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UN PASSATO DA SUPERARE

4 novembre 2010

Questione di distanze. L’Inter vola a Londra proprio quando Mourinho rientra a San Siro. L’Inter perde con il Tottenham proprio come quando, con Mancini, ma anche con il primo Mou, andava in Inghilterra e prendeva almeno due gol. Questione di distanze sul campo: quelle coperte velocissimamente da Bale e al rallentatore da tutti i nerazzurri. Quanto è lontana l’Inter Campione d’Europa?

Premessa: la passata stagione, in Champions, l’Inter stava messa pure peggio. Eppure, eppure, un secondo tempo folle, pazzo e di cuore come quello di Kiev aveva ribaltato tutto. Ecco, l’anno scorso, la passata stagione, Kiev, il cuore, il coraggio. Per quanto ancora bisognerà fare i conti con il passato? Forse per sempre, essendo stato l’anno più incredibile della storia. Però, in teoria, Rafa Benitez è arrivato proprio per questo: non cancellare Mou, ma aprire una pagina nuova. Dare nuovi stimoli, proporre una nuova idea di gioco, ma soprattutto tenere l’Inter al vertice.

Sugli stimoli l’impresa è onestamente complicata. La guerra santa di Mou, quella che faceva sentire gli interisti più orgogliosi che mai, quella che “perdiamo solo se giochiamo in sei”, è stata la benzina che ha permesso all’Inter di arrivare fino a Madrid. Giocando con un modulo pazzo, pieno di attaccanti votati alla giusta causa. L’ha detto Eto’o quest’estate: “Giocavo all’ala per vincere la Champions, perché me l’aveva chiesto Mourinho”.

Sul giocono non è poi così difficile analizzare le idee e gli errori di Benitez. Ha provato ad imbastire un rombo, i mille infortuni dei centrocampisti l’hanno spinto a riutilizzare il 4-2-3-1. Qual è il problema, allora? Il problema è che questo modulo ha portato l’Inter al limite già l’anno scorso. In campionato, troppe volte, Pandev e Eto’o all’ala faticavano. Però hanno tenuto duro, fino a Madrid. Inistere, non ha senso. Innanzitutto perché con Milito e Pandev ai box è stato lanciato Biabiany, buon contropiedista per gli ultimi 15′ di partita, niente di più. Certo, Rafa non ha molte alternative, ma qualcosa di più è lecito attendersi.

Ecco, quello che manca è il tocco. Il tocco di magia, il tocco di coraggio, soprattutto, che deve essere trasmesso dal comandante. Muntari si rompe mentre sei sotto? Toglilo e metti un attaccante, hanno gridato i crociati di Mourinho. E invece, da buon ragioniere, Benitez ha messo Nwankowo, 19 anni e zero presenze. Un cambio come questo spalanca le distanze tra l’Inter della passata stagione e quella di adesso.

Certo, non tutte le partite sono come Inter-Siena, con Mou che sul 3-3 e con Arnautovic e Stevanovic in campo manda Samuel a fare la punta. E non è neanche il caso, però, di continuare a rincorrere un passato, seppur vicino, irripetibile e irrangiungibile. Benitez deve ritrovare uomini, deve dare motivazioni, deve proporre un’idea di gioco. Si diceva fosse quella del possesso palla, della difesa alta (ma poi, alzare così tanto due lentoni come Samuel e Lucio sarà funzionale?). Per ora, questa Inter sembra solo la copia sbiadita di quella dell’anno scorso. L’anno scorso, ci risiamo. Il passato non è da dimenticare: anche Mou ha dimostrato che è difficile metterlo da parte, con quel 3 mostrato in mondovisione. E allora va superato. Con idee e motivazioni nuove. La scossa, però, la deve dare Benitez.

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