico, ha giocato sulla linea laterale, tagliando al centro con una veemenza inaudita e squisita. E il Real è stato sommerso. Eppure era un Real costruito ad immagine e somiglianza dell’Inter di Champions. Certo, Khedira non è Cambiasso, ma soprattutto né Pepe né Carvalho sono Walter Samuel. Mourinho conosce il Barcellona a memoria e infatti si è seduto in panchina quando ha capito che la sua squadra non avrebbe potuto far niente, se non affondare. Per sopravvivere al tichitaca di Xavi e compagni serve innanzitutto un blocco difensivo perfetto. Non ottimo, perfetto. Cosa che Mou ha sottolineato subito: “Abbiamo regalato due gol in modo imbarazzante”. La concentrazione al massimo: cosa che ottenne all’Inter, soprattutto in Lucio, il più bisognoso di essere al top mentalmente per 90′ minuti per trasformarsi da farfallone in macchina perfetta. Serve un portiere che non commetta errori: la parata di Julio Cesar su Messi entrerà nella storia, l’ennesimo errore di Casillas è lì a dire che lo spagnolo ha vinto tutto, ma non è certo un mostro, anzi. E poi servono soprattutto la lucidità mentale e la capacità di far fatica nel spendere ogni goccia di energia per fare la cosa giusta: pensare a come bisogna muoversi per annientare Xavi e farlo. Sapere da che parte bisogna convogliare Messi e spingercelo.

Ecco. Mourinho ci ha messo un anno e mezzo per entrare definitivamente nella testa dei suoi uomini, ad Appiano. Un lavoro lungo, meticoloso, fondamentale. Al Real potrebbe impiegarci anche di più a trasformare in soldati i suoi giocatori. Il vantaggio che lo Special One ha è quello di avere a disposizione più qualità. Di sicuro, le cinque dita messe in faccia a Mou dal Barcellona aiutano tutti noi interisti a rielaborare il lutto per la perdita di Josè. Di colpo ci sembra tutto azzurro: abbiamo vinto anche per merito nostro, non solo grazie a José. Sembra una constatazione stupida e infantile, ma i giocatori nerazzurri un pensierino ce l’hanno fatto sicuro: “Forse, quelli speciali, eravamo noi”.

 

 

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SOGNANO I LORO INCUBI

25 agosto 2010

Se lo ricordano bene perché li ha fatti piangere. Ce l’hanno stampato in testa perché ogni volta era un supplizio per loro. È così da sempre, prendono chi gli ha fatto male, nella speranza, prima di tutto, che non facciano più male a loro, ma agli altri. L’hanno fatto con Dugarry, l’hanno fatto con Vieri, l’hanno fatto con Ronaldo. Vuoi che non lo facciano con Ibra? Sì quello che ha saltato Nesta alzandosi la palla come in Holly e Benji. Ed è anche quello che ha guardato Ronaldo, gli ha abbassato le orecchie e gli ha chiuso in faccia un altro derby. È quello che ci ha dato tre scudetti, con quello di Parma estratto dal cilindro come per magia, alla faccia dei gufi, primi tra tutti proprio loro.

Forse sognano segni gol di tacco come faceva quando indossava la nostra maglia, o forse sognano di vincere grazie a lui, come è successo a noi. Noi però non abbiamo vinto solo grazie a lui, genio del calcio che ancora oggi non capisco perché il Barcellona dovrebbe vendere. Noi abbiamo vinto anche senza di lui, e di più. Non si vergognano a chiedere l’elemosina, vanno in giro a dire: “Prendiamo Ibra se ce lo regalano”. Fossi il presidente del Cesena, proverei a prendere Ibra, tanto è gratis.

Se mi dà fastidio vederlo in maglia rossonera? Un po’, certo. Però io Ibra lo conosco troppo bene: la sua maglia non l’ho mai comprata. In fondo era stato della Juve, sarà del Milan, credo di averci visto giusto. L’ho quasi venerato ogni volta che toccava il pallone, ogni volta che ci ha tolto dai pasticci. Adesso, per lui, l’impresa più difficile: sfidarci. Noi siamo pronti, perché non dipendiamo più da lui, siamo una squadra, con il cuore, il carattere e la forza dei campioni. I campioni siamo noi. Ibra, ti aspetto a San Siro. Ho ancora quel fischietto giallo. Sì, quello…

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FORLAN, ROSSI, KRASIC, RAMIRES…

22 luglio 2010

La Gazza apre con Forlan, il Corriere dello sport con Giuseppe Rossi. Vuol dire che l’Inter sta vendendo Balotelli al City, per davvero. Pare che però Mario, o meglio, Raiola, fa richieste pazze per il contratto. La stessa cosa che avrebbe chiesto Caliendo al Real Madrid per Maicon: 7 milioni di euro, netti, all’anno. Il Real, che non vuole alzare l’offerta, potrebbe anche decidere di mollare la pista del terzino. Anche perché Sergio Ramos ci sta benissimo su quella fascia destra. Più probabile che Mourinho chieda un centrale di livello: Thiago Silva? Impossibile, il Milan resisterà. Vidic? Difficile Ferguson lo molli. Rimangono Bruno Alves e David Luiz. Punterei sul secondo, brasiliano, veramente un difensore di livello internazionale. È poco pubblicizzato, ma è uno dei migliori difensori sul mercato.

Tornando all’affare Inter-attaccanti: Forlan si sposerebbe bene con Milito e Eto’o? Al Mondiale ha giocato quasi da rifinitore, è vero. Ha giocato con due attaccanti esterni (Suarez e Cavani), come accade all’Inter con Pandev e Eto’o. Però non andrebbe a colmare il vuoto lasciato da Balotelli. Certo, Forlan segna di più ed è anche un ottimo calciatore di punizioni. Però non ha, forse, le caratteristiche per, ad esempio, spaccare la partita entrando dalla panchina. E poi ha 31 anni. Lascerei da parte l’ipotesi Giuseppe Rossi. Non lo vedo nell’ottica di una squadra quadrata come l’Inter. Ha fantasia e senso del gol, ma c’è una cosa che non mi andrebbe giù: l’Inter sostituirebbe un calciatore di quasi un metro e novanta, di grande prestanza fisica e atletica, con uno alto poco più di 170.

La bomba del giorno è lo scambio Ibra-Kakà. È una sparata del Mundo Deportivo, che però non scalda l’entusiasmo dei tifosi catalani, che nel sondaggio sul sito votano all’80% contro lo scambio. È impossibile che accada, anche perché Mourinho sta cercando di recuperare Benzema: negli allenamenti lo Special One sta molto vicino al francese e continua a sollecitarlo. Facile che voglia rilanciarlo e la predisposizione di Mou a schierare quattro attaccanti quando le cose vanno male portano a pensare che si potranno vedere in campo insieme Kakà, Ronaldo, Higuain e Benzema. Staremo a vedere. Intanto, chi non giocherò più nel Real è Raul, che ha firmato con lo Schalke.

Altre due notizie agitano il mercato europeo. Il Chelsea potrebbe concludere in settimana l’acquisto di Ramires dal Benfica: 20 milioni la cifra fissata per il cartellino del brasiliano, che sarebbe una pedina molto importante per il centrocampo di Ancelotti. Il Benfica, che dopo Di Maria ha bisogno di altri soldi, aveva venduto metà del cartellino di Ramires alla società Jazzy Limited per 6 milioni di euro. Vedremo se la trattativa si complicherà. Chi invece è sempre più lontano dalla Juve è Milos Krasic. Se Simao dovesse lasciare l’Atletico Madrid, il serbo sarà scelto come sostituto del portoghese.