Posts Tagged ‘allenatore’

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VILLAS BOAS, IL CLONE DI MOU

25 novembre 2010

Se Rafa Benitez vive nell’ombra di Mourinho e, dopo soli tre mesi, è già nel vortice degli allenatori a rischio, c’è un’altra ombra di Mourinho, questa volta in carne e ossa, che si allunga sulla panchina dell’Inter. È quella di Andres Villas Boas, attuale tecnico del Porto, una vita passata come assistente di Mourinho.

Una vita… Diciamo qualche anno, perché Andres Villas Boas è giovane: è nato ad Oporto nel 1977. La sua fama di clone di Mou sta sparendo, facendo spazio a quella di erede Mou: perché da quando guida il Porto, e cioè dalla scorsa estate, non ha mai perso. Prima la vittoria in Supercoppa contro il Benfica. Poi le 11 partite di campionato: 10 vittorie, un pareggio, +10 sui rivali di Lisbona. In mezzo anche le quattro partite di Europa League: 3 vittorie e un pareggio e passaggio del turno già in tasca.

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MENEZES, LA SECONDA SCELTA HA DETTO SÌ

24 luglio 2010

Globo Esporte

“L’abbiamo scelto per il rispetto per il lavoro fatto al Gremio e al Corinthians e per la sua grande capacità nel lavorare e lanciare i giovani”. Parole di Renato Texeira. In realtà la CBF ha scelto Mano Menezes perché la Fluminense non ha liberato Muricy Ramalho. E quindi? Quindi il Brasile 2014, quello che dovrà per forza di cose vincere il Mondiale, sarà guidato da Luiz Antonio “Mano” Venker Menezes.

Il comunicato ufficiale mette una patata più che bollente in mano all’allenatore del Corinthians fino a ieri: “Mano Menezes ha accettato la sfida di diventare HEXACAMPEAO con il Brasile nel 2014. Il tecnico si assume l’impegno di portare avanti una nazionale competitiva e di grande talento”. E come sottolineano i giornali brasiliani, Menezes ha detto sì nonostante fosse di fatto una seconda scelta.

Il nuovo ct ha accettato annunnciando il suo sì nella sala stampa del Timao. I suoi giocatori, tra cui Ronaldo (imbarazzante quanto sia grasso, vedere qui per credere) e Roberto Carlos. Menezes non è mai stato un calciatore di livello. Era un difensore, e il suo trofeo più importante da calciatore fu il titolo con il Guaranì. Dove poi iniziò la carriera da allenatore, nel 1997. Il numero vero lo fece al Gremio, nel 2005. Preso in serie B, lo riportò in A. Vinse il campionato Gaucho, poi arrivò terzo nel campionato brasiliano e in finale di Libertadores. Persa con il Boca. Stessa sorte al Corinthians, promosso e poi vincitore della coppa del Brasile. Ora la nazionale, o meglio tutta la nazione, si affida a lui.

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MURICY RAMALHO, NON SARÀ LUI

23 luglio 2010

È arrivata la notizia che non sarà Muricy Ramalho il nuovo ct del Brasile. La Fluminense non l’ha liberato. Al suo posto è stato scelto Mano Menezes, di cui tra poco vi proporrò il ritratto. Qui sotto potete trovare la storia di Muricy Ramalho. Evidentemente con la nazionale è un po’ sfortunato.

Tutti vorrebbero avere una seconda occasione. Muricy Ramalho la aspettava dal 1978. Giocava nel San Paolo, e doveva andare in Argentina, al Mondiale, come riserva di Zico. Un infortunio, e il ct Coutinho lo tagliò fuori: “Era la mia opportunità, ho sofferto per quello che mi ero perso”. Ventisei anni dopo, il Mondiale lo vivrà da padrone, Muricy Ramalho. La Federcalcio brasiliano l’ha scelto come sostituto di Carlos Dunga. Sarà il Mondiale del riscatto, quello giocato in casa, quello che il Brasile non potrà perdere. Da oggi l’allenatore con la maggiore pressione addosso è un cinquantaquattrenne di San Paolo, abituato a vincere in patria, dalla battuta pronta, ma di poche parole.

