Archive for the ‘Calciomercato’ Category

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Il ritorno di Kakà al Milan

9 agosto 2012

Il ritorno di Kaka al Milan non è più una favola ma una realtà che potrebbe concretizzarsi.

Tra le notizie di calcio presenti nei giornali in questi giorni quella del ritorno del brasiliano nella casa di Milanello è tra le più seguite. Andiamo a vedere i pro e i contro del ritorno di Kaka in Italia.

Pro

Le ragioni sono tante. E una storia, un amore, un simbolo mai spento. Kakà tornerebbe al Milan con la voglia di dimostrare che la parentesi di Madrid è stata appunto solo una parentesi. Ha trentanni, può ancora esprimersi ad alti livelli per almeno tre stagioni. A Milanello troverebbe uno spogliatoio pronto ad accoglierlo con una festa, a cominciare da Robinho e Pato. E anche sul piano mediatico avrebbe un impatto notevole. I pronostici della serie A sul ritorno di Kaka sono ancora incerti ma la notizia inizia a prendere forma e entusiasma tutti i fans del Milan e del calciatore brasiliano.

Contro

Oggi o domani Galliani incontrerà Florentino Perez a New York, alla vigilia di Milan-Real Madrid. Il problema dell’ingaggio è notevole. Anche se il Real cedesse il giocatore al Milan in prestito gratuito (con diritto di riscatto), chi pagherebbe il suo stipendio? Trasportando la cifra dalla Spagna all’Italia, il club di via Turati dovrebbe pagare 20 milioni lordi all’anno, quando il nuovo tetto dei rossoneri è di 8 milioni lordi. Ammesso che Kakà si riduca di un terzo lo stipendio, il Milan gliene potrebbe garantire solo un altro terzo. L’ultima fetta toccherebbe a Perez che, a quanto risulta, per il momento non è affatto d’accordo a regalare sia il cartellino che un pezzo d’ingaggio.

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I GIOIELLI DELL’ATHLETIC BILBAO

10 maggio 2012

La sconfitta in finale di Europa League, seppur pesante, non cancella la straordinaria stagione dei baschi allenati da Bielsa. Tanto più che alle porte c’è la finale, sulla carta proibitiva, di Coppa del Re con il Barcellona. Dopo di che, la domanda sarà una sola: quanti dei piccoli grandi campioni baschi nella prossima stagione giocheranno ancora nell’Athletic Bilbao? Sono almeno otto i calciatori richiesti dalle più grandi società d’Europa. E tutti hanno una clausola di rescissione molto alta, che varia dai 30 ai 40 milioni di euro. Non significa che sia necessario per forza pagarla interamente, ma è certo che i baschi non faranno sconti. Ecco la scheda degli otto gioielli più preziosi allenati da Bielsa.

FERNANDO LLORENTE (classe 1985). La finale con l’Atletico Madrid è stata un inno ai suoi limiti. A volte impacciato, lento e legnoso. Succede quando non riesce ad armonizzare i suoi oltre 195 cm. Ma Fernando, il più delle volte, ne è capace. E i tanti gol delle ultime due stagioni, soprattutto, lo hanno dimostrato. Del Bosque potrebbe lanciarlo titolare agli Europei: Villa è un punto di domanda, Torres pure. Il Mondiale l’ha già vinto, seppure quasi solo sedendo in panchina. Ma chi ha bisogno di un bomber vecchio stampo, con tutte le modernità accessorie, non può far altro che pensare a lui. Clausola di rescissione: 40 milioni di euro. Seguito da: Liverpool, Real Madrid, Tottenham.

JAVI MARTINEZ (classe 1988). Si è laureato campione del mondo a 22 anni, giocando uno spezzone contro il Cile. L’anno successivo ha poi vinto il titolo continentale con l’Under 21. Mica male! Centrocampista trasformato da Bielsa in difensore centrale, fu acquistato dal Bilbao quando aveva diciotto anni per una cifra super: sei milioni di euro. È la versione elegante di Mascherano. Clausola di rescissione: 40 milioni di euro. Seguito da: Real Madrid, Manchester United, Roma.

