Archive for the ‘La poesia del calcio’ Category

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Cinque poesie sul gioco del calcio, parte 5

12 dicembre 2007

Oggi è il turno di “Goal”

Oggi si conclude la nostra rassegna delle poesie di Umberto Saba dedicate al gioco del calcio. Chiudiamo con quella che è forse considerata la più famosa del lotto, Goal.
Il momento dell’esultanza per la rete segnata diventa da una parte la sorda disperazione per il portiere “caduto”, mentre dall’altra parte la gioia della vittoria contagia l’intero stadio, in una forma di ebrezza collettiva. Davvero toccante l’immagine del portiere che festeggia con solitaria spensieratezza il gol segnato dai compagni, figura- come abbiamo visto- su cui Umberto Saba ha strutturato in modo deciso queste sue cinque composizioni. Buona lettura.


Goal

Il portiere caduto alla difesa
ultima vana, contro terra cela
la faccia, a non vedere l’amara luce.
Il compagno in ginocchio che l’induce,
con parole e con la mano, a sollevarsi,
scopre pieni di lacrime i suoi occhi.

La folla – unita ebbrezza- par trabocchi
nel campo: intorno al vincitore stanno,
al suo collo si gettano i fratelli.
Pochi momenti come questi belli,
a quanti l’odio consuma e l’amore,
è dato, sotto il cielo, di vedere.

Presso la rete inviolata il portiere
– l’altro- è rimasto. Ma non la sua anima,
con la persona vi è rimasta sola.

La sua gioia si fa una capriola,
si fa baci che manda di lontano.
Della festa – egli dice – anch’io son parte.

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Cinque poesie sul gioco del calcio, parte 4

11 dicembre 2007


Ecco oggi la penultima puntata del nostro piccolo viaggio all’interno del Canzoniere sabiano. Oggi è il turno di “Fanciulli allo stadio”. Rispetto alle situazioni idilliache, quasi eroiche del passato, adesso filtra tra le righe un pò di strana inquietudine. I calciatori diventano questa volta “odiosi” perchè troppo superbi, non sembrano sentire le voci dei bambini che li chiamano dagli spalti.

Fanciulli allo stadio

Galletto
è alla voce il fanciullo; estrosi amori
con quella, e crucci, acutamente incide.

Ai confini del campo una bandiera
sventola solitaria su un muretto.
Su quello alzati, nei riposi, a gara
cari nomi lanciavano i fanciulli,
ad uno ad uno, come frecce. Vive
in me l’immagine lieta; a un ricordo
si sposa – a sera – dei miei giorni imberbi.

Odiosi di tanto eran superbi
passavano là sotto i calciatori.
Tutto vedevano, e non quegli acerbi.

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Cinque poesie sul gioco del calcio,parte 3

10 dicembre 2007

Come promesso, continuiamo con le poesie di Umberto Saba dedicate al gioco del calcio, che nel weekend hanno dovuto lasciare spazio alle vicende di campionato. Oggi è il turno di “Tredicesima partita”. Il solco tematico rimane lo stesso delle precedenti: l’epica del quotidiano applicata alla partita della domenica. Da notare il riferimento alle maglie rosse, sempre quelle della Triestina, e al vento che devia il pallone, la mitica “Bora” di Trieste.

Tredicesima partita

Sui gradini un manipolo sparuto
si riscaldava di se stesso.
E quando
– smisurata raggiera – il sole spense
dietro una casa il suo barbaglio, il campo
schiarì il presentimento della notte.
Correvano sue e giù le maglie rosse,
le maglie bianche, in una luce d’una
strana iridata trasparenza. Il vento
deviava il pallone, la Fortuna
si rimetteva agli occhi la benda.
Piaceva
essere così pochi intirizziti
uniti,
come ultimi uomini su un monte,
a guardare di là l’ultima gara.

