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FENOMENO PER SEMPRE

15 febbraio 2011

«Ueh, fenomeno». In fondo l’abbiamo sentito tante volte, su qualsiasi campo: non appena qualcuno cercava di fare un numero, un tunnel o un dribbling complicato. Fenomeno. In senso negativo, nel senso che vuol fare il di più, che vuol andare oltre a quello che è consentito. Fenomeno in senso positivo non era mai stato chiamato nessuno. Serviva qualcuno che sapesse fare con il pallone qualcosa di sovrannaturale e non fine a se stesso. Serviva qualcuno che concentrasse in sè tutta la classe, la potenza, l’abilità e la naturalezza possibili per giocare a calcio.

Quasi non ci credevamo, quando il Fenomeno è sbarcato a San Siro, presentato da Aldo Giovanni e Giacomo. Accolto dai bambini, che lo volevano abbracciare, toccare, accarezzare. Ronaldo 10, sulla maglia nerazzurra. E poi Ronaldo 9. Era sulle nostre maglie, sulle nostre bocche, nel nostro stadio. Era ad Appiano Gentile, a un metro dalla rete. Lì, da ammirare, da stare i pomeriggi interi a vederlo, a cercare di capire il suo segreto. Come potesse essere così forte era un mistero. E lo resterà per sempre.

Divino. A tal punto da finire al posto del Cristo Redentore, sul Corcovado. Indispensabile. Al punto di essere messo in campo a Parigi quando faticava a stare in piedi. O da essere rispedito in campo a 6 mesi dal primo grave infortunio: la voglia di rivederlo sul terreno di gioco era troppa. E il dolore fu altrettanto grande. “Il 1999 sarà il mio anno, è pieno di 9”. Ecco, la semplicità di Ronaldo. Era il dio del calcio, ma aveva l’animo del bambino. Forse per quello è scappato al Real Madrid, ha tentato con il Milan, si è messo le mani alle orecchie e ha pianto di nuovo. Tutto con leggerezza, tra una lacrima e un sorriso, come un bimbo la cui unica passione era giocare a pallone.

E quel suo tornare in Brasile, giocare con i chili di troppo, segnare il primo gol, aggrapparsi alla rete di un campo di periferia, piangere per un preliminare di Copa Libertadores consegnano alla storia la grandezza e la fragilità di chi è stato il più forte di tutti. Per 59 volte abbiamo avuto la fortuna di esultatare per i suoi gol. Almeno altre mille abbiamo sospirato, dicendo “fenomeno”, ad ogni suo tocco di palla. Due mesi dopo il 5 maggio è salito sul tetto del mondo rispedendo per le strade noi interisti, orgogliosi di indossare la sua maglia. Per poi scappare di notte, e tutto il resto. Impossibile non rimpiangerlo, uno così. Uno con le ginocchia troppo umane per essere un dio. Uno che ha cancellato con l’ultima magia da fenomeno anche l’amarezza nerazzurra per la sconfitta con la Juve. L’ultimo colpo di genio di chi Fenomeno lo è sempre stato.

One comment

  1. Davvero un grandissimo!! E complimenti Lucio: bel pezzo!



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