MARKEL SUSAETA (classe 1987). Ala destra pura. Uno che punta prende e va. Mette gli assist (15 in questa stagione), ma anche i gol (13). Non ha saltato nemmeno una partita della lunghissima stagione dell’Athletic: 61 su 61. Pupillo di Caparros, che lo fece debuttare appena 20enne contro il Barcellona: Markel segnò subito. Clausola di rescissione: 35 milioni di euro. Seguito da: Chelsea, Manchester United, Arsenal.

OSCAR DE MARCOS (classe 1989). Se cercate un jolly, un tuttofare di qualità e corsa, e che abbia degli attributi grossi così, eccolo qui. Può giocare indifferentemente a destra o a sinistra, come terzino, esterno di centrocampo, centrocampista, mezzapunta o ala. In ogni posizione garantisce sia quantità che qualità. Cresciuto con il mito dell’Alaves, sperava di battere l’Atletico Madrid per alzare quella coppa che vide perdere alla sua squadra del cuore contro il Liverpool. Anche sul piano del carattere ha dimostrato di… avere le palle. Oltre ad aver segnato al Manchester United, infatti, lo scorso dicembre è stato protagonista di un clamoroso episodio: durante la partita di Liga con il Saragozza, ha ricevuto una forte scarpata da Paredes nella zona genitale. Grande dolore, ma grande abnegazione: De Marcos gioca tutto il secondo tempo, poi va in ospedale, dove gli ricuciono lo scroto con 25 punti e gli spiegano che ha rischiato di rimetterci i testicoli. Insomma, non ditegli che non ha gli attributi per giocare. Clausola di rescissione: 32 milioni di euro. Seguito da: Manchester City.

ANDER HERRERA (classe 1989). Piano con il paragone con Iniesta. È vero, è probabilmente il calciatore che più lo ricorda e che più cerca di assomigliargli. Caratteristiche simili? La ricerca degli spazi con passaggi illuminanti, la visione di gioco, la non perfetta integrità fisica (pubalgia) e la capacità di inserirsi e segnare. Un esempio? Il gol di testa in finale degli Europer Under 21 nel 2011. Un gol decisivo, in finale, proprio come Don Andres. Clausola di rescissione: 36 milioni di euro. Seguito da: Manchester City.

IKER MUNIAIN (classe 1992). Eppure Bart Simpson nel cartone non piange mai. Iker, invece, ha pianto, tanto e proprio come un bambino, al termine della finale persa con l’Atletico. Avrà tempo e modo per rifarsi, lui che è il talento più puro e prezioso della squadra basca. Alto soltanto 169 cm, ambidestro, esterno d’attacco o mezza punta, Muniain, che ha già debuttato con la nazionale maggiore ed è stato il più giovane debuttante della storia dell’Athletic Bilbao, sembra essere l’incastro perfetto per l’attacco del Barcellona. Non per altro, lo chiamano il Messi basco. Irriverente, ok, ma siamo di fronte ad un giovane con doti super. Clausola di rescissione: 45 milioni di euro. Seguito da: Barcellona, Manchester United.

ANDER ITURRASPE (classe 1989). L’idolo della Catedral. Centrocampista di fisico (187 cm), è la bilancia dell’Athletic. Bielsa ha fondato la squadra su di lui, che garantisce equilibrio. Nella finale di Europa League solo un tempo: poi, risucchiato dalla fretta di rimontare, è stato sostituito. Ma difficilmente il Bilbao può fare a meno di lui. Clausola di rescissione: 35 milioni di euro. Seguito da: Inter.

ANDONI IRAOLA (classe 1982). Il grande vecchio, che ha solo 30 anni. Capitano che viaggia verso le 400 presenza con l’Athletic, è un terzino destro con doti tecniche sopraffine. Andate a rivedere che cosa ha combinato contro il Manchester United: la sua serpentina non si è conclusa con il gol (in tal caso sarebbe entrato nella hit parade dei gol più belli di sempre) ma è comunque già leggenda. Clausola di rescissione: 30 milioni di euro. Seguito da: Real Madrid.