Qualche giorno fa il nome di Ramalho, che in questa stagione sta allenando la Fluminense, ora prima in classifica, era spuntato, accanto a quelli di Luiz Felipe Scolari e di Mané Menezes. Oggi la notizia, comunicata da Rodrigo Paiva, portavoce della Seleçao. Ramalho è ancora sotto contratto con il club di Rio, ma una clausola gli consentirà di svincolarsi per guidare la Nazionale.

Dal 2005 al 2008 è stato votato come il miglior allenatore del Brasile. La carriera da giocatore di Ramalho si chiuse a 30, nelle file del Puebla, in Messico, dopo l’esperienza al San Paolo. E proprio nel Puebla Ramalho ha iniziato ad allenare. Poi San Paolo, con la vittoria della Coppa Comnembol, e poi un’infinità di squadre brasiliane (Guaranì, Ituano, Botafogo, Santa Cruz, Nautico, Figueirense, Internacional, Sao Caetano, di nuovo San Paolo, Palmeiras e Fluminense). Nel 1993 l’esperienza cinese, alla guida dello Shanghai Shenhua. Diciassette anni impreziositi dai tre scudetti consecutivi vinti con il San Paolo tra il 2006 e il 2008. In mezzo, anche la sconfitta nella finale della Libertadores con l’Internacional di Porto Alegre.

Se qualcuno dovesse chiedere le prime impressioni a Ramalho sul suo nuovo incarico, risponderebbe senz’altro: “È il mio lavoro, figlio mio”. Di poche parole, ma pungente, ispido. Le sue frasi sono ormai un cult in Brasile. “Non ho paura di perdere, ho paura solo della morte”. Si mise anche al fianco di Maradona, quando l’Argentina si qualificò per il mondiale e il Pibe de Oro insultò la stampa. Ma se c’è una frase che rappresenta Muricy Ramalho è senz’altro questa: “I tifosi pagano il biglietto per vedere la squadra vincere. Chi vuole vedere un bello spettacolo, vada a teatro”. Ecco, diciamo che anche Dunga era sulla stessa lunghezza d’onda, ma ha fallito. Ramalho, però, non può permettersi di perdere: tra quattro anni il Brasile dovrà vincere, con o senza bel gioco.

LA FOTOGALLERY DI MURICY RAMALHO SU FOLHA

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PERFEZIONISTA O SOLO PROFESSIONISTA?

1 aprile 2010

Riporto due passaggi della chat di Mourinho con i tifosi, in esclusiva per Inter Channel (la trovate qui). Fanno capire forse qual è il valore aggiunto dello Special One. L’ultima frase mi fa veramente pensare che Josè non sia solo un bravo comunicatore.

Quanto lavora Mourinho per preparare una partita? Quanto guarda una squadra per poter dire di avere le idee chiare?
“Cambia da squadra a squadra, ci sono squadre che bisogna veramente analizzare in un modo diverso, per esempio il Chelsea era una squadra che io conoscevo alla perfezione, sapevo tutto dei giocatori, però ho visto la gara di San Siro 7 volte e quando dico 7 volte, dico 7 volte non 90 minuti ma tre ore, perché fermo, mando indietro, vado avanti, perché volevo capire le cose, il modo in cui le due squadre si erano trovate una contro l’altra. Comunque dipende, abbiamo gente che lavora molto bene, José Morais, Michele Salzarulo, Gianfranco Bedin e gli altri insieme a lui, che fanno sempre un lavoro molto positivo. Però nell’ora della verità mi piace capire tutto. Ma adesso penso che c’è la gara col Bologna, che finirà alle cinque, e poi si cenerà e poi si andrà a casa, penso che dopo la partita inizierò subito a studiare la gara di Mosca, inviterò qualcuno a stare con me, Rui Faria, Daniele Bernazzani, e chissà, non si dormirà quella notte, ma si dormirà solo in aereo”.

