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BRAVO OBA OBA, CIAO ANDY

28 febbraio 2011

Oba Oba Martins torna ad essere decisivo, consegnando al Birmingham la Carling Cup nel giorno in cui il suo ex compagno in nerazzurro, Andy Van Der Meyde annuncia il ritiro

Sono passati più di sette anni, è vero. C’era ancora il vecchio Higbury, l’allenatore dell’Inter (ancora per poco) era Hector Cuper. Non c’erano titoli, il 5 maggio era passato da poco. L’Inter viveva di fantasmi e imprese di un giorno. Quella sera, 17 settembre 2003, fu una delle più grandi. C’era il super Arsenal di Wenger, quello di Vieira, Henry, Pires, Ljungberg. Finì 0-3, i nerazzurri diventarono i nuovi leoni di Highbury. Toldo che parava tutto, rigori compresi. E Cruz, Martins e Van der Meyde che segnavano gol belli e storici. Sette anni dopo è tutto un altro mondo. L’Inter il mondo se l’è preso. Sono passati Verdelli, Zaccheroni, Mancini, Mourinho, Benitez. Sono passati Veron, Adriano, Crespo, Ibrahimovic e tanti altri. Eppure, di colpo, nello stesso giorno, tornano all’attenzione, come se fossero d’accordo – ma in maniera diversa – due leoni, dati quasi per dispersi. Andy Van der Meyde e Obafemi Martins.

Oba Oba è tornato a fare le capriole. Sempre contro l’Arsenal, come quella sera di Champions. Le ha fatte per festeggiare il gol più importante della sua carriera. Ha segnato il 2-1, decisivo, quasi allo scadere, che ha consegnato la Carling Cup al Birmingham, sua nuova squadra da meno di un mese. Era dal 1963 ch i Blues non alzavano un trofeo. Ci ha pensato Oba, indisciplinato e arruffone come sempre. Ce lo ricordiamo tutti quella sera del marzo 2003, quando debuttò in Champions contro il Leverkusen, segnò, e iniziò a fare capriole, una dietro l’altra, che furono immortalate anche nella sigla della Champions. Doveva essere l’oro nero dell’Inter, dopo che aveva fatto sfracelli, con Pandev, nella primavera. Di gol, Martins ne ha fatti. Tanti, però, ne ha sbagliati. Ed è così che ha iniziato a girare. Il Newcastle, prima. Poi le fugaci esperienze al Wolfsburg e al Rubin Kazan, che detiene il suo cartellino. Non è mai stato un bomber di razza, ha sempre fatto della sua troppa velocità la sua forza. Sembrava sparito, nell’anonimato. Una freccia troppo veloce per essere ricordata. Rieccolo, con un gol pesante che rende merito alla sua forse troppo precoce esplosione. Perché, sì, Martins non ha ancora 27 anni. Che ci crediate o no. Liberi di non crederci.

Chi invece, nello stesso giorno, saluta e dice stop è un altro leone di quella sera nerazzurra. Van der Meyde, l’olandese volante, dice basta. “Mi fermo”. Qualcuno forse dirà: è un ex da un bel pezzo. E in effetti… All’Inter dal 2003/2005, dopo l’esplosione nell’Ajax dei fenomeni (Chivu, Van der Vaart, Ibrahimovic, Sneijder), i tifosi si erano innamorati subito di lui. Elegante, ala destra con il 7, ogni tanto qualche rabona. Il gol al volo contro l’Arsenal, le esultanze da arciere, e tante, tante prove senza incidere. “Piuttosto che continuare a fare panchina all’Inter, vado a giocare nel campionato di Topolino”. Rifiutò il Monaco perché nel principato non ci sarebbe stato spazio per i suoi cavalli. In fondo, per il compleanno della moglie, Andy si era presentato con una zebra. Una zebra, vera. Il trasferimento all’Everton non è servito a rigenerare la sua carriera. Sospeso più volte, come quella sera che finì in ospedale: mix di alcool e droga. Tra Ferrari e altre auto che gli sono state rubate, Van der Meyde ha giocato 20 partite in quattro anni. Poi ha strappato un contratto al PSV, senza mai giocare. Ora smette. In realtà, in effetti, aveva smesso sei anni fa.

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