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DA LAMELA A STRACQUALURSI: IL MERCATO DEI NOMI PAZZI

7 giugno 2011

Alcuni sono talmente strani da sembrare personaggi dei fumetti. Altri assomigliano più a scioglilingua. Di sicuro, qualcuno li conosce già, per altri sono perfetti sconosciuti. Tutti, però, compaiono sui taccuini degli osservatori delle squadre di Serie A e di tutta Europa. Chissà se, però, scritti correttamente. Stracqualursi, Casemiro, Marvin Martin, Lamela. Sono solo alcuni degli oggetti di mercato con i nomi più strani, quelli meno conosciuti rispetto a Ganso e Hazard. Vi aiutiamo a conoscerli in modo che se dovessero arrivare nel nostro campionato, non vi stupiate se sulla maglia della vostra squadra, sopra al numero, compaia il nome ‘Torsiglieri’ senza che sappiate che non si tratta di uno scherzo.

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LE FOTO: CASEMIRO, MARTIN, CANA…

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PREMIER, COLPI PAZZI: TORRES, CARROLL, SUAREZ, DAVID LUIZ

1 febbraio 2011

Il racconto dell’utlimo giorno di mercato in Premier League

TALENTI MONDIALI: LE FOTO

di LUCIANO CREMONA

È stata una delle giornate più pazze del calciomercato inglese. Forse la più matta ed entusiasmante di sempre. Con elicotteri e auto pronti a partire, per portare i vari Torres, Carroll e David Luiz a completare le visite mediche e a firmare per tempo. È stata la giornata dei record infranti. Quello di Ferdinand come giocatore più pagato della Premier League. Ma è stato un gioco di incastri, di corse contro il tempo, di milioni messi sul banco. Di cambi di maglia incredibili.

Roman Abramovic è tornato ad essere quello di un tempo, quello delle spese folli. E così nel giorno in cui i Blues hanno annunciato l’attivo di bilancio, bullandosi di essere in perfetta linea con il Fair Play finanziario, il magnate russo ha messo sul piatto 83 milioni di euro.

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Chelsea in cima alla Torres: 88 milioni per vincere tutto

 

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FORLAN, ROSSI, KRASIC, RAMIRES…

22 luglio 2010

La Gazza apre con Forlan, il Corriere dello sport con Giuseppe Rossi. Vuol dire che l’Inter sta vendendo Balotelli al City, per davvero. Pare che però Mario, o meglio, Raiola, fa richieste pazze per il contratto. La stessa cosa che avrebbe chiesto Caliendo al Real Madrid per Maicon: 7 milioni di euro, netti, all’anno. Il Real, che non vuole alzare l’offerta, potrebbe anche decidere di mollare la pista del terzino. Anche perché Sergio Ramos ci sta benissimo su quella fascia destra. Più probabile che Mourinho chieda un centrale di livello: Thiago Silva? Impossibile, il Milan resisterà. Vidic? Difficile Ferguson lo molli. Rimangono Bruno Alves e David Luiz. Punterei sul secondo, brasiliano, veramente un difensore di livello internazionale. È poco pubblicizzato, ma è uno dei migliori difensori sul mercato.

Tornando all’affare Inter-attaccanti: Forlan si sposerebbe bene con Milito e Eto’o? Al Mondiale ha giocato quasi da rifinitore, è vero. Ha giocato con due attaccanti esterni (Suarez e Cavani), come accade all’Inter con Pandev e Eto’o. Però non andrebbe a colmare il vuoto lasciato da Balotelli. Certo, Forlan segna di più ed è anche un ottimo calciatore di punizioni. Però non ha, forse, le caratteristiche per, ad esempio, spaccare la partita entrando dalla panchina. E poi ha 31 anni. Lascerei da parte l’ipotesi Giuseppe Rossi. Non lo vedo nell’ottica di una squadra quadrata come l’Inter. Ha fantasia e senso del gol, ma c’è una cosa che non mi andrebbe giù: l’Inter sostituirebbe un calciatore di quasi un metro e novanta, di grande prestanza fisica e atletica, con uno alto poco più di 170.

La bomba del giorno è lo scambio Ibra-Kakà. È una sparata del Mundo Deportivo, che però non scalda l’entusiasmo dei tifosi catalani, che nel sondaggio sul sito votano all’80% contro lo scambio. È impossibile che accada, anche perché Mourinho sta cercando di recuperare Benzema: negli allenamenti lo Special One sta molto vicino al francese e continua a sollecitarlo. Facile che voglia rilanciarlo e la predisposizione di Mou a schierare quattro attaccanti quando le cose vanno male portano a pensare che si potranno vedere in campo insieme Kakà, Ronaldo, Higuain e Benzema. Staremo a vedere. Intanto, chi non giocherò più nel Real è Raul, che ha firmato con lo Schalke.

