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BENVENUTO LEO, PER LA GIOIA DI MORATTI

29 dicembre 2010

di Luciano Cremona
da Appiano Gentile (Co)

Il giorno di Leonardo è diventato quello di Massimo Moratti. Della famiglia Moratti, meglio. Perché al presidente dell’Inter, a suo figlio Angelo Mario e a suo nipote luccicavano gli occhi, come nelle giornate più belle per il popolo nerazzurro. La benedizione presidenziale in conferenza stampa ha fatto capire che Benitez non sarebbe potuto restare sulla panchina dell’Inter. Leonardo è una scelta di Moratti: adesso il progetto Inter può ripartire.

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ULTIMO SCATTO

23 luglio 2010

Nel 2002,  mese di aprile, ero andato alla Pinetina per vedere i ragazzi di Cuper mentre preparavano Inter-Piacenza (sarebbe finita 3-1, penultima di campionato, poi perso il 5 maggio). Ero andato per il solito saluto simbolico, per la presenza. E per vedere Ronaldo. Non avrei mai immaginato che quella sarebbe stata l’ultima volta che l’avrei visto. Era il Ronaldo vero, che stava ritrovando la forma migliore, che ci stava trascinando nelle ultime partite. Ad un certo punto della partitella gli arrivò un pallone rasoterra. Si alzò la palla di prima e rovesciò, segnando un gol splendido. Applausi convinti per il Fenomeno. Era bello andare ad Appiano e sapere di avere lì, a 3 metri, divisi solo da una rete, Ronaldo. Ripeto, Ronaldo a tre metri. Elettrizzante, magico. Era quasi la stessa cosa con Ibra, ma tra Mancini e Mou di allenamenti nel campo della tribunetta se ne sono visti pochi.

Adesso che c’è Benitez, siamo già a tre allenamenti a porte aperte. Mancano i nazionali, quindi mancano Eto’o, Milito e Sneijder. E allora perché si va ad Appiano? Innanzitutto per stare vicino ai tricampioni, a vederli, a ringraziare, ancora e ancora. A salutare il capitano, che guida sempre il gruppo con Cordoba e Cambiasso, come se fosse sempre il primo giorno. Certo, adesso c’è anche Coutinho. Basso, direi molto basso. Corre un po’ come Pato, si muove con agilità e si vede che ha voglia, tremendamente voglia, di mettere in mostra le sue doti. C’è Biabiany, che va velocissimo, e Chivu fa di tutto per fermarlo. Ma per vedere qualcosa di più, per sperare nel colpo di genio, c’è sempre Mario.

Che fa il riscaldamento come quei ragazzini indolenti che non vogliono fare quello che gli dice il mister, ma solo perché si divertono a non farlo bene, apposta. Che quando corre, è sempre l’ultimo e quasi si trascina. Che quando fa le partitelle viene richiamato in continuazione: “Mario, dai Mario”. Poi però gli arriva il pallone, lo tratta con eleganza, classe e inventa il numero. La gente ha apprezzato. Applausi, un po’ timidi. Sembra che passato l’effetto Mou sia tutto soft. Forse l’unico modo per elettrizzare di nuovo la gente, che comunque non è appagata, anzi, c’è solo tanto bisogno di dare la palla a Mario e gridargli: “Mario, fai tu”. Ma ormai è tardi. Credo lo sia più per colpa sua che dell’Inter. E allora, quella che ho scattato, forse è l’ultima foto di Balotelli ad Appiano. Ho come l’impressione che non lo incrocerò più.

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JONATHAN E LUCA, LA STRANA COPPIA

13 luglio 2010

Se l’allenatore ti presenta come: “Un giocatore di qualità, veloce. Molto importante, potrà fare la differenza in molte partite”. Se hai 22 anni e nella fase finale del campionato primavera 2007 ti avevano nominato miglior giocatore, anche se giocavi con Mario Balotelli. Se dopo una stagione a Parma i Campioni d’Europa ti riportano a casa e potrebbero metterti sulle spalle il numero 7. Ecco, allora sei Jonathan Ludovic Biabiany. Se invece arrivi all’Inter a 35 anni, dopo una mezz stagione da primo della classe. Se la stampa spingeva per una tua convocazione in nazionale, se con il tuo arrivo Toldo è andato in pensione. Allora sei Luca Castellazzi. Eccole qui le prime due facce nuove dell’Inter targata Benitez.

