Archive for marzo 2010

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OPS, MI HANNO RUBATO LA MACCHINA…DI ETO’O

19 marzo 2010

Già il povero Marko Arnautovic gioca poco. Già è il migliore amico di Balotelli, e Mourinho per questo lo vede come il fuomo negli occhi. In più si crede di essere Ibrahimovic, quando invece ha più che altro emulato il buon Bobo Vieri, a cui rubarono il Cayenne. Giovedì sera Arnautovic si è fatto prestare la Bentley da Eto’o. Una Bentley Continental Mansory Gt da più di duecentomila euro. Arnautovic ha parcheggiato fuori dall’hotel Sheraton a Milano, vicino a Porta Venezia. E quando verso le 22 è uscito…sorpresa! La macchina di Eto’o non c’era più. Sarà contento, il buon Samuel?

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FARSI DA PARTE, PLEASE

19 marzo 2010

Partiamo dalle vittorie. Zero campionati italiani (cancellati i due alla Juve), due campionati spagnoli, due Coppe Italia, una Supercoppa Italiana, una Spagnola, una Coppa Uefa, il MONDIALE e il Pallone d’oro. Mondiale e pallone d’oro. Come Zidane e Ronaldo, per intenderci. Più centotrentuno presenze con la maglia azzurra, record assoluto.

Passiamo adesso a un po’ di episodi, situazioni e comportamenti, che ce lo dipingono, questo Fabio Cannavaro. Video in cui si fa iniettare del Neoton mentre è nella stanza d’albergo la sera prima della finale di Uefa con il Marsiglia. Le telefonate in cui Moggi gli diceva: «Dì al brindellone là alto che te ne vai». Il brindellone era Facchetti, Giacinto Facchetti. Poi le dichiarazioni pre-mondiali: «Moggi ha lavorato bene».

Poi la Juve va in B, lui, da lì a poco pallone d’oro, va al Real. Dove contribuisce prima a due scudetti. Poi alle continue scoppole del Barcellona, tra cui un 2-6. Salta l’Europeo 2008 per colpa di Chiellini. Poi Lippi decide che è ora che torni all’ovile: gli serve per la Nazionale, quindi ordina alla sua Juve di richiamarlo. La Juve ha bisogno di un centrale da affiancare a Chiellini. Un centrale che non sia Legrottaglie, ma uno di livello. I tifosi non ci cascano. Sanno che Cannavaro non è la soluzione, e gli danno del traditore e del venduto. Ma in realtà non lo vogliono perché sanno che non potrà mai essere quello del 2006.

Da più di due anni Cannavaro si trascina. Basta vederlo quando si pianta piatto e cerca di rubare la palla con il tacco. Basta vederlo scherzato da Matri, o da Zamora. È un logorio che l’ha portato ad essere uno dei più vulnerabili difensori centrali d’Europa. Dove c’è lui, si passa costantemente. La Juve di quest’anno, che non trova un appiglio nemmeno nel centrocampo muscolare che avrebbe dovuto garantire solidità, sta esponendo Cannavaro, partita dopo partita, alla gogna di dover essere messo in ridicolo da qualsiasi attaccante gli passi di fianco.

In una Juve allo sbando totale, senza personalità né qualità, Cannavaro è quasi sempre il peggiore, il primo a naufragare. Trentasette anni sono troppi: non per Zanetti, fisico d’acciaio. Ma per Cannavaro, evidentemente, sì. L’unico che sembra non accorgersene è Marcello Lippi. Forse crede nella magia di Berlino. O forse nell’esperienza e nella personalità. Caratteristiche che alla Juve, questo Cannavaro, non ha certo dimostrato.

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GROSSI FENOMENI

18 marzo 2010

Quanto peserà, a occhio e croce? Di sicuro più di novanta chili. Poi, certamente, il Cerro Porteno non è il Barcellona. E il girone di Copa Libertadores non è il più ostico della storia. Però il buon Ronie il suo golletto lo fa sempre. Anche se è quasi obeso. Va anche detto che nel Corinthias riesce a giocare pure Roberto Carlos, che a 37 anni vorrebbe tornare in nazionale. Difficile, quasi impossibile. Per Ronaldo, invece, tornare in nazionale passa da una semplice operazione: lo sciopero della fame eterno.

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PROGETTO MOU, CI SIAMO?

17 marzo 2010

Dettagli che fanno la differenza, un po’ di fortuna e un pieno di personalità che non è sbocciato in risse, falli isterici o cartellini rossi. C’è chi sottolinea che però al Chelsea mancano tre, quattro rigori tra andata e ritorno. Vero. Alzi la mano però chi è andato a dire al Barcellona campione d’Europa, l’anno scorso, che in finale non ci doveva andare perché, corsi e ricorsi, al Chelsea mancavano due rigori. Solo Drogba, che non ci sta mai a perdere, ha provato a farsi giustizia, sia l’anno scorso che quest’anno. Finendo dietro la lavagna, con i cattivi.

Sfatata la maledizione dell’arbitro porta sfortuna Stark, l’Inter ha più che altro avuto il merito di stare in campo. All’andata, dopo il gol lampo di Milito, era riaffiorata la voglia di chiudersi, di aspettare, di non scoprirsi per non rischiare. Poi è arrivato il tocco di Mourinho: avanti due a uno, fuori un centrocampista e dentro Balotelli. 4-2-1-3, anche se in vantaggio. Lì l’Inter ha costruito la sua qualificazione. È stata la differenza che lo Special One ha portato.