Altre due notizie agitano il mercato europeo. Il Chelsea potrebbe concludere in settimana l’acquisto di Ramires dal Benfica: 20 milioni la cifra fissata per il cartellino del brasiliano, che sarebbe una pedina molto importante per il centrocampo di Ancelotti. Il Benfica, che dopo Di Maria ha bisogno di altri soldi, aveva venduto metà del cartellino di Ramires alla società Jazzy Limited per 6 milioni di euro. Vedremo se la trattativa si complicherà. Chi invece è sempre più lontano dalla Juve è Milos Krasic. Se Simao dovesse lasciare l’Atletico Madrid, il serbo sarà scelto come sostituto del portoghese.

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E SE POI CE NE PENTIAMO?

16 luglio 2010

Non voglio di colpo diventare un balotelliano. Lo sono sempre stato dal punto di vista del giocatore, molto meno del personaggio. Sono sempre stato duro con Mario: mi aveva fatto incazzare tanto quando aveva meso la maglia del Milan. Mi ero incazzato un po’ meno quando ha buttato la maglia. Mi fa sempre incazzare quando non corre, quando è indolente, quando fa il fenomeno, quando non dà il massimo. Però. Però non lo venderei. E i motivi sono semplici.

  1. Può essere l’anno della consacrazione. Benitez giocherà con il modulo Mourinho. E Mario può benissimo rubare il posto a Pandev.
  2. Mario è l’unico che ha i colpi per ribaltare una partita: sia sui calci da fermo, che con le sue folate. Lasciarlo andare significherebbe ridimensionare la nostra forza offensiva.
  3. Venderlo per prendere chi? Possibile che la sola presenza di Raiola irriti talmente tanto Moratti da lasciar andare il miglior giocatore italiano?
  4. Mario non trema: la conferma, se ne avevo bisogno, l’ho avuta a Siena. Non riuscivamo a segnare, saliva la pressione e lui giocava sempre meglio. Con il Chelsea è entrato e si è presentato con un tunnel a Malouda, per dire.
  5. Il pubblico lo sta perdonando e gli vuole bene, pian piano.
  6. Nel finale di stagione scorso è rientrato in squadra con testa e gambe: ci si può fidare.
  7. E se poi ce ne pentiamo?

Sono sette motivi, ne potrei aggiungere altri. Non vedo perché vendere un ragazzo del ’90, che a mio modo di vedere diventerà, ma forse già lo è, il miglior calciatore italiano. Ha tutto per DOMINARE. Io farei un piccolo sforzo e proverei, almeno per un’altra stagione.

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PERCHÉ NO? PERCHÉ NO!

4 marzo 2010

In Spagna il calciomercato sui giornali dura tutto l’anno. E le sparano davvero grosse. Mi ricordo di quando nell’estate 2008 ero a Ibiza e compravo Marca: per tre giorni, pagine e pagine di presentazione al Real di Cazorla e David Villa. Che come invece tutti sapete, giocano ancora nel Villareal e nel Valencia. Oggi il Mundo Deportivo parla di Ribery. Ad un certo punto, dicono che tra le possibili destinazioni ci sarebbe la Juve, che offrirebbe in cambio Diego. Tuttosport (ma anche il Corriere dello Sport) rilancia il tutto in home. Quello che mi chiedo: attentato alla sanità mentale delle persone, prostituzione intellettuale o semplice gusto di sparare cazzate?

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Calciomercato, dietro le quinte

5 febbraio 2010

MILANO – Bakari Sacko indossa un cappellino con la visiera, una felpa colorata. Ha 19 anni, è franco-maliano, e ha lo sguardo stanco e annoiato, di chi deve stare in un posto anche se sa che non succederà niente. Sono le 18.45, e tra i muri dell’Ata Quark Hotel risuona la voce da un altoparlante: «Un quarto d’ora alla chiusura del calciomercato». René Bikai, il procuratore di Bakari, ogni tanto gli dice qualcosa, in francese. La valigetta in mano, lo sguardo che va a curiosare in giro, cercando qualcuno con cui parlare. «Siamo qui per cercare un contratto. Ma per oggi la vedo dura».