Quest’ultimo paragone d’improvviso ci trasporta in un paesaggio non più reale: gli uomini sono pochi, quasi dei superstiti, nello stesso tempo c’è il piacere, pur nel freddo, di sentirsi uniti (la forte rima baciata “intirizziti: uniti”) a causa della spasimante attenzione nel vedere come va a finire la partita, anzi “l’ultima gara”, quasi in gara ci fossero la vita e la morte e non solo una partita al pallone.

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Cinque poesie sul gioco del calcio, parte 2

7 dicembre 2007

Come promesso, ecco la seconda poesia delle “Cinque poesie sul gioco del calcio” tratte dal Canzoniere di Umberto Saba. Da notare la descrizione del portiere ai versi 7-11. La squadra di cui il poeta parla è sempre la stessa, la Triestina. Buona lettura…

Tre momenti


Di corsa usciti a mezzo il campo, date
prima il saluto alle tribune.
Poi,quello che nasce poi,
che all’altra parte rivolgete, a quella
che più nera si accalca, non è cosa
da dirsi, non è cosa ch’abbia un nome.

Il portiere su e giù cammina come sentinella.
Il pericolo lontano è ancora.
Ma se in un nembo s’avvicina, oh allora
una giovane fiera si accovaccia
e all’erta spia.

Festa è nell’aria, festa in ogni via.
Se per poco, che importa?
Nessuna offesa varcava la porta,
s’incrociavano grida ch’eran razzi.
La vostra gloria, undici ragazzi,
come un fiume d’amore orna Trieste.

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Cinque poesie sul gioco del calcio

6 dicembre 2007

Umberto Saba ha sempre amato la “pratica quotidiana” della vita e della poesia. La sua ricerca poetica ha le proprie radici nei singoli gesti e nelle “trite parole” di ogni giorno. Il suo “Canzoniere” non è che il racconto di una vita, scandito non a caso secondo un criterio temporale rigoroso. Il gusto del quotidiano e della semplicità è tuttavia un criterio costante nelle sue scelte linguistiche e tematiche. Molti considerano le “Cinque poesie sul gioco del calcio”, contenute nella sezione “Parole (1933-1934)”, come il vertice della poesia sabiana
Il soggetto di questi cinque componimentii è semplicemente la partita della domenica: i “rosso alabardati” della squadra di calcio triestina diventano così il simbolo di quell’ “epica del quotidiano” da sempre ricercata da Saba. Per il poeta-tifoso essi sono dei veri e propri eroi, che sembrano avere quasi le sembianze dei “kalòs kai agathòs”del mito omerico.ù
Per i prossimi cinque giorni abbiamo deciso di proporvi queste cinque poesie, una per ogni giorno, considerandole come il massimo esempio di omaggio a questo sport da parte della poesia contemporanea italiana. Buona lettura.
Squadra paesana
Anch’io tra i molti vi saluto, rosso-
alabardati,
sputati
dalla terra natia, da tutto un popolo
amati.
Trepido seguo il vostro gioco.
Ignari
esprimete con quello antiche cose
meravigliose
sopra il verde tappeto, all’aria, ai chiari
soli d’inverno.
Le angoscie
che imbiancano i capelli all’improvviso,
sono da voi così lontane! La gloria
vi dà un sorriso
fugace: il meglio onde disponga. Abbracci
corrono tra di voi, gesti giulivi.
Giovani siete, per la madre vivi;
vi porta il vento a sua difesa. V’ama
anche per questo il poeta, dagli altri
diversamente – ugualmente commosso.
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Always look on the bright side of life