Villareal, Valencia, Liverpool, Manchester. L’elenco era troppo lungo per non provare a giocarsela in un altro modo. L’anno scorso all’Old Trafford giocò Ibra punta unica Balotelli sulla linea dei centrocampisti. Ieri invece, ecco le tre punte più il trequartista dal primo minuto, anche se bastava portare a casa un pareggio. È stata una mossa tattica, certo. I terzini che non spingono, Eto’o e Pandev che rinculano, ok. Ma forse è stata la mossa psicologica che ha sbloccato Zanetti e compagni. Che per la prima volta, da anni a questa parte, sono entrati in campo sapendo esattamente cosa fare, in totale controllo, con una sicurezza che si è trasformata, soprattutto nel secondo tempo, in grandi occasioni da gol, fino al sigillo di Eto’o.

È solo il primo passo, però. L’Inter ha trovato la strada da seguire. Mourinho ha finalmente dato il suo tocco speciale. Lucio, Sneijder e Eto’o hanno alzato il livello tecnico, di personalità: adesso l’Inter entra nelle partite che contano, e riesce a starci. Il Barcellona e il Manchester sono ancora più forti. Ma per la prima volta anche i nerazzurri possono dire: queste sono le nostre partite.

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NOTTE SPECIALE

17 marzo 2010

Perché l’Inter ha vinto?

ETO’O Rubin Kazan e Chelsea. Quando serviva il gol della qualificazione, Samuel Eto’o ha lasciato il segno. Proprio lui, che era due mesi che non lasciava tracce. C’è un’immagine che spiega la sua partita di ieri: 91′, Zanetti porta palla nella metà campo del Chelsea, si gira, appoggia verso la difesa. Al suo posto, dietro di lui, c’è Eto’o. Ripeto, 91′, 1-0. Eto’o, due Champions in bacheca, al 91′ va a fare il terzino. Capito, Mario?

MOU L’ultima mezz’ora a San Siro con il Chelsea gli ha dato una certezza: bloccare i terzini è necessario. Nel primo tempo, a Milano, Malouda aveva avuto troppo spazio e Maicon era rimasto timido in difesa. E Ivanovic aveva fatto la fascia troppe volte, fino all’assist per Kalou. Le punte larghe hanno bloccato Zhirkov e Ivanovic e hanno permesso a Maicon di salire con regolarità, ma perché tutto questo non risultasse deleterio serviva una grande prova deidue centrocampisti centrali.

THIAGO MOTTA-CAMBIASSO Finalmente Motta. Ammonito anche ieri, ma una partita di alto livello, alta intensità e alta intelligenza tattica. Forse perché ha abituato a prestazioni irritanti, ieri è sembrato quasi un top-player. In realtà si è giovato del lavoro di Cambiasso, finalmente al top anche in Europa.

SNEIJDER Serviva da anni il centrocampista di qualità che non tremasse nei match decisivi. Il secondo tempo è il manifesto del trequartista moderno.

LUCIO-SAMUEL Annullato Drogba. Sono la coppia più in forma dell’anno: manca sempre un pizzico di velocità, ma sulle palle alte, in acrobazia, in scivolata, di fisico vincono tutte le battaglie.

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PAROLE DI PACE

12 marzo 2010

«Sono sorpreso da questo stupore mediatico nato dal fatto che Mario ed io abbiamo deciso di collaborare insieme, non lo capisco. Oggi Balotelli è un giocatore dell’Inter punto e basta, non sono qui per portarlo via dall’Inter. Il mio unico obiettivo è creare un po’ di calma, di pace, di tranquillità attorno al ragazzo».

Mino Raiola, procuratore, 12 marzo 2010

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MANI IN PASTA

11 marzo 2010

Prima le voci di un rinnovo, con qualcuno che sui giornali addirittura parlava di Articolo 17. Poi le voci sulla febbre, che Mourinho ha bollato come «balle». Poi un infortunio al ginocchio, la mancata convocazione e le parole del fratello. Tutto assieme. Mario Balotelli non si fa mai mancare niente. E a leggere il comunicato che il fratello ha affidato all’Ansa, si scopre la vera notizia. La procura di Mario è nelle mani di Mino Raiola. Sì, proprio lui, il pizzaiolo manager di Ibra. Quello che ha messo Ibra contro Moggi, quello che ha portato Maxwell e Zlatan a Barcellona. Quello per il quale l’Inter ha spedito Kerlon all’Ajax pur di non averlo più tra i piedi. Balotelli, che si crede già Ibrahimovic si è così affidato a colui che solo un paio di mesi fa ha detto: «Ibra resta al Barça? Neanche per sogno, dovrà cambiare almeno altre due squadre». Ora per l’Inter l’affare si fa molto spinoso. Già la gestione di Balotelli è complicata. Ora le cose potrebbero addirittura peggiorare. In Corso Vittorio Emanuele, Raiola è visto come uno dei grandi nemici. Di seguito potete capire il perché:

Mino Raiola è partito dal basso per poi scalare posizioni nell’ambiente del calcio europeo. Da una pizzeria di Amsterdam a procuratore di uno dei più importanti calciatori del mondo, Ibrahimovic. Oltre che di Pavel Nedved, oggi ritiratosi. Raiola è un vero spauracchio per le società: quando si ha in rosa un calciatore della sua scuderia, è certo che arriveranno i problemi. Continue richieste di aumenti, voci di interessamenti da parte di altre società. E scontri aperti con i dirigenti. Che sono praticamente costretti a scendere a patti ed assecondare le richieste. Funziona così, il metodo Raiola. Altrimenti, il giocatore in questione punterà i piedi, inizierà a rilasciare dichiarazioni sibilline, a strizzare l’occhio ad altre squadre. In attesa di un riconoscimento economico. I tifosi di Juve e Inter ne sanno qualcosa: Ibrahimovic fece così anche a Torino.