Via Lampedusa, Milano. Il cuore pulsante delle trattative di mercato è una grande sala, con un tappeto di erba sintetica, stile campo da calcetto. Sospesi sopra le teste degli operatori, gli omini rossi e blu del calcio balilla, formato gigante. Tutto intorno, i box blu. Ogni squadra di serie A e B ha il suo: per trattare ci si può chiudere dentro. Ma le big, i pesci grossi e gli affari più importanti hanno una sede al riparo da occhi indiscreti: l’Hotel Hilton, in zona Stazione Centrale.

Una hall piena di facce note: Damiano Tommasi, Luis Suarez, Evaristo Beccalossi. L’ingresso dell’Ata Quark Hotel ti fa subito capire che sei arrivato nella stanza dei bottoni del calciomercato. Ad ogni angolo c’è qualche direttore sportivo, qualche procuratore. Strumento di ordinanza, neanche a dirlo, il cellulare. I cellulari, per esattezza. Telefoni bollenti. L’ abbigliamento, poi. Sembra una gara a chi è più fashion: pantaloni scozzesi, mocassini giusti, cardigan e cravatte. Oscar Damiani è il re del glamour.

Sacko è seduto ad un tavolino, sguardo perso nel vuoto. René parla svelto in francese, poi si risiede di fianco a lui. Non c’è soddisfazione, nessuno si interessa al giovane. Troppo caos, poco tempo. Ci sono da chiudere gli ultimi colpi. Spinelli, presidente del Livorno, si arrende. Niente botto dell’ultima ora. La Menarini, scortata da Baraldi, prova a strappare uno scambio, che sfuma. Cairo vende un paio di giocatori, e ne prende altri due. Il suo Torino è a quota 10 acquisti. Le hostess intanto si chiedono: «Siamo qui da tre giorni, ma non abbiamo ben capito cosa stia succedendo».

Succede che appena lo speaker annuncia: «Cinque minuti alla fine del calciomercato», i dirigenti inizino a correre, dai box spuntano fogli su fogli e qualcuno urla: «Firma tu per me». Perché il termine ultimo è quello delle 19. Dopo, il box della Lega non accetterà più i contratti. In teoria. La storia infatti racconta di fax arrivati con mezz’ora di ritardo. Ma soprattutto di contratti arrivati dal cielo. Perché se nel 2008 Milito giocò nel Genoa, fu tutto merito di un espediente dell’ultimo minuto. La porta del box della Lega era già chiusa. Attimi di tensione: il fax che non arriva, mai. Poi, eccolo. E via di corsa, verso quella porta chiusa. Dentro, un dirigente del Genoa, a mani vuote. Fuori, Federico Pastorello che si affanna. Fino al colpo di genio: il lancio del contratto. D’altronde, i box non hanno il tetto. E ecco, il contratto di Milito vola dalle mani di Pastorello e finisce di là, sulla scrivania della Lega.

«Un minuto alla fine del calciomercato». Panico. Giorgio de Giorgis, procuratore di Roberto Mancini, fa uno scatto, supera i cameraman e porta gli ultimi fogli. Passano due minuti e lo speaker annuncia: «Trenta secondi». Qualcuno ride: «Le solite cose all’italiana». L’ultimo contratto depositato è quello di Pratali: Cairo l’ha dato al Siena di Mezzaroma. «Il calciomercato è chiuso». Il giallo non può mancare: il Catania annuncia l’attaccante argentino Pavone. Ma i dirigenti del Betis, forse pensando che il mercato chiudesse a mezzanotte, non mandano il contratto controfirmato. Il fax non arriva, Pavone resta in Spagna. Rai, Mediaset, Sky, tv straniere, siti internet aggiornati ogni minuto: tutti danno gli ultimi affari. E mentre Genoa e Atalanta ancora litigano per il mancato passaggio di Schelotto dal Cesena in Liguria, Bakari e René si allontanano. In fondo, Sacko è svincolato, ha ancora tempo per trovare un ingaggio. Il calciomercato non finisce mai.