5 dicembre 2007

“Always look on the bright side of life” è una canzone che apparentemente non c’entra nulla con il calcio. Eppure è diventata negli anni l’ironica colonna sonora di molte manifestazioni sportive. E’ apparsa per la prima volta nel film dei Monty Python “Brian di Nazareth”, datato 1979. Il film termina con una scena di crocifissione che la troupe trovava piuttosto noiosa da girare. A quel punto Eric Idle, attore del collettivo comico inglese e autore della sopracitata canzone, iniziò ad intonarne la strofa iniziale, giocando sul contrasto tra la spensieratezza del testo e la presunta solennità tragi-comica della scena. Il risultato fu una delle scene più famose nella storia del cinema comico e surreale. Se vi interessa il testo andate all’indirizzo
http://www.thebards.net/music/lyrics/Always_Look_Bright_Side_Life.shtml
Negli anni “Always look..” è diventata un inno all’ironia in molte manifestazioni pubbliche, anche sportive. Nel 1993 a Manchester durante l’assegnazione delle Olimpiadi del 2000, i vincitori australiani l’hanno fatta propria per festeggiare l’assegnazione di Sydney dei Giochi Olimpici.

E’ insomma una canzone che ha a che fare con l’ironia, ingrediente che manca davvero tanto al nostro sport. Guardare questo video può forse aiutare…

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LA LEVA CALCISTICA DELLA CLASSE 68′

27 novembre 2007

“La leva calcistica della classe 68′ ” è ormai un classico della canzone italiana. Contenuta nell’album “Titanic”, uscito nell’ormai lontano 1982, è una ballata pianistica di grande intensità, che racconta con innocenza il calcio di provincia, quello dei polverosi campi di terra, dei calciatori “con le spalle strette”.

Vero e proprio inno per molti appassionati di calcio, è stata abusata come colonna sonora di molti servizi sportivi. Le parole scritte da De Gregori rendono alla perfezione l’atmosfera sognante, quasi infantile, del calcio visto con gli occhi di un ragazzino come tanti. Non sono mancate perfino le sue interpretazioni politiche, secondo le quali questa semplice narrazione dello sport semplice, lontano dai riflettori, rievocherebbe gli echi di quel ’68 “troppo breve da dimenticare”, e diventando la metafora del fallimento della contestazione sessantottina, dell’empasse di una generazione che ha dimenticato troppo presto quella stessa rivoluzione che aveva così fortemente immaginato.
Resta comunque, aldilà di tutte le possibili interpretazioni, la storia di Nino, questo ragazzo che ha paura a tirare il calcio di rigore ma che “si farà”. Rimane impressa nella memoria, pur a distanza di anni, la forza di questa piccola parabola sul calcio di provincia, uno sport fatto anche di piccola epica quotidiana- la stessa ricercata da Umberto Saba nelle “Cinque poesie sul gioco del calcio”- e di “calciatori tristi che non hanno vinto mai”.

Sole sul tetto dei palazzi in costruzione
sole che batte sul campo di pallone
e terra e polvere che tira vento
e poi magari piove
Nino cammina che sembra un uomo
con le scarpette di gomma dura
dodici anni e il cuore
pieno di paura
Ma Nino non aver paura
di sbagliare un calcio di rigore
non è mica da questi particolari
che si giudica un giocatore
un giocatore lo vedi dal coraggio
dall’altruismo e dalla fantasia
E chissà quanti ne hai visti e quanti
ne vedrai di giocatori tristi
che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche
tipo di muro e adesso ridono dentro al bar
e sono innamorati da dieci anni con una donna
che non hanno amato mai
chissa‘ quanti ne hai veduti
chissa‘ quanti ne vedrai
Nino capi’ fin dal primo momento
l’allenatore sembrava contento e allora
mise il cuore dentro le scarpe
e corse più veloce del vento
prese un pallone che sembrava stregato
accanto al piede rimaneva incollato
entrò nell’area tirò senza guardare
ed il portiere lo fece passare
ma Nino non aver paura di tirare un
calcio di rigore
non è mica da questi particolari
che si giudica un giocatore
un giocatore lo vedi dal coraggio
dall’altruismo e dalla fantasia
Na na na na na na na na na
na na na na na na na na na na na na na na na
na na na na na na na na na
na na na na na na na na na na
Il ragazzo si farà anche se ha le spalle strette
quest’altr‘anno giocherà
con la maglia numero sette
con la maglia numero sette