Come HENRY – “Eccomi di nuovo a casa”. Il ventiduenne francese si presenta così, dopo aver corso durante il primo allenamento con il gruppo dei senatori. Spalla a spalla con Zanetti, Cambiasso e Cordoba. “Mi alleno con tanti campioni. Un po’ di tristezza per aver lasciato Parma e i miei compagni c’è, ma qui posso migliorare ancora. E puntare alla nazionale”. Sì perché il modello di questa freccia francese è nientemeno che Henry. “Mi è sempre piaciuto. Mi sono sempre ispirato a lui e a Ronaldo. Cercherò di fare il meglio che posso, e di giocare il maggior numero di partite. E, ovviamente, di vincere qualche trofeo”. Come detto, Biabiany ha chiesto di giocare con il 7. Altrimenti il 20 o il 99. I numeri che conteranno, però saranno quelli sul campo. Lui, che ha incrociato anche Mourinho, ha notato subito le differenze tra il lavoro del portoghese e quelle del professor Benitez: “Si corre di più”. L’unico che sembra non aver molta voglia è Balotelli: “Lo conosco bene. Calcisticamente è cresciuto, per il resto è sempre lo stesso”. Ecco, appunto.

Come l’UOMO RAGNO – “Ho fatto il secondo a Zenga (in B a Padova, stagione ’96-’97, ndr): forse è destino dovessi finire qui”. Luca Castellazzi, nato a Gorgonzola il 19 luglio 1975, ha il cuore gonfio di emozione: “Non pensavo di potermi emozionare a quest’età. E invece ieri ho provato una sensazione incredibile: arrivo su un altro pianeta”. Brescia e Sampdoria le esperienze migliori, l’infortunio a metà della scorsa stagione come tegola. La chiamata come vice- Julio Cesar per la consacrazione: “Un anno e mezzo fa Julio Cesar aveva parlato molto bene di me: non ci conoscevamo, era un parere disinteressato. Magari è servito per farmi arrivare. Di sicuro, farò il secondo al portiere più forte del mondo”. Da titolare a riserva, quale sarà il segreto? “Allenarsi pensando che alla domenica giocherai titolare: così si è pronti in ogni momento”. L’anno scorso Castellazzi ha stoppato l’Inter: “Ma si vedeva che appena decidevano di vincere, succedeva”. Il sogno nazionale, accarezzato, “ma Lippi non mi avrebbe portato, aveva già scelto comunque”. Castellazzi dovrebbe giocare con il 12, con Julio Cesar che potrebbe passare all’1. Nel caso in cui il brasiliano continui a preferire il 12, allora Castellazzi sceglierebbe la maglia numero 1: “Mica male giocare con la 1 nerazzurra. Poi quest’anno è piena di toppe!”.

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APPIANO, L’INTER INIZIA A CORRERE

13 luglio 2010

Quasi seicento tifosi hanno accolto la nuova Inter di Rafa Benitez, che è scesa in campo per il primo allenamento stagionale. Di nuovo c’è ben poco in questa Inter. Solo Castellazzi e Biabiany hanno bisogno della presentazione, in attesa dell’arrivo di Coutinho e del ritorno di Mancini. Sul campo di Appiano Gentile sono scesi in venti. Con i tre portieri e sei giovani della primavera, Javier Zanetti ha guidato il gruppo dei campioni d’Europa, con la solita grinta. Lui, Cambiasso e Cordoba sono stati in prima fila per tutto l’allenamento. Con loro, Thiago Motta, Rivas, Chivu, Biabiany, Santon, Mariga, Pandev. Ultimo della fila e sollecitato spesso dai tifosi, Mario Balotelli. Che oggi, ad Appiano, è arrivato sempre per ultimo, ma in orario.

“Corri Mario” è l’urlo che si è alzato più volte dalla tribunetta della Pinetina. E in effetti, agli ordini di Benitez c’è da correre. Un allenamento tradizionale, niente più innovazioni alla Mourinho. Qualche giro di corsa, stretching, palleggi, possesso palla. E poi di nuovo corsa. Rafa, cappellino da baseball e maglietta nei calzoncini, lascia fare ai suoi aiutanti. L’allenamento lo dirigono Bernazzani e Pellegrino: Benitez monitora e si prende gli applausi dei tifosi. Che però hanno un solo vero idolo, che è Zanetti.

Anche quest’anno il capitano si è presentato in perfetta forma, essendosi già allenato per conto suo. Il suo “vice” è ormai Cambiasso, che per tutta la durata dell’allenamento ha spronato Balotelli: “Vai Mario, attacca Mario”. E allora ecco che arriva il numero che scalda il pubblico e strappa gli applausi. Dopo un’ora di lavoro sul campo, addominali e piegamenti. Proprio come una volta, quando non c’era lo Special One. Il pubblico ha risentito dell’assenza di Mourinho. Nessun coro, nemmeno per i giocatori. Gli applausi sì, tanti. Ma nessuna manifestazione di affetto particolare.

LE FOTO DEL PRIMO ALLENAMENTO DELL’INTER

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IL MOU DEL GIORNO/1

19 febbraio 2010

«Mourinho, De Laurentiis ha detto che non la vorrebbe come allenatore. Lei allenerebbe il Napoli?» «De Laurentiis? Non ha [abbastanza] soldi per me».

«Bettega? Solo in Italia c’è un’area di 25 metri».

(Josè Mourinho, conferenza stampa 19 febbraio 2010, Appiano Gentile)