Luciano Cremona

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IL RITORNO DEL MAGHETTO

27 gennaio 2010

Se siete a Terni e chiedete in giro di Jimenez, vedrete facce sognanti, ascolterete racconti epici. Vi parleranno di Luis Antonio Jimenez come il profeta del calcio. Quando poi Luis finì alla Fiorentina, un mio amico espertissimo di calcio sentenziò: “Jimenez è più forte di Mutu”. Se però provate a chiedere ai tifosi viola cosa pensano del cileno, vi risponderanno: “ci ha fatto vincere contro l’Inter”. I tifosi della Lazio, invece, vi risponderebbero: “Jimenez? Chi?”. All’Inter lo ricordano per un mese di dicembre (2007) da indemoniato. Gol a Firenze e un derby, quello di Natale, da top player. Poi, nebbia, tra infortuni e prove incolori.

Se invece chiedete ai tifosi del West Ham se sono tristi per la partenza del maghetto, beh, non penso che perderanno tempo a parlarvi di quel trequartista con una cresta improbabile passato come un corpo estraneo per Upton Park. Però Luis Antonio Jimenez è solo un classe ’84. Quindi un po’ di interesse lo suscita ancora. E infatti Ghirardi l’ha scelto per il suo Parma, a cui manca un po’ di fantasia in mezzo al campo.

C’è sempre un però nella carriera di Jimenez. E’ forte, però… Gioca bene, però… Andrebbe riscattato, però… Però, forse, non ha il carattere per sfondare. Forse, semplicemente, ha dei mezzi tecnici normali e quindi non farà mai il salto di qualità. I suoi mesi a Parma diranno se può ancora giocarsi una possibilità, nel nostro campionato. L’Inter lo scruterà. In fondo, un vice Sneijder farebbe comodo.

PS – Chissà se adesso la sua ragazza, Maria Josè Lopez, tornerà in Italia, dopo la fuga da Controcampo per stare con il suo Luis…

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IL RITORNO DI PANC..DEV

4 gennaio 2010

Macedone, è macedone. Attaccante, è attaccante. Il suo predecesore arrivava dalla Stella Rossa e il suo bottino era: Coppa dei Campioni, Scarpa d’oro e un secondo posto nella classifica del pallone d’oro. Il “cobra” Darko Pancev dopo poche partite a Milano diventò subito “il ramarro”. Eppure è stato nominato calciatore macedone del secolo. Quindici anni dopo un altro macedone, dal nome troppo simile per non scatenare un sorriso, torna a vestire la maglia nerazzurra. Goran Pandev, già primavera dell’Inter. Nel 2001/2002 con Oba Oba Martins formava una coppia d’attacco imprendibile per i pari categoria: in una Primavera di alto livello, che vinse lo scudetto, Pandev dimostrava di essere già giocatore vero. Al punto che venne utilizzato come parziale contropartita nell’operazione Stankovic.

Alla Lazio, 159 partite e 48 gol. Seconda punta rapida, mancino solido ma fantasioso, Pandev arriva all’Inter per completare il reparto offensivo. Dopo il fallimento Suazo e il mistero Arnautovic, ora Mou ha quattro tra prime e seconde punte per giocare il 4-3-1-2 o per adattarle nel tridente.

C’è però un fatto che forse non tutti ricordano e di cui bisognerebbe chiedere conto al macedone, magari in conferenza stampa. Semifinale di coppa Italia 2008. Lazio-Inter all’Olimpico, nerazzurri avanti 1-0. Pandev protegge una palla, Materazzi gli dà un calcio, lo fa volare, espulso. Direte: niente di strano. Invece… All’Inter mancava la partita con il Parma, quella dove Ibra si prese lo scudetto. Era un’Inter stanca e in difficoltà. Pandev si rivolse a Materazzi: «Spero perdiate lo scudetto». Materazzi gli spiegò a suo modo cosa vuol dire essere nerazzurri. Magari era solo un modo per provocare, magari Pandev si sentiva tradito per essere stato venduto. Adesso Pandev guadagnerà 3 milioni di euro all’anno. Dovrà giocare per l’Inter, che quello scudetto poi l’ha vinto. E anche quello successivo. Forse Pandev non se lo ricorda nemmeno, quello sfottò. Di sicuro, se vuole che i tifosi veri glielo perdonino, deve fare meglio, un po’ meglio, del ramarro Pancev.