Ieri Stankovic ci ha raccontato di Krasic, dicendoci che lui lo consoce, che se lo attacchi ti salta, se lo aspetti invece gli puoi sempre portare via la palla.

“Krasic è stato suo compagno di nazionale e ovviamente lui lo sa, però questo deve valere per tutti i giocatori che si affrontano. Ieri per esempio eravamo più preparati per giocare contro Gonzalez e invece ha giocato Mamaev, Maicon subito mi ha chiesto se era destro o mancino, e bisogna essere capace di rispondere. Gli ho detto che è uno che gioca con i due piedi senza problemi, gli piace più giocare sulla fascia sinistra, però è basicamente un destro, uno che ti viene dentro per tirare in porta, e questo tipo di informazioni individuali servono. Poi c’è un’informazione più globale, sul tipo di gioco che la squadra fa, e noi per esempio abbiamo analizzato con i giocatori solo partite del Cska giocando fuori casa, e l’allenamento che abbiamo fatto il giorno prima della partita è stato nei 20 metri di profondità perché sapevamo che il gioco sarebbe stato molto basso”.

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JUVE, LA STRADA E’ ANCORA LUNGA

23 marzo 2010

Nell’estate 2006, in pieno scandalo, Jean-Claude Blanc disse: «Ci vorranno 5 anni per tornare a essere la Juve». Poi la scorsa estate gli arrivi di Diego, Felipe Melo, Cannavaro, Grosso e Caceres. Cinquanta milioni solo per i due brasiliani. E di colpo, nelle griglie delle favorite, madama Juventus era al secondo posto. Buffon miglior portiere della serie A, Chiellini miglior centrale italiano, Felipe Melo titolare nel Brasile, Diego stella della Bundesliga. E davanti, Iaquinta al top della maturità calcistica. Quota scudetto: 3,50. Forse gli esperti di scommesse, ma soprattutto i dirigenti della Juve non si sono accorti che Lippi aveva portato a Torino Cannavaro e Grosso: l’unico modo per giustificarne la convocazione in Nazionale. Quindi centrale e terzino sinistro di scorta, dove invece serviva intervenire. Per il ruolo di terzino destro è stato azzeccato l’acquisto di Caceres, che però è sempre in infermieria. Felipe Melo si è rivelato essere il Mr.Hide che era già comparso in alcune partite con la Fiorentina: falloso, irritante, banale, quasi grottesco negli appoggi orizzontali sbagliati. Sissoko è stato fuori a lungo, Marchisio si è lasciato appassire dall’ombra di impotenza di questa Juve. Diego non è mai stato veramente lui: quasi dannoso, a volte gli viene preferito Candreva, altro tassello di Lippi. E se Iaquinta è sparito per mesi per un infortunio quasi misterioso, Amauri si è dimostrato essere solo un centravanti da squadra media: e pensare che lo dipingevano come il nuovo Ibra.

Da dove deve ripartire la Vecchia Signora? Innanzitutto da un nuovo progetto tecnico. Via Secco, non in grado di gestire nemmeno le sostituzioni già ai tempi di Capello (storica la sfuriata di Ibra in un Treviso-Juve). Un uomo di campo servirebbe a saper scegliere giocatori adatti sia per personalità che per caratteristiche tecniche. Servono un terzino sinistro, un centrale, un centrocampista e un attaccante di livello europeo. In pratica, la colonna vertebrale della squadra. Poi, una guida di carisma. Non un uomo di campo alla Zaccheroni, che non ha avuto il coraggio di reimpostare la difesa a tre, come fece in corsa all’Inter e si è trovato nelle stesse condizioni di Ferrara. Non penso che Prandelli sia l’uomo giusto. Alla Juve, per ripartire, servirebbe un allenatore alla Mourinho.